Draghi va alla guerra, ma c’è chi ci ripensa

Oggi il nostro Magnifico Duce Banchiere andrà a prendere ordini…pardon, a consultarsi col sosia di Leslie Nielsen, il presidente Joe Biden, per capire cosa fare. Senza avere la sfera di cristallo possiamo già immaginari: più armi e una politica totalmente asservita a quella del Basso Impero d’Occidente.
Fino a ieri sembrava un coro di sì. Forse quei “sì” provenivano da chi si illudeva davvero in una guerra lampo con una caduta del regime di Putin.
Ora che la guerra sta andando per le lunghe e lo Zio Sam minaccia degli “I want you” che rovinerebbero l’economia non solo italiana, ma pure europea oltre al rischio nucleare il fronte interventista ci ripensa.

Il caso più clamoroso di convertiti sulla via della Perugia-Assisi è quello del segretario del PD Enrico Letta. Vi ricordate il segretario con l’elmetto alla Sturmtruppen oramai diventato un meme? Ecco, pare ci abbia ripensato. “Non dobbiamo farci guidare dagli Usa” tuona il segretarione. E aggiunge “Cinque grandi Paesi, Italia, Francia, Germania, Spagna e Polonia devono muoversi ora, uniti, per la pace. Andare prima a Kiev e poi incontrare Putin“. Ohibò. Ricordiamo che sia Draghi che Di Maio parlavano di chiusura assoluta delle relazioni. Letta patre di parere diverso.

Il segretario del PD bacchetta anche Boris Johnson che parla di guerra da portare sul territorio russo. “Uscite fuori luogo”. Stupisce che il premier inglese, ottimo storico, ignori come siano finite le guerre portate sul territorio russo. O forse lo sa fin troppo bene e sta spingendo l’Ue a suicidarsi come i due precedenti esperimenti di unificazione europea, quello napoleonico e quello hitleriano. E magari Letta l’ha capito. Buongiorno, ben svegliato.

Pure Graziano Delrio s’é svegliato, e usa toni ancora più duri di quelli del segretario“Irresponsabile pensare di piegare il capo di una potenza nucleare“ taglia corto, accusando Washington e, soprattutto, Londra. E aggiunge “Draghi dica a Biden di moderare i toni”. Temiamo che questo non avverrà, il premier si limiterà a scodinzolare davanti a Rimbambiden. Non possiamo che concordare con l’analisi finale “Una guerra nel cuore dell’Europa farà male a noi, nessuno ne uscirà vincitore, sia chiaro” Semplicemente una guerra europea fiaccherebbe russi ed europei permettendo all’Aukus la totale egemonia. Politica antica, risalente alle guerre contro Francia e Spagna di Elisabetta I.

La tessera numero uno del PD, Carlo De Benedetti, da imprenditore vede il punto di vista economico e ribadisce che l’Europa non deve seguire gli Stati Uniti. Si è nel mezzo di una recessione disastrosa, la guerra porterebbe solo fame. E pronuncia la parola magica: negoziato.

Draghi lo sa? A questo punto non solo Conte diventa un problema per il suo governo, ma anche quello stesso PD che lo aveva appoggiato. E Salvini che comunque frena sull’invio delle armi. Paradossalmente il guerrafondaio Draghi potrebbe restare, sul dossier Ucraina, solo con quella che fino a ieri era l’opposizione: Giorgia Meloni, miss Aspen.

In Europa invece si riconferma la posizione mediatrice di Macron, il leader europeo che non ha mai interrotto il dialogo con Mosca, cercando di tenere il piede in due scarpe, Se Scholz pare cedere, Macron riconferma la sua politica: la pace non si costruisce umiliando Mosca. Questa cosa andava compresa sin dal 1991, ma se qualcuno in Europa ci arriva, ci fa solo piacere.

La guerra non conviene a nessuno, soprattutto non conviene all’Unione europea. Basti vedere lo stato di salute dell’euro: il dollaro è forte come non mai, il rublo recupera, l’euro crolla. Se il signor “Whatever it takes” oggi darà retta a Biden, passerà dall’essere ricordato come l’uomo che salvò l’euro massacrando la Grecia a quello che distrusse l’euro lasciando comunque massacrare l’Ucraina.

ANDREA SARTORI

10/05/2022

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