La crisi del Politecnico di Hong Kong è stata una pura provocazione

La drammatica crisi del Politecnico di Hong Kong è stata una pura provocazione da parte dei radicali influenzati dall’estero, intenti a rilanciare il violento movimento di protesta incitando la polizia della città a intraprendere azioni drastiche contro di loro. Ma è una trappola che i rappresentanti delle forze dell’ordine hanno evitato attraverso la loro dimostrazione di professionalità di livello mondiale.

Invece di reagire come molti altri omologhi avrebbero fatto in circostanze simili, la polizia ha scelto di rispondere in modo molto calmo e con la massima cautela.

La polizia di Hong Kong è consapevole del fatto che quei rivoltosi sono stati indottrinati da forze straniere e, sebbene ciò non assolva coloro che hanno commesso crimini, ha fatto capire alle autorità che non tutti i partecipanti avevano ragione.

Inoltre, sono anch’essi residenti di Hong Kong, che è un altro motivo per cui la polizia non ha voluto ricorrere all’uso di misure violente che sarebbero state completamente giustificate se ne avessero avuto assolutamente bisogno.

Ciò di per sé sminuisce i report guidati dall’agenda dei media stranieri sulla crisi, che ha prodotto la narrazione sull’imminente bagno di sangue come unico risultato della presunta repressione della polizia.

C’è stata sicuramente molta distruzione, ma a causa dei rivoltosi e non ha avuto nulla a che fare con la reazione della polizia alla loro provocazione. Invece di mordere l’esca, le autorità sono rimaste indietro e hanno lasciato che gli eventi si svolgessero naturalmente, il che alla fine ha visto la crisi esaurirsi da sola.

Questo saggio approccio ha dato ai rivoltosi relativamente “moderati” coinvolti nella situazione l’opportunità di arrendersi pacificamente, cosa che molti di loro hanno fatto dopo aver realizzato la disperazione di ciò che stavano cercando di ottenere.

Se in anticipo avessero pensato seriamente alla crisi che stavano innescando, si sarebbero resi conto dell’impossibilità per un gruppo di rivoltosi di tenere in ostaggio la loro città di oltre sette milioni di persone.

Le forze straniere e i loro quadri locali di collaboratori che hanno incoraggiato i rivoltosi a scatenare la crisi e portarla avanti per tutto il tempo in cui sono stati pienamente responsabili di tutto ciò che è accaduto di conseguenza.

Apparentemente intendevano che le persone venissero uccise al fine di ritrarre alcuni dei ribelli caduti come “martiri” per ri-energizzare la loro crociata politica, che è stata condannata dal get-go ma non sembrava così a coloro che erano stati indottrinati da parte di influenze straniere nel pensare diversamente.

D’altro canto, la professionalità della polizia di Hong Kong è responsabile del motivo per cui la crisi non si è intensificata e mostra anche che i rappresentanti delle forze dell’ordine non hanno una “sete di sangue” come hanno sostenuto alcuni media stranieri. La narrazione armata della guerra delle informazioni secondo cui la polizia “opprime i cittadini innocenti” è stata screditata da tutto il mondo per il fatto stesso che la polizia era responsabile della prevenzione dello spargimento di sangue, non della sua causa.

Ciò non significa che non avessero il diritto di rispondere più forzatamente alla situazione, ma solo che decisero di non farlo in quel momento per i motivi che erano stati spiegati. Il popolo cinese è unito come uno, che comprende sia persone normali che coloro che lavorano con lo stato. A meno che non ci sia altro modo per risolvere una crisi di sicurezza, la polizia cercherà sempre di farlo nel modo più pacifico possibile perché nessun cittadino patriottico vuole danneggiare i propri compatrioti.

Mentre alcuni media stranieri stanno tentando di descrivere la crisi del Politecnico di Hong Kong come una “lotta eroica” di un gruppo di “combattenti per la libertà”, è stata in realtà una lotta veramente eroica combattuta dai residenti di Hong Kong che si sono offerti volontari per proteggere lo stato di diritto in la loro città diventando poliziotti. Questo è ovvio per chiunque valuti obiettivamente ciò che è emerso nel corso di questa crisi, ed è solo una questione di tempo prima che il resto del mondo se ne accorga.

di Andrew Korybko – CGTN

(Traduzione de l’AntiDiplomatico)
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_crisi_del_politecnico_di_hong_kong__stata_una_pura_provocazione/82_31813/

 

Sciopero generale in Colombia tra censura, perquisizioni e militarizzazione delle strade

I manifestanti protestano contro le politiche del lavoro e delle pensioni che potrebbero essere attuate dal presidente Iván Duque, nonostante il fatto che l’esecutivo affermi di non aver ancora approvato nulla

Lo sciopero nazionale che ha inizio questo giovedì in Colombia contro il cosiddetto “pacchetto Duque” è stato preceduto da operazioni contro le organizzazioni sociali e una forte presenza di forze di sicurezza statali nelle strade, che è stata catalogata dai suoi organizzatori come “operazione di guerra, persecuzione e criminalizzazione della protesta”.

I giorni precedenti sono stati contrassegnati dalle ripetute smentite del presidente Iván Duque sulle presunte riforme del lavoro e delle pensioni che il suo governo avrebbe fatto e gli appelli della vicepresidente Marta Lucía Ramírez per essere attenti agli “interessi degli altri” che vogliono “distruggere la Colombia come hanno fatto in Cile ed Ecuador ” .

D’altra parte, la tensione è aumentata con le perquisizioni “preventive” alla ricerca di “materiale terroristico” nei media e nei gruppi e con il rafforzamento della presenza dei militari nelle strade, mentre il confine è chiuso dalla mezzanotte di martedì.
La chiamata a questa paralisi delle attività, che sarà accompagnata da azioni di strada, è stata presa il 4 ottobre durante il cosiddetto National Emergency Meeting – organizzato dal Centro unitario dei lavoratori della Colombia (CUT) e da più di cento movimenti sociali— , dove è stata fissata anche la data per la “presa delle capitali “, una grande manifestazione contro le politiche del lavoro di Duque che ha avuto luogo il 17 ottobre.

Censura dei media

Diverse organizzazioni sociali, sindacati, figure politiche e partiti hanno respinto le perquisizioni che le autorità hanno fatto ai gruppi che hanno partecipato alle precedenti mobilitazioni in città come Bogotá, Medellín e Cali. Allo stesso modo, ha messo in guardia sulle  azioni contro coloro che distribuiscono volantini e manifesti di  propaganda a favore della disoccupazione.
Tra le persone colpite c’è la rivista culturale Cartel Urbano, il gruppo grafico Puro Veneno – che ha realizzato un graffito “Chi ha dato l’ordine?” sulle esecuzioni extragiudiziali o “falsi positivi” in Colombia tra il 2000 e il 2010 e che sono state cancellate dalle autorità – e da altri gruppi come La Otra Danza Colectivo , Ak al Konvate e Subversion.

In un video condiviso dal Cartel Urbano si osserva l’arrivo delle autorità in queste strutture e il documento con l’ordine di registrazione per presunta “fabbricazione, traffico e trasporto di armi di uso militare”. Inoltre, è stato detto loro di incoraggiare le proteste, di avere banner a favore e di conservare materiale esplosivo, che è stato loro negato in un testo pubblicato sul loro sito web.
La rivista ha catalogato questa azione come un “attacco alla libertà di stampa” perché un media ha il diritto di promuovere la protesta, se lo si desidera, come indicato nella lettera.
Una simile dichiarazione di rifiuto è stata fatta dalla Press Freedom Foundation ( FLIP ), che ha denunciato la richiesta del National Cyber ??Center di polizia di eliminare un manuale di autoprotezione contro The Mobile Riot Squadron (ESMAD), che ha sospeso sito web dei media digitali Cerosetenta, appartenente all’Università di Los Andes.

Quasi 30 perquisizioni

La polizia metropolitana di Bogotá ha pubblicato nel suo account Twitter che “27 procedure di registrazione e ricerca sono state condotte in 15 località a Bogotá e nel comune di Soacha”. In queste azioni sono state arrestate due persone e “diversi elementi per la produzione di ordigni esplosivi improvvisati e bombe incendiarie” furono sequestrati, secondo il suo rapporto.

Nel frattempo, il ministro degli Interni Nancy Patricia Gutierrez ha dichiarato in un’intervista a W Radio  che i blitz sono stati fatti con “test di legalità e intelligence” per evitare atti violenti il ??21 novembre.
Alla domanda su striscioni e magliette con materiale relativo alla disoccupazione che è stato confiscato, ha detto che ” gli elementi chimici con i quali costruiscono bombe Molotov ” e che sono misure preventive.

Militarizzazione per le strade

Il neo nominato Ministro della Difesa, Carlos Holmes Trujillo, ha negato che Bogotá o un’altra città colombiana sarebbe stata militarizzata, tuttavia, video e immagini di insolita presenza di uomini in uniforme sono circolati per le strade e nelle vicinanze delle università in cui ci sono state proteste precedenti.
Di fronte a queste accuse, Holmes Trujillo ha spiegato che nella capitale, su richiesta delle autorità locali, il pattugliamento dei membri dell’esercito fino allo scorso mercoledì sarebbe stato incluso.

Anche se il capo della Difesa concorda con il presidente colombiano che la Forza pubblica rispetta la mobilitazione pacifica e che “garantirà la partecipazione dei cittadini”, ha ribadito che “agirà con forza” di fronte alla violenza e ai cambiamenti nell’ordine pubblico.

Con riferimento al trimestre precedente alla disoccupazione, ha sottolineato che si tratta di una procedura di routine “in eventi come mobilitazioni ed elezioni”.

Holmes Trujillo è entrato in carica dopo che il suo predecessore, Guillermo Botero, si è dimesso dopo il dibattito al Senato per approvare una mozione di censura contro di lui per le azioni delle forze armate nel bombardamento in cui sono morti almeno otto bambini una zona di San Vicente del Caguán (Caquetá), nel sud del paese.

Chiusura dei confini e coprifuoco

Il ministro degli Interni ha annunciato che il presidente firmerà un decreto che autorizza le autorità locali a ordinare il coprifuoco “quando le circostanze lo giustificano ” dopo una valutazione preliminare tra autorità territoriali, forze militari e polizia.

Questa misura può essere accompagnata da un divieto di trasporto di armi e consumo di alcol.
Allo stesso modo, l’esecutivo di Iván Duque ha annunciato martedì la chiusura temporanea dei suoi valichi di frontiera, via terra e acqua, con Ecuador, Venezuela, Brasile e Perù.

“Intimidazione e persuasione”

Il Congresso dei Popoli del movimento sociale, che ha promosso la disoccupazione, ha avvertito in una dichiarazione  che il governo ha messo in atto misure ” per intimidire, perseguitare e sabotare ” le attività di questo giovedì.

Hanno chiesto di ” cessare il trattamento della guerra contro le proteste sociali “. Hanno anche affermato che “l’uso della forza militare” è una ” strategia di disarticolazione ” che cerca “l’intimidazione e la persuasione dei manifestanti” e “apre la possibilità di un’incursione militare nei centri urbani”.

Data questa situazione, hanno chiesto il sostegno del Mediatore.

Quali sono i motivi della disoccupazione?

Le ragioni per unirsi a questa giornata di disoccupazione e protesta sono le stesse delle recenti manifestazioni: il rifiuto del “pacchetto” di Duque. L’esecutivo ha in programma di realizzare una serie di riforme del lavoro, delle pensioni e delle tasse che indicherebbe il deterioramento delle condizioni dei lavoratori e dei pensionati e la privatizzazione dello Stato.

Inoltre, le richieste dei settori studenteschi, sindacali e sociali che sono state violate, secondo i manifestanti, vengono aggiunte e vengono denunciate le azioni della polizia contro la protesta.
Da parte sua, il partito FARC chiede di manifestare contro i bombardamenti in cui sono morti almeno otto bambini a Caquetá,  gli omicidi in questo anno di 52 indigeni nel dipartimento di Cauca, 155 leader sociali e più di 50 ex guerriglieri smobilitati .
Viene anche richiesto al governo più rapidità nell’attuazione degli accordi di pace stipulati tra lo Stato e l’ex FARC.

Le smentite di Duque

Giorni prima della protesta, il 17 novembre, il presidente colombiano ha presentato in anteprima il programma televisivo “Contact with Duque”, simile a “Aló, Presidente” (condotto dal defunto presidente Hugo Chávez) e “En Contacto con Maduro”, (diretto dal presidente venezuelano). Nel suo primo programma, ha negato le accuse contro di lui.

Inoltre, negli ultimi giorni ha ribadito che non avrebbe intenzione di aumentare l’età pensionabile e che il governo non aveva presentato alcun progetto di riforma del lavoro o delle pensioni .

D’altra parte, Duque ha annunciato che promuoverà un progetto per ridurre la percentuale dei contributi pensionistici, rifiutando la proposta di pagare ai giovani uno stipendio inferiore al minimo see non si ritiene che aumenti l’età per ottenere una pensione.
“Qualsiasi proposta sarà discussa in seno al Consiglio degli accordi di lavoro, che comprende le centrali dei lavoratori e il settore privato”, ha confermato.

Sebbene il Dipartimento amministrativo nazionale di statistica (DANE) abbia dimostrato che nel terzo trimestre del 2019, il Prodotto interno lordo è cresciuto del 3,3% (rispetto allo stesso periodo del 2018) e il tasso di disoccupazione in 13 città e aree Metropolitan è stato del 10,1% a settembre, il che implica una diminuzione di quattro punti percentuali rispetto all’anno precedente, essendo la Colombia il paese con più disuguaglianze dell’America Latina.

Come si è arrivati a questo punto?

I primi passi per arrivare a questo giorno sono stati fatti alla fine di settembre, quando gli studenti universitari hanno protestato a Bogotà, e più tardi in altre città, rifiutando la scoperta di un caso milionario di corruzione nella capitale dell’Università del distretto José Caldas in cui erano coinvolti autorità di quella casa di studi. Di fronte a queste manifestazioni, gli studenti hanno denunciato la repressione dello squadrone antisommossa, che è persino entrato in uno dei campus universitari.

Già a ottobre, gruppi di studenti hanno condotto una mobilitazione nazionale per il rifiuto della corruzione, la repressione della polizia antisommossa e la richiesta di “conformità integrale” agli accordi firmati con il governo alla fine dello scorso anno.
I detrattori di queste mobilitazioni, tra cui lo stesso vicepresidente, hanno indicato senza prove che a Caracas si sia infiltrata nelle manifestazioni per atti di vandalismo e scopi destabilizzanti. “Alcuni vogliono seminare caos, disordine e distruzione , danneggiando le meravigliose possibilità che il nostro Paese ha”, ha affermato il politico colombiano.

Nel frattempo, le richieste di aderire allo sciopero sono aumentate, data la preoccupazione che il governo ha mostrato prima della protesta, in un momento in cui la regione è stata scossa da manifestazioni di rigetto delle politiche economiche incoraggiate dai suoi governanti.

Fonte Articolo

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-video_sciopero_generale_in_colombia_tra_censura_dei_media_perquisizioni_e_militarizzazione_delle_strade/5694_31815/

Festa dell’Albero 2019, come ogni anno il 21 novembre si tinge di Verde

Tra i tanti appuntamenti dei circoli di Legambiente, oggi la Festa dell’Albero si è svolta a Formello con Max Gazzè ospite speciale con musica e poesie, al Parco della Cellulosa di Roma e nel verde del Parco del Montuno dove il circolo di Terracina ha accolto gli alberi arrivati dal Progetto Ossigeno della Regione Lazio; tante le iniziative in programma anche nei prossimi giorni

Giunta alla 25° edizione, la Festa dell’Albero è un’occasione importante non soltanto per sensibilizzare i cittadini ma per agire concretamente sul nostro territorio, piantando nuovi alberi nei giardini pubblici e negli spettrali angoli cementificati di Roma e di tutto il Lazio. In particolare, quest’anno sono numerose le scuole che hanno aderito al progetto, coinvolgendo in questo processo le nuove giovani generazioni nel tentativo di avvicinarle sempre più alle tematiche ambientali, alimentando un percorsi positivi di sensibilizzazione.

“Con la Festa dell’Albero torniamo a celebrare l’importanza del verde nelle città e nei paesi, diffondendo nuovi alberi e tutti i valori che rappresentano – dichiara Maria Domenica Boiano direttrice di Legambiente Lazio-. Come ogni anno l’obiettivo di questa campagna però, è tutt’altro che simbolico, vista l’emergenza climatica e gli ingenti danni che, ora più che mai, stanno colpendo aree urbane, spazi verdi e foreste italiane, e oltre a rendere esteticamente più armonico il nostro territorio, l’essenza dell’iniziativa è comunicare l’importanza delle funzioni indispensabili che gli alberi ricoprono, soprattutto all’interno dei recinti urbani. L’enorme numero di adesioni ed iniziative promosse per la campagna, che da oggi fino a tutte le prossime settimane andranno avanti, a partire da quelle delle tante scuole, dimostrano anche quanta voglia ci sia di prendersi cura del verde abbandonato e di crearne di nuovo”.

Tra gli tanti appuntamenti dei circoli di Legambiente, oggi la Festa dell’Albero si è svolta a Formello (RM) con il circolo “Terre di Veio” e con Max Gazzè ospite speciale con musica e poesie, al Parco della Cellulosa di Roma, ad Anzio (RM) con il circolo “Le Rondini” e nel verde del Parco del Montuno di Terracina (LT) dove il circolo “Pisco Montano” ha accolto gli alberi arrivati dal progetto Ossigeno della Regione Lazio. Nuovi alberi già nei giorni scorsi anche a Monte San Biagio (LT) con il circolo “Luigi Di Biasio” che replicherà domani a Lenola (LT), e ancora nei prossimi giorni l’iniziativa si terrà al Parco dell’Insugherata di Roma grazie al circolo “Ecoidea”, nelle scuole del V municipio dove sarà il circolo “Si Può Fare” a piantare alberi insieme a studenti e insegnanti, a Tivoli nel Santuario di Ercole Vincitore con il circolo locale e al Parco Rosa Raimondi Garibaldi grazie all’incessante lavoro di Legambiente Garbatella.

“Sono centinaia le iniziative in tutto il Lazio dove verranno piantati nuovi alberi e vogliamo ringraziare tutti i nostri circoli che stanno costruendo appuntamenti di concretezza, educazione civica e sostenibilità, sempre più funzionali anche alle sfide climatiche che stiamo affrontando – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -.  Gli alberi e la loro tenuta, il verde e i parchi cittadini, sono messi a dura prova dalle condizioni meteorologiche estreme, ma sono anche il più grande alleato che si possa immaginare di avere nelle aree urbane, per affrontare i mutamenti climatici, quelli delle precipitazioni violente e delle altrettanto violente siccità. A Roma, così come come in ogni città, radere al suolo gli alberi prima che lo faccia il clima è una follia, piuttosto questi giganti verdi vanno curati, manutenuti o sostituiti e le amministrazioni si debbono impegnare senza sosta in tal senso”

La festa dell’albero prosegue da oggi, con molti appuntamenti e tanti alberi ancora da piantare e quest’anno, in più, la Festa dell’Albero di arricchisce della partecipazione di Regione Lazio con il progetto Ossigeno.

COMUNICATO STAMPA – 21/11/2019

 

Amazon fa un passo verso la trasparenza. Ma potrebbe fare di più

Il 15 novembre Amazon ha compiuto un primo passo verso la trasparenza pubblicando i nomi, gli indirizzi e altri dettagli di oltre 1000 “strutture che producono beni a marchio Amazon”. Ma se l’azienda ha davvero a cuore la trasparenza, allora deve fare di più.

Secondo gli standard previsti dal “Transparency Pledge”, un’iniziativa realizzata da una coalizione internazionale*, tra cui figura anche la Campagna Abiti Puliti, che fissa le informazioni minime necessarie a rendere un’azienda trasparente nei confronti dei suoi lavoratori e consumatori, l’elenco pubblicato dal colosso dell’e-commerce non è abbastanza specifico per sapere cosa o dove i prodotti vengono realizzati e non è in un formato facilmente accessibile o filtrabile.

Una multinazionale così grande non può sottrarsi al dovere di essere quanto più trasparente possibile. Non è una questione di dettagli: i requisiti del Transaperncy Pledge sono il minimo indispensabile per mettere nelle condizioni lavoratori e attivisti di poter allertare i marchi in caso di violazioni lungo la catena di fornitura. Pur apprezzando questo primo passo, ancora molta strada resta da percorrere.” dichiara Deborah Lucchetti portavoce della Campagna Abiti Puliti

Il settore dell’e-commerce è in rapida espansione in tutto il mondo. Anche in Italia il fatturato è in crescita costante. Le risorse da investire nella tutela dei lavoratori e delle lavoratrici della propria catena di produzione non mancano di certo. 

Ci auguriamo che anche Amazon decida di seguire il percorso già tracciato da oltre 70 aziende contattate dalla coalizione, allineando le sue pratiche di trasparenza con lo standard minimo del Transparency Pledge” ha concluso Lucchetti.

*La coalizione sul Transparency Pledge è stata costituita nel 2016 con l’obiettivo di rendere la trasparenza della catena di fornitura una norma nell’industria dell’abbigliamento e delle calzature. È composta da nove membri: sei organizzazioni non governative internazionali – Clean Clothes Campaign, Human Rights Watch, International Corporate Accountability Roundtable, International Labor Rights Forum, Maquila Solidarity Network, and Worker Rights Consortium – e tre sindacati globali –  IndustriALL, International Trade Union Confederation e UNI Global Union.

Alitalia, Paolo Maddalena presenta esposto-denuncia alla Procura di Roma

Dalle notizie della stampa odierna si apprende che gli amministratori di Alitalia, che si sono succeduti nel tempo, hanno sperperato il patrimonio della compagnia in consulenze, studi legali, mantenimento in vita di filiali in luoghi dove non arrivano i nostri aerei, svendite a bassissimo prezzo e per converso acquisti a prezzi maggiorati, specialmente per quanto riguarda il carburante.
Si apprende in particolare che i commissari hanno svenduto, tra l’altro, a Aeroporti di Roma (cioè ad Atlantia della Benetton) un terreno della zona Maccarese, valutato oltre 100 milioni, per appena 11 milioni e un hangar, con officina-motori annessa, valutato oltre 33 milioni, a soli 1,5 milioni, il tutto autorizzato dal Ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, del governo Gentiloni, il 17 aprile 2018 (la Repubblica del 21/11/2019).

Eppure le nostre rotte sono estremamente appetibili, a causa della posizione geografica dell’Italia. Non si capisce proprio perché gli amministratori di Alitalia, che dovrebbero avere a cuore l’interesse nazionale, non siano ancora riusciti a mettere Alitalia sui giusti binari.
La soluzione del problema, non sta nell’allungare ancora i tempi delle trattative con privati italiani e stranieri, che vogliono fagocitare la nostra intera economia (finora lo Stato italiano ha speso inutilmente 900 milioni ai quali si aggiungerebbero altri 400 milioni, per l’allungare l’attuale commissariamento), ma nel nazionalizzare immediatamente la nostra compagnia di bandiera, considerato che le prospettive di guadagno sono sicuramente garantite dalle sempre crescenti richieste degli utenti.
Anziché spendere a vuoto, come si sta facendo, si spenderebbe per creare un compagnia valida ed efficiente, evitando di perdere una fonte produttiva di ricchezza (le rotte aeree) che fa parte del patrimonio pubblico degli italiani.
Pensare addirittura di riorganizzare l’azienda per poi rivenderla a proprietari privati anche stranieri è un madornale errore, sopratutto diretto contro gli interessi ineludibili del popolo italiano.
Chiediamo all’illustrissimo signor Procuratore della Repubblica di Roma di voler accertare, come già stanno facendo i suoi colleghi di Milano e Taranto per quanto riguarda l’Ilva, se nei comportamenti degli amministratori di Alitalia, succedutisi negli anni, siano ravvisabili profili di reato, e in particolare del reato di cui all’articolo 499 del Codice penale.

Professor Paolo Maddalena.

Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione Attuare la Costituzione – Associazione di promozione sociale

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-paolo_maddalena_espostodenuncia_al_procuratore_della_repubblica_di_roma/82_31809/

Gli adolescenti sordi, oggi

Superando.it

Si intitolerà “Gli adolescenti sordi, oggi” il nuovo appuntamento in programma per il 22 novembre a Siena nell’àmbito dei “Venerdì del Pendola”, il tradizionale ciclo di incontri organizzati dalla ONLUS MPDF (Mason Perkins Deafness Fund), con il patrocinio dell’ENS locale (Ente Nazionale Sordi), per dare spazio e visibilità alle storie e alla professionalità di esponenti della comunità sorda e segnante
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Si diffonde sempre di più il teatro senza barriere
Una nuova rappresentazione teatrale sovra titolata, accessibile alle persone con disabilità uditiva (ma utile a tutti), si avrà il 22 novembre a Cantù (Como), in occasione di “Paolo”, spettacolo in onore dell’impresario, direttore teatrale, giornalista e dirigente pubblico Paolo Grassi, nel centenario della sua nascita. A curare il servizio è stata l’AFA (Associazione Famiglie Audiolesi delle Province di Como e Lecco), che da sempre ricerca le condizioni per un’autentica inclusione nella società delle persone sorde, proponendo iniziative tendenti a facilitarne l’accessibilità alla cultura
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Si chiama Iura ed è un’Agenzia per i diritti delle persone con disabilità
Nasce da una collaborazione tra l’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), alcuni Enti ad essa collegati e la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), e dopo due anni di intenso lavoro e proficua sperimentazione, è alla vigilia del proprio avvio ufficiale: si chiama Iura ed è un’Agenzia nata nel web per promuovere la tutela dei diritti di tutte le persone con disabilità, affrontando praticamente ogni tematica connessa alla disabilità e conducendo anche alcuni specifici progetti di ricerca, tra storie di vita e stato di applicazione della Convenzione ONU
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Donne con disabilità: due su tre hanno subìto una qualche forma di violenza
Su 519 donne con disabilità intervistate, sono 339 quelle che hanno subìto una qualche forma di violenza: è forse questo il dato numerico più eclatante che emerge da un’indagine su tale fenomeno presentata a Roma dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). Inoltre, solo il 37% delle donne che dichiarano di avere subìto una qualche forma di violenza afferma di avere reagito, dato, questo, che rivela quanto queste violenze siano confinate nel silenzio e nell’isolamento e quanto siano urgenti strategie e interventi di soccorso e sostegno alle persone
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L’arte multisensoriale che accende la luce
«Sarà un incontro tutto all’insegna dell’arte, che ci mostrerà anche la delicatezza e l’importanza del lavoro svolto dalle realtà che operano nel mondo della disabilità»: viene presentato così l’evento intitolato “Accendi la luce. L’arte: un percorso multisensoriale alla scoperta della luce che è in ognuno di noi, esperienze sensoriali ed emozioni”, in programma per il pomeriggio di domani, 21 novembre, a Seravezza (Lucca), organizzato dalla Cooperativa Sociale Le Briccole Special, insieme al Comune di Seravezza, all’UICi di Lucca e alla Fondazione Terre Medicee
(continua…)

Legge Finanzaria, mobilità e disabilità: un appello dell’ANGLAT
«Il tema della mobilità per le persone con disabilità dev’essere centrale nelle politiche del Governo. È per questo che come Associazione Nazionale di tutela del diritto alla mobilità delle persone con disabilità stesse, auspichiamo che nella Legge Finanziaria ora in discussione vengano stanziati fondi che sostengano realmente la libertà di movimento, l’accessibilità delle città e dei servizi di trasporto pubblico»: lo dichiara Roberto Romeo, presidente dell’ANGLAT, in un appello rivolto al presidente del Consiglio e ai Parlamentari tutti, in vista della prossima Legge di Bilancio
(continua…)

A trent’anni dalla Convenzione ONU sui diritti dei minori
Era il 20 novembre 1989, ovvero trent’anni da oggi, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC), ratificata dall’Italia nel 1991. E proprio in questi giorni il Gruppo CRC presenta “I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. 10° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia”, con ampio spazio dedicato come sempre anche ai bambini e ragazzi con disabilità, proverbialmente definibili come “i più vulnerabili tra i vulnerabili”
(continua…)

Vi auguriamo una buona lettura!

Un cordiale saluto

La redazione di Superando.it

Superando.it è un servizio di informazione sulla disabilità promosso dalla FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e gestito da Agenzia E.Net s.c.a.r.l.

 

L’ufficio della Bachelet si scaglia contro il Nicaragua, ma tace su Bolivia e Cile

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani mostra un certo strabismo. Infatti, mentre in Cile nell’ultimo mese, oltre 20 persone sono morte a causa della repressione della polizia e dei militari; in Ecuador, a settembre, circa una dozzina di morti per la repressione delle rivolte contro il pacchetto di misure neoliberiste decise dal traditore Lenin Moreno; in Bolivia, in una sola settimana 23 persone sono state uccise dal regime di fatto che ha rovesciato con un golpe civico-militare Evo Morales; in Colombia un leader sociale viene ucciso ogni tre giorni. L’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani che fa? Denuncia il governo del Nicaragua per l’arresto di oppositori.

Il portavoce dell’Ufficio diretto da Michelle Bachelet ha espresso nella giornata di martedì in una conferenza stampa a Ginevra, preoccupazione per la situazione dei “diritti fondamentali” degli oppositori del governo di Daniel Ortega.

Ha denunciato che la polizia circonda una chiesa a Macaya e la cattedrale di Managua, dove ci sono persone che protestano contro l’incarcerazione di manifestanti contro il governo.

Ha aggiunto che le autorità hanno arrestato e imputato di gravi accuse un gruppo di oppositori ed esortato le autorità a rispettare i diritti di tutti questi individui, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa UN News.

“Siamo anche molto preoccupati che un altro gruppo di membri dell’opposizione sia stato arrestato per aver portato aiuti umanitari e che siano stati accusati di gravi imputazioni penali”, ha affermato Rupert Colville, portavoce dell’ufficio Bachelet.

Le accuse contro di loro hanno a che fare con il traffico di armi.

Le Nazioni Unite hanno interpretato che queste accuse potrebbero essere “un tentativo di reprimere il dissenso”. Secondo le informazioni fornite da tale agenzia, “i detenuti sarebbero 13”.

Blandi avvertimenti con il regime fascio-liberista del Cile e quello golpista della Bolivia, due regimi che operano una feroce e brutale repressione contro i propri popoli in rivolta, mentre arriva un duro attacco contro il Nicaragua che fronteggia guarimbas violente sullo stile di quelle venezuelane.

A colpire è la sproporzionalità nella denuncia pubblica sugli eventi molto gravi che si verificano in America Latina. Il discrimine è sempre lo stesso: regimi neoliberisti e vassalli di Washington hanno mano libera, mentre gli altri sono da spazzare via.

Fonte: America XXI

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-mentre_tace_sulla_brutale_repressione_popolare_in_cile_e_bolivia_lufficio_della_bachelet_si_scaglia_contro_il_nicaragua/5694_31803/