Armi Esplosive: cosa è successo agli ultimi negoziati

Lo scorso 10 febbraio, a Ginevra, si è svolto il secondo incontro aperto per la negoziazione del testo della Dichiarazione politica internazionale sulle armi esplosive. Il processo, lo ricordiamo, è iniziato ufficialmente con la conferenza internazionale di Vienne sulla protezione dei civili nei conflitti urbani lo scorso ottobre 2019 ed è al suo terzo appuntamento, il primo di quest’anno. Lo scopo del percorso negoziale, che coinvolge i rappresentati degli Stati, delle agenzie internazionali e ONG, è quello di elaborare insieme un testo che affronti specificatamente il problema dell’impatto umanitario delle armi esplosive quando usate nelle guerre urbane. Un argomento non di poco conto, se si considera che le armi esplosive sono quelle che, convenzionalmente, sono usate nelle guerre dalle forze combattenti, sia statali che non.

In questa sede non saranno analizzati gli effetti devastanti di questo tipo di armi, ma ci limiteremo a ricordare poche informazioni chiave. Le armi esplosive sono direttamente collegate alla natura delle nuove guerre, urbane e asimmetriche. Il 90% delle vittime di queste armi, quando usate nelle città, appartiene alla popolazione civile. Oltre ad essere causa morte, ferimenti e mutilazioni, le armi hanno effetti “riverberanti”, e cioè colpiscono le infrastrutture ripercuotendosi sulla salute e il benessere delle persone, pregiudicandone la sopravvivenza. Gli effetti del loro uso possono conseguentemente durate molti anni anche dopo la fine delle ostilità perché impattano sulla ripresa economica di un paese e sul suo sviluppo. Le armi esplosive con effetti a largo raggio, in particolare, hanno conseguenze particolarmente devastanti perché ampliano l’area di distruzione circostante il punto di detonazione e possono generare effetti a catena non prevedibili e indiscriminati. L’uso delle armi esplosive nelle zone urbane è disciplinato dal Diritto Internazionale Umanitario, ma l’aumento delle vittime nel corso dell’ultimo decennio ha determinato l’importanza di sviluppare uno strumento di implementazione del DIU più specifico. Non si tratta di creare dal nulla nuove regole di DIU, ma di riflettere sul modo migliore per essere completamente aderenti ad esso.

A gennaio, l’Irlanda, paese che guida questo processo, ha fatto circolare la prima bozza della dichiarazione, che ha ottenuto reazioni molto tiepide da parte degli attivisti e delle associazioni che si occupano di protezione dei civili nei conflitti armati e che, allo stesso tempo, non ha incontrato il pieno favore di alcuni soggetti statali considerati chiave, come gli Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna. Secondo INEW, il network internazionale contro le armi esplosive che raggruppa le organizzazioni della società civile impegnate sul tema della protezione dei civili nei conflitti armati, il testo è sicuramente un buon punto di partenza per rispondere al problema delle armi esplosive nelle aree popolate e rappresenta una buona base di discussione. Gli elementi di criticità del testo sono sostanzialmente tre: armi esplosive con effetti ad ampio raggio, gli effetti riverberanti e il problema dell’assistenza alle vittime. La bozza della dichiarazione contiene numerosi riferimenti alle armi esplosive a largo raggio. L’aspetto positivo è che viene esplicitata la necessità di precise procedure militari per limitare i danni inflitti ai civili dalle armi con effetti a largo raggio. Tuttavia, non si fa affatto menzione di un punto molto caro alla società civile e cioè il principio di presunzione di non uso. Secondo INEW, poiché le armi esplosive con effetti a largo raggio hanno un impatto imprevedibile e indiscriminato sui civili, il miglior modo per proteggerli è quello di astenersi del tutto dall’usarle nelle aree popolate. Inoltre, poiché nel testo l’impatto indiscriminato di queste armi non è richiamato in maniera esplicita, applicare delle semplici restrizioni al loro uso, quando se ne prevedono gli effetti indiscriminati, anziché proporre la presunzione di non uso equivarrebbe a indebolire i principi di protezione dei civili già in essere e di fatto non sarebbe sufficiente.

Secondo le ONG coinvolte nei negoziati, una grossa pecca nella bozza fatta circolare dall’Irlanda è l’assenza totale di riferimenti agli effetti riverberanti delle armi esplosive. Il mancato riferimento è una questione non da poco, se si pensa che più volte sia la società civile che la Croce Rossa Internazionale nei loro rapporti e comunicati stampa hanno fatto appello agli Stati affinché la distruzione di strutture e infrastrutture vitali fosse inserita tra le variabili che i militari devono prendere in considerazione in fase di pianificazione delle operazioni militari. La questione non è sicuramente di poco conto. In un documento che ha l’ambizione di implementare il quadro legale internazionale in materia di armi esplosive per migliorare la protezione dei civili nei conflitti armati, non parlare proprio di quegli di effetti che ne caratterizzano l’impatto dannoso nel breve e lungo termine equivale a depotenziare la ragione per cui quello stesso documento si è reso necessario.
L’ultimo nodo da sciogliere, infine, riguarda il tema dell’assistenza delle vittime. Nella bozza viene richiamata la necessità di assistere le vittime su base non discriminatoria. Un aspetto indubbiamente positivo è che si fa menzione esplicita di all’inclusione dei disabili, ma i riferimenti al tema sono considerati comunque troppo generici. L’espressione che genera più perplessità negli attivisti è “attuare ogni sforzo per assistere le vittime”, non perché sia sbagliata, ma perché troppo vaga. Di fatto, nella bozza non viene detto chi sono le vittime, né che tipo di azioni si intendano per assistenza. A generare ulteriore confusione è la menzione del sostegno alla stabilizzazione post-conflitto, che viene inserita nel paragrafo dell’assistenza, per il quale invece le organizzazioni della società civile rivendicano maggiore precisione e chiarezza.

Il tema dei diritti delle vittime è un’altra questione spinosa per gli Stati. Posto che esiste l’obbligo morale e legale a adoperarsi per favorire l’assistenza alle vittime nell’immediato e che questo obbligo, recentemente, è stato messo in crisi dai “nuovi” modi di condurre le guerre in città, l’elemento più controverso riguarda l’assistenza a lungo termine delle vittime, con attenzione al loro reinserimento nel tessuto economico e sociale e il ruolo che gli Stati della comunità internazionale hanno nel garantirla. Fino a che punto gli Stati hanno responsabilità? E con quale azioni pratiche si configurerebbe questo tipo di responsabilità? Quanto costerebbero interventi a lungo termine di questo tipo? È indubbio che una Dichiarazione politica internazionale come questa sia uno strumento meno vincolante rispetto ad un Trattato internazionale, ma è anche vero che la sua stessa esistenza implicherebbe l’adozione di uno standard di comportamento condiviso che, nel lungo periodo, aprirebbe scenari di intervento per assistere le vittime che gli Stati stessi non sono pronti ad affrontare.

L’Irlanda ha annunciato la sua ambiziosa volontà di presentare il testo ufficiale e definitivo il prossimo 26 maggio a Dublino. Sebbene il processo diplomatico abbia quindi subito una brusca accelerata negli ultimi sei mesi e non vi è dubbio che si arriverà all’adozione di una Dichiarazione, occorre chiedersi invece che tipo di documento verrà approvato. Il timore, piuttosto fondato, è che sarà presentato un testo volutamente vago nella speranza di far salire a bordo quei paesi che durante le negoziazioni hanno dimostrato insofferenza per il tema e per la dichiarazione come strumento per affrontarlo. Ad esempio, un consistente gruppo di Stati, tra cui Gran Bretagna e Stati Uniti hanno più volte affermato pubblicamente che non c’è bisogno di una dichiarazione che faccia da “cornice” alle azioni da intraprendere per affrontare il problema umanitario causato dalle armi esplosive: basta semplicemente scambiarsi buone pratiche. Il problema è che, così facendo, la questione delle armi esplosive nelle aree popolate perderebbe la sua natura multidimensionale e disciplinare e questo vanificherebbe l’obiettivo finale del percorso stesso, che è contribuire a garantire una migliore protezione delle popolazioni civili coinvolte nei conflitti armati.

Bisogna aspettare il prossimo appuntamento con le consultazioni aperte, l’ultima settimana di marzo, per capire in quale direzione andranno i negoziati.

http://www.anvcg.it/attualita/archivio/item/507-armi-esplosive-cosa-%C3%A8-successo-agli-ultimi-negoziati

 

Cani avvelenati a Cervaro (FR), nel silenzio assordante di Istituzioni indifferenti

Barcollano, tremano, e dopo pochi minuti cadono a terra irrigiditi. Cinque vite spezzate nel giro di sole 24 ore a causa di un veleno tossico e molto pericoloso diffuso nel comune di Cervaro, in provincia di Frosinone. Si tratta di cinque bellissimi cani: alcuni randagi che stazionavano in piazza da anni, benvoluti da tanti cittadini, altri padronali. Uno dei cani, ucciso ieri, era nel recinto di casa sua.

Polpette farcite di un potentissimo diserbante per lumache, lanciate nei giardini e in luoghi pubblici hanno provocato la morte atroce dei poveri animali. È forse questo il nuovo metodo che il Comune, attualmente commissariato, intende seguire per risolvere la piaga del randagismo? Secondo il veterinario Asl che ha osservato i cani si tratta di un veleno liquido in grado di uccidere gli animali in meno di cinque minuti e pericoloso anche per le persone, perché invisibile.

Emanuela Bignami, Responsabile Nazionale Randagismo e Sedi Locali degli Animalisti Italiani ha immediatamente inviato una diffida al Comune di Cervaro, alla Asl di competenza e alla Polizia Locale richiedendo la bonifica di tutta l’area interessa nonché la diffusione della comunicazione ai cittadini del pericolo sopra esposto e l’attivazione delle ricerche per risalire al colpevole/i.

“Ci sono degli assassini che spargono morte mettendo a repentaglio non solo la vita di tanti cani e gatti ma anche di bambini che nelle villette pubbliche vanno a giocare. Cosa fa l’Amministrazione Comunale? Dove sono le Istituzioni? Il commissariamento del paese non giustifica l’assenza di azione, si tratta di vite da tutelare, sia animali che umane. Il Ministero della Salute intervenga tracciando le vendite dei veleni in modo da non consentirne un uso indisturbato che metta a repentaglio, come in questo caso, la collettività. Siamo esterrefatti per ciò che è accaduto, indice dell’indifferenza verso il problema del randagismo, la cui portata in questo territorio è dilagante: chi dovrebbe interessarsi del benessere degli animali è totalmente assente e il carico grava sulle spalle di quei pochi volontari che per amore degli animali cercano di fare il possibile per fronteggiare il fenomeno”, afferma Emanuela Bignami.

Aggiunge: “È lo stesso assordante silenzio riservato al caso di Neve, il dolce meticcio beige accalappiato dal Comune di Cervaro e ritrovato cadavere, nel maggio 2018, a pochi chilometri di distanza dal paese. Un silenzio che abbiamo interrotto attraverso una denuncia e una manifestazione di protesta portata avanti in sinergia con altre associazioni animaliste, a cui avevano preso parte anche due dei poveri cani morti in questi giorni, presenti in quella circostanza come simbolo di sete di giustizia per Neve. Un segno, questo, che deve scuotere le coscienze, che deve portare ad azioni concrete di tutela degli animali. Ogni volta invece nulla cambia e si rinnova il dolore per la morte di creature innocenti”.

Ricordiamo che i Comuni, e nello specifico i sindaci, o chi ne fa le veci, sono direttamente responsabili degli animali presenti sul territorio. La vicenda riporta prepotentemente alla ribalta la necessità di contrastare con misure effettive la piaga del randagismo.

La popolazione di Cervaro è stata provata dalla terribile uccisione di Neve, cane di rara bellezza, torturato e poi trovato misteriosamente morto. Un fatto gravissimo che però non ha mai avuto un colpevole, per cui il PM ha richiesto archiviazione, restando ancora in attesa di una sentenza del tribunale. Ora questa nuova strage di animali innocenti lascia credere che a Cervaro possa esserci qualcuno che odia così tanto gli animali, fino al punto di ucciderli senza pietà tra atroci sofferenze, altrettanto pericoloso per le persone che opera nel totale menefreghismo delle istituzioni.

Ufficio Stampa, comunicazione e rapporti istituzionali
Associazione “Animalisti Italiani Onlus”
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“Accanto all’iniziativa egiziana per i diritti della persona: Patrick libero!”

L’Iniziativa egiziana per i diritti della persona – l’organizzazione non governativa con cui Patrick Zaki ha collaborato in Egitto – ha ribadito la sua urgente richiesta che Patrick Zaki sia rilasciato immediatamente e senza condizioni.

Patrick – si legge in una nota dell’Iniziativa egiziana per i diritti della persona – è un ricercatore sui diritti umani, un attivista sempre impegnato su questioni di interesse pubblico e uno studente di un Master dell’Università di Bologna.

Come noto, dopo aver superato un esame del Master, Patrick ha voluto tornare in Egitto per visitare parenti e amici ma è stato fermato all’aeroporto del Cairo, arrestato, sottoposto a minacce, torture e interrogatori. In seguito è stato fatto comparire di fronte a un procuratore che gli ha esibito una serie di accuse basate solo su asseriti contenuti pubblicati da Patrick sui social media a partire dal settembre 2019: circostanza che Patrick ha completamente negato.

Non vi è alcuna ragione per la detenzione preventiva di Patrick. Egli non ha alcun potere di alterare il corso delle indagini o di manomettere prove. La famiglia risiede in un luogo noto e raggiungibile. I suoi parenti aspettano con ansia il suo ritorno a casa.

La procura ha il potere di ordinare la detenzione o il rilascio di una persona sotto indagine in qualsiasi momento dell’indagine e il rilascio, con o senza cauzione, dovrebbe essere la prassi comune. Al contrario, la detenzione durante le indagini dovrebbe essere l’eccezione.

L’articolo 134 del codice di procedura penale consente di prorogare la detenzione preventiva solo in presenza di motivi fondati, descritti minuziosamente. Se esaminiamo questo elenco, possiamo constatare che nessuno di essi è applicabile nel caso di Patrick, né nella maggior parte dei casi in cui le indagini si basano su presunti materiali pubblicati sui social media, dato che raramente in circostanze del genere può esservi la “flagranza” del reato. Né si capisce in che modo una persona sottoposta a indagini di questo tipo possa avere modo di alterare le indagini o di “influenzare” testimoni, ammesso che ve ne siano.

Ancora più importante è sottolineare che i giudici hanno il potere di rilasciare persone sotto indagine in qualsiasi momento e che la Procura ha il potere di rilasciare una persona sotto indagine senza condizioni “in ogni momento, con o senza cauzione”, come prevede l’articolo 204 del Codice di procedura penale. Dunque, non è necessario attendere la fine dei 15 giorni, termine di tempo inteso come massimo.

L’Iniziativa egiziana per i diritti della persona chiede pertanto che Patrick Zaki sia rilasciato immediatamente e che le indagini siano chiuse, dato che non vi è alcuna base per un procedimento giudiziario.

L’Iniziativa egiziana per i diritti della persona ribadisce che le accuse mosse nei confronti di Patrick Zaki durante l’interrogatorio dell’8 febbraio sono completamente infondate e che il caso è stato è stato segnato da irregolarità procedurali dato che il verbale d’arresto è stato completamente falsificato e fabbricato.

Il verbale consegnato dalla polizia alla procura afferma che Patrick è stato arrestato a un posto di blocco della polizia a Mansoura, mentre l’arresto è avvenuto all’aeroporto del Cairo un giorno prima. In seguito Patrick è stato trasferito dall’aeroporto a più di una struttura dell’Agenzia per la sicurezza nazionale dove è stato bendato e torturato nel corso degli interrogatori.

La benda attorno agli occhi è stata tolta solo quando Patrick è comparso in un ufficio della procura di Mansoura, la mattina dell’8 febbraio. Gli avvocati dell’Iniziativa egiziana per i diritti della persona hanno presentato una denuncia contro il dirigente dell’ufficio indagini della stazione di polizia di Mansoura 2, chiedendo l’apertura di un’indagine per la falsificazione del verbale d’arresto datato 8 febbraio (denuncia 9944/2020).

Gli avvocati dell’Iniziativa egiziana per i diritti della persona hanno presentato una seconda denuncia (9943/2020) chiedendo che s’indaghi sulle violenze fisiche e le torture che hanno avuto luogo prima della comparsa di Patrick negli uffici della procura di Mansoura.

L’Iniziativa egiziana per i diritti della persona pretende che la Procura apra indagini su entrambe le denunce.

AMNESTY INTERNATIONAL

Roma, 21 febbraio 2020

 

Campagna per annullare le accuse contro Assange ed impedirne l’estradizione

Alla vigilia dell’udienza sull’estradizione, Amnesty International ha lanciato una campagna per chiedere alle autorità degli Usa di annullare tutte le accuse di spionaggio o relative a questo reato nei confronti di Julian Assange in modo che egli sia prontamente rilasciato.

Se quelle accuse non venissero annullate, le autorità del Regno Unito dovrebbero assicurare che Julian Assange non sia estradato negli Usa, dove rischia di subire gravi violazioni dei diritti umani.

“Gli incessanti tentativi del governo Usa di processare Julian Assange per aver reso pubblici documenti riguardanti anche possibili crimini di guerra commessi dalle forze armate statunitensi non è altro che un assalto su larga scala al diritto alla libertà d’espressione”, ha dichiarato Massimo Moratti, vicedirettore di Amnesty International per l’Europa.

“Il potenziale effetto raggelante verso i giornalisti e altre persone che denunciano le malefatte dei governi rendendo note informazioni ricevute da fonti credibili potrebbe avere profonde conseguenze sul diritto delle opinioni pubbliche a conoscere cosa stanno facendo i loro governi. Tutte le accuse mosse nei confronti di Julian Assange a seguito di tali attività devono essere annullate”, ha aggiunto Moratti.

Secondo Amnesty International le accuse contro Assange derivano direttamente dalla pubblicazione di documenti segreti nell’ambito del suo lavoro con Wikileaks, attività che in quanto tale e di per sé non dovrebbe essere punita e che il giornalismo investigativo porta regolarmente avanti nell’ambito professionale.

“Tutte le accuse su cui si fonda la richiesta di estradizione degli Usa dovrebbero essere annullate per consentire il pronto rilascio di Julian Assange. In caso contrario, le autorità britanniche hanno l’obbligo chiaro e inequivocabile di non trasferire Julian Assange negli Usa, dove egli rischia di subire gravi violazioni dei diritti umani”, ha precisato Moratti.

“Negli Usa, Julian Assange potrebbe essere sottoposto a condizioni detentive equivalenti a maltrattamento e tortura, compreso l’isolamento prolungato. Anche il rischio di subire un processo iniquo è molto concreto, data la campagna ostile promossa nei confronti di Julian Assange da funzionari Usa fino ai più alti livelli, che ha fortemente compromesso il suo diritto alla presunzione d’innocenza”, ha concluso Moratti.

Ulteriori informazioni
Alla vigilia dell’udienza sull’estradizione, Amnesty International ha promosso una petizione globale per chiedere agli Usa di annullare tutte le accuse contro Julian Assange derivanti unicamente dalla pubblicazione di documenti nell’ambito del suo lavoro con Wikileaks.

Amnesty International ha sottolineato inoltre come le norme e gli standard del diritto internazionale vietino il trasferimento di una persona verso un altro paese dove questa possa rischiare di subire gravi violazioni dei diritti umani. Se Julian Assange venisse estradato o trasferito in qualsiasi altro modo negli Usa, il Regno Unito violerebbe questo divieto.

AMNESTY INTERNATIONAL

Roma, 21 febbraio 2020

La petizione globale in favore di Julian Assange è online (dal 21 febbraio 2020) all’indirizzo:
https://www.amnesty.it/appelli/annullare-le-accuse-contro-julian-assange

 

“Liberiamoci dalla guerra”, a Firenze il 25 aprile

Dal 1945 ad oggi la guerra non è mai terminata. Al Secondo conflitto mondiale segue la Guerra fredda, quindi una serie ininterrotta di guerre e il ritorno a una situazione analoga a quella della Guerra fredda che accresce il rischio di un catastrofico conflitto nucleare.

La guerra, funzionale agli interessi delle élite economiche e finanziarie, continua a mietere vittime soprattutto tra le popolazioni più povere. Essa viene condotta anche con armi economiche, che spesso provocano più vittime delle armi propriamente dette. Tutto ciò causa emigrazioni forzate e immani tragedie sociali.

Per questo il 25 Aprile, nel 75° Anniversario della Liberazione da cui è nata la Costituzione italiana che ripudia la guerra, ci riuniamo a Firenze con la consapevolezza che occorre formare il più vasto fronte interno e internazionale per:

Ø liberarci dal sistema di guerra di cui siamo prigionieri,
Ø fermare la folle corsa agli armamenti nucleari che costituisce la principale minaccia per l’ambiente di vita sulla Terra,
Ø rivendicare quale fondamentale diritto umano una economia di pace e non di guerra ponendo fine allo sperpero di enormi risorse a fini militari,
Ø ottenere reali diritti di informazione e di parola sulle questioni nodali da cui dipende il nostro futuro.

Di fronte all’avanzare della guerra, compresa la possibilità di un catastrofico conflitto nucleare, è di vitale importanza fare chiarezza su quali sono le cause di fondo, a partire da quelle economiche, e costruire un vasto fronte di resistenza. Per questo ti invito ad essere con noi il 25 Aprile.

Un cordiale saluto
Giuseppe Padovano

Convegno internazionale nel 75° Anniversario della Liberazione e della fine della Seconda Guerra Mondiale
LIBERIAMOCI DALLA GUERRA

Cinema Teatro Odeon
Piazza degli Strozzi 2, Firenze
Sabato 25 Aprile 2020

Dal 1945 ad oggi la guerra non è mai terminata. Al Secondo conflitto mondiale segue la Guerra fredda, quindi una serie ininterrotta di guerre e il ritorno a una situazione analoga a quella della Guerra fredda che accresce il rischio di un catastrofico conflitto nucleare. La guerra, funzionale agli interessi delle élite economiche e finanziarie, continua a mietere vittime soprattutto tra le popolazioni più povere, provocando emigrazioni forzate e immani tragedie sociali.

Per questo il 25 Aprile, nel 75° Anniversario della Liberazione da cui è nata la Costituzione italiana che ripudia la guerra, ci riuniamo a Firenze con la consapevolezza che occorre formare il più vasto fronte interno e internazionale per liberarci dal sistema di guerra di cui siamo prigionieri, per fermare la folle corsa agli armamenti nucleari che costituisce la principale minaccia per l’ambiente di vita sulla Terra, per rivendicare quale fondamentale diritto umano una economia di pace e non di guerra ponendo fine allo sperpero di enormi risorse a fini militari, per ottenere reali diritti di informazione e di parola sulle questioni nodali da cui dipende il nostro futuro.

Temi del Convegno
Armi nucleari & Ambiente
Guerra & Economia & Società
Informazione & Partecipazione
Campagna per la liberazione di Julian Assange

Intervengono relatori da
Nord America, America Latina, Russia, Africa, Europa

Primi relatori confermati:
Michel Chossudovsky (Canada), professore di economia, direttore del Centro di Ricerca sulla Globalizzazione (Global Research).
Vladimir Kozin (Russia), principale esperto del Centro di Studi Politico-Militari del Ministero degli Esteri, professore dell’Accademia di Scienze Militari.
David Swanson (Stati Uniti), autore, attivista, giornalista e conduttore radiofonico. È direttore esecutivo di World Beyond War. Insignito del 2018 Peace Prize dalla US Peace Memorial Foundation.
John Shipton (Australia), padre di Julian Assange, giornalista e programmatore, fondatore di WikiLeaks, detenuto in Gran Bretagna con il rischio di essere estradato negli Stati Uniti ed essere condannato all’ergastolo o alla pena di morte.
Giorgio Bianchi (Italia), fotogiornalista, fotografo documentarista e filmmaker, autore di reportage dai teatri di guerra in Siria, Ucraina e altri paesi.
Franco Cardini (Italia), storico e saggista, specializzato nello studio del Medioevo.
Giulietto Chiesa (Italia), giornalista, scrittore, direttore di Pandora TV.
Jean Toschi Marazzani Visconti (Italia), scrittrice, giornalista.

Promotori:
ASSOCIAZIONE PER UN MONDO SENZA GUERRE
CNGNN (Italia) / GLOBAL RESEARCH (Canada)
ASSOCIAZIONE PER UN MONDO SENZA GUERRE
CNGNN (Italia) / GLOBAL RESEARCH (Canada)
in collaborazione con Pax Christi Italia, Commissione Giustizia e Pace dei Missionari Comboniani,
Sezione Italiana della WILPF (Lega Internazionale Donne per la Pace e la Libertà) e altre associazioni.

ISCRIZIONE AL CONVEGNO
Comunicare il proprio nome, comune di residenza, email e/o cellulare, a
Giuseppe Padovano
Email giuseppepadovano.gp@gmail.com
Cell. 393 998 3462

SOTTOSCRIZIONE
Gli organizzatori del Convegno, volendo mantenere la piena autonomia, non hanno richiesto alcun contributo finanziario a enti pubblici e privati, né a partiti politici. Chiedono quindi ai partecipanti di contribuire alla notevole spesa versando, al momento della prenotazione/iscrizione, 5/10 euro o più, se possibile. Il mezzo più semplice per effettuare il versamento è quello di PayPal che troverete nel sito http://www.natoexit.it

Se non avete ancora avuto modo di aprirlo, vi consiglio di farlo per la buona qualità degli aggiornamenti e delle informazioni che vi troverete. Aiutateci da subito al buon esito di questo evento.

 

“Detective per caso” è disponibile anche in DVD

Superando.it

Un altro sogno realizzato dall’Accademia L’Arte nel cuore di Roma, lo avevamo definito a suo tempo il film “Detective per caso”, in cui un gruppo di attori con disabilità recita insieme ad attori senza disabilità, alcuni dei quali anche molto noti, in una pellicola che non parla affatto di disabilità, ma è una commedia gialla. Ora, dopo il successo ottenuto al cinema e in TV quel film è disponibile anche in DVD, consentendo di diffondere ulteriormente un importante messaggio di inclusione sociale, nonché le stesse attività dell’Arte nel cuore, cui andranno i proventi ricavati dalla vendita
(continua…)

Sjögren: una malattia rara tra le più dimenticate
Non ancora inserita nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e nemmeno nel Registro Nazionale delle Malattie Rare, la sindrome di Sjögren, che colpisce in grande maggioranza le donne, è una malattia autoimmune, sistemica, degenerativa e inguaribile, che può attaccare tutte le mucose dell’organismo, associandosi spesso ad altre patologie autoimmuni. Per approfondire sotto vari aspetti le prospettive della sindrome di Sjögren primaria sistemica, l’Associazione ANIMASS, in vista dell’ormai prossima XIII Giornata delle Malattie Rare, ha promosso un convegno per domani, 21 febbraio, a Salerno
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La passione di Antonio Giuseppe per la meraviglia della vita
I diritti, l’accessibilità, il lavoro, l’università, il “Dopo di Noi”, la famiglia, l’affettività, la sessualità e altro ancora, anche se i passaggi più appassionati sono forse quelli dedicati alla scrittura e all’amore. C’è tutto questo nella bella intervista di Zoe Rondini, che pubblichiamo oggi, ove il protagonista è Antonio Giuseppe Malafarina, giornalista, scrittore, poeta, persona con disabilità motoria, una delle principali “firme” del blog “InVisibili” del «Corriere della Sera.it» e anche di «Superando.it», che per una volta non figura come autore di un articolo sulle nostre pagine
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Come affrontare i problemi del sonno nei bambini e adolescenti con autismo
Cosa possono fare le famiglie e i medici di fronte ai disturbi del sonno nei bambini e negli adolescenti con autismo, problema, a quanto sembra, assai comune? A tentare di dare una risposta è stata recentemente l’American Academy of Neurology, pubblicando le “Linee Guida per i problemi del sonno nei bambini e negli adolescenti con disturbo dello spettro autistico”, ove gli autori dello studio si sono innanzitutto concentrati su quattro problemi fondamentali tipici di tutti i bambini
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Meno solidarietà (a parole), più diritti!
«Per non confinare la marginalità in luoghi chiusi – scrive Salvatore Cimmino – dobbiamo liberare le persone dalla disabilità per renderle partecipi alla vita sociale. Una sfida che partendo dalla sofferenza urbana, dal benessere e dalla salute mentale, non coinvolge soltanto questioni mediche, ma suscita una riflessione sulle buone e le cattive politiche, investendo la sfera del diritto di cittadinanza e lo sviluppo di una comunità pienamente democratica e partecipativa. Meno solidarietà (spesso solo a parole), più diritti! Questa è la richiesta alla politica»
(continua…)

Anche la salute degli occhi nel progetto di prevenzione del Comune di Palermo
Anche l’ARIS (Associazione Retinopatici ed Ipovedenti) partecipa al progetto di prevenzione, promozione della salute e screening per il benessere aziendale, avviato lo scorso anno dal Comune di Palermo, che sta proseguendo negli Assessorati Comunali, nelle Aziende Municipalizzate e nella Polizia Municipale del capoluogo siciliano. La prossima data fissata per mettere al centro la salute degli occhi, tramite l’attività degli ortottisti dell’ARIS, sarà quella di domani, 21 febbraio, con una serie di esami oculistici preventivi per la Polizia Municipale di Palermo
(continua…)

Per rispondere all’utenza ampia, ma spesso inascoltata, del territorio pontino
«Tutti hanno percepito l’importanza del Servizio cui stiamo per dare vita, un Servizio coprogettato con le Associazioni locali e in piena sintonia con le Istituzioni, a favore della vita indipendente e dell’inclusione sociale delle persone con disabilità nel territorio pontino, vasto e ricco di richieste da parte di un’utenza ampia, ma spesso inascoltata»: lo ha dichiarato Pietro Barbieri, presidente dello SPAA di Roma (Servizio per l’Autonomia e l’Autodeterminazione), già Centro per l’Autonomia, annunciando a Sabaudia (Latina) l’avvio di uno sportello dello stesso SPAA
(continua…)

È discriminazione dare meno ore di assistenza per l’autonomia e la comunicazione
Lo ha stabilito un’Ordinanza del Tribunale Civile di Marsala (Trapani), accogliendo ben due ricorsi presentati dalla famiglia di un’alunna con disabilità, alla quale il proprio Comune di residenza aveva appunto ridotto il numero delle ore per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione stabilite dal PEI (Piano Educativo Individualizzato), adducendo motivi di bilancio, come purtroppo spesso accade in questi casi. I ricorsi, va anche sottolineato, sono stati accolti nonostante la famiglia avesse accettato la riduzione delle ore, al solo fine di poter disporre almeno di quelle assegnate
(continua…)