4 messaggi per gli amici di Erdogan che manifestano sotto l’ambasciata della Grecia

E’ possibile essere così sprovveduti? O si tratta di vera complicità?

Oggi gli amici di Erdogan, e tutti coloro che si fanno incredibilmente manipolare da costoro, manifestano sotto l’ambasciata della Grecia.

1.L’esercito turco invade la Siria a sostegno dei terroristi di Al Qaida ed attacca l’esercito siriano che cerca di liberare il paese dai terroristi.

2.L’esercito turco ed i terroristi chiudono i corridoi umanitari predisposti dal Governo siriano e dai Russi per far defluire i civili coinvolti nei combattimenti verso zone sicure.

3.Per ricattare la Grecia ed altri paesi europei che non hanno espresso pieno sostegno alla politica aggressiva della Turchia, la polizia turca spinge decine di migliaia di profughi e di “migranti” verso il confine greco, o li induce ad imbarcarsi verso le isole greche dell’Egeo.

4.Gli amici di Erdogan ed una miriade di organizzazioni pseudo-umanitarie vanno a manifestare sotto l’Ambasciata greca a Roma a obiettivo sostegno dell’orrido dittatore turco.

E’ possibile essere così sprovveduti? O si tratta di vera complicità?

Vincenzo Brandi

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-4_messaggi_per_gli_amici_di_erdogan_che_manifestano_sotto_lambasciata_della_grecia/82_33423/

 

Alberto Negri: “Perché ci meritiamo il ricatto di Erdogan sui profughi siriani”

L’Europa meno interviene meglio è: nei guai non l’ha messa soltanto l’arroganza di Erdogan. Il ricatto di Erdogan sui profughi lo ha voluto e se lo è cercato. Ha usato per anni la Turchia per abbattere il regime di Assad e adesso si lamenta, dopo avere versato a Erdogan la cifra di 6 miliardi di euro per tenersi in casa oltre tre milioni di rifugiati siriani: un milione di loro, nel 2015, si riversò sulla rotta balcanica accolti in gran parte dalla Germania della cancelliera Merkel, che oggi, con la destra estrema sempre più in ascesa, non può permettersi un altro gesto simile.

La Grecia

Cosa che non puo’ permettersi neppure la Grecia dove i neonazisti di Alba Dorata trovano in questa nuova ondata terreno fertile per la loro propaganda. La Grecia è nel mirino di Erdogan e la tensione è salita di nuovo alle stelle per la questione di Cipro greca dove la Turchia rivendica il diritto a estrarre il gas in una zona economica esclusiva dove opera una joint venture Eni-Total. Erdogan, che tiene in piedi il governo libico di Tripoli sotto botta del generale Khalifa Haftar, ha fatto firmare un memorandum ad Al Sarraj per dare consistenza alle sue rivendicazioni.

Detto per inciso Erdogan anche in Libia può usare contro di noi l’arma dei profughi visto che sostiene militarmente Sarraj e ha inviato sul campo militari turchi e centinaia di mercenari jihadisti reclutati proprio in Siria.

Dietro la nuova ondata di profughi

Dietro la nuova ondata di profughi c’è la feroce battaglia incorso a Idlib tra la Turchia e i suoi alleati di Al Qaida contro siriani e russi ma ci sono anche forti motivazioni economiche. Erdogan prende di mira militarmente Damasco e l’Europa usando l’arma dei profughi per mascherare la sua sconfitta non potendo entrare troppo in rotta di collisione con Putin. E’ il gas della Russia che ha reso la Turchia il principale hub energetico del Mediterraneo e ad Ankara non conviene litigare con Mosca.

Quindi per far sentire le sue ragioni alla Nato e sul piano internazionale “lancia” migliaia di profughi verso i confini. I profughi Erdogan se li è voluti per fare la guerra ad Assad e per cacciare migliaia di curdi siriani dai loro territori. Non sono un evento meteorologico ma fanno parte di una ben precisa strategia di pulizia etnica che adotta anche il regime di Assad nei confronti delle popolazioni sunnite che avevano aderito alla rivolta contro Damasco.

Violati i patti con Mosca

Ora la Turchia, dove la popolazione è sempre più irritata nei confronti dei siriani ma anche delle avventure militari di Erdogan, vorrebbe mantenere la sua presenza a Idlib per scaricare una parte dei rifugiati che ha in casa: né i siriani di Damasco né i russi né gli iraniani, alleati di Assad, hanno intenzione di concedergli questo. Per un semplice motivo: Erdogan ha violato i patti con Mosca e Teheran di due anni fa.

Si era impegnato a disarmare i ribelli e in particolare le milizie jihadiste e quelle di Al Qaida ma non lo ha mai fatto, anche perché voleva continuare a controllare la provincia e i collegamenti autostradali vitali per Damasco. Insomma voleva prendersi un altro pezzo di Siria di valore strategico dopo quello strappato ai curdi.

Finito il Califfato e ucciso Al Baghadi è lui il vero capo dei jihadisti in Siria che manovra a seconda dei suoi obiettivi: li usa contro i curdi, i nostri maggiori alleati nella guerra all’Isis, contro il regime di Damasco, contro i russi e da qualche tempo anche in Libia.

L’Europa

In questa situazione l’Europa ha avuto un ruolo e una grande responsabilità.

Giusto per rinfrescarsi la memoria ricordatevi quando Erdogan nell’ottobre scorso ha massacrato i curdi siriani, provocando un’ondata interna alla Siria di oltre 200mila profughi. La causa immediata fu il vergognoso ritiro degli Stati Uniti dal Rojava, la regione autonoma curda dove Trump avrebbe dovuto contenere la Turchia per salvare i suoi alleati nella guerra contro il Califfato.

Ma anche gli europei si comportarono vergognosamente: promisero di mettere sanzioni sulla vendita di armi alla Turchia ma in realtà non se ne fece nulla. Come oggi vorrebbero fare una missione in Libia per far rispettare l’embargo: ma come credere possibile che fermeremo le armi della Turchia paese della Nato che noi stessi riforniamo? Forse il nostro ministro degli Esteri ignora che egli elicotteri d’attacco Agusta di Leonardo-Finmeccanica che colpirono i curdi noi li assembliamo direttamente in territorio turco.

L’origine della guerra

Bisogna anche ricordarsi come è nata questa guerra siriana: una rivolta contro il regime di Bashar Assad che si è trasformata ben presto in una guerra per procura. L’Europa sulla spinta dell’allora segretario di stato Hillary Clinton si allineò nel 2011 alla strategia del “guidare da dietro” la rivola contro Assad accreditando un’opposizione manovrata dalla Turchia che ha fatto affluire dal suo confine migliaia di jihadisti e terroristi provenienti da tutto il mondo musulmano. L’Europa, gli Usa, hanno permesso l’espansionismo della Turchia in Siria, lo hanno incoraggiato e poi accettato dopo il fallito golpe del 2016. E oggi sperano che sia Putin a fermarlo.

di Alberto Negri – Tiscali

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“L’Italia si tiri fuori dalle guerre altrui”

Se si preparano nuove guerre dobbiamo restarne assolutamente fuori come ha fatto la Germania in questi anni. Nel 2011 l’Italia ha bombardato Gheddafi, il suo maggiore alleato nel Mediterraneo e non dobbiamo ripetere lo stesso errore

E’ cominciata l’era della barbarie e ci dobbiamo preparare alla svelta. Come siamo arrivati sull’orlo di una guerra in Medio Oriente e di un’altra in Libia? E’ vero che come media-bassa potenza l’Italia può fare poco ma ha almeno il dovere di capire quanto succede intorno.

In Medio Oriente Trump, sotto impeachment e in campagna elettorale, ha preso alcune decisioni fuori dalla legalità internazionale, dal buon senso politico e ultimamente anche contro gli stessi principi morali dell’Occidente. La stessa amministrazione Usa appare umiliata perché non si sa più cosa contino dipartimento di Stato e Pentagono dove si sono succeduti ministri e funzionari a raffica, silurati appena eccepivano sulle opinioni dell’omone.

1) Spinto da Israele e dall’Arabia saudita, Trump ha stracciato l’accordo sul nucleare del 2015 con l’Iran imponendo sanzioni che hanno strangolato Teheran e impedito a tutti di avere rapporti economici con gli iraniani. E’ inutile lamentarsi se Teheran punta all’atomica: in Medio Oriente Israele ha 200 testate nucleari e al contrario dell’Iran non ha mai firmato nessun accordo di non proliferazione (come Pakistan e India) L’Italia con le sanzioni ha perso in Iran 30 miliardi di euro di commesse: Teheran non è un nostro nemico, tutt’altro. 2) Trump ha deciso di riconoscere l’annessione israeliana del Golan e di Gerusalemme contro ogni risoluzione dell’Onu e si è detto pronto anche a riconoscere l’annessione della Cisgiordania. I palestinesi forse non sono più di moda ma almeno noi evitiamo di fare i maramaldi 3) Trump ha ritirato le truppe dal Nord della Siria lasciando i curdi siriani, alleati contro l’Isis, al massacro di Erdogan senza neppure avvertire la Nato. Una mossa vergognosa cui l’Europa non ha vergognosamente risposto. 4) Trump ha colpito il generale iraniano Qassem Soleimani violando la sovranità dell’Iraq con un atto di terrorismo internazionale che è una vera e propria dichiarazione di guerra 5) Trump minaccia di colpire anche i siti culturali iraniani, una dichiarazione che non si è mai sentita da nessun leader occidentale 6) Però mantiene ottimi rapporti con il principe saudita Mohammed bin Salman che la stessa Cia ha indicato come mandante della tortura e dell’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi.

La sua idea è quella di farla finita con gli stati fuorilegge ma 1) Negozia con il leader nordcoreano Kim Jong un che l’arma nucleare l’ha già 2) Tratta con i talebani in Afghanistan ma non con l’Iran.

Qual è la sua idea di fondo, semmai ne avesse una? Disimpegnare gli Stati Uniti dalle guerre in Medio Oriente affidandosi a Israele e all’Arabia Saudita ma riservandosi di colpire chiunque non sia d’accordo con lui.

Quali sono gli effetti? 1) Con il ritiro dalla Siria del Nord ha concesso a Erdogan, che acquista armi dai russi pur essendo dentro la Nato, di fare quello che vuole e infatti il rais turco ha spedito truppe in Libia violando le risoluzioni Onu sull’embargo di armi. 2) In Iraq il palamento chiede il ritiro delle truppe internazionali e americane con il risultato di indebolire le posizioni strategiche americane  e occidentali. Se l’Iran ha esteso la sua influenza nella regione è anche per gli errori degli americani a partire dalla guerra del 2003 contro Saddam 3) In Libia ha lasciato che le vere decisioni sul Paese vengano prese da Putin ed Erdogan che si incontreranno domani ad Ankara.

Quali sono le idee di fondo di Trump? 1) Che gli europei sono alleati inaffidabili, che non pagano a sufficienza per la loro sicurezza ed quindi è venuto il momento di abbandonarli al loro destino minacciando dazi e sanzioni se si ribellano all’ordine economico americano e fanno affari con la Cina 2) Che nel mondo arabo e musulmano sono amici soltanto gli stati che comprano armi dagli Usa, quindi Arabia Saudita, Emirati ed Egitto, gli altri devono andare in malora.

Cosa deve fare l’Italia? 1) Ragionare su un ritiro ordinato dall’Iraq e dall’Afghanistan in linea con il rispetto degli accordi presi e la legalità internazionale 2) Dichiarare la propria neutralità o equidistanza sulla Libia, come fa la Germania del resto, perché c’è un governo riconosciuto dall’Onu a Tripoli ma che nessuno vuole. Sono contrari: Russia, Egitto, Emirati, Arabia Saudita ma anche Usa e Francia che fanno continuamente il doppio gioco appoggiando se occorre il general Khalifa Haftar. 3) Tenere sotto pressione gli Usa per la loro attività nella basi di Sigonella e Niscemi per evitare di diventare i bersagli della mosse avventate di Trump. Lui stesso ha dichiarato che gli “Stati Uniti sono a 10mila chilometri di distanza quindi non ne sono toccati”. Noi purtroppo dobbiamo tenere conto della vicinanza ai fronti di guerra.

Se si preparano nuove guerre dobbiamo restarne assolutamente fuori come ha fatto la Germania in questi anni. Nel 2011 l’Italia ha bombardato Gheddafi, il suo maggiore alleato nel Mediterraneo e non dobbiamo ripetere lo stesso errore. E ora non resta che sperare nella buona fortuna che talvolta, non sempre, aiuta la gente onesta.

di Alberto Negri – Quotidiano del Sud

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-alberto_negri__litalia_si_tiri_fuori_dalle_guerre_altrui/82_32474/

 

Alberto Negri: “Libia, un’Italia che galleggia sul nulla”

L’Italia, anche nei discorsi del presidente della repubblica, sembra galleggiare nel nulla: “il Bel Paese proteso nel Mediterraneo” come dice lui è circondato da guerre e conflitti e noi non siamo “il punto di incontro” di un bel niente. Siamo ai margini dalla realtà internazionale e non vogliamo capirlo. C’è a Libia, che ci riguarda da vicino, c’à la Siria, il Libano, ci sono venti di guerra in Iraq tra Usa e Iran e ci tocca sentire che siamo “protesi nel Mediterraneo”. E allora stiamo zitti davanti a qualunque banalità, chiudiamo gli occhi e accendiamo la tv. Il presidente precedente, Gorgio Napolitano, nel 2011 ci ha portati a bombardare Gheddafi con la Nato con il risultato che abbiamo perso ogni credibilità proprio nel Mediterraneo e adesso voltiamo la testa dall’altra parte. Come se agli italiani non bisognasse raccontare la verità.

Cominciamo con la Libia. Ormai siamo sbeffeggiati anche da Al Sarraj e oggi in Turchia l’assemblea nazionale vota per mandare le truppe a Tripoli. Sarraj dice che Di Maio e la compagnia europea il 7 gennaio può anche restarsene a casa visto che la loro presenza nella capitale libica è inutile: casomai aspetterà l’8 gennaio i risultati dell’incontro tra Erdogan e Putin, quelli che decidono anche i nostri destini nell’ex colonia dove non contiamo più nulla, neppure per questo Sarraj che noi stessi abbiamo fatto sbarcare a Tripoli nella primavera del 2016. Noi pensiamo di restare al balcone per vedere quello che accadrà. Ma forse dovremmo invece cercare di capire quello che vogliamo fare visto che abbiamo 300 soldati di guardia a un ospedale a Misurata, città alleata di Tripoli e nel mirino del generale Khalifa Haftar.

E’ spiacevole l’inizio d’anno dover dire certe cose ma ci vorrà pure qualcuno che le racconta. Per esempio il generale Comporini. In Libia, di fatto, stiamo lasciando il campo a chi è più spregiudicato di noi. A sostenerlo in un’intervista è Vincenzo Camporini, già capo di Stato Maggiore della Difesa, e prim’ancora dell’Aeronautica militare, tra i più autorevoli analisti militari europei. Quanto all’ipotesi di una no-fly zone in Libia, Camporini avverte: “Non è propriamente un’azione diplomatica. E’ un uso della forza militare che comporta rischi di ulteriori escalation. Inoltre, una no-fly zone normalmente si impone nei confronti di una delle parti in causa. Vorrebbe dire che ci schieriamo da qualche parte”.

Parole molto chiare per porre una domanda chiave: l’Italia con chi sta? Non sapremmo rispondere. Forse con Al Sarraj visto che manteniamo truppe a Misurata, ma forse anche con il generale Khalifa Haftar perché non si sa mai che possa anche vincere la guerra e noi dobbiamo difendere gli interessi energetici italiani, in gran parte basati nella Tripolitania sotto attacco. Forse siamo neutrali ma allora che sia detto chiaro e tondo. La Nato e i nostri cosiddetti alleati europei e americani non ci possono aiutare e se lasciamo fare a loro magari ci ritroviamo nella scomoda posizione del 2011 quando abbiamo fatto fuori il nostro maggiore alleato nel Mediterraneo che solo sei mesi prima ricevevamo a Roma in pompa magna.

Abbiamo la guerra in casa, con Erdogan che minaccia anche i nostri interessi nel gas a Cipro greca ma con cui saremmo teoricamente alleati in Libia e qui si continua a parlare di fesserie come i nostri “destini” medit
erranei quando non sappiamo neppure cosa fare domani, se non nasconderci dietro a un dito e ripetere formulette come “ in Libia la soluzione è solo politica” quando anche un orbo vede che si prepara una guerra. La verità è che siamo nelle mani di Erdogan e Putin, quindi smettiamola di raccontare fregnacce.

di Alberto Negri – Quotidiano del Sud

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-alberto_negri__libia_unitalia_che_galleggia_sul_nulla/82_32391/

 

Si consiglia di leggere (e ascoltare Alberto Negri) nel seguente articolo:

Libia, Alberto Negri alla Camera: “Non dimenticate mai dove inizia il crimine signori. E di quel crimine siamo complici”

 

In Italia arrivano altre 50 bombe atomiche Usa provenienti dalla base di Incirlik in Turchia

Gli Stati Uniti potrebbero trasferire le 50 bombe atomiche dalla base di Incirlik in Turchia alla base militare di Aviano in Friuli. A rivelarlo è il Gazzettino in un lungo articolo nel quale segnala che  il sito prescelto per lo spostamento dell’arsenale nucleare sarebbe l’aeroporto pordenonese Pagliano e Gori, sede di uno Stormo dell’Usaf (il 31esimo Fighter Wing) a capacità nucleare. Lapidaria la considerazione sul perché di questa destinazione: “Tale eventuale decisione sarebbe presa specie in considerazione della comprovata fedeltà dell’Italia, che sul tema atomiche non batte ciglio, qualunque sia il colore del governo nazionale”.

L’ipotesi del trasferimento delle bombe nucleari da Incirlik ad Aviano era stata ventilata già nel 2016 quando Erdogan, aveva sventato un golpe militare contro di lui ed aveva additato gli Usa tra i possibili fiancheggiatori del colpo di stato. Erdogan aveva addirittura fatto staccare l’energia elettrica alla base militare Usa, interrompendo l’attività operativa del locale contingente americano. La tensione venne risolta ma negli ultimi tempi le relazioni tra l’ex alleato Nato e Washington è schizzata di nuovo verso l’alto soprattutto con la decisione turca di acquisire aerei e contraerea dalla Russia.

La notizia del trasferimento delle bombe atomiche da Incirlik ad Aviano è stata resa nota dall’agenzia Bloomberg che ha intervistato il generale in pensione Charles Chuck Wald ex comandante proprio del 31esimo Fighter Wing di Aviano dal 1995 al 1997. “Molti ricordano la sua presenza in Pedemontana come a dir poco ingombrante, specie quando lasciò metaforicamente il segno sui tavoli degli amministratori locali, onde far capire che il Progetto Aviano 2000 (mega opera infrastrutturale destinata ad allocare stormo e famiglie al seguito) non doveva trovare ostacoli di sorta. Come in effetti è stato, ciclopica burocrazia italica a parte” ricorda il Gazzettino.

Da Incirlik potrebbero quindi sbarcare ad Aviano una cinquantina di bombe nucleari, che si aggiungerebbero alle circa 30 già qui immagazzinate, altre cinquanta bombe atomiche sono invece stoccate nellebase militare di Ghedi a Brescia. E a questo punto la base militare di Aviano diventerebbe il maggior deposito atomico presente in Europa Occidentale.

E’ evidente che questa minaccia e questa ulterioriore militarizzazione nucleare del nostro paese da parte degli Stati Uniti dovrebbe far scattare le dovute contromisure da parte delle coscienze e delle forze antimilitarista (se ne rimangono ancora). Battiamo un colpo?

di Sergio Cararo – Contropiano

http://contropiano.org/news/politica-news/2019/12/29/in-italia-arrivano-altre-50-bombe-atomiche-statunitensi-ad-aviano-0122382

 

Pagati 2000 dollari al mese, “ribelli” siriani appoggiati dalla Turchia saranno schierati in Libia

I miliziani siriani sostenuti dalla Turchia verranno riassegnati in Libia per assistere il governo di accordo nazionale (GNA) riconosciuto dalle Nazioni Unite, secondo quanto riferito da Bloomberg oggi.

BREAKING — Turkish-backed Syrian rebels will be deployed to Libya, according to a senior official from UN-backed Libyan govt – Bloomberg

— Rag?p Soylu (@ragipsoylu) December 27, 2019

Prima di questo rapporto, la giornalista investigativa Lindsey Snell ha scritto sil suo profilo Twitter che la Turchia offre ai combattenti dell’Esercito siriano libero (FSA) uno stipendio di $ 2.000 al mese per questi miliziani da schierare in Libia.

TFSA source told me Turkey will be offering fighters from all TFSA factions $2,000/month to go to Libya.

— Lindsey Snell (@LindseySnell) December 24, 2019

Mentre le autorità turche non hanno commentato queste affermazioni, ci sono state voci per anni su gruppi come ISIS e altre fazioni di jihadisti che viaggiano dalla Siria, attraverso la Turchia, la Libia o viceversa.

La Turchia è riuscita a garantire il proprio posto in Siria costruendo posti di osservazione in tutta la regione settentrionale del paese; tuttavia, i suoi miliziani alleati non sono stati in grado di ottenere alcun vero successo sul campo, al di fuori della loro breve Operazione Peace Spring.

L’esercito nazionale siriano (SNA), che comprende l’esercito siriano libero e altre fazioni ribelli, ha subito un addestramento rigoroso, motivo per cui la Turchia potrebbe usare le proprie forze in Libia.

Inoltre, le fazioni più potenti nel nord della Siria sono probabilmente Hay’at Tahrir Al-Sham (HTS) e il Partito islamico del Turkestan (TIP).

Questi jihadisti sono i principali gruppi che combattono l’Esercito arabo siriano nel Governatorato di Idlib.

Fonte: Foto AFP repertorio

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-pagati_2000_dollari_al_mese_ribelli_siriani_appoggiati_dalla_turchia_saranno_schierati_in_libia/82_32326/

 

Gli Usa a chi “molleranno” gli F-35 precedentemente destinati alla Turchia?

Dopo l’espulsione della Turchia dal programma, il Pentagono deve decidere cosa fare degli F-35 destinati ad Ankara

Gli Stati stanno riflettendo su dove destinare i caccia F-35 già costruiti e destinati alla Turchia, ma non consegnati perché Ankara è stata espulsa dal programma F-35 perché si è dotata dei sistemi di difesa antimissile S-400 prodotti dalla Russia.

Per circa un anno e mezzo, i legislatori statunitensi hanno avvertito la Turchia di non acquistare dalla Russia i sistemi di difesa aerea S-400 Triumf, ma Ankara non vi ha voluto rinunciare affermando che non costituiscono una minaccia per gli F-35.

Ora, nel National Defense Authorization Act (NDAA) del 2020, appena approvato dal Congresso viene formalmente vietato alla Turchia di ottenere gli F-35, sebbene questi siano stati pagati in anticipo.

Di conseguenza, i funzionari statunitensi devono ora capire cosa fare con i sei F-35A già costruiti per la nazione anatolica, ma fermi presso la Luke Air Force Base dell’Arizona, dove piloti e ingegneri turchi stavano imparando il pilotaggio e la manutenzione dei caccia stealth.

La NDAA ha stanziato fino a $ 30 milioni per immagazzinare i caccia fino a quando non viene deciso il loro destino finale, e altri $ 440 milioni se l’Aeronautica decide di acquistarli per la propria flotta, segnala Air Force Magazine.

Il disegno di legge autorizza il segretario alla Difesa Mark Esper a “condurre attività associate allo stoccaggio, alla conservazione e allo sviluppo di un piano per la disposizione finale di tali aeromobili F-35 e equipaggiamento aeronautico turco F-35, inclusi simulatori di missione completi, sistemi di visualizzazione montati sul casco, istruttori per la manutenzione del sistema aereo e attrezzature ausiliarie per la missione”. Esper è chiamato a presentare un piano esplicativo al Congresso entro 90 giorni dall’approvazione del disegno di legge.

La Turchia ha prodotto 937 parti per l’F-35 e aveva in programma di acquistare 100 dei jet al costo di circa $ 94 milioni ciascuno, secondo The Intercept.

A questo punto la Turchia si guarda intorno perché ha esigenza di rinnovare la sua flotta con caccia di quinta generazione. Ankara ha espresso un costante interesse ad acquistare anche aerei Su-35 dalla Russia, facendo emergere anche l’idea del Su-57 ancora più avanzato che sta appena entrando in produzione e che costituisce un diretto concorrente del caccia F-35.

Lo scorso giugno, Turkish Aerospace Industries (TAI) ha svelato un modello di un potenziale jet di quinta generazione, progettato in modo autoctono, al salone aereo di Parigi. Denominato TF-X, l’aereo è stato progettato per essere costruito da molti degli stessi partner turchi che avevano precedentemente realizzato parti per il programma F-35. TAI afferma che l’aereo dovrebbe effettuare il suo primo volo entro il 2025 e, si spera, entrare in servizio entro il 2028.

Fonte: Sputnik

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-dopo_lespulsione_della_turchia_dal_programma_il_pentagono_deve_decidere_cosa_fare_degli_f35_destinati_ad_ankara/82_32113/