La Russia pubblica documenti declassificati per il 75° anniversario della liberazione di Budapest dai nazisti

Contro ogni revisionismo. La Russia pubblica documenti declassificati per il 75° anniversario della liberazione di Budapest dai nazisti da parte dell’Armata Rossa

“La capitale dell’Ungheria era di grande importanza strategica per le forze naziste. Pertanto, alla periferia della città furono costruiti numerosi punti di difesa e la città stessa divenne una fortezza inespugnabile”, affermano dal Ministero della Difesa russo

Il Ministero della Difesa russo ha pubblicato sul suo sito web diversi documenti declassificati in occasione del 75° anniversario della liberazione da parte dell’Armata Rossa della capitale ungherese dagli occupanti nazisti.

Il 13 febbraio 1945, le truppe sovietiche liberarono Budapest, completando l’ offensiva strategica contro i nazisti nelle regioni centrali dell’Ungheria che durò 108 giorni e notti, partita il 29 ottobre 1944.

Tra i vari documenti declassificati unici dei fondi dell’Archivio centrale del ministero russo, che sono presentati in una nuova sezione storica del sito Web, vi è un piano di raggruppamento delle truppe naziste per il 1° dicembre 1944.

“La capitale dell’Ungheria era di grande importanza strategica per le forze naziste. Così alla periferia della città furono costruiti diversi punti di difesa e la città stessa divenne una fortezza inespugnabile”, hanno spiegato dal Ministero della Difesa russo.

Atrocità naziste

Sebbene l’Ungheria fosse un alleato del Terzo Reich nella seconda guerra mondiale, le truppe naziste distrussero le chiese ungheresi, furono imposte ai giovani e ai più anziani i lavori forzati, rendendo impossibile la vita alla popolazione locale, compresi gli ucraini, e gli ebrei sterminati .
I documenti declassificati evidenziano le atrocità commesse dai nazisti contro i prigionieri di guerra e i civili in Ungheria.

“Vengono presentati i protocolli per l’interrogatorio dei prigionieri di guerra, che nelle loro testimonianze mostrano chiaramente che i nazisti trattavano il popolo ungherese come la popolazione di uno stato vassallo”, hanno confermato dal Ministero.

Inoltre, questi documenti descrivono le rappresaglie dei nazisti contro gli ebrei della città ungherese di Szeged, dove 16.000 persone furono ammassate in un ghetto. Quindi, tutta questa popolazione ebraica con il pretesto di un’evacuazione è stata inviata “in direzione della Germania” in carri merci senza cibo e acqua e “nessuno conosce la sua destinazione successiva”, si legge uno dei documenti declassificati.

I documenti evidenziano anche le atrocità delle truppe della Germania nazista nella vicina Ucraina , all’inizio della seconda guerra mondiale. Entro il 1° maggio 1942, i nazisti, in dono per il führer, “ripulirono completamente” il ghetto della città ucraina di Stálino con l’artiglieria antiaerea, il documento cita l’interrogatorio di un prigioniero di guerra che combatté insieme al nazisti sul fronte orientale.

“Ai lavoratori ucraini, i nazisti li colpivano anche per una piccola cosa. Ad  un lavoratore rimase privo di sensi, lo ricoprirono immediatamente di terra. Se un lavoratore voleva opporsi, gli sparavano immediatamente”, il documento cita un prigioniero di guerra. Il numero di persone uccise dai nazisti in questa città ucraina è stimato tra 60.000-80.000, comprese le madri con bambini, donne e uomini di tutte le età.

Nella stessa città i nazisti sterminarono la popolazione in due autobus ermeticamente chiusi, dove i gas di combustione non uscivano all’esterno, ma si fermavano all’interno dei veicoli. I corpi delle persone assassinate furono gettati in una miniera.

Il Ministero della Difesa russo ha indicato di pubblicare questi archivi con l’obiettivo di proteggere la verità storica, contrastando le falsificazioni della storia e tentando di rivedere i risultati della seconda guerra mondiale.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-contro_ogni_revisionismo_la_russia_pubblica_documenti_declassificati_per_il_75_anniversario_della_liberazione_di_budapest_dai_nazisti_da_parte_dellarmata_rossa/82_33050/

 

Alitalia e Air Italy: basta privati, le rotte aeree tornino in mano pubblica

Nel post del 10 febbraio ci siamo chiesti come mai Alitalia, giudicata la compagnia più efficiente d’Europa, capace di compiere il percorso Milano Malpensa New York con un’ora di anticipo rispetto alle altre compagnie, si trovi in situazioni finanziarie prossime al fallimento.

Abbiamo posto in primo piano la situazione economica generale e, privilegiando il principio di buona fede, abbiamo messo come causa di secondo ordine la cattiva gestione dell’impresa.

Oggi, le notizie che ci provengono dalla stampa ci fanno mettere invece in primo piano, purtroppo, il comportamento dei manager della nostra compagnia di bandiera.

Non ci esprimiamo in termini di giudizio sull’operato altrui, perché, secondo l’articolo 27 della Costituzione, l’imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva, ma, ponendo solo come ipotesi quello che si legge dai giornali, possiamo pensare che questi manager sono stati effettivi traditori della patria.

Gli amministratori delegati e i commissari che si sono succeduti nella gestione dell’azienda hanno commesso, sempre a quanto ci dice la stampa, falsi in bilancio e altri reati per favorire la compagnia araba Ethiad, alla quale Alitalia ha dovuto cedere le rotte più remunerative, spogliandosi dei grandi guadagni che con quelle rotte si ottengono.

Ethiad era compartecipe della compagnia Alitalia al 49%, che è la quota massima stabilita dall’Unione europea, ma in realtà era l’effettivo padrone della compagnia stessa e i governi Letta e Renzi non si sono mai accorti di questa sottrazione fraudolenta dei nostri profitti.

Altro colpo decisivo contro l’economia italiana è derivato dall’improvvisa liquidazione di Air Italy, anche questa compartecipata dagli arabi al 49%, ma, in effetti, in proprietà solitaria degli arabi stessi.

I sindacati si erano accorti di questa anomalia e l’avevano più volte segnalata ai governi, ma questi hanno sempre fatto orecchie da mercante.

Ora la situazione è gravissima, soprattutto perché vanno sul lastrico migliaia di famiglie.

Per evitare questo effetto occorre ricercare le cause. E le cause, come sempre abbiamo sottolineato, si riassumono in una sola: la “privatizzazione” di tutto il settore aereo.

Questo è il vero reato politico che sta a monte di tutti gli altri. Infatti i manager, i commissari, i rappresentanti di aziende straniere, hanno potuto agire indisturbati proprio perché membri di società private praticamente sottratte al controllo pubblico, cioè a un controllo penetrante e obiettivo che avrebbe potuto sradicare il male sin dalle sue radici, con provvedimenti che vanno dalla semplice censura alla destituzione.

Con la privatizzazione, invece, lo Stato si è privato di questi poteri e non ha altra arma se non quella di far ricorso al giudice civile aspettando i lunghi termini di tale tipo di processo. Solo en passant ci chiediamo cosa avrebbe potuto fare l’Italia se il corona virus fosse scoppiato nel nostro paese, il quale è stato privato del suo intero patrimonio pubblico cedendolo a persone incapaci e corrotte.

Cosa che invece la Cina è stata capace di fare costruendo ospedali da 1000 posti in sette giorni, poiché l’intero patrimonio pubblico nazionale è in mano dello Stato.

L’esempio è calzante per affermare che la soluzione più semplice per quanto ci riguarda è quello di nazionalizzare immediatamente Alitalia e Air Italy, tenendo presente che per tenere in vita Alitalia in una condizione che prelude inesorabilmente al fallimento, stiamo spendendo più di quanto occorre per la sua nazionalizzazione.

A questo punto, considerata l’inefficienza assoluta della nostra politica, non resta al Popolo che agire in prima persona, esercitando il suo “potere negativo” che la Costituzione gli concede attraverso il riconoscimento dello sciopero generale e la possibilità di ricorrere alla Corte costituzionale.

Agli scioperi penseranno i sindacati. Ai ricorsi in via incidentale alla Corte Costituzionale dovranno pensarci i giuristi, tenendo presente che, come sopra si diceva, le principali leggi incostituzionali da annullare sono quelle che hanno prodotto le “micidiali privatizzazioni”. Tali leggi sono contro gli interessi del Popolo italiano e a favore della finanza straniera, come dimostrano i fatti sopra elencati.

Dunque esse contrastano innanzitutto con l’articolo 1 della Costituzione, perché impediscono ai rappresentanti del popolo (sempre che si tratti di persone oneste) di esercitare i poteri sovrani in settori dell’economia che appartengono per Costituzione all’intero Popolo italiano. Esse inoltre violano in modo plateale gli articoli 41 e 42 della Costituzione (che sembra non legga nessuno ) che proteggono il patrimonio pubblico e prevedono la sua prevalenza costituzionale sulle proprietà private.

Si tratta dei servizi pubblici essenziali, tra i quali il servizio aereo, e della produzione, trasporto e distribuzione dell’energia, la quale, come è noto, riguarda l’elettricità, i carburanti e l’acqua (bene assolutamente primario anche sotto gli aspetti della vita personale di ciascun cittadino), i quali, ai sensi dell’articolo 43 della Costituzione e nella situazione che si è venuta a creare, devono essere assolutamente in mano pubblica o di Comunità di lavoratori o utenti.

Intanto si spera che la magistratura faccia il suo corso, ricercando anche le cause remote di questo immane disastro.

di Paolo Maddalena (Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”)

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-alitalia_e_air_italy_basta_privati_le_rotte_aeree_tornino_in_mano_pubblica/82_33046/

 

Mainstream e psicosi di massa creato ad arte: “In Russia 2 donne fuggono dalla quarantena”

“…niente libri, niente shampoo, niente Wi-Fi…“ Oddio, non è che il confort negli ospedali italiani sia molto diverso da questo. Ma allora perché tutti i media italiani stanno inneggiando alla fuga da due diversi ospedali russi (uno ubicato a Samara, l’altro ubicato a San Pietroburgo) di due donne russe, provenienti dalla Cina e che avevano chiesto di essere lì ricoverate a seguito di sintomi ascrivibili a quelli del famigerato coronavirus?  Si badi bene, due donne separate da 1.700 chilometri ma accomunate sui media in una unica storia, quasi fossero Thelma & Louise.

Una di queste, (tale Alla Ilyina) per scappare ha rotto una serratura elettronica; l’altra (tale Guzel Neder) fuggita da una finestra, si è portato via pure il figlio con la febbre. Invece di finire in galera, stanno con le loro foto su Telegram, dove continuano a ricevere entusiastici commenti inneggianti alla “libertà delle donne”. E tutto questo mentre dilaga sui media un fiume di bufale (l’ultima: la cremazione  a Wuhan di 50.000 morti da Coronavirus) finalizzate a mettere la Cina (e – vedi anche sopra – la Russia) sul banco degli accusati.

Si, ma cosa sarebbe successo se ad essere epicentro di una così famigerata epidemia fosse stata l’Italia? Sorvoliamo sulle solite barelle in corsia o sulla decisione solo italiana di bloccare i voli con la Cina, e accenniamo ad una polemica che sta tenendo banco: la circolare del ministero della Salute secondo la quale i bambini provenienti dalle vacanze in Cina possono, se vogliono, (“assenza giustificata”) assentarsi per quindici giorni da scuola. È bastato questo e il richiamo al divieto che, normalmente,  impedisce (o impedirebbe, siamo in Italia) ai bambini non vaccinati di frequentare scuole e asili per scatenare feroci polemiche (condite da reciproche accuse di “becero razzismo” e “irresponsabile buonismo”) che lasciano presagire quale sarebbe il terrificante quadro di una epidemia nel nostro Paese.

Altro che ospedale da mille posti costruito in dieci giorni o cordone sanitario per 45 milioni di cinesi.

Francesco Santoianni

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-mainstream_e_psicosi_di_massa_creato_ad_arte_in_russia_2_donne_fuggono_dalla_quarantena/6119_33051/

In arrivo a Genova una nave carica di esplosivo e di morte annunciata

La Bahri Yanbu in arrivo nel porto di Genova con un carico di esplosivo e chissà quanti e quali armamenti, diretti in Arabia Saudita per uccidere popolazioni civili nelle sporche guerre del Medio Oriente. Read More “In arrivo a Genova una nave carica di esplosivo e di morte annunciata”

Donne Asperger: le invisibili alla fine dello spettro

Superando.it

«Essere donne Asperger spesso induce a vivere in uno stato di perenne invisibilità, creato da una parte dalle abilità di mascheramento sociale e dall’altra da test diagnostici calibrati su caratteristiche strettamente maschili»: partirà da questo assunto l’incontro “Uniche come me. Donne Asperger: le invisibili alla fine dello spettro”, organizzato per il 16 febbraio a Milano dall’Associazione Spazio Asperger, in collaborazione con Edizioni Edra e Superstudio Group, durante il quale verrà anche presentato in anteprima per l’Italia il libro “Autismo al femminile” di Fiona Fisher Bullivant
(continua…)

Le persone con lesioni midollari in Lombardia: il punto della situazione
«Sarà un seminario aperto a tutti, un’occasione per essere uniti e dimostrare con la nostra presenza che esistiamo e che il mondo della politica non può fare a meno di farsi carico dei nostri problemi, ignorando il nostro diritto alla salute, garantito dalla Carta Costituzionale»: viene presentato così il seminario “Presa in carico e gestione della persona con lesione al midollo spinale in Regione Lombardia: stato dell’arte”, organizzato per il 14 febbraio a Milano dal Coordinamento Regionale Lombardo per le Unità Spinali e dedicato ai diritti delle persone con lesione al midollo spinale
(continua…)

Disabilità visiva: la sfida della riqualificazione professionale
«Per decenni professioni come quella del centralinista hanno costituito un valido sbocco lavorativo e tuttavia i mutamenti del mercato del lavoro portati sia dalla crisi economica sia dalle nuove tecnologie impongono azioni volte a individuare nuove occasioni di inserimento lavorativo per le persone con disabilità, anche favorendo, quanto più possibile, percorsi di riqualificazione professionale»: è soprattutto su questa traccia che si svolge l’impegno sul fronte del lavoro da parte dell’UICI, sia a livello regionale, come viene testimoniato dall’UICI Lombardia, sia a livello nazionale
(continua…)

Più di 1.100 persone hanno già detto no a quel ritorno ai vecchi istituti
Sono tutti quelli che in un tempo relativamente breve hanno sottoscritto l’appello/petizione lanciato dal Gruppo Solidarietà e da altre organizzazioni delle Marche, che chiede di modificare quella proposta della Giunta Regionale, sui nuovi requisiti di funzionamento dei servizi sociosanitari, diurni e residenziali, ritenuta come «un inaccettabile ritorno, di fatto, ai vecchi istituti». Mentre domani, 13 febbraio, la Commissione Consiliare competente si esprimerà su quella proposta, il giorno successivo verranno presentati ad Ancona i contenuti dell’appello/petizione
(continua…)

C’è una nave piena di ausili partita dall’Italia e in arrivo a Gaza City
Un container pieno di ausili naviga in questi giorni sul Mediterraneo e superando ogni ostacolo che troverà sulla sua strada, dovrà arrivare alla sua destinazione finale, il Centro per la Vita Indipendente di Gaza City. Inaugurata lo scorso anno, in un territorio a dir poco difficile, a causa dei conflitti e dello stigma, questa struttura è frutto di un progetto internazionale, grazie al quale si è potuto trasferire in Palestina il modello del Centro per l’Autonomia di Roma, sviluppando ogni strategia possibile, in favore della vita indipendente delle persone con disabilità
(continua…)

Quale rappresentanza per la disabilità?
«Sembra proprio – scrive Andrea Pancaldi – che i temi della partecipazione e dei relativi meccanismi di rappresentanza tornino, fortunatamente, ad essere possibile oggetto di un dibattito. L’immenso archivio di Luciano Tavazza, uno dei “padri” del volontariato moderno, oggi disponibile online, così come i libri suoi o a lui dedicati, ci possono fornire utili strumenti di interpretazione, anche per il mondo della disabilità, per cui le barriere non sono il solo tema importante e che non ha bisogno di “eroi a tempo pieno”, ma di straordinaria normale quotidianità»
(continua…)

Basta dare del “falso cieco” a chi fa la spesa e sale in autobus!
Un anno di inferno mediatico e oltre alla disabilità, anche l’accusa di aver fatto di tutto per vincerla e rendersi il più autonomo possibile, andando a fare la spesa, salendo sull’autobus e coltivando l’orto da solo! Non è certo l’unica, purtroppo, la vicenda di quel pensionato torinese, socio dell’Associazione APRI, additato poco più di un anno fa come “falso cieco”, ma ora pienamente assolto da ogni accusa. Resta il fatto che al momento non ci sembra di avere letto alcuna notizia dell’assoluzione, mentre sono ancora visibili, in rete, gli articoli che accusavano la persona
(continua…)