“Guaido’ non vuole le elezioni perché e’ il personaggio più impopolare del Venezuela”

Boris Castellano, volto noto della televisione pubblica venezuelana che conduce uno dei programmi di punta di Venezuelana de Television (Vtv), risponde alle domande di Geraldina Colotti. Read More ““Guaido’ non vuole le elezioni perché e’ il personaggio più impopolare del Venezuela””

Campagna di disinformazione milionaria sui Social contro Venezuela, Bolivia e Messico

Milioni di dollari versati al noto social network Facebook per creare una di disinformazione volta a screditare Venezuela, Messico e Bolivia.La denuncia arriva dall’ambasciatore che rappresenta il Venezuela presso le Nazioni Unite (ONU), Samuel Moncada, attraverso il proprio account Twitter.

Moncada denuncia che una società con sede a Washington, la capitale degli Stati Uniti (USA) ha pagato milioni di dollari a Facebook per costruire una vasta rete dedita alla disinformazione contro Venezuela, Bolivia e Messico.

Questo il tweet dell’ambasciatore Moncada: «Operazioni di disinformazione contro il Venezuela: una società con sede a Washington ha pagato milioni di dollari a Facebook per creare una rete di aggressione politica a favore dell’opposizione di Venezuela, Bolivia e Messico. È così che seminano odio nei nostri popoli!».

 

«La società CLS Strategies, con sede a pochi isolati dalla Casa Bianca, ha per anni cospirato con falsi account per rovesciare il governo venezuelano. Il suo portavoce afferma che ‘hanno una lunga tradizione di lavoro internazionale’», ha denunciato Moncada.

 

«CLS Strategies ha creato centinaia di account con profili falsi su Facebook e Instagram per manipolare l’opinione pubblica. I conti sono già stati chiusi ma non è l’unico caso di guerra mediatica mossa da Washington. Un crimine contro la nostra nazione che non possono più nascondere!», ha scritto in un altro tweet l’ambasciatore venezuelano.

 

I contatti con l’amministrazione USA sono molto evidenti: «Mark Feierstein, socio di CLS, ex funzionario dell’USAID e analista del famigerato International Center for Strategic Studies, ha pubblicato un articolo nel 2017 proponendo a Trump strategie per rovesciare il governo venezuelano.

È chiaro che CLS serve l’amministrazione Trump».

 

Molto spesso si tratta della stessa disinformazione che poi troviamo riportata pari pari dal mainstream nostrano. Campione nel rilanciare ogni tipo di notizia spazzatura utile a screditare i governi socialisti e progressisti della regione sudamericana.

I media mainstream sembrano Incuranti del fatto che la loro residua credibilità subisce un ulteriore colpo ogni volta che vengono presi con le mani nel sacco delle fake news. E questo avviene molto spesso. Soprattutto in relazione al Venezuela.

Forse anche questi media hanno sede a Washington come la società CLS Strategies?

di Fabrizio Verde

 

Notizia del:

Francesco Erspamer: Censura del tentativo di invasione in Venezuela

Non leggo che lamentele sulla faziosità della stampa e della televisione e sul livello di disinformazione quotidiana che praticano impunemente. Tutto inutile: sono pagate per farlo e nella società liberista l’etica non conta nulla. Furono i radicali e la sinistra liberal (ex sessantottini folgorati sulla via di Damasco dalla correttezza politica all’americana con cui sostituire il declinante dogmatismo marxista) a demonizzare il sistema pubblico e i suoi vincoli, ottenendo negli anni ottanta le liberalizzazioni che spianarono la strada, oltre che alla libera pornografia, al libero mercato mediatico, ossia al dominio di chi ha più soldi, a sostituire l’esecrata lottizzazione, che altro non era che una democratica distribuzione del potere fra i partiti eletti in parlamento.

Gli italiani approvarono entusiasticamente, come del resto, nel decennio successivo, lo smantellamento del sistema elettorale proporzionale, l’ingresso nell’euro e la deregulation del commercio, a favorire prima le grandi catene e poi Amazon. Quando cominciarono ad accorgersi che chi vuo’ fa’ l’americano non necessariamente si arricchisce come nei telefilm e film di Hollywood, era troppo tardi: i miliardari avevano preso il controllo di tutte le fonti di informazione; o comprandosele per due lire o con il ricatto della pubblicità – se vuoi che i miei maglioni, le mie auto o i miei alberghi io li promuova nelle tue pagine o trasmissioni, devi fare la politica che voglio e che mi conviene.

Ovvio che nessun giornale abbia parlato dei medici russi venuti in Italia ad aiutare nelle settimane più dure dell’epidemia, mentre enorme evidenza veniva dedicata a un tweet del modello di Salvini, Trump (che ne scrive decine ogni giorno, a ruota libera e contraddicendosi), in cui esprimeva una vuota solidarietà. Ovvio che l’anno scorso pochi abbiano dato rilievo allo scandaloso trattamento di Assange e che ancor minore attenzione sia stata dedicata, pochi giorni fa, al tentativo di invasione del Venezuela da parte di mercenari americani. Non mi interessa qui discutere di Maduro e neppure del livello di coinvolgimento della CIA nei tentativi di golpe in un paese, guarda caso, ricchissimo di petrolio. Mi importa solo notare che nell’Italia di oggi, e in generale nel democratico occidente, non solo è scomparsa ogni parvenza di neutralità e oggettività della stampa, ma non c’è più contradditorio.

Guardate invece, sotto, i titoli dell'”Unità” dei giorni in cui, sessant’anni fa, gli americani tentarono l’invasione di Cuba per spodestare Fidel Castro. Ben diversi erano quelli del “Corriere della Sera”: ma di quel reale pluralismo beneficiava l’Italia intera.

Che fare? Quello che si faceva in tempi di assolutismo: creare, anche a proprie spese, giornali e telegiornali di opposizione, altrettanto settari di quelli dei miliardari ma di segno opposto. Una ‘guerra civile’ ma mediatica e culturale, di gran lunga preferibile alla dittatura del pensiero unico di Gruber, Giletti, Mentana, Fazio, Annunziata.

di Francesco Erspamer Professore all’Harvard University

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-censura_del_tentativo_di_invasione_in_venezuela_se_non_c_pi_il_contraddittorio_esiste_solo_una_strada/27802_34871/

 

È ufficiale: gli USA esternalizzano le loro operazioni per rovesciare Nicolás Maduro

Nel mezzo della lotta del Venezuela contro il Covid-19, l’amministrazione Trump ha fatto un drammatico ed inedito passo nelle manovre criminali che cercano di rovesciare il governo venezuelano. È ufficiale: gli USA scelgono la via della violenza armata terziarizzata, basandosi su un caso giudiziario senza prove.

Una falsa accusa da parte del principale narcostato del pianeta

Questo giovedì 26 marzo, il procuratore generale USA, William Barr, ha presentato accuse per narcotraffico contro il presidente venezuelano Nicolás Maduro, il presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente, Diosdado Cabello, il ministro dell’Industria e della Produzione, Tareck El Aissami, il ministro della Difesa, Vladimir Padrino López, ed il presidente del Tribunale Supremo di Giustizia, Maikel Moreno.

In assenza di solide prove, i pubblici ministeri del Dipartimento di Giustizia hanno fatto appello ad un prodotto propagandistico che, da vari anni, è punta di lancia degli attacchi comunicativi USA e dell”Europa contro il Venezuela: l’inesistente “Cartel de los Soles”.

Secondo il Dipartimento di Giustizia, “almeno dal 1999, Maduro Moros, Cabello Rondón, Carvajal Barrios e Alcalá Cordones hanno agito come leader e gestori del Cartel de los Soles (…) per facilitare l’importazione di tonnellate di cocaina negli USA. Il Cartel de los Soles non solo ha cercato di arricchire i suoi membri e migliorare il suo potere, ma anche inondare gli USA di cocaina ed infliggere gli effetti nocivi e di dipendenza dalla droga negli assuntori degli USA”.

Il presunto vincoloo con le FARC che continua ad essere il leit motiv della Colombia e degli USA per accusare il Venezuela come “santuario” di gruppi armati, è un’altra delle carte centrali dell’accusa, includendo Iván Márquez e Jesús Santrich: “A partire approssimativamente dal 1999 (…) i dirigenti delle FARC hanno concordato con i capi del Cartel de los Soles riubicare alcune delle operazioni delle FARC in Venezuela sotto la protezione del Cartello. Successivamente, le FARC ed il Cartel de los Soles hanno inviato cocaina processata dal Venezuela agli USA attraverso punti di trasbordo nei Caraibi ed America Centrale, come l’Honduras. Approssimativamente nel 2004, il Dipartimento di Stato USA ha stimato che 250 o più tonnellate di cocaina transitavano, all’anno, attraverso il Venezuela. Le spedizioni marittime venivano spedite a nord dalla costa venezuelana usando imbarcazioni veloci, pescherecci e navi porta container”.

Ciò afferma dal Dipartimento di Giustizia facendo supporre, paradossalmente, che il suo sistema di prevenzione contro il narcotraffico è così inefficace da non poter fermare i “pescherecci”.

E’ ampiamente dimostrata la relazione organica degli USA con il traffico di droga:

  1. Antonio Maria Costa, direttore dell’Ufficio dell’ONU per la Droga ed il Crimine ha dichiarato, nel 2009, che i capitali provenienti dal narcotraffico hanno salvato le banche fallite, occasionato dal collasso finanziario del 2008, che ha avuto il suo epicentro negli USA.
  2. Nel 2012, l’FBI ha trovato prove che i cartelli messicani “utilizzavano i conti della Bank of America per nascondere denaro ed investire i proventi illegali del narcotraffico in cavalli da corsa USA”.
  3. Nello stesso anno, è stato anche rivelato che il cartello messicano Los Zetas riciclava i suoi profitti del traffico di droga presso la banca JP Morgan, effettuando trasferimenti diretti dal Messico sotto un amalgama di fondi e società che ha anche posto l’attenzione delle autorità sulla banca Wells Fargo.

Tutte queste banche continuano a funzionare come se nulla fosse successo.

La comprovata permissività (e la logica del beneficio diretto) del sistema finanziario USA e della sua élite politica rispetto al narcotraffico internazionale, offusca le accuse contro il Venezuela ed il suo tono di presunta difesa della salute pubblica dei nordamericani.

Solo due anni fa, la Colombia ha battuto i record nella produzione ed esportazione di cocaina verso gli USA, cifre che hanno coinciso con un vertiginoso aumento del numero di consumatori negli USA. Su questo, un rapporto della DEA ha rivelato: “Livelli record di coltivazione illecita e produzione di coca in Colombia, che è stata la principale fonte della cocaina sequestrata ed analizzata negli USA, ha ampliato il mercato della cocaina, il che ha condotto ad un incremento dell’abuso domestico”.

Il Dipartimento di Giustizia cerca di responsabilizzare il Venezuela dell’inondazione di cocaina negli USA, anche quando è dimostrato dalla sua stessa agenzia antidroga che l’aumento nel consumo che colpisce milioni di cittadini USA risieda nella incontrollata produzione di cocaina colombiana.

Stanno anche cercando di posizionare il Venezuela come “paese di transito” della cocaina verso gli USA, sebbene dati forniti dallo stesso governo USA indichino il contrario.

Un rapporto del centro studi del Washington Office for Latin American Affairs (WOLA) conclude: “Circa il 90% di tutta la cocaina destinata agli USA viene trafficata attraverso le rotte dei Caraibi Occidentali e del Pacifico Orientale, non attraverso i mari dei Caraibi Orientali del Venezuela”.

Un’accusa fake (falsa)

Come recensito, all’epoca, in un articolo di questo sito, la narrazione del “Cartel de los Soles” è soprattutto eccentrica ed inspiegabile.

È stata promossa come un’organizzazione ampia e pericolosa, ma non ci sono le condizioni che lo dimostrino: non esiste una lotta omicida tra cartelli come in Messico o in Colombia, mai è stato sequestrato un deposito che porti il segno di questa presunta organizzazione, come neppure si conosce che la logistica dell’esercito venezuelano si stia sfruttando per trafficare stupefacenti.

Il fantomatico “Cartel de los Soles” è un prodotto per il consumo di massa che rafforzi la narrazione dei falchi e del settore più estremista della destra venezuelana.

In questa stessa catena di false premesse, il Dipartimento di Giustizia incorre in un fatale errore di calcolo: pone Maduro come il “capo” dell’ “organizzazione” anche quando non è un militare e quando, nel 1999, appena iniziava la sua carriera politica dopo la vittoria di Hugo Chávez nel 1998.

È assolutamente illogico l’impostazione che il Venezuela sia un narcostato guidato da Maduro e Diosdado Cabello. Nel 2010, secondo una filtrazione di Wikileaks, l’allora ambasciatore USA in Venezuela, Patrick Duddy, ha scritto al Dipartimento di Stato riconoscendo l’estradizione del narcotrafficante Salomon “Big Daddy” Camacho da parte delle autorità venezuelane.

Il Venezuela ha catturato 102 signori della droga di diverse nazionalità (la maggior parte proveniente dalla Colombia), ha rafforzato i sequestri sia al confine e distrutto piste illegali di atterraggio ed ha abbattuto aerei dei narcos nel territorio nazionale come sistematica politica antidroga.

La narrativa del Dipartimento di Giustizia cade davanti al peso di questi dati.

Finanziare l’assassinio: scegliendo le vie dell’intervento

A causa della fallace accusa del Dipartimento di Giustizia, il Segretario di Stato Mike Pompeo ha firmato una dichiarazione ufficiale che autorizza l’offerta di “una ricompensa fino a 15 milioni di $ per informazioni relative a Nicolás Maduro. Il Dipartimento offre anche ricompense fino a 10 milioni di $ ciascuno per informazioni relative a Diosdado Cabello, Hugo Carvajal Barrios, Alcalá Cordones e Tareck El Aissami”.

In questo modo, si può dedurre che gli USA finanziano indirettamente un’operazione militare segreta che possa portare all’assassinio o al sequestro di alte autorità venezuelane, in un chiaro atto di intervento armato contro uno Stato sovrano che contravviene i principi fondamentali del diritto internazionale.

Con i fatti, gli USA ufficializzano il piano di assassinio che ha avuto il suo antecedente più sonoro nel fallito attentato del 4 agosto 2018.

Includere il Dipartimento di Giustizia implica una copertura istituzionale addizionale all’Ordine Esecutivo del 2015 per giustificare un’aggressione diretta contro l’alto comando politico-militare del paese, sapendo che un intervento armato su larga scala è fuori dall’equazione a causa del posizionamento energetico ed economico di Cina e Russia in Venezuela, ed inoltre, per il costo politico che implicherebbe la dichiarazione di guerra ad un paese che lotta contro una pandemia in condizioni di blocco e sanzioni illegali.

L’idea è di distruggere lo Stato venezuelano assassinando o sequestrando i suoi principali dirigenti con la scusa di difendere la “sicurezza nazionale” degli USA. Eccezionalismo da steroidi.

Un altro piano armato dalla Colombia che è fallito: la chiave di Clíver Alcalá

Mercoledì 25 marzo, il Ministro della Comunicazione e dell’Informazione, Jorge Rodríguez, ha avvisato l’opinione pubblica, in una conferenza stampa, dell”’esistenza di tre campi di addestramento nella città di Riohacha, Colombia, dove ugual numero di gruppi paramilitari si stanno addestrando con armi ed esplosivi per realizzare attentati ed atti terroristici in Venezuela, con il sostegno di mercenari USA ed il sostegno del governo di quel paese”.

Il piano consisteva nel promuovere assassini selettivi di funzionari venezuelani di alto livello, compresa la collocazione e la detonazione di bombe in unità militari venezuelane e centri di potere politico, con l’obiettivo di generalizzare una situazione di caos e terrore sfruttando la congiuntura del Covid-19.

Ma l’obiettivo centrale dell’operazione era un nuovo tentativo di assassinare Maduro.

I tre gruppi mercenari sotto la responsabilità di Juvenal Sequera Torres (coinvolto nel fallito golpe del 30 aprile 2019), Félix Mata Sanguineti e Robert Colina Ibarra, alias “Pantera”, contavano su consiglieri USA e militari disertori del 23 febbraio che avrebbero assunto la prima linea di incursione.

Le armi e l’equipaggiamento sarebbero giunti a Riohacha per entrare in Venezuela, un movimento che è fallito poiché la Polizia Nazionale della Colombia ha sequestrato, il 23 marzo, “26 fucili di assalto AR-15 calibro 5.56 ed accessori per questo tipo di armi, come 8 silenziatori, 36 scocche, 45 unità di mirini e 30 mirini laser. Inoltre, sono stati trovati 3 giubbotti antiproiettile, 37 visori notturni, 4 binocoli, 2 radio di comunicazione con 43 batterie e 15 caschi, tra altri elementi”, secondo un rapporto di W Radio della Colombia.

L’intelligence ed i servizi di sicurezza del Venezuela hanno anticipato gli eventi ed hanno catturato Rubén Darío Fernández Figuera, alias “Búho”, che ha descritto nelle sue dichiarazioni lo schema dell’operazione: tre mercenari USA, insieme con alias “Pantera” e Clíver Alcalá, costituivano il livello direttivo delle azioni e si erigevano come gli organizzatori logistici ed operativi.

L’operazione è fallita prima che accadesse la prima delle incursioni pianificate.

Alcalá ha riconosciuto attraverso il suo account Twitter che le armi sequestrate dalla polizia colombiana facevano parte del piano ed ha sostenuto che con esse avrebbe iniziato la “liberazione del Venezuela”. In seguito ha confessato che le stesse “facevano parte di un accordo tra lui e Juan Guaidó con consiglieri USA che avrebbero avuto come fine essere utilizzate in un’operazione contro Nicolás Maduro”.

L’ex maggior generale venezuelano ha partecipato ad altri piani per dirigere incursioni armate dalla Colombia contro il Venezuela, assumendo una posizione dirigente nella creazione di un esercito mercenario alimentato dai disertori della FANB, lo scorso anno, consigliato da militari USA.

Trascinare la Colombia verso il precipizio: la guerra neoliberale e privata

Con l’offerta di “ricompense” per la testa di Maduro e di altri dirigenti, gli USA hanno terziarizzato la guerra contro il Venezuela, sfruttando l’ecosistema di contrattisti militari e gruppi irregolari che vivono in Colombia, a guardia degli affari delle multinazionali.

Molti dei contrattisti militari che sono attivi in ​​Colombia appartengono ad Israele e USA, che addestrano gruppi paramilitari nelle attività di controllo della popolazione delle aree rurali con risorse minerarie strategiche.

Pertanto, in tempi di crisi sanitaria e campagna elettorale, la Casa Bianca si lava le mani, privatizza la guerra contro il Venezuela, mettendo sul tavolo milioni di dollari e si risparmia il costo politico ed economico di un intervento diretto.

Accelerare il golpe: la norieguizzazione di Maduro

I devastanti effetti a livello globale del Covid-19 hanno anche frantumato le aspettative di cambio di regime mediante l’impiego della figura di Juan Guaidó. Mentre il governo venezuelano ha adottato le misure richieste dall’OMS, essendo riconosciuto dal sistema dell’ONU, Guaidó è rimasto nell’anonimato mediatico e senza presenza sulla scena politica nazionale ed internazionale.

Nei giorni scorsi, il governo venezuelano ha proposto un coordinamento con entità multilaterali per rafforzare la lotta nazionale contro la pandemia, facendo pressione, così, per la revoca del blocco economico imposto da Washington ed avallato dalle corporazioni multinazionali.

Con la richiesta di un prestito di 5 miliardi di $ al FMI, che è stato rapidamente negato da quell’organizzazione attraverso i portavoce, Nicolás Maduro ha ottenuto il primo sostegno da parte del blocco europeo nella sua domanda di finanziamento internazionale.

Queste azioni hanno esposto la politica d’ingerenza USA come un fattore che approfondisce gli effetti del Covid-19 e che danneggia i venezuelani.

Alla luce di questa realtà, gli USA sono stati costretti ad intensificare la loro pressione contro il Venezuela, facendo appello al mantra della “sicurezza nazionale”, aspetto che tenta di creare uno specchio storico pericolosamente vicino all’invasione di Panama, nel 1989, che ha portato alla cattura del presidente Manuel Noriega, anche lui accusato di narco traffico dagli USA.

Tuttavia, le condizioni di Panama, nel 1989, e quelle del Venezuela, nel 2020, sono molto diverse, in parte a causa del contesto di alleanze geopolitiche che il paese ha costruito insieme al blocco multipolare. Noriega non aveva alcun sostegno politico né internazionale per difendersi dal suo ex socio USA; tutto il contrario accade con il governo del presidente Maduro, che ha Cina e Russia tra i suoi principali alleati strategici.

L’offensiva internazionale di Maduro, insieme alla sua tempestiva ed opportuna reazione di fronte alla crisi del Covid-19, hanno esasperato la Casa Bianca, scatenando misure sempre più errate come lo stimolo dell’assassinio o il sequestro di un capo di stato e di funzionari chiave di un governo da cui dipendono milioni di persone al fine di superare la pandemia più pericolosa del XXI secolo.

Si sbagliano di nuovo.

Fonte

A 7 anni dalla morte l’eredità di Hugo Chávez è ancora vigente in Venezuela, in America Latina e nel mondo intero

«Non ci sarà nessun patto con la borghesia o la dissolutezza rivoluzionaria. Continueremo ad avanzare e costruire il socialismo al ritmo e alla velocità imposti dalle circostanze», il marzo del 2013 moriva il comandante Hugo Rafael Chávez Frías, storico leader della rivoluzione bolivariana, ricordato come uno dei più grandi statisti dell’America Latina, capace di il corso della Storia venezuelana, portando il paese verso la sua seconda e definitiva indipendenza.

Ha lasciato al Venezuela e al mondo un’eredità di lotta e resistenza ancora in vigore in Venezuela e in America Latina.

La resistenza del popolo venezuelano alle continue aggressioni degli Stati Uniti e dei suoi alleati regionali è un segno della validità degli ideali umanistici e sociali del comandante Chávez.

Attraverso dibattiti, discorsi e azioni politiche, Hugo Chavez stava costruendo un progetto per trasformare la società venezuelana, cercando di eliminare le strutture del sistema capitalista e promuovendo i valori del socialismo: libertà, uguaglianza, solidarietà.

Nonostante l’applicazione di misure coercitive, il governo venezuelano ha continuato con una profonda agenda sociale avviata dal comandante Chávez per migliorare le condizioni di vita della maggioranza del popolo venezuelano.

Misure come le missioni sociali Gran Vivienda Venezuela, Barrio Adentro, il cibo a prezzo sovvenzionato attraverso i comitati per l’approvvigionamento (CLAP) rispondono alla profonda politica sociale mantenuta negli oltre 20 anni della Rivoluzione Bolivariana.

Nel suo cammino, Chávez non solo ha suscitato la coscienza del popolo venezuelano, ma ha anche abbracciato i popoli della regione, seminando un retaggio di unità e pace in America risvegliando il sogno di Simón Bolívar.

Come in Venezuela, le proteste sociali in Cile contro il modello neoliberista promosso dal presidente Sebastián Piñera sono un altro chiaro esempio di come sette anni dopo la sua morte rimanga in vigore la richiesta di Chavez di opporsi ai modelli antisociali.

Le recenti mobilitazioni in Colombia ed Ecuador, dove le popolazioni richiedono profonde riforme politiche ed economiche da parte dei loro governanti sono un riflesso di come l’ideale di Hugo Chavez abbia compenetrato i popoli latinoamericani che continuano la loro lotta per una società più equilibrata senza un enorme divario tra ricchi e poveri.

Sette anni dopo la scomparsa solo fisica di Chavez la sua opera mantiene vitalità e attualità estreme. I popoli sono ancora ispirati dalle sue azioni e anelano alla costruzione di una società basata sugli ideali da lui propugnati nonostante l’impero nordamericano continui la sua opera di disturbo e demonizzazione della sua straordinaria figura di rivoluzionario e statista.

Fonte: teleSUR – Correo del Orinoco

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-a_7_anni_dalla_morte_leredit_di_hugo_chvez__ancora_vigente_in_venezuela_in_america_latina_e_nel_mondo_intero/82_33456/

 

 

TeleSUR, minacciata da Guaidó, chiama a difendere l’informazione come diritto umano

Ci risiamo. L’emittente teleSUR è di nuovo oggetto di attacchi da parte di quelle destre che cianciano di libertà di stampa ma in realtà vogliono solo media asserviti alla loro agenda golpista. Mezzi di comunicazione, come quelli afferenti il circuito mainstream, pronti a giustificare ogni loro malefatta. Casi lampanti sono il golpe in Bolivia e la brutale repressione popolare che avviene in paesi come il Cile e l’Ecuador. Mentre in Venezuela si continua a sovvertire la realtà con l’obiettivo di destabilizzare il governo guidato da Maduro.

Proprio per questa ragione domenica scorsa, l’ormai deputato semplice Juan Guaidó, già autoproclamato presidente del Venezuela, ha minacciato di “intervenire sull’amministrazione” di teleSUR. Forse al novello Pinochet non basta avere dalla sua parte già quasi tutto lo spettro mediatico nazionale e internazionale, cerca di silenziare una delle poche voci sempre pronta, grazie alla competenza e al coraggio dei suoi giornalisti, a raccontare una diversa versione dei fatti rispetto alla narrazione imposta dai media mainstream.

Narrazione fallace e che sempre vediamo distorta rispetto alla realtà per il fatto che questa deve essere funzionale all’agenda imposta da Washington. Altro esempio lampante lo abbiamo in occasione delle lotta interna all’opposizione venezuelana. Una fazione dissidente è riuscita ad estromettere Guaidó dalla presidenza dell’Assemblea Nazionale del Venezuela. Immediatamente la canea mediatica si è scatenata per cercare di far passare il nuovo presidente Parra come un chavista. Nulla di più falso.

In ogni caso teleSUR non si lascia intimidire dalle squallide minacce del golpista Guaidó che vuole «sequestrarla» in nome «della libertà di espressione».

In un comunicato diffuso attraverso il social network Twitter la presidente di teleSUR, Patricia Villegas, ha affermato che ancora una volta, «il grande capitale transnazionale, con la voce di attori politici di destra, agisce contro questo mezzo di comunicazione».

«Desiderano espropriare il suo segnale e tagliare una piattaforma di comunicazione che è servita per l’incontro dei Popoli. Intendono tornare ai tempi del silenzio e dell’invisibilità di coloro che rivendicano i loro diritti e lottano per un mondo migliore», si legge nel testo.

Viene ricordato che il 24 luglio 2019, teleSUR ha raggiunto 14 anni di trasmissione ininterrotta, informando e difendendo la verità dei popoli dell’America Latina e del mondo.

Si evidenzia che la sua copertura informativa ha come protagonisti i popoli. «Uno sguardo che esalta l’identità, la cultura e il sentimento delle comunità latinoamericane e caraibiche, visto come un pericolo dai centri di potere».

La Nueva Televisión del Sur CA, in questo senso chiama popoli, organizzazioni sociali, giornalisti, sindacati, istituzioni, governi e comunità in generale, «ad alzare la voce in difesa dell’informazione come diritto umano fondamentale e questa piattaforma di comunicazione, trincea di integrazione e pace».

Le grossolane minacce del burattino manovrato dagli USA Guaidó hanno trovato l’immediata risposta di tante personalità e capi di Stato dell’America Latina che si sono schierate al fianco dell’emittente creata per volontà dei comandanti Chavez e Fidel Castro con l’etichetta #VivateleSUR.

 

 

La redazione de l’AntiDiplomatico esprime la sua più totale solidarietà a teleSUR. Anche noi pensiamo che l’informazione debba essere considerata un diritto umano fondamentale e quindi teleSUR deve continuare a poter esprimere il suo sguardo che esalta l’identità, la cultura e il sentimento delle comunità latinoamericane e caraibiche» e di tutti i sud del mondo.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-telesur_minacciata_da_guaid_chiama_a_difendere_linformazione_come_diritto_umano/5694_32589/

 

 

Guaidò e la votazione all’Assemblea Nazionale del Venezuela: tutto quello che devi sapere

Quando si affronta il tema Venezuela fake news e mistificazioni della stampa mainstream – sempre pronta a scopiazzare tutto il pattume proveniente da fonti anglosassoni o semplicemente contro il governo bolivariano di Maduro – sono dietro l’angolo come mostrano i commenti e resoconti sulla giornata all’Assemblea Nazionale che ha sancito l’ormai inevitabile accantonamento di quella barzelletta della storia che risponde al nome di Juan Guaidò.

Il golpista autoproclamato conscio di non avere i voti necessari per la rielezione come presidente dell’Assemblea Nazionale – ancora in stato di oltraggio – ha volto montare insieme ai suoi sodali uno show mediatico per poter così annunciare una repressione mai avvenuta da parte delle forze di sicurezza.

Dopo aver verificato le rispettive credenziali di ciascun parlamentare, non c’è stato nessun impedito che non ha permesso agli uomini di Guaidó di fare ingresso nel Palazzo Legislativo Federale. Anzi, sono stati proprio i suoi vice a tentare di impedire che la sessione si svolgesse come previsto.

La verdad verdadera es que Guaidó no tenía los votos sin los inhabilitados. Por eso se quedó fuera hasta último momento y luego hizo el show. Sus compañeros estaban tranquilos dentro del hemiciclo. Lo sabe todo el que estuvo ahí, incluida la prensa. Video @madeleintlSUR pic.twitter.com/fNMMhpAZPm

— Érika Ortega Sanoja (@ErikaOSanoja) January 6, 2020

I parlamentari, compresi quelli afferenti alle forze del chavismo, hanno iniziato la sessione eleggendo come nuovo presidente dell’Assemblea l’esponente di Primero Justicia, Luis Parra, il cui nome era stato avanzato da quei settori dell’opposizione che hanno deciso di voltare le spalle a un ormai screditato Juan Guaidò.

Va notato che i parlamentari dissidenti dell’opposizione a Juan Guaidó hanno sottolineato che hanno deciso di non sostenerlo perché ha abbandonato la gestione parlamentare per consolidare una struttura di potere personale e con ciò non era stato in grado di fornire soluzioni concrete al popolo venezuelano.

Il nuovo presidente dell’Assemblea Nazionale, Luis Parra, ha convocato una sessione speciale per martedì 7 gennaio prossimo, mentre d’altra parte il perdente Guaidó con i suoi seguaci ha deciso di recarsi presso il quartier generale del quotidiano di opposizione El Nacional per tenere una sessione da quella sede.

Fonte: LaIguana.tv

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-guaid_e_la_votazione_allassemblea_nazionale_del_venezuela_tutto_quello_che_devi_sapere/5694_32452/

 


 

Venezuela: golpe di Maduro all’Assemblea Nazionale? La falsa narrazione di un Guaidó rimasto senza voti e scaricato anche dall’opposizione

Venezuela: golpe di Maduro all'Assemblea Nazionale? La falsa narrazione di un Guaidó rimasto senza voti e scaricato anche dall'opposizione

Questa domenica, 5 gennaio, dopo che il deputato di Primero Justicia (PJ), Luis Parra, è stato eletto nuovo presidente dell’Assemblea Nazionale (AN), l’ex presidente della suddetta istituzione, Juan Guaidó, e i suoi alleati politici, hanno iniziato diffondere, con diversi mezzi, che il suo allontanamento dalla leadership del Parlamento era da addebitare all’esecutivo venezuelano.

La destra in rete ha iniziato a parlare di un golpe ispirato e guidato dallo stesso presidente Nicolás Maduro.

«Golpe in Parlamento. Senza voti o quorum i deputati della Psuv cercano di eleggere una falsa giunta direttiva”, ha pubblicato il profilo dell’AN su Twitter.

Altri deputati, come il dirigente di Voluntad Popular (VP), Freddy Guevara, hanno indicato che la nuova direttiva era stata proclamata senza quorum e senza voti. «Il Psuv, con la frazione Clap, violentano regolamenti e Costituzione e senza voti pretendono di proclamarsi come nuova giunta direttiva. Non hanno il quorum o i voti», ha affermato il dirigente della destra estremista.

Tuttavia, Parra stesso ha indicato che c’era un quorum. Ha affermato che 140 deputati erano presenti all’Assemblea nazionale per il voto e che alla fine ne sono entrati altri 10. Prende atto che 81 deputati, secondo l’ultima lista, hanno votato per lui e la nuova giunta direttiva.

«Nessuno ha impedito a Juan Guaidó di entrare. Non è entrato perché non aveva i voti, quindi è rimasto fuori dal Palazzo Legislativo Federale. Altri che avevano un mandato di arresto entrarono coraggiosamente. Non rimarremo intrappolati del passato e Guaidó è il passato», ha affermato Parra.

Secondo il nuovo vicepresidente dell’AN, José Gregorio Noriega, tra gli 81 deputati che hanno votato per la nuova giunta direttiva vi sono 31 deputati dell’opposizione.

In questo senso, solo quindici deputati di opposizione, del partito Voluntad Popular, non hanno potuto accedere all’emiciclo. Secondo Parra, ciò non ha impedito il quorum. Ha sottolineato che nella sessione c’erano sia deputati dell’opposizione che deputati chavisti.

Ha chiarito che Juan Guaidó e i suoi compagni avevano tutte le possibilità di entrare, ma non l’hanno fatto perché coscienti di non avere voti sufficienti per la rielezione.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-venezuela_golpe_di_maduro_allassemblea_nazionale_la_falsa_narrazione_di_un_guaid_rimasto_senza_voti_e_scaricato_anche_dallopposizione/82_32451/

Venezuela, attacco alle caserme

“Attenzione popolo del Venezuela: all’alba di oggi, un gruppo di terroristi armati ha preso d’assalto un’unità militare di frontiera nel sud della Repubblica”… Cominciava così, ieri, il primo dei tre twitter emesso dal governo bolivariano per voce del ministro della Comunicazione, Jorge Rodriguez. “Con dolore dobbiamo informare che nell’attacco i terroristi hanno assassinato un giovane effettivo del nostro esercito bolivariano”, continuava il ministro, promettendo di “cercare gli omicidi in fuga fin sotto le pietre affinché paghino per un crimine così vigliacco”.

L’attacco – precisava il comunicato – era stato portato da un ufficiale disertore con la complicità di alcuni indigeni pemones riservisti, alla frontiera con il Brasile. Obiettivo dell’assalto, quello di sottrarre armi all’esercito bolivariano da impiegare per nuovi tentativi di colpo di stato, confidando in qualche ribellione interna alla Forza Armata Nazionale bolivariana.

Un tentativo finora andato a vuoto, che ha mostrato la solidità dell’unione civico-militare, pur nella difficile situazione che pesa sul paese a causa delle sanzioni degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, e della sfibrante guerra economico-finanziaria scatenata da anni dalle oligarchie dirette dall’esterno. Anche questa volta – ha detto poi il governo – tutti gli attaccanti tranne uno sono stati arrestati e tutte le armi recuperate.

I falchi del Pentagono vogliono forzare i tempi e la mano anche a quanti, all’interno dell’amministrazione USA e dell’Unione Europea, riconoscono il fallimento della linea golpista e spingono per la trattativa. Il 5 gennaio scade infatti il periodo previsto dalla destra per cambiare di turno alla presidenza del Parlamento, che – per rotazione – finora è toccata alla parte più estremista, quella di Voluntad Popular, il partito di Juan Guaidó.

Un bel problema per la banda di Guanito Alimaña, soprannome tratto da un noto ladro, attribuito dal chavismo al deputato autoproclamatosi “presidente incaricato” a gennaio, per ricordarne la caratteristica principale: l’intenzione di saccheggiare il paese con ogni mezzo. E infatti non si contano gli scandali per corruzione che vedono coinvolto Guaidó e la sua banda, denunciati dagli stessi deputati dalla destra che si sono sentiti esclusi dalla festa.
Il Parlamento si trova in una situazione di illegalità, sancita dal Tribunal Supremo de Justicia dopo l’avvenuta incorporazione fraudolenta di tre deputati indigeni che non meritavano l’elezione. Un limbo fuori controllo che, a conti fatti, ha favorito la sfrenata corsa al bottino – le immense risorse del Venezuela – portata avanti da Guanito Alimaña fin dall’inizio. Una cuccagna che, ora, né la destra fascista, né i padrini occidentali intendono lasciarsi scappare.
Per questo, in vista delle parlamentari previste a gennaio e a fronte degli accordi di mediazione conclusi tra il governo bolivariano e quella parte di opposizione moderata che non vuole perdere il proprio stipendio e intende quindi ripresentarsi alle elezioni, Guaidó cerca da un lato di cambiare le regole del gioco in Parlamento, e dall’altro di giocarsi il tutto per tutto.

Già nell’ultimo tentativo destabilizzante, come sempre proveniente dalla Colombia, sventato dall’intelligence bolivariana e illustrato in televisione da Jorge Rodriguez, le intercettazioni mostravano la strategia considerata prioritaria dai golpisti: sottrarre armi all’esercito, per rifornire i paramilitari e per seminare la sfiducia nella Fanb.

Questa volta – ha fatto sapere il governo – l’assalto è stato organizzato sia in Colombia che in Perù, e con il beneplacito del Brasile di Bolsonaro che preme per avere un buon alleato alla frontiera. Partono prevalentemente dal Brasile, infatti, i trafficanti di oro, che in questi anni hanno imperversato in Venezuela anche nelle zone sotto controllo ambientale, le zone recondite della Gran Savana, grazie all’amministrazione locale gestita dalla destra, e a cui il governo bolivariano sta mettendo ora i bastoni fra le ruote.

I nuovi progetti decisi dal governo Maduro per ridurre l’impatto ambientale prevedono la preservazione dei territori dove vivono da sempre gli indigeni pemones. Per questo, a seguito di una lunga inchiesta che ha coinvolto le popolazioni, sono state create piccole cooperative che hanno coinvolto i minatori in una gestione meno devastante delle risorse e nella custodia dei parchi naturali.

Una politica che ha pestato i calli anche a quella parte degli indigeni pemones che si presta a essere massa di manovra della destra venezuelana, e che si è fatta arruolare negli attacchi volenti organizzati da Guaidó nel corso di questo anno. Una realtà completamente capovolta dalla propaganda occidentale, che accusa il governo bolivariano di voler procedere all’estrattivismo selvaggio nei territori “incontaminati”.

Così ha descritto invece la situazione la ministra venezuelana dei popoli indigeni, Aloha Nuñez, in una nostra recente intervista: “Il 23 febbraio, Emilio Gonzalez, sindaco della Gran Sabana, ha comprato delle casse di viveri e ha diffuso le foto di indigeni che li trasportavano in barca, facendo credere che si trattasse degli “aiuti umanitari” inviati dagli USA per Guaidó. Altri mercenari hanno sequestrato un camion e vi hanno apposto la scritta “aiuti umanitari”. Lo hanno denunciato gli stessi leader delle comunità indigene. Il sindaco si è poi inventato una inesistente repressione per lasciare l’incarico e fuggire in Brasile, e così il governo regionale ha dovuto assumere la responsabilità di tutto il municipio”.

E mentre i fascisti venezuelani cercano di rovinare il Natale ai loro concittadini, quelli della Bolivia – diretti dall’autoproclamata locale, Janine Añez, – procedono a spron battuto verso il “consenso di Washington”, aderendo al Gruppo di Lima: per “risolvere la crisi del Venezuela”, ha detto l’autoproclamata.

di Geraldina Colotti

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-venezuela_attacco_alle_caserme/5694_32296/

 

La Russia condanna i reiterati tentativi degli USA di destabilizzare il Venezuela

Nonostante i ripetuti fallimenti l’amministrazione statunitense continua a lavorare per destabilizzare il governo del Venezuela e rovesciare il legittimo presidente Maduro. L’obiettivo USA è sempre stato quello di creare in Venezuela lo scenario che abbiamo adesso in Bolivia dove i golpisti dopo aver rovesciato il presidente Evo Morales hanno preso il potere e adesso lavorano per escludere il MAS dalle prossime elezioni.

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha denunciato i continui tentativi degli Stati Uniti di “destabilizzare” il Venezuela.

“Sfortunatamente, Washington non intende abbandonare la sua linea per rovesciare il legittimo governo venezuelano”, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo durante un briefing.

Nonostante “un certo ammorbidimento della retorica”, i tentativi di “destabilizzare” il paese caraibico “dall’interno” continuano, mentre “le sanzioni illegali si stanno espandendo”, ha detto la diplomatica russa.

Gli USA hanno imposto sanzioni contro il il direttore del Servizio amministrativo di identificazione, migrazione e immigrazione del Venezuela (SAIME), Gustavo Adolfo Vizcaíno Gil, e l’ex direttore dello stesso ente, Juan Carlos Dugarte Padrón, accusati di aver ricevuto “migliaia di dollari per l’emissione di passaporti”.

Queste ultime sanzioni si aggiungono alla serie di misure che il governo Donald Trump applica dal 2017 per costringere il presidente venezuelano Nicolás Maduro a dimettersi.

Fonte: RT

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_russia_condanna_i_reiterati_tentativi_degli_usa_di_destabilizzare_il_venezuela/82_32126/

 

“Questa la fake news più grande raccontata dai media internazionali contro il Venezuela”

William Castillo, vice-ministro degli esteri del Venezuela e uno dei più abili comunicatori sociali del paese, in conferenza stampa a Roma

Conferenza stampa oggi a Roma, presso l’Ambasciata della Repubblica bolivariana del Venezuela, del vice-ministro degli esteri William Castillo, che ha affrontato tutti i temi che riguardano il suo paese.

“Il mondo deve sapere che il Venezuela ha normalizzato la propria situazione interna. Ha rafforzato i meccanismi politici e democratici e anche sul piano economico stiamo ripartendo. La congiura degli Stati Uniti per destabilizzare il Paese e’ fallita e ci prepariamo alle legislative del 2020”, ha rivendicato con forza il vice-ministro.

Tanti i riferimenti ai legami con i narcos e alla corruzione dirompente che sta travolgendo il golpista Guaidò, al punto che neanche la stampa più vicina alle posizioni statunitensi riesce più a nascondere l’implosione in atto nelle frange più violente dell’opposizione venezuelana.

L’America Latina attraversa una fase di grande sommovimento. Castillo si è soffermato sia sulle manifestazioni violente del regime golpista boliviano che quelle del governo di estrema destra del Cile. “Ci rammaricano molto le violenze contro i manifestanti in Bolivia e Cile. Ogni popolo ha il diritto di battersi per i diritti umani nel modo che ritiene piu’ opportuno”. il governo di Caracas, ha proseguito il vice-ministro, “denuncia le violenze e le repressioni in quei Paesi, le centinaia di feriti tra i manifestanti e i 300 cileni rimasti accecati negli scontri”. In Colombia, Cile o Ecuador “la gente protesta per le pensioni, il welfare, i miglioramenti economici” ha proseguito il vice-ministro, aggiungendo di credere pero’ che “siano vicende interne a quei Paesi”.

William Castillo è uno dei comunicatori sociali più abili del suo paese e attraverso il suo account twitter è stato uno dei principali attori di informazione per respingere la propaganda golpista internazionale nei momenti più complicati. A domanda precisa dell’AntiDiplomatico sulla guerra mediatica contro il Venezuela e in particolare su quale fake news merita il premio di “bufala del 2019”, Castillo non ha dubbi. Vi invitiamo ad ascoltare con molta attenzione la magistrale risposta:

PER MOTIVI TECNICI VI INVITIAMO A COLLEGARVI SU https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-questa_la_fake_news_pi_grande_raccontata_dai_media_internazionali_contro_il_venezuela/82_32125/

per visionare il filmato

 

“Ogni giorno che passa, muoiono dei ragazzi in Venezuela a causa del blocco degli Usa”

“Bisogna aiutare i bambini che stanno morendo di leucemia sbloccando i fondi che il Venezuela ha inviato in Italia sia per acquistare i farmaci oncologici che per poter realizzare i trapianti di midollo osseo. Il blocco economico degli Stati Uniti impedisce che questi bambini venezuelani vengano curati”. Padre Numa Molina Garcia, Docente di Teologia dell’Università Cattolica di Caracas e sacerdote gesuita da sempre vicino ai più poveri e agli oppressi del proprio paese, ha lanciato questo appello nel corso del seminario che si è tenuto oggi alla Sapienza nell’ambito delle lezioni di Politiche economiche del professore Luciano Vasapollo. Padre Numa ha lanciato con forza questo monito, facendo notare come, contrariamente a quanto dicono i media, spesso schierati a difesa degli interessi economici delle multinazionali e delle politiche imperialiste che stanno mettendo sotto assedio il Venezuela, il governo di Caracas ha erogato i fondi necessari all’acquisto di questi farmaci, i quali possono consentire a tanti bambini di sopravvivere. “Ogni giorno che passa, muoiono dei ragazzi. A questo bisogna pensare quando si antepongono delle ragioni politiche all’adempimento di un intervento umanitario”.

Durante il seminario, a cui hanno partecipato oltre a Padre Numa e all’economista e militante rivoluzionario Luciano Vasapollo anche Fernando Martinez (Presidente del corso di laurea in Scienze del Turismo alla Sapienza) e Francesco Valerio della Croce (Docente di Diritto dell’Unione Europea), si è discusso, insieme agli studenti, della realtà economica del Venezuela, dove, al di là delle narrazioni tossiche della maggior parte dei media, i governi della Rivoluzione bolivariana hanno consentito alla stragrande maggioranza della popolazione l’accesso alla sanità gratuita e all’istruzione. Tuttavia, il blocco economico di natura criminale che ha accerchiato questo paese, che è stato imposto dagli USA e sostenuto dall’Unione Europea, i quali hanno inoltre riconosciuto la figura tragica di Guaidó come presidente autoproclamato e golpista del Venezuela, ha portato il paese caraibico ad una situazione critica, in cui gli ospedali non possono garantire le cure che prima del blocco erano normalmente erogate alla maggioranza della popolazione. Il Venezuela, la cui economia si basa sull’esportazione, non può acquistare le medicine essenziali per la sopravvivenza di questi bambini malati di leucemia.

Insieme a Padre Molina, l’economista italiano, membro della Rete di Intellettuali e artisti in difesa dell’umanità, hanno lavorato per risolvere questa situazione. “La Sapienza e dunque il Policlinico di Roma sono d’accordo a curare questi bambini”, ha spiegato Vasapollo, “così come la Croce Rossa”, grazie anche al sostegno del suo presidente Francesco Rocca. “Ma le pastoie burocratiche ed il circuito finanziario internazionale, controllato da Washington, blocca sistematicamente, nelle filiali portoghesi e spagnole, i fondi stanziati dal Venezuela affinché Roma possa aiutare questi bambini malati. Ogni giorno che si perde, si mette a repentaglio una vita umana. “Si tratta per tanto di un blocco genocida” ha concluso Luciano Vasapollo, di cui è noto l’impegno per la pace ed il rispetto della vita umana, spesso offesa da politiche che rincorrono solo la massimizzazione del profitto e la svendita delle risorse di tutti alle multinazionali.

La tragicità di questa situazione è sotto gli occhi di tutti. Già lo scorso anno, Vasapollo e Padre Numa, che vive nei quartieri poveri di Caracas e proviene da una famiglia di campesinos, avevano lavorato ad un accordo che consentisse l’invio di farmaci e presidi medico-chirurgici in Venezuela, attraverso la mediazione di organizzazioni quali l’UNICEF e la Croce Rossa. Ciò ha consentito alle navi che dovevano portare questi aiuti, bloccate nei porti di Brindisi e Panama, di partire.

Padre Numa, che è stato per molti anni vicino al presidente Hugo Chavez, ha ricordato le conquiste della rivoluzione bolivariana e di come essa abbia contribuito “all’organizzazione e alla formazione del popolo”. Rispondendo alle domande di alcuni studenti, intervenuti tantissimi al seminario, il padre gesuita e teologo della liberazione, ha prospettato un grande futuro per il Venezuela: questo perché il popolo ha saputo rimanere unito e non è caduto nelle provocazioni. “Si parla tanto di dittatura, ma quale tiranno consente che nel proprio paese una persona qualunque, come Juan Guaidó, si autoproclami presidente senza che l’autorità non intervenga”, così come è accaduto in Venezuela. Padre Numa ha visto tanti poveri, in cui, come ha detto Papa Francesco, si rispecchia il volto di Cristo, uscire da uno stato di prostrazione sia materiale che spirituale grazie alle politiche attuate a seguito della rivoluzione bolivariana. “Ho visto persone di ottant’anni, rimaste fino ad allora analfabete, imparare a leggere e a scrivere”. “Bisogna recuperare il comunitarismo della Chiesa delle origini”, ha concluso il gesuita venezuelano.

di Nazareno Galiè – Faro di Roma 

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-padre_numa_molina_alla_sapienza_ogni_giorno_che_passa_muoiono_dei_ragazzi_in_venezuela_a_causa_del_blocco_degli_usa/82_32110/

 

“Guaidó è diventato un miliardario con i soldi dei venezuelani”

Il Presidente della Corte dei Conti della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Elvis Amoroso, ha invitato i cittadini e i media a “essere vigili” di fronte agli scandali sulla corruzione che indicano direttamente il deputato Juan Guaidó e altri 37 oppositori.

“Guaidó è diventato un miliardario con i soldi dei venezuelani”, ha denunciato Amoroso in una conferenza stampa tenuta nella giornata di venerdì.

Ha anche affermato che i 37 oppositori a cui la Soprintendenza delle Istituzioni del Settore Bancario (Sudeban) ha bloccato i conti bancari fanno parte di una “banda di criminali” diretta dall’autoproclamato Juan Guaidó per giocare con i soldi dei venezuelani.

La corte dei Conti di Caracas ha inoltre riferito di aver inabilitato e congelato i conti bancari di tre deputati, un sindaco in esilio e il procuratore generale in esilio, oltre a dichiarare nulle le designazioni fatte da Juan Guaidó del consiglio di amministrazione della controllata PDVSA negli Stati Uniti, Citgo.

Il presidente, Elvis Amoroso, ha indicato che sono stati aperte una procedura di revisione patrimoniale e revisione dei verbali dei fascicoli amministrativi a quelli indicati e che è stato rilevato “l’occultamento o la falsificazione delle informazioni” nella presentazione delle dichiarazioni giurate di patrimonio.

Oltre all’autoproclamato presidente golpista Juan Guaidó troviamo Tomás Guanipa, Julio Borges, Germán Ferrer, l’ex sindaco metropolitano di Caracas Antonio Ledezma e l’ex procuratrice Luisa Ortega Díaz.

I cinque sono stati inabilitati per l’esercizio di qualsiasi carica pubblica per 15 anni.

Come è noto, le accuse di corruzione scuotono l’opposizione venezuelana. La rivelazione dei legami di un gruppo di deputati con casi di corruzione nel caso del Clap ha portato Juan Guaidó ad adottare misure per dissimulare i sospetti. La Camera, controllata principalmente dalle forze di opposizione, ha deciso questa settimana di prendere parte alla Comisión de Contraloría e sospendere 10 parlamentari dalle loro funzioni.

Fonte: Alba Ciudad – La Iguana

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-guaid__diventato_un_miliardario_con_i_soldi_dei_venezuelani_la_denuncia_del_presidente_della_corte_dei_conti_del_venezuela/5694_32061/