Tre anni di genocidio… cosa mi ha insegnato Gaza?

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Il dottor Munir al-Bursh parla di perdita, fede, tradimento e determinazione a ricostruire dopo tre anni di genocidio israeliano in corso nella Striscia di Gaza.

Il dottor Munir al-Bursh, direttore generale del Ministero della Salute di Gaza, il cui figlio Basir è stato recentemente ucciso dagli israeliani in un attacco mirato fuori dalla sua tenda, ha scritto un resoconto toccante di tre anni di genocidio in corso e del tradimento mondiale del popolo palestinese mentre ha subito bombardamenti, fame, epidemie e altri orrori nella Striscia di Gaza.

Tre anni di genocidio… cosa mi ha insegnato Gaza?

Oggi, 7 ottobre, segnano tre anni pieni della guerra genocida su Gaza; Tre anni che non sono passati sulle nostre vite, ma attraverso i nostri corpi e cuori, prendendo da ogni casa un po’ del suo spirito, e da ogni famiglia qualcosa che non può essere sostituito.

Era il peggior degli incubi, ma non ci siamo svegliati da esso; perché era la nostra realtà. Abbiamo visto ciò che pensavamo che l’anima umana non potesse sopportare di vedere, e abbiamo vissuto ciò che le parole non sono in grado di portare: uccisioni, sfollati, esodo, carestia e sete, massacri, morte di massa ed epidemie, pazienti in cerca di medicine, bambini in attesa di pane, madri che cercano un rifugio, padri che raccolgono ciò che restava dei loro figli.

Abbiamo perso le nostre case, poi abbiamo perso chi le ha fatte diventare una casa. Abbiamo perso i nostri amati figli e i nostri cari, finché ogni nome che pronunciiamo non fa venire un nodo alla gola, ogni luogo che attraversiamo ha qualcuno assente, ogni ricordo è una porta che si apre sul dolore.

E sopra tutto questo, abbiamo assaporato un tradimento che non avremmo mai immaginato potesse contenere il mondo; il tradimento di chi ci è caro, di fratelli e amici, e di un’ummah le cui storie di venire in nostro aiuto siamo cresciute, solo per ritrovarci a urlare finché le voci non si fanno rauche, mentre le sue porte restano chiuse e imperturbabili. Tre anni, e stiamo ancora ingoiando l’amarezza di aspettare una pagnotta di pane, un sorso d’acqua e un tetto che protegga i nostri figli; Come se il nostro diritto alla vita ci imponesse di mendicare di nuovo ogni mattina.

Il turbine di morte travolse le nostre case, senza lasciare famiglia senza ferirla, senza cuore senza portarle via una persona cara. E il mondo ci guarda mentre sanguiniamo, mentre veniamo uccisi in case, edifici, ospedali e tende; finché le nostre abitazioni non sono diventate tombe temporanee, e le nostre tende non sono diventate sudari ritardati, senza offrire scudo ai nostri corpi emaciti dal caldo cocente dell’estate, o dal freddo pungente dell’inverno, o dal fuoco dei proiettili.

Cosa mi ha insegnato questa guerra?

Mi ha insegnato che la patria è il volto di un figlio per cui temiamo, la mano di una madre a cui ci aggrappiamo e una casa la cui strada conosciamo anche se è diventata macerie. E che la perdita dei propri cari non finisce quando il lutto finisce; Inizia quando il luogo si silenzia e cerchiamo le loro voci solo per trovare un silenzio che somiglia a loro.

It taught me that a father may carry what remains of his child, then stand with what remains of his heart to console another father. And that a doctor may bury his loved ones, then return to a wounded soul awaiting his hands. And that a human can be drained to the last of his strength, then find in his faith a remnant with which to support another.

And it taught me that patience is a tear that falls as we say: Praise be to God, and a heart that breaks apart but never severs its hope in God. Three years, and in every farewell the world has heard us say: Praise be to God; we said it with pain in our throats and tears on our faces, because we believe that God sees, and that what is with Him is better and everlasting.

Mi ha anche insegnato che il tradimento ferisce, ma non ha il potere di decidere chi siamo. Siamo un popolo che vuole vivere con dignità, crescere i propri figli in sicurezza e vedere la nostra patria libera e le nostre sacralità preservate. Ogni volta che sradicano un albero, preserviamo il suo posto per ripiantarlo; ogni volta che distruggono una scuola, insegniamo ai nostri figli nelle tende; ogni volta che spegne la vita, trovano qualcuno che sostiene un ferito, o che condivide una pagnotta di pane, o solleva una pietra dalle macerie.

Tre anni, e portiamo ancora i nomi dei nostri martiri nelle preghiere, i sogni dei nostri figli nel petto, e cerchiamo attraverso questa devastazione i primi passi verso la guarigione. Costruiremo con la forza che ci resta, preserveremo le storie di chi se n’è andato e riporteremo in vita qualunque delle sue caratteristiche possiamo.

Non ci penteremo dei nostri sogni, né consegneremo i nostri figli sopravvissuti alla disperazione. Avanzeremo verso la libertà e la vittoria, con coloro che abbiamo perso nel cuore e nelle nostre mani ciò che possiamo usare per costruire un domani degno dei loro sacrifici.

O Signore, proprio come Tu ci hai permesso di sopportare questo dolore, permettici di risorgere; Abbiate pietà dei nostri martiri, guarite i nostri feriti, liberate i nostri prigionieri e concedeteci, dopo questa notte, un’alba in cui vedremo il nostro popolo al sicuro e la nostra patria libera.

Palestine Will Be Free – 07/10/2026

https://palestinewillbefree.substack.com/p/three-years-of-genocide-what-has-gaza-taught-me


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