La domanda che dovremmo porci è semplice: se la NATO prepara una esercitazione nucleare quali sono i piani di emergenza per proteggere la popolazione civile?
— I piani per la difesa della popolazione durante la guerra nucleare? Sono segreti
La risposta è che non esiste un’efficace rete di protezione civile per uno scenario bellico come quello prefigurato da Steadfast Noon. I piani di difesa civile, nella misura in cui esistono, sono coperti da segretezza. E la segretezza, in questo caso, non protegge un piano efficace: copre un’assenza di piano efficace.
Mentre la NATO si addestra a “difendere ogni alleato da ogni possibile minaccia”, come ha dichiarato il Segretario Generale Mark Rutte, la realtà materiale è che l’Italia non ha gli strumenti per difendere e soccorrere i suoi 60 milioni di cittadini in caso di conflitto nucleare. Eppure l’Italia partecipa a Steadfast Noon senza neppure discutere in Parlamento dell’esercitazione e delle conseguenze di ciò che avverrebbe se quanto previsto nell’esercitazione si avverasse in concreto.
— Quante vittime civili per lo scenario del modello di Princeton?
La simulazione “Plan A” dell’Università di Princeton, che descrive un’escalation nucleare in Europa, stima oltre 90 milioni di persone tra morti e feriti nelle prime ore del conflitto. Di questi, circa 34 milioni sarebbero morti e 57 milioni feriti. Questi numeri riguardano solo le conseguenze immediate delle esplosioni e dei primi fallout locali, e non includono le vittime successive della contaminazione radioattiva diffusa, della fame o dell’inverno nucleare.
Anche limitandosi a una porzione di questo scenario, i numeri restano enormi. Le analisi basate sul modello di Princeton indicano che in Italia, solo per gli attacchi alle basi NATO e ai centri di comando, si conterebbero almeno 55.000 morti e oltre 190.000 feriti. A Taranto, una delle città più colpite, si stimano circa 7.500 morti e quasi 27.000 feriti. Le basi di Aviano e Ghedi, con le loro testate nucleari, sarebbero tra i primi obiettivi in uno scenario di escalation. E la popolazione intorno a quelle basi non ha alcuna informazione su cosa fare, dove andare, come proteggersi.
— Quante sacche di sangue servirebbero in caso di scenario come quello di Steadfast Noon?
È impossibile fornire un numero preciso di sacche di sangue necessarie per uno scenario come quello di Steadfast Noon, per una ragione semplice e drammatica: la domanda supererebbe di gran lunga qualsiasi capacità di approvvigionamento esistente, rendendo il calcolo stesso privo di senso pratico. Le stime disponibili, tuttavia, aiutano a capire la scala della catastrofe.
— Il fabbisogno di sangue: stime storiche e modelli
Gli studi sulla medicina delle catastrofi nucleari forniscono alcune stime di riferimento. Un documento del 1955, basato su un attacco simulato alla California, riporta che nelle prime dieci ore sarebbero necessarie 100.000 unità di sangue; tra le 10 e le 72 ore, 940.000 unità; e tra i 4 e i 21 giorni, 1.150.000 unità. Un’altra stima indica che sarebbero necessarie 500.000 sacche di sangue nelle prime tre-sei settimane dopo un disastro atomico.
Per uno scenario su scala molto più ampia come quello di Princeton, un modello pubblicato nel 1986 nell’ambito dello studio “The Medical Implications of Nuclear War” dell’Institute of Medicine stima un fabbisogno di 15 milioni di unità di globuli rossi o sangue intero e 850.000 unità di piastrine. Questi numeri si riferiscono a uno scenario di guerra nucleare su larga scala e non tengono conto delle vittime da sindrome da radiazione acuta, che richiederebbero trasfusioni di piastrine per settimane a causa della soppressione del midollo osseo.
Questi numeri che non tengono conto delle vittime successive, della contaminazione diffusa, dell’inverno nucleare.
— Steadfast Noon nasconde la catastrofe: cosa possiamo fare?
Steadfast Noon non è una esercitazione qualunque. È il modo in cui la NATO mantiene viva e operativa la macchina della guerra nucleare. È il modo in cui si addestra il personale che, in caso di conflitto nucleare, dovrebbe caricare le bombe sui cacciabombardieri e sganciarle su obiettivi reali. È il modo in cui si normalizza, anno dopo anno, la presenza di armi atomiche in Europa e in Italia.
Quando i piloti scenderanno dai Tornado pensino ai loro figli che saranno rovinati per sempre se tutto quello che avranno simulato con tanta efficienza si dovesse avverare.
E noi pacifisti – durante l’esercitazione nucleare Steadfast Noon – dovremmo pianificare un’azione per “assediare” in modo nonviolento le Prefetture chiedendo i piani di emergenza. Questa sarebbe la nostra azione efficace di pacifisti.
Peacelink – 01/10/2026

