Deir El Balah. Massacrati nel sonno

Deir el Balah è una cittadina e un campo profughi, uno degli otto campi profughi che si trovano in quel pezzetto di terra lungo il Mediterraneo palestinese, chiamato Striscia di Gaza, che in 360 kmq raccoglie circa due milioni di abitanti, i tre quarti dei quali sono rifugiati, ovvero cacciati o costretti a fuggire dalle loro case dalla violenza armata e dalla fame di terra dello Stato di Israele,  nato per autoproclamazione il 14 maggio del 1948.

Deir el Balah significa il palazzo delle palme ed è famoso proprio per le sue palme, ora molto meno numerose in seguito ai tanti bombardamenti  israeliani e alle malattie che ne hanno distrutte un buon numero. Da un tipo particolare di queste palme, che producono datteri piccoli, rossi e dolcissimi, si ricava un miele unico al mondo, il miele di fiori di palma di Deir el Balah che, da solo, potrebbe essere una buona fonte  di reddito, ovviamente se l’illegale assedio israeliano venisse spezzato.

Deir el Balah è regolarmente sotto tiro.  Anche quando i media non ne parlano. Oggi invece ne parleranno. A modo loro ma ne parleranno, almeno un po’, perché questa notte, mentre con la mediazione egiziana tra Israele e le formazioni del Jihad si stabilivano le condizioni per il cessate il fuoco, l’aviazione israeliana ha voluto dare il suo saluto, proprio come un killer assetato di sangue, ed ha bombardato la casa della famiglia Malhous a Deir el Balah.
Era passata la mezzanotte, si parlava di cessate il fuoco. Israele aveva già ucciso in poche ore 26 persone, compresi alcuni bambini. Aveva iniziato assassinando un esponente politico della Jihad, Baha Al Ata, poi aveva proseguito uccidendo dei fratelli, dei padri con i figli, dei bambini. Aveva ferito oltre 80 persone e distrutto scuole e palazzi.

Le formazioni della Jihad avevano risposto agli omicidi lanciando centinaia di missili che avevano prodotto panico in Israele e condanne incredibilmente unilaterali  contro Gaza da parte della UE e delle istituzioni di tanti paesi cosiddetti democratici, tra cui l’Italia.

In Italia il nostro giovane e sicuramente inesperto ministro degli esteri aveva ripetuto il ritornello “Israele deve difendersi”, come se solo Israele avesse diritto alla difesa e come se le vittime e le distruzioni fossero in campo israeliano e non palestinese. Come se non Gaza bensì  Israele fosse sotto assedio, come se non Gaza bensì Israele vedesse continuamente i suoi pescatori colpiti in mare, i suoi agricoltori fucilati durante i lavori in campagna, la sua acqua potabile rubata, il suo aeroporto distrutto, i suoi confini blindati e via dicendo.

Certo, il ministro Di Maio è giovane e inesperto, ma un giovane inesperto, se la ruota della fortuna lo ha portato su uno scranno tanto importante, ha il dovere di studiare prima di parlare, altrimenti diventerà, col passare degli anni, un “anziano inesperto” e seguiterà a dire cose che un’osservazione onesta della realtà smentirebbe immediatamente lasciandolo nella vergogna della sua errata dichiarazione.

“Israele ha il diritto di difendersi”, certo! Come tutti i Paesi e tutte le Comunità del mondo, ma la prima regola  per una difesa paritaria e legittima è quella di rispettare i principi sanciti dal Diritto internazionale e dal Diritto umanitario universale. E questo Israele NON lo ha mai fatto e non lo fa. Anzi, i suoi rappresentanti istituzionali più volte hanno pubblicamente dichiarato di riconoscersi al di fuori e al di sopra della legge. Una sorta di Israele ùber alles che niente c’entra col diritto a difendersi e che,  anzi,  si fa pericoloso esempio di disprezzo dei valori democratici.

Qualcuno glielo dica tutto questo al ministro DI MAIO, prima che la sua giovane età cresca al punto di non poterlo più giustificare per ragioni anagrafiche.

Certo, va ricordato che i media mainstream  hanno fatto un buon lavoro di mala-informazione che forse ha inciso sulla sua dichiarazione.

Hanno quasi all’unisono commentato,  commossi e commoventi,  la fuga precipitosa degli israeliani nei loro rifugi al suono delle sirene e, al tempo stesso, hanno sottaciuto l’impossibilità per i palestinesi di trovare un qualsiasi rifugio, restando alla mercé delle potentissime armi assassine di Israele.

Hanno  sottaciuto o filtrato  – attraverso l’uso di termini a “bassa empatia” –  il massacro che Israele stava compiendo , inserendo  il tutto in una cornice composta di due elementi : il diritto alla difesa di Israele, di Israele e basta, va da sé, e l’aggettivazione di terrorista, diretta o velata, attribuita alle vittime del fuoco israeliano quando, ovviamente solo quando, di queste hanno fatto menzione.  Al momento si contano 32 o 34 morti e 111 feriti, non da spavento ma da bombe.

Questo ve lo diciamo noi e le nostre fonti sono certe.

Ma stanotte, proprio mentre si sperava in un cessate il fuoco, e Yousra e suo marito a Deir El Balah avevano messo a dormire i loro bambini e avevano a loro volta scelto di dormire affidandosi ad Allah, l’ingordigia dell’IOF ha voluto chiudere questa due giorni di sangue e terrore con un dessert di fine pasto sapendo che tanto il sangue palestinese, come dice anche un giornalista israeliano critico del suo governo, è la merce a più basso costo che ci sia per qualunque israeliano e, così, hanno sganciato un potentissimo missile sulla palazzina in cui viveva la famiglia Malhous.

Probabilmente i soldati dell’IOF avranno esultato per l’ottimo colpo, una sorta di strike al bowling, con una sola palla hanno ucciso madre, padre e sei bambini. Un piccolo di pochi mesi, sopravvissuto alla strage, se riuscirà a farcela non avrà memoria consapevole di questo terrore. Tutto resterà nel suo inconscio. Ma ci penserà chi si occuperà della sua crescita a raccontargli come sono morti i suoi genitori e i suoi fratelli e magari fra 16 o 17 anni, se ancora Israele non sarà stato costretto a rispettare la legalità internazionale – condizione minima per raggiungere una forma di pace –  ci saranno ancora valletti mediatici a chiedersi come mai c’è un ragazzo che odia Israele e ci sarà ancora un Di Maio non più giovanissimo a ripetere che Israele ha diritto di difendersi.

Intanto, un esame dei vari media di più larga audience letti e ascoltati durante la mattinata, ci riconferma che la parzialità della comunicazione circa questa impari battaglia tra Israele e la resistenza palestinese non è cambiata. Neanche dopo queste ultime vittime assassinate nel sonno. La strage gratuita della famiglia Malhous  viene derubricata a “ultimi morti”, ridotta di numero e immediatamente coperta dal lancio di razzi da Gaza.

Chiunque conosca le regole della comunicazione capisce l’inganno e, legittimamente, deduce che c’è un ordine superiore a dettare precise regole affinché l’opinione pubblica – da una parte svilita e sprezzata ma che ha comunque il suo peso – non prenda consapevolezza e, magari, non decida di  interpretare i fatti secondo logica, storia e verità.  Vale perfino per il ministro degli affari esteri, figuriamoci se non vale per l’opinione pubblica!

Bene, noi, operatori della comunicazione realmente indipendente, non abbiamo padroni  ed  affidiamo all’ottimismo della volontà, in senso gramsciano, la speranza che il piccolo sopravvissuto non abbia motivo per odiare gli assassini dei suoi genitori e dei suoi fratellini e, quindi, non possiamo che sperare che qualche media main stream, prima o poi,  sappia allontanare la pesante mano della hasbara nello stabilire i parametri per una corretta informazione dell’opinione
pubblica e che, soprattutto, la legalità internazionale faccia il suo dovere.

Per ora su Gaza è tutto. Hamas ha detto la sua scegliendo di restare in disparte. Su questo, al momento, non abbiamo nulla da aggiungere.

di Patrizia Cecconi

Assad: La politica degli USA “è paragonabile a quella dei nazisti”

Il presidente siriano Bashar al-Assad ha dichiarato oggi che il “regime” americano è simile a quello della Germania nazista, ricordando come Hitler invase l’URSS per il petrolio, e adesso per lo stesso motivo gli Stati Uniti hanno invaso la Siria

Gli Stati Uniti possono essere paragonati al regime nazista in quanto introduce truppe in altri paesi e viola il diritto internazionale “solo per il petrolio”, ha dichiarato il presidente siriano Bashar al-Assad in un’intervista rilasciata oggi a Sputnik e al canale televisivo Rossiya 24.

“Il petrolio è stato uno degli elementi più importanti che hanno spinto Hitler ad attaccare l’URSS durante la seconda guerra mondiale. Oggi gli Stati Uniti fanno la stessa cosa: imitano i nazisti. Pertanto, possiamo semplicemente paragonare l’attuale politica americana con quella dei nazisti: espansione, invasione, attacco agli interessi di altri popoli, violazione del diritto internazionale, dei principi umanitari, ecc., Solo per il petrolio”, ha affermato Assad.

Regime politico statunitense “basato su gruppi criminali”

Secondo il presidente siriano, gli Stati Uniti possono essere considerati un bandito “perché rubano petrolio” e anche perché è uno “stato fondato, come regime politico, su gruppi criminali “.

“Il presidente americano non rappresenta uno stato, è piuttosto il direttore esecutivo di una società, dietro la quale c’è un consiglio di amministrazione, che rappresenta le grandi compagnie americane, che sono i veri proprietari del paese. Queste sono compagnie petrolifere, industria delle armi, banche e altre lobby”, ha spiegato Assad, rispondendo affermativamente se ha preso in considerazione la politica Stati Uniti come banditismo statale.

Il capo del Pentagono Mark Esper aveva precedentemente affermato che gli Stati Uniti avrebbero difeso i giacimenti petroliferi siriani e usato la forza per contrastare i tentativi di coloro che vogliono prendere il controllo.

“Questo è, ovviamente, il risultato del fatto che questo sistema americano è gestito da aziende che lavorano a proprio vantaggio […].

Qual è la differenza tra questa politica e i metodi dei nazisti? Qualcuno del sistema americano può darci una risposta a questa domanda? Non credo “, ha ribadito Assad.

La morte del capo dei ‘Caschi bianchi’, “un lavoro di un servizio segreto”

Il presidente siriano ha evidenziato una connessione tra la recente morte del sostenitore principale dei caschi bianchi e l’eliminazione del leader del Daesh-ISIS Abu Bakr al-Baghdadi.

“Credo che dopo la liquidazione di Bin Laden e al-Baghdadi, tutte queste persone siano a loro volta liquidate, prima perché conoscevano segreti importanti. Sono diventati un peso e il loro ruolo è finito. Una volta che il loro ruolo è finito, ora è necessario liberarsen “, ha detto.

La morte di James Le Mesurier è “opera dei servizi segreti”.

“Quali servizi? Quando parliamo di servizi occidentali in generale, di servizi turchi o di altri nella nostra regione – questi non sono i servizi di uno stato sovrano, ma rami del principale servizio di intelligence, vale a dire la CIA “, ha ricordato Assad.

Vietato condannare la barbarie israeliana

La giovanissima vedova di Abdallah, sposato due mesi prima che fosse ucciso

Chi dà a Israele il diritto di somministrare la pena di morte ai palestinesi , senza neanche un processo e senza doverne rendere conto? E chi dà a Israele il diritto di arrestare bambini palestinesi, contro ogni norma del diritto universale? Chi dà a Israele il diritto di detenere migliaia di palestinesi  spesso senza capi d’accusa e di infliggere loro torture psicologiche e fisiche spesso conclusesi con la morte o la menomazione a vita? Chi dà a Israele il diritto di comportarsi come uno dei peggiori Stati canaglia pur essendo inserito nella categoria degli Stati democratici?

Domande che ogni osservatore onesto si è posto centinaia di volte e alle quali, purtroppo, centinaia di volte ha ottenuto solo due risposte, sempre le stesse. Una è piuttosto comune non solo a Israele ma a tutti i Paesi con i quali è comodo avere scambi economici o interessi finanziari, l’altra, invece, riguarda esclusivamente  quello  Stato ed è composta di una sola parola: “olocausto”.

In nome dell’olocausto, orrore specifico che ha accompagnato l’orrore generale del nazi-fascismo del secolo scorso, a Israele è tutto concesso. Lo aveva chiaro anche Golda Meir, la cinica statista israeliana cui è dovuta l’idea, poi diventata pratica comune, degli assassinii cosiddetti mirati, ovvero la negazione del diritto in nome della vendetta o della semplice eliminazione di un avversario considerato politicamente pericoloso.

Cioè quel che è successo ancora in questi due giorni a Gaza e Damasco. E Israele, in nome dell’olocausto, risulta intoccabile, pena l’accusa ignobile e strumentale di antisemitismo. I nostri media mainstream fanno scuola e ripetono più o meno all’unisono una frase che, analizzata in base alla pura realtà, risulta illogica, ma il cui effetto soporifero sull’opinione pubblica è assicurato: Israele si difende.

A questo stato di cose, ormai pluridecennale,  si oppone potremmo dire eroicamente  una minoranza di ebrei  che trova disgustoso utilizzare la sofferenza dei padri o dei nonni per schiacciare un popolo al quale si è espropriata gran parte della terra e al quale si  vuole espropriarne il resto.  Sono solo una minuscola minoranza, è vero, e di questa minoranza fanno parte soprattutto  intellettuali o, comunque, persone che legano la propria onestà politica e morale alla conoscenza storica della situazione detta comunemente “conflitto israelo-palestinese”.

In proposito possiamo ricordare le parole dello storico americano Norman Filkenstein, i cui genitori furono tra i pochi superstiti  di un campo di sterminio nazista, o degli storici israeliani Shlomo Sand e Ilan Pappe, o del filosofo americano Noam  Chomsky, o dei giornalisti israeliani Amira Hass, Gideon Levy o Zvi Shuldiner, o del drammaturgo italiano Moni Ovadia, o degli ebrei americani di  Mondoweiss o dei rabbini di Neturei karta,  solo per citarne alcuni ai quali l’appartenenza religiosa e la discendenza familiare non hanno fatto perdere di vista l’orrore che Israele produce da oltre 71 anni nella terra di Palestina contro i palestinesi. Orrore che NON può essere giustificato o tacitato in nome dell’olocausto senza essere profondamente disonesti e oltraggiosi verso la sofferenza subita  dagli ebrei perseguitati “in quanto ebrei” durante gli anni più ignobili del “900.

I nostri media più popolari ci stanno raccontando con partecipazione commossa della grande paura degli israeliani costretti a correre nei rifugi per salvarsi dalle centinaia di missili lanciati da uno dei gruppi della resistenza palestinese, il partito del Jihad, ma si guardano bene dal dire che la lotta dei palestinesi per ottenere SEMPLICEMENTE i diritti loro riconosciuti dalla stessa ONU è regolarmente e brutalmente schiacciata da Israele, oppressore al quale si dimenticano regolarmente di attribuire questo dovuto e veritiero aggettivo.

La notizia che ieri all’alba Israele ha lanciato un potente missile sull’abitazione di Baha Salim Abu Al Ata, uno dei capi del partito Jihad, uccidendolo insieme a sua moglie, viene fornita come un fatto normale.

A Israele tutto è concesso. Poi ci sono altre due parole magiche, ausiliari sempre presenti,  a facilitare la comunicazione pro-Israele, “ sicurezza” e “terrorista” :  Israele agisce per la sua sicurezza e l’ucciso o gli uccisi sono “solo” dei terroristi. Basta scorgere i commenti sulla  pagina di qualche media online per rendersi conto di come l’umanità tanto invocata, in particolare in questi giorni, contro l’odio, venga del tutto annientata di fronte a queste due ancelle comunicative.

Sulla pagina di Rainews, ad esempio,  che ieri forniva la notizia dell’uccisione “di Baha Abu Al Atta in un omicidio mirato in cui è morta anche la moglie” i numerosi commenti  spaziavano dal “grazie Israele” con diverse variazioni sul tema, al disumano dire di una certa signora A. Sadun che assolveva Israele scrivendo  testualmente che “Comunque non ammazza ‘persone’ i terroristi NON sono persone”.

Normale è anche la notizia che un missile abbia centrato e colpito la moto guidata da signor Ayad, sulla quale questo ignaro padre di famiglia viaggiava con i suoi figli di 25 e 8 anni. Tutti uccisi, ovviamente. Forse anch’essi in odor di terrorismo e tanto basta a cancellare l’habeas corpus che sembrava una grande conquista ormai acquisita per sempre, la cui violazione  nessun convinto e onesto democratico, se portato a riflettere, potrebbe accettare.

E in modo altrettanto normale veniva data la notizia che un aereo da guerra israeliano avesse raggiunto la città di Damasco andando a bombardare la casa di un altro esponente del Jihad uccidendo chi ci stava dentro. I bravi giornalisti delle nostre TV si sono soffermati sul fatto che forse il ricercato se l’è cavata e, quindi, l’operazione pur avendo fatto morti e feriti è fallita, ma non hanno fatto riflettere sulla violazione dello spazio aereo di un altro Paese sovrano, né sulla somministrazione della pena di morte da parte di uno Stato, Israele, che a furia di effettuare omicidi mirati, si è ridoto ad essere un vero e proprio Stato serial killer, cosa che cozza con il concetto di Stato democratico, concetto già piuttosto inappropriato in considerazione di quanto scritto sopra, nonché dell’illegale occupazione da ben 52 anni di Territori palestinesi.

Ma a Israele tutto è concesso. Anche accrescere la disumanità dei suoi sostenitori o giustificazionisti grazie ai servigi dei media  che, in ossequio a quell’uso a mo’ di clava dell’ olocausto, non svolgono un buon servizio né alla verità, ne’ alla democrazia (visto che definire democratico uno Stato colpevole di sistematici crimini e violazioni dei diritti umani e della legalità internazionale è una contraddizione in termini) e, in ultima analisi, portano a ridurre a crimine solo ciò che non soddisfa le mire sioniste diseducando al rispetto di valori che rappresentano sia i principi fondamentali del diritto universale umanitario, sia gli stessi valori che sono riconosciuti anche dalla nostra Costituzione.  Se riusciamo a guardare un po’ più lontano del contingente ci accorgiamo di quanto questo sia grave.

I nostri giornalisti mainstream non ci hanno raccontato che Israele in una manciata di ore ha demolito una quindicina di scuole compresa una scuola delle Nazioni Unite, ha distrutto del tutto o in parte alcune dozzine di palazzi, ha devastato con attacchi sia aerei che terrestri  decine di campi agricoli, ha ferito circa 80 persone compresi una trentina di bambini, ha ucciso, fino al momento in cui scriviamo, 24 persone alle quali vogliamo, proprio per quell’umanità che fa parte del nostro sentire politico, restituire almeno la dignità del nome proprio…

Bahaa Salim Abu Al Ata 42 anni, ucciso con sua moglie Asma M. Hassan Abu El Ata di 39 anni;  Mohammed Shurab, 28 anni;  Mohammed Attia Musleh Hamuda di 20 anni;  Ebrahim Ahmed Abdul L. Al Dabous di 26 anni;  Zaki Adnan Mohammed Ghanameh di 25 anni;  Abdul Salam Ramadam Ahmed di 28 anni;  Rani Fayez Rajab Abu Nasr di 35 anni;  Jihad Ayman Abu Khater di 22 anni;  Wael abdul Aziz Abdallah Abdul Nabi, 43 anni;  Khaled Moawad Salem Farraj di 38 anni;  Ebrahim Ayman Fathi Abdel Aal di 17 anni e suo fratello Ismail di 16 anni;  Haitam Al Bakri, 22 anni;

Abdallah Al Belbeisi, 26 anni, si era sposato due mesi fa e ancora in casa erano esposte le partecipazioni che tra disegni e cuoricini facevano immaginare una coppia destinata a  un futuro di grande allegria;

Abed Alsalam Ahmed di 24 anni;   Ra’fat Ayyad, 45 anni e suoi due figli, Islam di 25 anni  e Amir di 17; Suhail Khader K. Quneitah di 23 anni; Momen Mohammed Salman Qaddum di 26 anni; Ala Jaber Abdul Shteiwi di 30 anni;

I nostri media, in compenso,  ci forniscono notizia di centinaia di missili che il Jihad ha lanciato a sua volta per dire a Israele – ma questo non lo specificano certo!  – che la Resistenza non si ferma e che, seppure non abbia le armi per bloccare  il potentissimo Israele, ne ha per ricordare che esiste. I nostri media ci dicono che ben 75 israeliani sono ricorsi a cure mediche perché in stato di chock e qualcuno pare sia caduto correndo nei rifugi. Cosa che ai palestinesi non può succedere perché non hanno dove rifugiarsi.

In un prossimo articolo faremo riflessioni politiche sul “cui prodest”. Qualche analista ipotizza che nel braccio di ferro Gantz-Netanyahu, Gaza rappresenti il fulcro e ne paghi, quindi le conseguenze. Qualcuno avanza l’ipotesi di una compiacenza di Hamas nel veder distrutto un suo possibile avversario, il Jihad. Qualcun altro avanza l’ipotesi che l’Anp stia aspettando alla finestra.

La fantasia corre. Al momento sappiamo soltanto che Israele ha violato ancora una volta i diritti di tutti noi, i diritti umani. Ha stroncato vite di combattenti per la libertà e di non combattenti. Ha indotto persone probabilmente normali a diventare disumane e orgogliose di esserlo spostando la propria disumanità sul martire al quale non si riconoscono diritti perché definito terrorista.

Mentre le famiglie dei martiri piangono, mentre a Gaza quasi due milioni di persone stanno tremando non sapendo se domattina si sveglieranno e se rivedranno i loro cari, a noi, fortunati osservatori a distanza, non resta che sperare che le Istituzioni nazionali, internazionali e sovranazionali, fermino Israele portandolo finalmente nell’alveo della legalità. Sarebbe la prima volta da quel famoso 14 maggio del “48 in cui si è autoproclamato Stato per bocca di Ben Gurion, e sarebbe un bene per i palestinesi, per il mondo e per gli stessi israeliani non ancora corrotti dalla barbarie del potere impunito che è così difficile da condannare.

13.11.2019 Patrizia Cecconi

 

Vietato condannare la barbarie israeliana

Un percorso formativo rivolto ai dirigenti scolastici

Superando.it

Sono aperte fino al 3 dicembre le iscrizioni al percorso formativo gratuito in modalità di “teleapprendimento” riservato ai dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado e promosso dall’AID, l’Associazione Italiana Dislessia “veterana” di questo genere di iniziative. Accessibile su piattaforma online dal 5 dicembre al 30 aprile del prossimo anno, il corso punta a favorire una cultura organizzativa che realizzi una comunità scolastica inclusiva, nel supportare il lavoro quotidiano dei dirigenti scolastici, offrendo chiavi di lettura della normativa e soluzioni pratiche efficaci
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Progetti che rispondono ai bisogni delle persone con disabilità
Tutte le diverse forme di disabilità sono interessate dalle iniziative imprenditoriali premiate nell’àmbito del bando “cariploCREW Call”, lanciato dalla Fondazione Cariplo, con l’organizzazione di Filarete Servizi e il supporto della Fondazione UniMI, rivolgendosi a start up e imprese, ma anche ad enti, associazioni e fondazioni, che intendessero sviluppare un progetto d’impresa finalizzato al supporto e alla cura di persone con disabilità e dei loro caregiver, con l’obiettivo ultimo di realizzare tecnologie accessibili a costi sostenibili e portare sul mercato prodotti e servizi innovativi
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La Scuola incontra la Famiglia: quando l’alunno è con disabilità
«Questo incontro vuole essere soprattutto di supporto agli operatori della scuola e dei centri di riabilitazione, agli insegnanti e agli educatori, per arricchirne le competenze e aiutarli ad entrare in relazione con famiglie al cui interno sono presenti bisogni e istanze che la disabilità impone e al tempo stesso pensare alla famiglia come risorsa, facilitatore piuttosto che ostacolo»: viene presentato così il seminario di studio “La Scuola incontra la Famiglia: quando l’alunno è con disabilità”, promosso a Palermo dalla Lega del Filo d’Oro, per il pomeriggio di domani, 14 novembre
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Trasporti e ambiente costruito: il Forum Europeo chiede la piena accessibilità
«L’accessibilità è molto più di una questione tecnica: l’esercizio di tutti i diritti delle persone con disabilità – vita indipendente, partecipazione, libertà di scelta e di mobilità – dipende dall’accessibilità, che è dunque una profonda questione politica e di diritti umani. Chiediamo perciò agli Stati dell’Unione Europea di recepire rapidamente la Direttiva Europea sull’Accessibilità, allargandone le norme anche all’ambiente costruito e ai trasporti»: sono questi i punti salienti della Risoluzione adottata nei giorni scorsi dal Consiglio Direttivo del Forum Europeo sulla Disabilità
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Ogni episodio di violenza verbale è un passo indietro per l’inclusione
«Un linguaggio e un messaggio simili richiedono una presa di posizione dura: è necessario che tutti dicano basta a insulti e discriminazioni. Ogni singolo episodio di violenza verbale, infatti, è un passo indietro per l’inclusione sociale delle persone con disabilità»: lo dicono l’Associazione AIPD e il CoorDown, a proposito del triste messaggio apparso di fronte a un locale di Livorno, che recitava tra l’’altro: «Avremmo consigliato ai genitori di questi “mongoloidi” di fare il tri test e l’amniocentesi e magari ripetere l’esame, e poi, visti i miserabili risultati, non farne nulla»
(continua…)

La scienza del comportamento, l’autismo e le altre disabilità intellettive
Una giornata in cui presentare le conclusioni di un tavolo di lavoro congiunto, nato con l’obiettivo ultimo di arrivare a uno standard condiviso di formazione dei professionisti abilitati a fornire interventi basati sul metodo ABA (Analisi applicata del comportamento) a persone con disturbi dello spettro autistico o altre disabilità intellettive: sarà questo il convegno “La scienza del comportamento in Italia: per costruire un presente di valore”, in programma per domani, 14 novembre, a Roma, e che avrà tra i principali protagonisti anche le Associazioni ANFFAS e ANGSA
(continua…)

Donne e ragazze con disabilità: colmare il divario a livello globale
I passi da fare per superare la discriminazione multipla di cui soffrono le donne con disabilità: sarà questo, domani, 14 novembre, a Roma, il tema centrale dell’evento annuale di “Bridging the Gap II – Inclusive policies and services for equal rights of persons with disabilities” (“Colmare il divario – Politiche e servizi inclusivi per i pari diritti delle persone con disabilità”), progetto della Commissione Europea che ritiene appunto la parità di genere una questione fondamentale, per garantire, tra l’altro, il pieno rispetto della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità
(continua…)

Il debito simbolico: un fardello con cui fare i conti
«Il debito simbolico è il modo stesso con cui, tutti, pensiamo e consideriamo gli individui dal corpo menomato, è il fardello con cui deve fare i conti il loro percorso sociale. Considerare la lunga eredità che la storia ci ha lasciato è il primo passo per costruire modalità capaci di arginare processi di inferiorizzazione, ritenuti “naturali”»: è questo uno dei passaggi-chiave del nuovo libro di Matteo Schianchi “Il debito simbolico. Una storia sociale della disabilità in Italia tra Otto e Novecento”, che verrà presentato nel pomeriggio di domani, 14 novembre, a Milano
(continua…)

Vi auguriamo una buona lettura!

Un cordiale saluto

La redazione di Superando.it

Superando.it è un servizio di informazione sulla disabilità promosso dalla FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e gestito da Agenzia E.Net s.c.a.r.l.

Bolivia, brutale aggressione della polizia golpista alla presidente del Senato

La legittima presidente del Senato della Bolivia, Adriana Salvatierra, è stata brutalmente aggredita e malmenata dalle forze di polizia schierate coi golpisti quando ha cercato di entrare nella sede legislativa per assumere la presidenza del paese, così come indica la Costituzione del paese andino.

Nei video si vedono gli agenti della polizia boliviana aggredire la giovane senatrice del MAS mentre prova ad entrare in Parlamento.

Sarebbe questa la «transizione democratica» di cui cianciano certi esponenti della destra italiana, autoproclamati moderati come Antonio Tajani, già presidente del Parlamento Europeo, molto vicino ai golpisti venezuelani.

#COMUNICADO

Pubblicato da Adriana Salvatierra su Mercoledì 13 novembre 2019

Tornando al golpe che si consuma in queste giornate drammatiche in Bolivia, prima di provare ad entrare e nel bel mezzo del tumulto la senatrice si è rivolta alla stampa: «Siamo parlamentari, dobbiamo entrare nella nostra fonte di lavoro, tenere gli incontri corrispondenti e chiediamo al colonnello di consentirci di entrare», ha affermato Salvatierra.

 

Ieri, Jeanine Áñez, seconda vicepresidente del Senato, si è proclamata capo dello Stato del paese anche se l’Assemblea legislativa era praticamente vuota, senza rappresentanti del MAS (i due terzi dei parlamentari) e senza aver accettato le dimissioni di Evo Morales e Álvaro García Linera, destituiti dal un golpe militare.

Parimenti le dimissioni di Adriana Salvatierra non sono state ratificate e quindi è venuta ad occupare il posto che gli spetta secondo quanto indica la Costituzione dello Stato Plurinazionale della Bolivia.

Mentre Áñez si è dichiarata Presidente senza che nessuno l’abbia promossa nemmeno al grado di Presidente del Senato.


Sull’autoproclamazione nella giornata di ieri era intervenuto anche Evo Morales dal Messico con un tweet molto chiaro: «L’autoproclamazione attenta contro gli articoli 161, 169 e 410 della Costituzione politica dello Stato (CPE) che determinano l’approvazione o il rifiuto di dimissioni presidenziali, la successione costituzionale alle presidenze del Senato o dei Deputati e la supremazia del CPE. La Bolivia subisce un assalto al potere del popolo».

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-in_bolivia_brutale_aggressione_della_polizia_golpista_alla_presidente_del_senato_adriana_salvatierra_del_mas_video/82_31690/

 

 

Ecco spiegato perché in Bolivia è un colpo di Stato

L’interruzione forzata dell’ordine democratico nello Stato Plurinazionale della Bolivia domenica scorsa, 10 novembre, è il prodotto di una serie di atti costituiti come colpo di Stato contro il governo di Evo Morales.

La richiesta di un urgente ripristino della democrazia e la cessazione della violenza fanno parte della pretesa della comunità internazionale, in particolare di un’America Latina che avverte i sintomi delle pagine più oscure del suo passato.

 

Che cos’è un colpo di Stato

Rafael Martínez – Professore all’Università di Barcellona – indica che un colpo di Stato sono “le azioni concatenate e realizzate in un breve lasso di tempo, attraverso la minaccia, per rimuovere il potere esecutivo, da un piccolo gruppo con capacità elevata di deterrenza che utilizzerà canali illegali, che tenteranno successivamente di giustificare, mentre si tratta in realtà della difesa dei propri interessi che presentano come collettivi”.

Questo concetto si adatta perfettamente alla situazione boliviana: l’opposizione, accompagnata da movimenti sociali, polizia e forze armate, ha compiuto una serie di atti di violenza e incitamento durante le ultime settimane che hanno portato alle dimissioni forzate di Evo Morales.

La dottrina accetta di definire come un colpo di Stato un atto di violenza organizzata compiuto per deporre un presidente o un governo e sostituirlo con un altro. Nello stesso senso, Figueroa Ibarra lo indica come una rottura del quadro istituzionale.

Il 20 ottobre 2019, lo Stato Plurinazionale della Bolivia ha tenuto le sue elezioni generali. Quando furono annunciati i risultati che indicavano una clamorosa vittoria di Evo Morales, l’opposizione denunciò brogli e scoppiarono conflitti in diverse città: mobilitazioni sociali e incendi nel quartier generale del Tribunal Superior Electoral. I giorni seguenti, l’opposizione ha convocato scioperi generali, intensificando la violenza (specialmente contro la popolazione indigena).

Luis Fernando Camacho, un imprenditore schierato all’opposizione del governo Morales, ha invitato l’esercito e la polizia a “schierarsi con il popolo”, minacciando l’uso della violenza e chiedendo le dimissioni del presidente.

Venerdì 8 novembre, la polizia si è ammutinata in tre unità e le manifestazioni si sono diffuse in tutto il paese.

La domenica, l’OSA, convocata dal governo boliviano per sovrintendere al conteggio, ha suggerito di tenere le elezioni attraverso un nuovo tribunale elettorale. Evo Morales ha annunciato la convocazione di elezioni generali e la rimozione di tutti i membri del Tribunal Superior Electoral, al fine di pacificare la Bolivia. Ore dopo, le forze armate e la polizia boliviana hanno “raccomandato” al presidente di rinunciare.

Tra le pressioni delle forze di sicurezza e le proteste incoraggiate dall’opposizione, Morales si è dimesso chiedendo di fermare la violenza, “in modo che Mesa e Camacho non continuino a perseguitare, rapire e maltrattare i miei ministri, i leader sindacali e le loro famiglie e in modo che non continuino a danneggiare commercianti, professionisti indipendenti e trasportatori che hanno il diritto di lavorare”, così come il vicepresidente e i presidenti di entrambe le Camere. A seguito della denuncia di un mandato di arresto illegale, gruppi violenti hanno saccheggiato la residenza di Morales e di sua sorella. Il Messico gli ha offerto asilo “per motivi umanitari e in virtù della situazione di urgenza che vive la Bolivia”. Pertanto, il mandato costituzionale è stato interrotto senza l’intervento del parlamento.

Il politologo Andrés Malamud spiega che sono necessari tre elementi per generare ciò che sta accadendo oggi in Bolivia: l’interruzione del mandato presidenziale, una procedura non costituzionale (in questo caso attraverso le dimissioni forzate) e definita dalle forze armate.

Siamo di fronte a un colpo di Stato eccezionale e vertiginoso, un atto rapido e violento: una brusca interruzione di un governo costituzionale.

Le presidenze di Evo Morales, accompagnate alla vicepresidenza da Álvaro García Linera, hanno lasciato al popolo boliviano una riduzione della povertà di 23 punti percentuali rispetto al livello del 38,2% registrato nel 2005; aumento dell’aspettativa di vita; nazionalizzazione di idrocarburi; crescita del PIL sostenuta del 5% annuo; espulsione delle agenzie di controllo dagli Stati Uniti; e la più grande riserva di litio al mondo scoperta nella salina di Uyuni.

di Diego Molea – Pagina|12

(rettore dell’Università Nazionale di Lomas de Zamora)

 

(Traduzione de l’AntiDiplomatico)

Tagli alla faggeta del lago di Vico: Italia Nostra Lazio investe l’Arma

Italia Nostra Lazio, con una nota del 6 novembre a firma del presidente del Consiglio regionale Franco Medici , ha investito il Comando Unità Forestale, Ambientale e Agroalimentare di Roma riguardo il piano di gestione e di assestamento forestale nel Comune di Caprarola Lago di Vico in provincia di Viterbo.
“Risulta a questa Associazione – si evidenzia nella nota – che il Comune di Caprarola, a seguito della determinazione della Regione Lazio, Direzione Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti n. G11244 del 28 agosto 2019 sta per rendere operativo il piano di gestione e di assestamento forestale. Tale piano prevede il taglio fino al 15 per cento del patrimonio arboreo, costituito essenzialmente da faggi, ciò avviene all’interno della Riserva Naturale Regionale del Lago di Vico”.
Italia Nostra Lazio “chiede delucidazioni su questo progettato taglio che appare eccessivo e contrario alla L. R. n. 39 del 2002 (art. 34 bis). Chiede, inoltre, a questo Comando Forestale di controllare le procedure di autorizzazione ed, eventualmente, di vigilare durante la fase operativa”.

Si veda anche https://www.italianostra.org/minaccia-incombente-su-ambienti-forestali-tutelati-dalla-normativa-comunitaria-statale-e-regionale-in-provincia-di-viterbo/

13 novembre 2019

 


 

Minaccia incombente su ambienti forestali tutelati dalla normativa comunitaria, statale e regionale in provincia di Viterbo

Si pubblica la lettera inviata al sindaco del comune di Caprarola Eugenio Stelliferi, al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, al Ministro dell’Ambiente, del Territorio e del Mare Gen. Sergio Costa, alla Direzione Generale dell’Ambiente della Commissione Europea

Tra i Monti Cimini e l’Etruria meridionale, in provincia di Viterbo, si dispiega la Riserva Naturale Montevenere e Monte Fogliano che circonda una parte importante del Lago di Vico. In particolare la faggeta del comune di Caprarola è di straordinario pregio naturalistico perché insolitamente di bassa quota altitudinale per Fagus sylvatica, tipica foresta intatta e vetusta con esemplari che diffusamente hanno oltre 150 anni di età. L’antichità di questa foresta è testimoniata da uno scritto di Tito Livio (Titus Livius; Patavium, 59 a.C.) che ne descrive lo stato selvaggio.

Per il suo pregio ecologico la faggeta:

  • rientra nel novero degli habitats prioritari della Direttiva Habitat (Faggete degli Appennini con Taxus baccata e/o Quercus ilex: codice 9210 schede natura 2000);
  • E’ area protetta in quanto inclusa nella Riserva Naturale Regionale “Lago di Vico” istituita nel 1982 su un territorio di 3200 ettari (1000 ettari totalmente ricoperti da boschi d’alto fusto  e i restanti 1000 ettari non occupati dal Lago sono ricoperti da noccioleti e castagneti che rappresentano una risorsa primaria della zona);
  • E’ sito di importanza comunitaria (SIC) della rete Natura 2000;
  • E’ Zona di Protezione Speciale ai sensi della Direttiva comunitaria 79/409 “Uccelli”.
  • E’ stata proposta tra le faggete “patrimonio dell’umanità” UNESCO;
  • In passato il comune di Caprarola ha beneficiato di contributi economici regionali elargiti quali indennizzo per il mancato taglio dei boschi, atti che dimostrano, tra l’altro, la consapevolezza della preziosità della faggeta e la necessità della sua tutela.

In assenza di un Piano di gestione, il comune di Caprarola  ha concepito invece un Piano di Gestione e di Assestamento Forestale dei boschi ricadenti sul proprio territorio che prevede l’abbattimento, su un’estensione di 30 ettari su 300, di alberi (circa 10 mila esemplari) vetusti, sani, senza alcun deperimento, allo scopo di vendere il legno, anche se la motivazione dichiarata sarebbe quella di sperimentare le capacità di rigenerazione della foresta.

Italia Nostra ritiene che la faggeta in questione debba essere rispettata e tutelata, in aderenza al disposto dei numerosi gradi di tutela gravanti su di essa;  essa non ha bisogno, inoltre, di stravaganti “sperimentazioni” devastanti e su così consistente vasta scala, il cui esito peraltro è con maggiori probabilità la non ricostituzione nel tempo della foresta originaria che ha avuto vicende climatiche ed evolutive particolari e irripetibili, ma  il favorire specie ruderali, invasive con stadi evolutivi banali e di nessun pregio naturalistico e paesaggistico. Senza contare il fatto che su superfici tanto estese, impattate dai tagli, i processi evolutivi della foresta qualora fosse (improbabilmente) ricostitutiva sul modello vegetazionale ed ecologico roriginario, impiegherebbe un paio di secoli per la ricostituzione dello status attuale.

La foresta di Caprarola  e le Scienze Forestali non hanno bisogno di “sperimentazioni” simili ma, si ribadisce, unicamente di tutela, oggi ancora più necessaria per il ruolo che le foreste vetuste svolgono per la biodiversità e per la mitigazione della crisi climatica legata al riscaldamento globale, che richiedono assorbimento di anidride carbonica non solo nella biomassa legnosa ma anche e soprattutto nella lettiera e nell’humus del suolo forestale.

Italia Nostra, per tutto quanto sopra esposto e per la difesa dell’art. 9 della Costituzione che tutela il paesaggio anche naturale,   annuncia la propria ferma opposizione ai tagli programmati e annuncia iniziative di contrasto a tutti i livelli previsti dalla legislazione vigente, nazionale e comunitaria.

Riterrà responsabile fisicamente tutti i protagonisti, diretti e indiretti, della strage di alberi, di natura e di deturpazione del paesaggio, con azioni legali e istituzionali che si rendessero necessari.

Distinti saluti.

la Presidente nazionale Mariarita Signorini

il Consigliere nazionale Giovanni Damiani