Coronavirus, paesi “nemici” degli USA chiedono all’ONU revoca sanzioni

Siria, Russia, Cina, Iran, Cuba, Venezuela, Nicaragua e Corea del Nord chiedono all’Onu la revoca delle sanzioni per combattere la pandemia Covid-19

I rappresentanti permanenti delle Nazioni Unite di Siria Russia, Cina, Iran, Cuba, Venezuela, Nicaragua e Corea del Nord hanno chiesto la revoca delle misure coercitive unilaterali che rappresentano un ostacolo alla lotta contro l’epidemia di coronavirus.

Questa posizione è stata espressa in una lettera congiunta inviata dai delegati di Siria, Russia, Cina, Iran, Cuba, Venezuela, Nicaragua e Repubblica democratica popolare di Corea, a nome dei rispettivi ministri degli Esteri, al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.

Nella lettera, si chiede la fine di queste misure illegali e per garantire l’uguaglianza e il coordinamento tra i paesi di tutto il mondo per affrontare le sfide della diffusione del coronavirus.

I delegati hanno menzionato nel loro messaggio le sfide affrontate dai paesi colpiti da misure unilaterali coercitive nel contesto dell’attuale crisi derivante dalla pandemia di Covid-19, e hanno invitato il Segretario Generale delle Nazioni Unite a tenere conto della necessità di tutti i paesi del mondo a fornire infrastrutture e attrezzature di base per il settore sanitario al fine di fornire cure mediche e alimenti per tutti senza eccezioni.

“Ricordiamo al segretario generale il contenuto dei suoi recenti appelli e dichiarazioni in cui ha sottolineato oggi la necessità di solidarietà, speranza e volontà politica per superare insieme questa crisi”, si legge nel testo del messaggio e ha sottolineato che per raggiungere questo obiettivo è necessario che tutti i paesi agiscano collettivamente, coordinati e decisamente come membri responsabili della comunità internazionale.

I delegati degli otto paesi hanno sottolineato nel loro messaggio che i governi delle nazioni colpite da questo blocco economico hanno la volontà politica e morale di agire di fronte a questo pericolo e che questo momento richiede il massimo livello di solidarietà, cooperazione e sostegno.

La lettera ha esaminato gli effetti negativi delle misure unilaterali coercitive, a livello nazionale o extraterritoriale, in quanto ostacolano la capacità dei governi nazionali di lavorare con le organizzazioni internazionali e beneficiare del sistema finanziario internazionale e del sistema di libero scambio, minando i continui sforzi dei governi per combattere il coronavirus.

I delegati, a nome dei loro governi, hanno esortato il Segretario Generale delle Nazioni Unite a chiedere la revoca immediata e completa di queste misure illegali, coercitive e arbitrarie che adottano immoralmente l’arma della pressione economica e gli hanno chiesto di prendere posizione in merito, coerente con quella delle Nazioni Unite che respinge l’imposizione di misure coercitive unilaterali.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-siria_russia_cina_iran_cuba_venezuela_nicaragua_e_corea_del_nord_chiedono_allonu_la_revoca_delle_sanzioni_per_combattere_la_pandemia_covid19/82_33840/

 

AOI – Il nostro impegno nell’emergenza #covid19

Un team di dirigenti di Organizzazioni socie di AOI ha volontariamente deciso di attivarsi da più di 2 settimane per: fornire informazioni utili ad affrontare le situazioni di rischio del personale espatriato, aiutandolo a restare in sicurezza nei Paesi o garantendone l’eventuale rientro in Italia; lavorare con le colleghe e i colleghi di CINI e Link2007, le altre reti di Ong, nel dialogo con la Farnesina e l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo per salvaguardare progetti e iniziative in essere; promuovere iniziative di valorizzazione del lavoro in essere e partenariati per affrontare la crisi.

Abbiamo scelto, quindi, di lanciare questa campagna di raccolta e diffusione dei dati sulle attività che le organizzazioni di solidarietà, cooperazione e volontariato internazionale aderenti ad AOI stanno realizzando nell’emergenza Covid19 in Italia e all’estero.

Numeri relativi all’impiego di personale professionale e volontario delle nostre organizzazioni, medici e paramedici, operatrici e operatori del sociale, educatrici ed educatori, dirigenti in attività di emergenza nelle varie aree del Paese. Circa 1500 operatori tra dipendenti e volontari impegnati soprattutto in attività di sostegno alle fasce di popolazione più vulnerabili, supporto medico rifugiati, minori e senza fissa dimora, distribuzione di pasti e spese solidali, informazione sui rischi di contagio e supporto nell’applicazione delle direttive, educazione a distanza, sostegno ai partner locali nelle attività di solidarietà internazionale.

“La responsabilità sociale e la sussidiarietà sono valori fondanti dell’AOI, perché lo sono per le realtà associate. Non avremmo certo potuto dimenticarcene in questa emergenza globale: il covid-19 si sta diffondendo purtroppo in tutti i Paesi, va contrastato con misure di prevenzione e sanitarie e vanno attivati ammortizzatori e sostegni diretti alle persone e comunità più socialmente a rischio.” dice la Portavoce AOI, Silvia Stilli

Sono informazioni importanti per dare il senso dell’impegno della nostra constituency accanto ad altre organizzazioni del Terzo Settore, cittadine e cittadini, personale professionale e istituzioni per fronteggiare questa emergenza sanitaria e sociale. E per rispondere con dati e fatti alle nuove illazioni e fake news sulla nostra assenza dalla scena drammatica che vede le persone malate, sole, in difficoltà e intere comunità colpite dalla pandemia.

Elenco in aggiornamento: https://www.ong.it/il-nostro-impegno-nellemergenza-covid19/

 

Coronavirus: una cura anche per il commercio globale

Mai come ora, di fronte al Covid, è urgente ricondurre il commercio globale in una strategia che metta al centro dell’agenda politica nazionale ed europea la giustizia sociale, la possibilità di lavorare e sostenersi dignitosamente, e la giustizia ambientale, la possibilità di avere un futuro sul pianeta. Read More “Coronavirus: una cura anche per il commercio globale”

Potenziato il Numero Verde dell’AISM, per chi ha la sclerosi multipla e non solo

Superando.it

«Le richieste al nostro Numero Verde – informano dall’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) – sono aumentate del 250% e gli operatori, gli assistenti sociali, i neurologi specializzati in sclerosi multipla, gli avvocati e gli altri nostri consulenti, che da sempre rispondono a questo servizio, non bastano più». Proprio per questo, dunque, l’Associazione ha deciso di attivarsi con una vera e propria task-force, perché le richieste delle persone con sclerosi multipla, e più in generale quelle di coloro che soffrono di una patologia, sono destinate ulteriormente ad aumentare
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Sarebbe bello uscirne migliori e comprendere di più la disabilità
«Adesso – scrive Zoe Rondini – è indispensabile che si rafforzi immediatamente l’assistenza domiciliare alle famiglie con disabilità. Poi, quando finalmente ne usciremo, sarebbe auspicabile che tutti fossero diventati migliori, con una maggiore immedesimazione nei confronti delle categorie più deboli, rivedendo con occhi diversi le esigenze e i diritti delle persone con disabilità e in generale di chi ha costantemente la necessità di essere aiutato, curato e sostenuto»
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Tutelare tutti i cittadini: e quelli con disabilità?
«Tutelare tutti i cittadini – scrive Luisella Bosisio Fazzi – o solo quelli che ce la fanno da soli o ancora quelli che sono socialmente visibili? E le persone con disabilità? Quelle persone che senza le loro Associazioni rappresentative non avrebbero avuto alcuna citazione nei vari Decreti che il Governo ha emanato. Quelle persone che, se non ci fossero le loro famiglie, sarebbero morte di inedia, di mancata assistenza, di mancata cura, di mancata protezione. Sono dura, lo so. Ma è la verità»
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I ragazzi con disturbi specifici di apprendimento, la prossimità e il tempo
«Tantissimi bambini e ragazzi con disturbi specifici di apprendimento – scrive Giampaolo Celani – quali la dislessia, la disgrafia, la discalculia o la disortografia sono rimasti soli con la propria famiglia, soli davanti agli impegni che richiede la scuola. Per sostenerli l’unico modo sarebbe la prossimità. Perché non pensare di munire i tutor DSA, ovvero gli specialisti che li seguono nello studio, di dispositivi individuali di protezione, e di sottoporli a verifiche periodiche delle condizioni fisiche, permettendo loro di riprendere questi preziosi momenti con i ragazzi?»
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Anche nell’isolamento tutti insieme possiamo dare forza all’inclusione
«Abbiamo superato ogni ostacolo rappresentato dalle difficoltà personali – scrivono da Special Olympics Italia, il movimento dello sport praticato da persone con disabilità intellettiva e/o relazionale -, ma anche dalle difficoltà di una società a comprendere che il valore di ognuno va oltre l’apparenza. Lo abbiamo fatto stando insieme, lottando insieme e anche ora che siamo lontani continueremo a lottare nell’unico modo che conosciamo, insieme, mantenendo alta l’attenzione sulle tematiche legate all’inclusione sociale, per ripartire, quanto prima, con nuove forze e nuove consapevolezze»
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Tutelare le persone con lesione al midollo spinale in situazione di ricovero
«Le persone con lesione midollare in situazione di ricovero hanno complicanze tali che qualora dovessero essere contagiate rischierebbero sicuramente la morte. La loro salute, quindi, va tutelata»: suonano a monito, le parole del presidente della FAIP Falabella, nei confronti di chi volesse attuare procedure come quella pensata in un primo momento a Ostia (Roma), ove si intendeva aprire all’interno del Centro Paraplegici un reparto di pazienti con coronavirus, ignorando la complessità delle patologie legate a una lesione midollare. Un progetto fortunatamente ritirato dall’ASL RM 3
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Bene la LIS nella conferenza stampa del Presidente del Consiglio
Soddisfazione viene espressa dall’ENS (Ente Nazionale Sordi), dopo avere registrato che durante la conferenza stampa del Presidente del Consiglio di ieri, 24 marzo, è stato accolto l’appello della stessa ENS, per far sì che tali comunicazioni istituzionali fossero corredate dalla traduzione in LIS (Lingua dei Segni Italiana). «Terminata l’emergenza – dichiara il presidente dell’ENS Petrucci – le Istituzioni dovranno avviare un tavolo di confronto per redigere protocolli specifici per le persone sorde, da attivarsi in caso di emergenze di vario genere, di cui ad oggi l’Italia è sprovvista»
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Alle donne con disabilità d’Europa: batteremo il virus e le discriminazioni!
«Nel contesto di questa grave emergenza – scrive Ana Peláez Narváez, vicepresidente del Forum Europeo sulla Disabilità -, proponiamo alcune linee guida riguardanti le donne e le ragazze con disabilità d’Europa e le donne che si prendono cura di parenti con disabilità, rivolgendoci in particolare alle organizzazioni che tutelano i diritti delle persone con disabilità». E conclude così: «Noi, del Comitato Donne dell’EDF, siamo qui per voi, per lavorare in favore di tutte le donne e le ragazze con disabilità in Europa. Insieme batteremo il virus! Per te, per me e per tutti noi!»
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Lavoratori con disabilità: e alla fine prevale la ragione!
Il timore che alla fine i più penalizzati rischiassero di essere proprio i lavoratori con disabilità era fondato, alla luce di quanto stabilito da un Messaggio prodotta la scorsa settimana dall’INPS. Fortunatamente, però, alla fine ha prevalso la ragione e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha messo la parola fine ad ogni dubbio, adottando, in àmbito di agevolazioni e permessi, l’interpretazione più favorevole agli stessi lavoratori con disabilità
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Una favola e una storia sociale, utili alle famiglie di tanti bimbi e bimbe
Curate da Claudia Costa, insegnante di sostegno della scuola dell’infanzia e docente universitaria di Pedagogia e Didattica Speciale, possono certamente essere di aiuto a molte famiglie la favola sotto forma di audiolibro ad alta leggibilità, intitolata “La storia di Re Virus che perse la sua corona”, per spiegare a tanti bimbi e bimbe, con parole semplici e bei disegni, perché improvvisamente hanno smesso di frequentare la scuola, e la breve storia sociale “Perché è importante avere le mani pulite”, che dichiara sin dal titolo le proprie intenzioni
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Le necessità urgenti delle persone incontinenti, stomizzate e laringectomizzate
Come già avevano fatto una decina di giorni fa, denunciando le gravi difficoltà riscontrate nell’ottenere i dispositivi medici monouso, a causa della grave emergenza sanitaria in corso, le Associazioni di riferimento delle persone incontinenti, stomizzate e laringectomizzate tornano a rivolgersi con una serie di richieste urgenti ai massimi vertici del Ministero della Salute, per ottenere sostanzialmente una semplificazione all’insegna della sburocratizzazione di quanto viene ritenuto maggiormente necessario
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L’emergenza non ferma l’Associazione Italiana Sindrome X Fragile
Un questionario di rilevazione dei principali bisogni delle persone e delle loro famiglie, uno spazio informativo in costante aggiornamento e un gruppo Facebook rivolto ai propri componenti: nonostante la grave emergenza sociosanitaria in atto, non intende certamente fermarsi l’impegno dell’Associazione Italiana Sindrome X Fragile, a sostegno delle persone e delle famiglie con questa condizione genetica, che costituisce la seconda causa di disabilità intellettiva su base genetica dopo la sindrome di Down
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Rischia di collassare il sistema di aiuto rivolto a migliaia di persone
«È necessario distribuire i presìdi sanitari anche ai volontari e agli operatori delle organizzazioni impegnate nelle attività di assistenza alle persone in condizione di fragilità e marginalità, quali le persone con disabilità. Se questo materiale non verrà messo urgentemente a disposizione della rete di Associazioni, rischia di collassare il sistema di aiuto rivolto a migliaia di persone»: lo ha scritto Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, al capo della Protezione Civile Angelo Borrelli e alla ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo
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Le linee guida mediche non discriminino assolutamente le persone con disabilità!
«Nei Paesi in cui gli operatori sanitari non siano in grado di fornire lo stesso livello di assistenza a tutti a causa della mancanza di attrezzature e del finanziamento insufficiente al comparto sanitario, le linee guida mediche devono essere non discriminatorie, e seguire il diritto internazionale e le linee guida etiche esistenti per l’assistenza, in caso di disastri ed emergenze di ogni genere. E questi riferimenti parlano chiaro: le persone con disabilità non possono essere discriminate!»: lo ha scritto l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, a tutti i Paesi dell’Unione Europea
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Semplificare le procedure per il ritiro dei farmaci contro il diabete
Ad oggi ancora molte persone con diabete sono costrette a recarsi presso gli ambulatori medici per il ritiro della ricetta cartacea necessaria a procurarsi i medicinali erogati dalle farmacie attraverso la cosiddetta “Distribuzione per Conto”. Per superare tale vincolo, che espone le persone con diabete a varie occasioni di contagio, le organizzazioni Diabete Italia, FAND (Associazione Italiana Diabetici), AMD (Associazione Medici Diabetologi) e SID (Società Italiana di Diabetologia) si sono rivolte all’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), chiedendo la semplificazione della relativa procedura
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Linea diretta della Fondazione Stella Maris con le famiglie
L’IRCCS Fondazione Stella Maris di Calambrone (Pisa), struttura di alta specializzazione in àmbito di disturbi neuropsichiatrici e neurologici, ha attivato in questi giorni una linea diretta con le famiglie che hanno bisogno di entrare in contatto con i propri specialisti appartenenti a tutte le Unità Operative Cliniche, per fornire un aiuto concreto, nell’attuale situazione di emergenza sociosanitaria, a tante mamme e papà
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Le risposte della Regione Friuli Venezia Giulia alle istanze delle Associazioni
È soprattutto sul fronte dell’assistenza domiciliare alle persone con disabilità che sono arrivate risposte dalla Regione Friuli Venezia Giulia alle istanze espresse dalle Associazioni del territorio, come emerso da una videoconferenza cui hanno partecipato l’assessore regionale alla Salute Riccardi e la responsabile della Direzione Generale Salute Zamaro, insieme a Brancati, presidente della Consulta Regionale delle Associazioni delle Persone con Disabilità e delle loro Famiglie, ai rappresentanti delle Federazioni FISH e FAND e a quelli delle strutture residenziali e semiresidenziali
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I Centri Residenziali e le famiglie con disabilità: intervenire subito!
«I Centri Residenziali sono vere e proprie “bombe ad orologeria” pronte a scoppiare. È una situazione a dir poco esplosiva che nessuno sta cercando di risolvere, lasciando così in balìa dell’emergenza sanitaria in corso le persone con disabilità, le famiglie e gli operatori. Tali strutture vanno dunque equiparate subito a quelle sanitarie e gestite con pari attenzione e modalità»: è con queste parole che l’Associazione ANFFAS chiede un deciso e immediato “cambio di strategia” nei confronti di tali strutture, oltreché un rapido sostegno alle famiglie di persone con disabilità lasciate sole
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Cittadinanzattiva e l’emergenza: iniziative a tutto campo
Una campagna di raccolta fondi a favore dei medici di medicina generale, una collaborazione con Croce Rossa Italiana, per un servizio di spesa e farmaci a domicilio per anziani, persone fragili e immunodepressi che vivono da soli, l’analisi del Decreto cosiddetto “Cura Italia”, insieme al Forum Disuguaglianze e Diversità, per evitare che «nessuno resti indietro» e una guida aggiornata quotidianamente, rivolta a tutti i cittadini: sono numerose le iniziative avviate da Cittadinanzattiva, per rispondere ad altrettanti bisogni emersi dall’attuale emergenza sociosanitaria legata al coronavirus
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Covid-19 e carceri: intervista all’avvocato Benedetto Ciccarone del Foro di Milano

Continua il lavoro di raccolta testimonianze, inchiesta, valutazioni e prese di posizione in merito alla situazione carceraria, nell’ambito dell’emergenza Coronavirus. L’avvocato Benedetto Ciccarone del foro di Milano entra nel merito delle misure adottate e di quelle già previste, e della loro reale attuabilità.

Avvocato, ci spiega in maniera sintetica e comprensibile le misure cosiddette “svuotacarceri” contenute nel Decreto Legge “Cura Italia”?

Le misure sono contenute negli art.. 123 e 124 del decreto legge comunemente noto come Cura Italia.

La misura di cui all’art. 123 riguarda la possibilità di scontare gli ultimi 18 mesi o meno di pena presso il domicilio.

Si tratta in realtà di una misura già prevista nell’ordinamento dalla legge 199/2010 chiamata svuotacarceri e dalle successive modifiche. La novità riguarda solo la semplificazione della procedura per accedere al beneficio che dovrebbe comportare tempi meno dilatati. Ad esempio, se in precedenza il magistrato di sorveglianza prima di decidere doveva attendere che il carcere trasmettesse una relazione sulla condotta del richiedente ora, con la nuova normativa, la relazione può essere omessa.

Sono esclusi dal beneficio non solo tutti quei detenuti che già erano esclusi dalla svuotacarceri del 2010, ma anche quelli che abbiano riportato sanzioni disciplinari per fatti di rivolta e anche quelli nei confronti dei quali sia stato redatto rapporto per le rivolte del 7 marzo u.s.

La distinzione non è di poco conto perché avere riportato una sanzione disciplinare significa aver subito un procedimento disciplinare in esito al quale è stata comminata una sanzione, mentre invece aver ricevuto un rapporto disciplinare significa solo essere stati segnalati senza che abbia avuto luogo un procedimento disciplinare. Questo vuol dire che un soggetto segnalato per errore che poi dovesse essere riconosciuto estraneo ai fatti in sede di procedimento disciplinare non potrà comunque allo stato attuale accedere al beneficio.

Pertanto la svuotacarceri non ha ampliato per nulla la platea dei possibili beneficiari della vecchia svuotacarceri, anzi si rivela ancor più rigorosa quanto alle modalità.

Innanzitutto le scarcerazioni sono previste in modo graduale a partire dai detenuti con residui di pena minori le cui domande richiedono comunque tempo per essere esaminate per vedere che non rientrino tra le categorie escluse.

In secondo luogo, perché i detenuti con residuo di pena superiore ai 6 mesi devono rilasciare il consenso all’applicazione del braccialetto elettronico.

L’attuale limitata disponibilità dei dispositivi avrà due conseguenze: 1) molti detenuti che hanno diritto al beneficio non potranno fruirne per mancanza dei dispositivi 2) quelli che fruiranno del beneficio con braccialetto elettronico impediranno la scarcerazioni di persone in custodia cautelare in carcere che potrebbero ottenere la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico qualora essi fossero disponibili.

La seconda misura riguarda le licenze ed i permessi premio per i detenuti in semilibertà che sono quelli che escono dal carcere la mattina per rientrarvi la sera. A costoro può essere concessa la possibilità di restare a dormire a casa nella forma dei permessi premio che possono essere concessi anche oltre i limiti stabiliti dalle normativa ordinaria.

Pensa che le misure adottate siano sufficienti? Quanti sono i carcerati che potrebbero realmente usufruirne? Quali le problematiche?

In una lettera dal carcere di Torino dove è rinchiusa Nicoletta Dosio, portavoce del Movimento No TAV,  scrive:

“Per accedere alle misure sostitutive della galera, si dovrebbe compilare un modulo che non è ancora disponibile (anche se preannunciato e atteso con impazienza). Tale possibilità riguarda comunque una minima parte dei detenuti e non si annuncia immediata, nonché sarebbe subordinata alla lista di braccialetti elettronici”.

Se è davvero così, i tempi per una eventuale scarcerazione anche di chi potrebbe uscire sembrano tragicamente lunghi.

A suo parere, quali misure andrebbero invece prese per risolvere efficacemente il problema?

Le misure previste sono evidentemente gravemente insufficienti, in quanto non ampliano il numero delle persone che potrebbero accedere ai benefici, ma tagliano semplicemente i tempi rendendo solo più rapide scarcerazioni che avrebbero comunque dovuto aver luogo. La verità è che la previgente situazione era di grave illegalità perché, pur essendovi una legge che prevedeva l’esecuzione presso il domicilio di pene complessive o residue non superiori a 18 mesi, tale legge a causa dei tempi e dei passaggi necessari restava lettera morta.

La mole delle domande da esaminare e le giuste osservazioni di Nicoletta Dosio fanno capire che, anche con tale modifica, i tempi saranno comunque molto lunghi e quindi che molti detenuti, specialmente quelli con pene più brevi, potrebbero non riuscire a beneficiare delle disposizioni e che quindi l’effetto di riduzione della popolazione carceraria per ridurre i rischi connessi ad un possibile contagio in carcere in realtà non potrà verificarsi.

Le misure efficaci da intraprendere sarebbero le seguenti:

a) un indulto per pene detentive fino ad un certo limite (almeno 3 anni) ed una amnistia per i reati di minore gravità. L’indulto del 2006 ebbe come effetto la scarcerazione di oltre 16 mila detenuti nell’arco di un mese. Con l’amnistia per alcuni reati minori si avrebbe invece anche un impatto deflattivo sulla macchina giustizia con liberazioni di risorse.

b) limitare il ricorso alla custodia cautelare alle sole ipotesi di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. Attualmente oltre il 30% della popolazione carceraria, ossia circa ventimila detenuti, si trova in custodia cautelare. E’ quindi necessario un robusto intervento su questo istituto per ridurre la popolazione carceraria.

Le legge attuale già prevede ciò nel caso di ultrasettantenni a dimostrazione del fatto che certe situazioni legate a rischi per la salute anche ordinari, come nel caso di persone in età avanzata, possono giustificare una misura del genere.

c) la concessione in via provvisoria delle misure alternative a tutti i detenuti che hanno già fissata l’udienza che dovrà stabilire se ne hanno diritto o meno (attualmente questi detenuti trascorrono in carcere il periodo d’attesa) e l’adozione di procedure semplificate per tutte le richieste per la quali l’udienza non è stata ancora fissata.

Queste misure dovrebbero avere un impatto forte per la riduzione della popolazione carceraria.

Cosa pensa dell’ulteriore proroga della sospensione dei colloqui con i familiari decisa dal Governo? Serve realmente per limitare il contagio quando poi chi frequenta quotidianamente il carcere per lavoro (vedi polizia penitenziaria, ma anche avvocati) lamentano la mancanza di Dispositivi di Protezione Individuale?

Il virus, a detta degli esperti della materia, si trasmette tramite contatto tra una persona infetta ed una sana, ragion per cui i colloqui tra famigliari e detenuti sono certamente un’occasione di contagio.

Il colloquio con il famigliare tuttavia non è l’occasione più frequente e pericolosa per un detenuto per contrarre il virus in quanto i maggiori contatti dei detenuti sono con agenti di polizia penitenziaria, volontari, medici, educatori ecc.

Inoltre, va ricordato che basta che venga contagiato un detenuto per far scoppiare un grave problema, perché i tempi di incubazione della malattia farebbero scoprire l’avvenuto contagio solo dopo alcuni giorni, con la conseguenza che un detenuto potrebbe contagiarne moltissimi altri nei giorni di incubazione.

I colloqui con i famigliari quindi sono l’ultimo problema e svelano l’atteggiamento di uno Stato che invece di preoccuparsi di quelli che sono i veri rischi per la popolazione detenuta ossia l’incapacità da un lato e il rifiuto dall’altro di garantire un minimo standard di sicurezza attraverso la riduzione della popolazione carceraria, pensa a limitare i diritti più elementari quali il diritto al mantenimento di relazioni con i congiunti.

Un detenuto in una lettera diffusa dai familiari dice: “(..) il vero criminale è lo Stato che nonostante il pericolo di farci ammalare e morire, preferisce tenerci ammassati dentro questo buco (..) Forse per un’idea di Stato padrone che punisce, forse per ottenere consenso popolare, forse per ottenere due voti, si comporta da vero criminale, tenendoci in ostaggio.”

Che visione del carcere sottende alle scelte del Governo? Quale invece la visione del carcere che uno “Stato di diritto” dovrebbe promuovere?

Le scelte intraprese sino ad ora sono sostanzialmente tutte nel senso di ignorare il problema delle carceri. E’ stato licenziato un provvedimento che fa da specchietto per le allodole visto che consente la scarcerazione di persone che già dovevano essere scarcerate secondo la normativa già in vigore. Il Governo per contro ha invece inteso limitare ancor più i diritti dei detenuti, eliminando i colloquio de visu con i familiari, lasciando comunque i detenuti in balia del contagio.

Queste scelte sono la riprova di una visione del carcere che si integra con la visione della società che emerge in generale dalla produzione legislativa dello Stato. Da questo punto di vista, più che le scelte fatte in un momento di emergenza contano quelle fatte in precedenza grazie anche ad un ampio consenso elettorale tramite ad esempio i decreti sicurezza tesi a sbilanciare il rapporto tra diritti ed autorità nettamente in favore della seconda. Il carcere si inserisce in questa politica quale strumento di attuazione di questo assetto dei rapporti tra diritti ed autorità. Le scelte legislative precedenti a questa emergenza sono quelle che hanno portato come conseguenza il sovraffollamento delle carceri  ed oggi lo Stato non intende rivalutare tali scelte alla luce dell’emergenza, perché l’istituzione carceraria attuale è uno degli elementi visibili dello stato attuale dei rapporti tra diritti ed autorità. E’ da ricercarsi proprio nel mantenimento di questo rapporto o addirittura in un’ulteriore compressione dei diritti in favore del controllo da parte dell’autorità (perché i diritti stessi vengano degradati al rango di concessioni) la visione politica di fondo che sottende alle scelte legislative tanto precedenti l’emergenza, quanto attuali sul tema delle carceri.

Stanno emergendo a poco a poco notizie di maltrattamenti e pestaggi dei detenuti a seguito delle rivolte nelle carceri delle settimane precedenti che, lo ricordiamo, si sono concluse con 14 carcerati morti “per overdose”. C’è chi a proposito delle rivolte, soffia sul fuoco della guerra tra poveri alimentando la divisione tra detenuti facinorosi e non e quindi tra chi è giusto “punire” col pugno di ferro e chi no. Ma il silenzio assordante del Governo rispetto alle richieste di tutela dal rischio di un contagio in carcere che avrebbe effetti devastanti lascia forse altra scelta ai detenuti? Che possibilità hanno di essere ascoltati, se non quella di protestare con forza? E’ da quelle proteste che si è acceso un faro sul problema, non crede?

Indubbiamente il disagio vissuto all’interno delle strutture non fa notizia. Esso approda sui media e quindi all’attenzione dell’opinione pubblica solo in caso di situazioni eclatanti come possono essere le rivolte di giorni scorsi.

Il Governo reagisce mostrando, in via propagandistica, all’opinione pubblica un’azione sul quel fronte, ma di fatto licenzia un provvedimento del tutto inutile a limitare i rischi di contagio.

Le rivolte hanno portato il problema all’attenzione dell’opinione pubblica, tuttavia chi ne paga il prezzo sono i detenuti che vi hanno partecipato che sono esclusi dai benefici previsti da una legge, legge fatta in teoria proprio a seguito di un problema portato in luce da quelle rivolte. Degli effetti di tali rivolte trarrà beneficio solo chi non vi ha partecipato così da far passare l’idea che è necessario attendere le benevole concessioni dell’autorità in silenzio, anche se è evidente che in caso di silenzio con ogni probabilità non vi sarebbe stato alcun intervento.

Come avvocato ma anche come cittadino che riflessioni fa sulle misure imposte dal Governo a tutti gli italiani per “contenere l’emergenza Covid-19”? Non pensa che possano essere usate per sperimentare ora e consolidare dopo una sorta di “Stato di polizia”?

Più che delle attuali misure contenitive, secondo me c’è da preoccuparsi della produzione legislativa in tema di sicurezza degli ultimi anni. Il problema della limitazione delle libertà e della virata verso lo Stato di polizia non emerge da misure prese in situazione di emergenza che la popolazione accetta solo in quanto tali.

Il problema sta invece nella produzione legislativa che tende sempre di più a spostare il rapporto tra diritti ed autorità in modo da far sì che i diritti divengano semplici concessioni che, come tali, possono essere in qualunque momento revocate a capriccio. Il problema, in questo caso, sta nel consenso che tali misure trovano in una buona parte della società.

Se proprio vuole individuarsi una tendenza di fondo delle misure attuali andrebbe registrato il fatto che il governo è stato pronto a limitare le libertà dei cittadini di circolazione, mentre non lo è affatto nel fermare la produzione, cedendo sostanzialmente alle richieste di Confindustria che non vuole che le aziende siano fermate. In altre parole, non è permesso spostarsi dalla propria abitazione, ma si può girare tranquillamente per attività connesse ai servizi finanziari o ai call center. Insomma vengono impedite attività del tutto innocue mentre ne vengono consentite altre davvero ad alto rischio che sono all’evidenza non essenziali e tuttavia permesse in virtù di intuibili interessi.

di Agenzia Stampa CARC

24 Marzo, 2020

15 paesi chiedono a Cuba il farmaco che ha fermato il coronavirus in Cina

Il governo cubano ha ricevuto richieste da 15 paesi per l’acquisto del farmaco che ha contribuito a fermare la pandemia di coronavirus in Cina.

“Ad oggi sono state ricevute richieste da più di 15 paesi per l’acquisto del farmaco (Interferone Alfa 2B), il che significa riconoscimento dello sviluppo delle biotecnologie nel nostro paese “, ha dichiarato, oggi, l’ambasciatore cubano in Russia, Gerardo Peñalver.

Il diplomatico ha spiegato che l’interferone Alpha 2B è stato usato con successo in Cina per far fronte alla diffusione dell’epidemia. Ha saggiunto che questo è un farmaco terapeutico con azione antivirale.

L’ambasciatore ha anche fatto riferimento alla squadra di medici che il governo cubano ha inviato sabato scorso in Italia, uno dei paesi più colpiti dalla pandemia con oltre 69.100 casi di coronavirus e oltre 6.800 morti.

Medici cubani e neolaureati, ha ricordato Peñalver, lavorano in Lombardia, epicentro dell’epidemia di coronavirus in Italia.

Il capo della missione diplomatica  ha precisato che Cuba ha inviato squadre simili in Nicaragua, Giamaica, Suriname, isola di Granada e Venezuela.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-15_paesi_chiedono_a_cuba_il_farmaco_che_ha_fermato_il_coronavirus_in_cina/82_33820/

 

La Russia sfida le sanzioni USA e invia ambulanze alla Siria per aiutarla a combattere il Covid-19

La Russia sfida le sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro la Siria e aiuta il paese arabo a contrastare la rapida diffusione del COVID-19.

Una nave mercantile della Marina russa ha attraversato lo stretto del Bosforo vicino alla città turca di Istanbul ieri, trasportando tre ambulanze militari in Siria, un paese che si sta preparando ad affrontare il crudele scoppio di COVID-19, secondo l’agenzia Reuters.

Oltre alle ambulanze, è stato anche visto un container per il trasporto marittimo sul ponte della nave ausiliaria Dvinitsa-50, che si stava dirigendo in Siria.

Mosca ha offerto nel 2015 il suo primo aiuto militare al paese arabo per contribuire alla lotta antiterroristica a Damasco. Ora, di fronte allo scoppio del COVID-19, la Russia non intende lasciare sola la Siria, che ha annunciato domenica il primo caso di contagio del temibile virus, spiega la Reuters .

Proprio oggi sono stati annunciati dalle autorità siriane altre 3 casi di Covid-19 nel paese arabo che si aggiungono a quello di domenica scorsa. In totale sono 4.

Nei giorni scorsi il governo siriano ha adottato una serie di misure, come la chiusura delle frontiere e delle imprese, tranne quelle di primaria necessità, al fine di prevenire la diffusione della pandemia, nonostante le dure sanzioni imposte nella sua contro dagli USA e l’Unione europea (UE).

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_russia_sfida_le_sanzioni_usa_e_invia_ambulanze_alla_siria_per_aiutarla_a_combattere_il_covid19/82_33819/

 

Le sanzioni contro l’Iran colpito dall’epidemia di coronavirus mostrano la disumanità degli USA

È tempo per gli Stati Uniti di alleggerire le sanzioni unilaterali contro l’Iran. Come uno dei paesi più colpiti, l’Iran ha subito oltre 2.000 decessi per infezioni da coronavirus e le crescenti sanzioni degli Stati Uniti in questo momento critico, che ovviamente vanno contro lo spirito umanitario, stanno peggiorando la situazione.

Gli Stati Uniti hanno esercitato pressioni sull’Iran per anni, soprattutto dopo il loro ritiro dall’accordo nucleare iraniano nel maggio 2018. Washington ha imposto diverse nuove sanzioni contro Teheran per colpire l’industria petrolifera, gettarla nel caos e isolarla nella comunità internazionale, facendo precipitare milioni di iraniani nella disperazione.

E con il numero di infezioni in forte aumento in Iran, il paese non solo non riceve un centesimo dagli Stati Uniti, ma deve anche affrontare sanzioni più severe. La scorsa settimana il governo degli Stati Uniti ha aumentato la pressione sull’Iran inserendo nella lista nera alcune compagnie straniere che commerciano con l’Iran; segnale crudele: Washington non avrà compassione per l’Iran.

La “massima pressione” nordamericana sull’Iran non solo ostacola seriamente gli sforzi di quest’ultimo per combattere il virus, ma crea anche molti ostacoli per la comunità internazionale nell’offrire aiuti umanitari.

L’Iran ha perso circa $ 200 miliardi da quando l’amministrazione Trump ha imposto sanzioni, minando gravemente la capacità del paese di far fronte a una grave crisi. E le forniture mediche, la linfa vitale di un paese in una pandemia, sono state gravemente compromesse.

Un terzo delle materie prime per le medicine in Iran dipende dalle importazioni, che sono state limitate dalle sanzioni statunitensi. E secondo un portavoce del ministero degli Esteri iraniano, sebbene Washington affermi che le sue sanzioni non impediscono agli aiuti umanitari di arrivare in Iran, sta ancora creando barriere.

Gli Stati Uniti si sono sempre pubblicizzati come difensori dei diritti umani. Nel mezzo della pandemia, si vantano ancora in un dossier governativo reso pubblico da The Daily Beast, “Gli Stati Uniti e il popolo americano stanno dimostrando ancora una volta di essere i più grandi umanitari che il mondo abbia mai conosciuto”.

Ma date un’occhiata alla mossa contro l’Iran. Non è altro che “un crimine contro l’umanità”, ha detto a Reuters un funzionario iraniano. Come possono i “più grandi umanitari” rimanere completamente indifferenti in un momento in cui molti iraniani muoiono a causa del virus mortale? Le sanzioni sono una specie di aiuto umanitario in stile nordamericano? Le sanzioni statunitensi contro l’Iran mettono a nudo solo le bugie della Casa Bianca. All’amministrazione Trump non importa nulla delle vite iraniane; si preoccupa solo dei suoi guadagni politici.

Fortunatamente, un numero maggiore di paesi sta prestando attenzione alla crescente crisi umanitaria dell’Iran. Da quando è scoppiata l’epidemia in Iran, il paese ha ricevuto assistenza dalla comunità internazionale. La Cina ha inviato un team di esperti medici, ha donato forniture mediche attraverso molti canali e ha invitato gli Stati Uniti a ridurre le sanzioni. Anche paesi come Russia, Kuwait e Qatar hanno fornito aiuto tempestivo.

Il virus mortale è un nemico comune di fronte al mondo. Nessun paese può staccarsi da esso. Di fronte a questa sfida globale, tutte le vecchie discordie dovrebbero essere messe da parte e l’unica priorità di tutti i paesi dovrebbe essere quella di unirsi e concentrare gli sforzi nella lotta contro la pandemia.

Le inumane sanzioni degli Stati Uniti hanno dato un cattivo esempio. Ostacoleranno gli enormi sforzi compiuti da altri paesi per combattere il virus e potrebbero eventualmente minacciare la salute del proprio popolo.

di Shi Tian – Global Times

(Traduzione de l’AntiDiplomatico)

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-le_sanzioni_contro_liran_colpito_dallepidemia_di_coronavirus_mostrano_la_disumanit_degli_stati_uniti/82_33827/

 

Per conto di chi? Salvini e la bufala del 2015 contro la Cina

Raschia il fondo del barile la Lega presentando una interpellanza al Ministro degli Esteri invitandolo a “chiarire subito con le autorità cinesi l’origine del Covid-19”.  Il tutto basato su un servizio di TgR Leonardo, andato in onda il 16 novembre 2015 su Rai 3 che parlava di non meglio identificati “ricercatori cinesi che avevano creato in laboratorio un super virus polmonare dai pipistrelli e topi”.
Interpellanza rafforzata da un tweet di Salvini

Che rispondere ad una domanda come questa? Che non si capisce perché mai i Cinesi avrebbero dovuto creare un’arma biologica o qualche altra mostruosità in collaborazione con l’università della North Carolina? Che una valanga di studi escludono l’origine artificiale del COVID 19? Che la storia del “laboratorio segreto cinese, culla del Coronavirus” si è rivelata essere una leggenda?  Che le ricerche alle quali si riferiva il servizio non possono avere avuto nulla a che fare con l’attuale COVID19?…

Ma invece di elencare le possibili risposte ad una questione ormai relegata in qualche screditato sito, meglio porsi una domanda. Perché la Lega si è lanciata in una così sbracata iniziativa mediatica? Le sue solite campagne allarmistiche per intercettare l’ansia Coronavirus?

Forse c’è di più.

Forse è l’esigenza di dirottare la crescente indignazione generale sulla gestione dell’emergenza da parte dei governatori delle regioni del Nord, in particolare Lombardia e Veneto. Governatori che dapprima hanno minimizzato l’allarme, poi hanno preteso di gestire essi in prima persona l’emergenza, spesso contrapponendosi al Governo, sventolando l’eccellenza del “loro” sistema sanitario. Con il risultato sotto gli occhi di tutti. O forse, più semplicemente, l’ordine è arrivato da chi muove da sempre la politica estera del partito di Salvini e che ora sta vedendo l’opinione pubblica italiana rendersi finalmente conto di essere stata presa in giro da anni. In prima linea con noi ad affrontare quest’emergenza non ci sono gli “alleati” – non ci sono i padroni della Lega di Salvini – ma quei paesi come Cina, Russia e Cuba che vi avevano descritti come “nemici” da odiare.

Francesco Santoianni

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-per_conto_di_chi_salvini_e_la_bufala_del_2015_contro_la_cina/6119_33826/

Covid-19, gli unici senza colpa sono gli animali

Tante le fake news che circolano negli ultimi tempi relative agli animali e al legame con il coronavirus.
La nostra Associazione ha ricevuto notifica di molti contenuti inappropriati che nelle ultime ore stanno circolando sul web ad opera di haters degli animali che dichiarano: “Avviso che il primo animale che vedo nella mia proprietà verrà abbattuto”. Si tratta di odio fine a sè stesso, visto che gli animali non sono untori e non hanno nessuna colpa.
Walter Caporale, Presidente degli Animalisti Italiani, lancia una provocazione: “Anche io lancio la ‘taglia’! Buffoni, vi bacio in bocca e faccio l’amore con voi senza protezioni! Come si può ottusamente continuare a seminare odio e informazioni sbagliate in un periodo storico in cui dovremmo solamente riflettere sugli evidenti danni che le attività umane causano al pianeta e ripensare quindi totalmente il nostro rapporto con la natura.”
Baciare e farsi baciare da un cane, ad esempio, è meno rischioso che baciare una persona, lo ha spiegato al quotidiano La Repubblica anche il dr.Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano e direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi.
“La trasmissione di malattie che riguardano gli uomini è ben più facilitata tra la stessa specie perché il nostro corpo è predisposto.
Che gli haters la smettano di diffondere paura e odio una volta per tutte!” prosegue Caporale.

Sin dal primo momento in cui è scattata l’emergenza Covid-19, Animalisti Italiani ha cercato di portare avanti una corretta informazione, sottolineando, come dichiarato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che gli animali non trasmettono il coronavirus.
Tra l’altro, non è affatto vero che sono aumentati gli abbandoni, il buon senso degli italiani ha avuto infatti la meglio sulla paura che poteva risultare pericolosa tanto quanto il coronavirus.
Tuttavia stiamo monitorando attentamente la situazione proprio perché la psicosi che si è in ogni caso manifestata in modo evidente, non abbia a prendere il sopravvento dando luogo ad azioni sconsiderate e irrazionali.

Inoltre attraverso un contest #IORESTOACASACONLORO e la relativa campagna di sensibilizzazione, abbiamo evidenziato altresì che gli animali sono una risorsa che ci aiuterà a superare questo momento particolarmente difficile dal momento che trasmettono solo amore.
Ed è proprio in nome di questo sentimento e del desiderio di diffondere messaggi positivi e di solidarietà reciproca, che ci ritroviamo a rispondere colpo su colpo alle continue segnalazioni di sciocchezze che sono pervenute alla nostra segreteria.
Se è vero che la saliva del cane ad esempio contiene proteine che possono aiutare a disinfettare le ferite dell’animale, ci sono anche alcuni organismi unici dei cani che noi non siamo in grado di tollerare come il clostridium, l’E. coli, la salmonella e il campylobacter, come dichiara Leni Kaplan del Cornell University’s College of Veterinary Medicine aggiungendo però un aspetto di fondamentale importanza: “Quando la saliva del cane tocca la pelle umana intatta, in una persona sana è molto difficile che possa causare problemi“.
Ecco perché gli unici senza colpa di questa surreale e drammatica epoca che tutti stiamo vivendo, sono proprio i nostri fratelli Animali.

25 Marzo 2020

Ufficio Stampa, comunicazione e rapporti istituzionali
Associazione “Animalisti Italiani Onlus”
Via Tommaso Inghirami,82 – 00179 ROMA
Tel.: 342 8949304 – 06 78 04 171

www.animalisti.it

“Ma se chiediamo aiuto a Cuba, alla Cina, alla Russia, cosa ci stiamo a fare nella NATO?”

Il nostro paese sta colando a picco non per l’attacco di eserciti poderosi armati fino ai denti, ma di un nemico microscopico, invisibile, pervasivo. Per gli eserciti, siamo membri della NATO, abbondiamo di basi militari e bombe atomiche sul nostro suolo, siamo coinvolti in mega-esercizi militari (solo messi in ginocchio dal virus ci siamo ritirati dall’ultima, bellicosa esercitazione). Siamo anche nella UE. Ma nessuno dei nostri “alleati”, i quali per lo statuto dell’OTAN (perché siamo il solo paese latino che usa l’acronimo NATO, che in italiano non vuole dire nulla) sono tenuti a intervenire se fossimo attaccati militarmente, proprio nessuno, ha mosso un dito mignolo per aiutarci in questo tragico frangente (pur tenendo conto che molti hanno le loro gatte da pelare).

E allora? Allora abbiamo chiesto aiuto ai “nemici”! Le giravolte sono tradizionalmente il nostro forte. In tempo di guerra guerreggiata sarebbe alto tradimento. Ed ecco, riceviamo soccorso da Cuba, dalla Cina, dalla Russia: il peggio immaginabile per l’OTAN! Ma allora sembra veramente singolare che nessuno ponga una buona volta la domanda: MA COSA CI RESTIAMO A FARE NELL’OTAN-NATO?

A me sembra incredibile, paradossale, che a nessuno venga questo dubbio.

Perché – vediamo – che cosa ci “costa” essere membri dell’OTAN-NATO? Se per lo meno fosse gratis, ma invece ci costa, e molto salato: soldi e mezzi che, proprio in questa occasione, servirebbero maledettamente al nostro servizio sanitario!

Per renderci conto di “OTAN-NATO quanto ci costi?!” è sufficiente un paragone elementare, che però non ho mai sentito fare da nessuno.

Proprio ai nostri confini ci sono due paesi che non aderiscono all’OTAN-NATO, non San Marino o Monaco, non paesi sottosviluppati (con tutto il rispetto): l’Austria e la Svizzera. Mamma mia, forse correrà un brivido per la schiena, che rischi corrono a non avere l’«ombrello» dell’OTAN-NATO! E invece no. Anche nei periodi peggiori dei sanguinosi attentati ne sono rimasti fuori: perché? Oibò, un dubbio, non sarà perché non hanno contingenti militari all’estero, nelle zone delle (nostre) guerre?

Ma se fosse solo questo (e già non è poco, anche perché le missioni militari all’estero ci costano non pochi soldini). Diamo un’occhiata al loro budget militare, tenendo conto che l’Italia ha una spesa militare di oltre 26 miliardi di dollari, che è circa 1,3% del nostro PIL.

Per l’Austria, il PIL è stato all’incirca di 418 – 456 miliardi di dollari nel 2017 e 2018, a fronte di una spesa militare di circa 3,140 miliardi nei rispettivi anni: all’incirca lo 0,7% del PIL, grosso modo la metà rispetto all’Italia. E si che da qualche anno l’Austria si è data governi decisamente di destra.

Per la Svizzera, con un PIL di circa 740 miliardi di Dollari nel 2018, ha speso per la Difesa circa 4,7 miliardi di dollari, ossia circa 0,64% del PIL.

Gli austriaci e gli svizzeri tremeranno alla sola idea di subire un attacco militare (si, ma da chi?!).

Certo questo paragone è semplicistico: bisognerebbe esaminare in dettaglio la struttura dei sistemi militari di questi paesi, ad esempio in Svizzera ha una singolare struttura (brevemente da Internet: Fondamentalmente l’Esercito svizzero è organizzato secondo il principio di milizia e si basa sull’obbligo di prestare servizio militare per tutti i cittadini svizzeri; “La Svizzera non ha un esercito, la Svizzera è un esercito”. Può certo non piacere).

Si deve aggiungere che l’OTAN-NATO ci chiede da tempo di aumentare la spesa militare, arrivando almeno al 2% del PIL, che vorrebbe dire spendere 40 miliardi per la Difesa: col che saluteremmo per sempre il rilancio della Sanità, dei Servizi Sociali, dell’Istruzione, della Ricerca! Ma poveri, malati e ignoranti va benissimo per l’OTAN-NATO, purché armati fino ai denti, contro chi non si sa … oppure si sa benissimo, contro i soli paesi che oggi ci aiutano! Ci confermiamo voltagabbana.

di Angelo Baracca

PS – Del resto ecco come il segretario generale dell’OTAN-NATO Jens Stoltenberg si dimostra premurosa verso gli alleati: diciamo in coro “Ma quant’è buono lei!”

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_nato_per_la_salute_mondiale_insulso_e_surreale_il_segretario_stoltenberg/82_33769/

https://contropiano.org/news/politica-news/2020/03/25/ma-se-chiediamo-aiuto-a-cuba-alla-cina-alla-russia-cosa-ci-stiamo-a-fare-nella-nato-0125795