Pubblicato un elenco delle spie della CIA che hanno partecipato al golpe in Bolivia

Il sito di Behind Back Doors ha pubblicato un elenco di spie legate alla CIA che hanno svolto un ruolo importante nell’esecuzione del golpe in Bolivia contro Evo Morales.

A novembre Behind Back Doors ha pubblicato un articolo intitolato “L’intervento degli Stati Uniti contro la Bolivia. Prima parte” in cui venivano descritti dettagliatamente i passi che il golpe avrebbe seguito, che si realizzati come se fosse una sceneggiatura.

L’articolo “Dopo il colpo di Stato: gli agenti più importanti della CIA a La Paz, in Bolivia. Prima parte ”(2) annuncia un elenco di spie, tra cui spiccano i generali boliviani Wiliams Kaliman Romero, Yuri Calderón e Rómulo Delgado.

South American Press ha tradotto l’articolo di Behind Back Doors con il titolo “I più importanti agenti della CIA in Bolivia”, disponibile anche su Internet.

Il colpo di Stato contro il presidente della Bolivia, Evo Morales, è “l’inizio di ciò che Langley [quartier generale della CIA] ha riservato ai paesi dell’America Latina a cui non piacciono”, avverte Behind Back Doors.

La stazione della CIA a La Paz era diretta da Rolf Olson e Annette Dorothy Blakeslee, che reclutarono per il colpo di Stato il capo dello spionaggio argentino AFI nella capitale boliviana, José Sánchez.

Annette Dorothy Blakeslee era in Nicaragua come medico dell’Usaid, una delle coperture diplomatiche utilizzate dalla CIA nelle sue operazioni sotto copertura.

Sanchez aveva una copertura diplomatica, ma in realtà serviva come collegamento con i servizi segreti di diversi paesi dell’America Latina. Era responsabile di due stazioni AFI in Bolivia: una a La Paz e l’altra al Consolato di Santa Cruz. Quest’ultimo è stato utilizzato per distribuire fondi tra i plotter della città. I fondi, a loro volta, sono stati forniti dall’ambasciata degli Stati Uniti.

Fonte: Resumen Latinoamericano

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-pubblicato_un_elenco_delle_spie_della_cia_che_hanno_partecipato_al_golpe_in_bolivia/82_33130/

 

Yemen, nuovo massacro di bambini a causa di un brutale attacco aereo dell’Arabia Saudita

Ennesimo massacro dell’Arabia Saudita in un bombardamento dello Yemen. 35 morti, tra i quali, 26 bambini

Le forze saudite hanno bombardato il distretto di Al-Maslub nella provincia di Al-Yauf, nel nord dello Yemen, lo scorso venerdì, uccidendo almeno 35 persone – tra cui 26 bambini – e ferendone altre 23, tra cui 18 minori, ha riferito oggi il Ministero della salute yemenita.

Il dicastero yemenita ha chiesto alla comunità internazionale e alle organizzazioni umanitarie di alzare la voce per condannare e denunciare i crimini commessi da Riyad e dai suoi alleati nello Yemen.

La televisione di stato yemenita Al Masirah ha pubblicato lo stesso giorno un video della brutale aggressione dell’Arabia Saudita, che mostra come la popolazione locale rimuove i corpi senza vita dei bambini dalle macerie dopo l’attacco.

Video Al Masirah. Si sconsiglia la visione alle persone sensibili. Link:

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-video_yemen_nuovo_massacro_di_bambini_a_causa_di_un_brutale_attacco_aereo_dellarabia_saudita/82_33139/

Immagini terribili che parlano da sole. I Media mainstream sono tutti concentrati in Siria, in particolare su Idlib dove l’esercito siriano sta conducendo un’operazione per liberare quello che è l’ultimo bastione dei gruppi armati nel paese. E come sempre accade quando Damasco avvia un’operazione anti terrorismo si scatena la propaganda occidentale che accusa Russia e Siria di bombardare case, ospedali, scuole e altre nefandezze. I massacro dell’Arabia Saudita nello Yemen sono completamente ignorati

(Foto di repertorio)

18 febbraio, Tanti Auguri cara Nicoletta. Sei in carcere, ma non prigioniera

È stata reclusa nel carcere delle Vallette di Torino la sera del 30 dicembre del 2019, quando i carabinieri vennero a prenderla a casa, mentre davanti al cancello dell’abitazione si riunivano spontaneamente i militanti NOTAV di Bussoleno, per darle affetto e protestare contro il suo arresto. Arresto che la procura generale del capoluogo piemontese ha poi motivato con i “particolari” comportamenti della condannata.

Nicoletta Dosio è andata in giudicato con altri undici militanti NOTAV per aver fatto trenta minuti di presidio non violento al casello di Avigliana dell’autostrada della Valle Susa, una delle più care d’Italia, di proprietà del gruppo Gavio. Era il 3 marzo del 2012 e Luca Abbà, contadino NOTAV, lottava tra la vita e la morte in ospedale perché era rimasto folgorato su un traliccio dell’alta tensione ed era precipitato al suolo da grande altezza. Luca era salito su quel traliccio per protestare contro gli espropri dei terreni messi in atto dal governo Monti, ma era stato inseguito sempre più in alto da un carabiniere rocciatore ed alla fine aveva toccato i fili ed era precipitato in basso. In una delle tante proteste di quei giorni, alcune centinaia di manifestanti avevano raggiunto l’autostrada, alzato le sbarre del casello e fatto passare gratis gli automobilisti, mentre un megafono annunciava: “oggi paga Monti”. Tutto questo era durato mezz’ora, senza alcun blocco del traffico e con un danno accertato di mancati incassi per la società del gruppo Gavio pari a 718 euro. Per quel danno dodici manifestanti, tra cui Nicoletta, sono stati condannati a 18 anni complessivi di carcere, un anno di reclusione per ogni 38 euro di danno.
Questa condanna degna della legalità di Javert e dei Miserabili è una sentenza politica motivata politicamente. Infatti a tutti i condannati vengono negati condizionale e attenuanti di legge con la motivazione che essi sono soggetti ad alta “pericolosità sociale”, legati all’ala “più radicale” del movimento NOTAV.

Nicoletta Dosio è una prigioniera politica della Repubblica Italiana e sono gli stessi giudici ad ammetterlo. Come del resto è una persecuzione politica quella che da anni si abbatte su tutto il movimento che contrasta la devastazione per l’inutile treno ad alta velocità, che tra trent’anni dovrebbe percorrere la Valle Susa. Contro il movimento NOTAV sono stati sperimentati ed applicati i Decreti Sicurezza ben prima che essi venissero varati, con un armamentario repressivo feroce e capillare di tutti i tipi, che ha colpito centinaia di persone di tutte le età, sotto la guida giuridicamente creativa della procura e delle forze dell’ordine torinesi.

La lotta NOTAV che dura da decenni è incompatibile con la finzione dominante nella politica italiana, quella fondata sull’alternanza tra centrodestra e centrosinistra, perché entrambi gli schieramenti sostengono la Grande Opera, a dispetto di ogni dato economico, ambientale, sociale e civile. Il TAV in Valle Susa è diventato il simbolo delle politiche liberiste degli affari e dello sviluppo e come tale viene difeso da tutto il sistema politico. E chi come i Cinquestelle quell’opera contestava, per restare nel sistema politico ha dovuto accettarla.

La popolazione della Valle Susa ha costruito in decenni un movimento ambientale, sociale, democratico che è incompatibile con il potere politico asservito al mercato e all’impresa e Nicoletta Dosio è prigioniera politica non solo per la carcerazione che subisce per il suo impegno e la sua lotta, ma perché questo sistema politico ha deciso di escludere tutto ciò che quel movimento chiede e rappresenta.

Nicoletta Dosio è stata una grande insegnante e il suo primo insegnamento e stato morale: non ha mai accettato di sottomettersi al trasformismo e all’opportunismo che dominano la politica. Quando ha rifiutato i domiciliari Nicoletta non voluto compiere un atto estremo o eroico, ma semplicemente ha voluto respingere l’ipocrisia di chi emette una sentenza scandalosa e poi spera che il condannato sia carceriere di sé stesso. Per questo lei ha anche respinto la richiesta della grazia individuale e invece ha rivendicato l’amnistia sociale e l’abolizione dei Decreti Sicurezza, affermando che il suo caso è quello di tutte e tutti coloro che in questi anni hanno subito la trasformazione dello stato sociale in stato di polizia.
Oggi Nicoletta compie 74 anni in carcere e festeggia con le detenute anche i suoi sessant’anni di lotta per cambiare la società. Lei è una delle più belle persone che ho conosciuto, una militante con un cuore enorme, pari solo alla sua intelligenza, una partigiana nel senso più vasto e bello di questa parola, e il giudice che l’ha definita socialmente pericolosa è solo l’espressione burocratica di un mondo che è in realtà socialmente pericoloso. Un mondo che mette in carcere Nicoletta per trenta minuti di casello aperto in autostrada e che non ha ancora rinviato a giudizio nessuno per il Ponte Morandi. Un mondo sbagliato e rovesciato nei suoi principi e nei suoi valori, che ha fatto dell’ ingiustizia la sua legalità e che incarcera chi non lo accetta e lo combatte davvero, con la propria vita.

Nicoletta è in carcere, ma non è prigioniera, prigioniero è chi difende questo mondo ingiusto e folle che cosi come è non ha futuro. Prigioniero è chi si arrende o si vende, chi a parole propone chissà che ma poi si inchina di fronte al potere, quando il potere non è più disposto a tollerare neppure le parole. È il sistema che è imprigionato nelle sue miserie, Nicoletta è in carcere ma è libera e continua ad insegnarci cosa vuol dire stare con la giustizia e la libertà. Buon compleanno cara Nicoletta.

di Giorgio Cremaschi

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-18_febbraio_tanti_auguri_cara_nicoletta_sei_in_carcere_ma_non_prigioniera/6121_33132/

 

Pretesti e menzogne contro la Siria, l’analisi di Elson Concepción Pérez

Mettiamo le cose al loro posto: la Siria è un paese indipendente e sovrano, con un governo democraticamente eletto, il cui programma è stato mirato allo sviluppo e ai benefici sociali per la sua popolazione.

Allo stesso modo, il diritto di firmare accordi militari con i quali lo ritiene sia parte del suo status di nazione sovrana. In questo caso, è del tutto legittimo che abbia richiesto la cooperazione militare dalla Russia e dall’Iran per difendere il paese dal terrorismo dei gruppi interni e dalle azioni straniere volte a destabilizzare la nazione araba.

Difficoltà che ha avuto e, come in tutti i paesi con diverse correnti religiose, molti sono stati e sono tuttora i disagi quando si tratta di armonizzare il loro cammino nel mezzo di una regione assediata da una potenza straniera interessata alle sue risorse energetiche.
In tale contesto, va notato che il governo del presidente Bashar al-Assad ha conseguito significativi progressi economici e sociali a favore dei settori più disagiati.

Ma la Siria è diventata un sasso nelle scarpe per la politica americana nella regione del Medio Oriente e l’entusiasmo imperiale di impadronirsi delle sue risorse, come ha fatto con l’Iraq e la Libia.

Un gruppo terroristico con il nome di Stato Islamico, che molti specialisti considerano un prodotto dei laboratori di sovversione ideati dalla CIA degli Stati Uniti, è apparso nella regione poco più di un decennio fa e presto si è espanso come un’erbaccia, con un matrice del terrorismo più spietato.

Insieme all’ISIS, un gruppo apertamente sostenuto dagli Stati Uniti, il Fronte di Al Nusra, un discendente di Al Qaeda, si stabilì sul suolo siriano, mettendo sotto controllo il suo sistema di difesa, che soffrì e continuò a subire per anni un’aggressione diretta di Israele che ha una parte delle alture del Golan siriane occupate.

Nove anni a marzo segna la guerra di aggressione scatenata contro il Paese. Figure allarmanti, come più di 250.000 morti e più feriti, così come lo sfollamento forzato e la migrazione di milioni di bambini in fuga dalla guerra e la distruzione totale o parziale di città, industrie, templi del patrimonio mondiale e molte altre strutture, costituiscono ferite aperte che sono molto difficili da curare.

Il Pericolo si estende

Dal 2015 l’esercito popolare siriano, con la partecipazione attiva della forza aerospaziale russa e dei consiglieri iraniani, ha sconfitto i gruppi terroristici di quasi il 90% del territorio, mentre il governo ha chiesto il ritiro dell’esercito americano che occupava illegalmente un parte del paese con l’ipotesi di combattere il terrorismo.
Il bombardamento di aree in cui operava l’esercito siriano, la morte di molti dei suoi combattenti e, inoltre, il massacro di centinaia di civili, compresi i bambini, con il solito “danno collaterale” causato dalle loro bombe, hanno fatto parte di questa realtà.

Già quasi sconfitti dai terroristi, quelli del Fronte di Al Nusra, supportati da Washington, erano concentrati in aree vicino al confine turco, nella regione di Idlib, dove c’è anche la presenza di gruppi curdi.

Nei giorni scorsi, il 12 febbraio, le forze militari statunitensi hanno aperto il fuoco su residenti locali che si sono radunati accanto a un checkpoint dell’esercito siriano, ad est della città di Qamishli (Hasakeh, Siria), per bloccare il passaggio a diversi veicoli militari statunitensi
Per quanto riguarda la presenza di uomini in uniforme turca sul suolo siriano, il governo di Damasco l’ha definita “una violazione della sovranità del suo territorio”.

Nei giorni scorsi oltre un migliaio di trasporti militari e 5.000 soldati turchi hanno attraversato il confine. Fonti siriane accusano l’artiglieria turca di aver sostenuto “gruppi terroristici armati” combattendo a Idlib.

Come possiamo vedere, l’attuale guerra contro la Siria può raggiungere una nuova dimensione in cui sono coinvolti, oltre agli attori interni ed esterni, tra cui la Turchia nell’area di confine di Idlib.

È molto probabile che Trump, in questo caso, stia giocando per coinvolgere gli altri in una guerra persa, e quindi essere in grado di godere del suo petrolio desiderato senza dover sottoporre le sue forze al pericolo di uno scontro.
Non per piacere, il presidente degli Stati Uniti, in un’intervista a Fox News, ha ancora una volta sottolineato la politica della sua amministrazione di “prendere” il petrolio siriano.

di Elson Concepción Pérez , editorialista di Granma

Testo originale

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-pretesti_e_menzogne_contro_la_siria/5871_33142/

EPBD, dal Governo ci sia un corretto recepimento nei modi, nei tempi e nei contenuti

Direttiva UE sull’efficienza energetica degli edifici (EPBD): le Associazioni Kyoto Club, Legambiente e Renovate Italy chiedono al Governo un corretto recepimento nei modi, nei tempi e nei contenuti

È stata resa pubblica la bozza del recepimento in Italia della Direttiva 2018/844 che modifica ed integra la Direttiva europea sull’efficienza energetica degli edifici (EPBD). Sul recepimento si esprimono le Associazioni Kyoto Club, Legambiente e Renovate Italy in una lettera al Governo in cui sottolineano come il nostro Paese debba fare scelte coraggiose senza bisogno di decisioni dilatorie. Chiedono perciò che il recepimento avvenga correttamente nei contenuti (adeguatamente al testo della Direttiva), nei modi (tramite convocazione degli stakeholder, alla quale saremo felici di portare i nostri contributi) e nei tempi (almeno entro la fine del presente anno).

Leggi la lettera (pdf)

Questo recepimento è un passaggio fondamentale, soprattutto per quella che è la novità principale di tale direttiva, l’approvazione di una strategia di ristrutturazione a lungo termine (per la quale viene creato apposito articolo 2 bis nell’EPBD). Tale strategia sarà lo strumento che orienterà le azioni e le politiche in tema di ristrutturazione edilizia fino al 2050. La direttiva prevede, infatti, che l’intero stock edilizio debba essere riqualificato, de-carbonizzato e trasformato in NZEB (ovvero edifici a consumo energetico quasi nullo).

Kyoto Club, Legambiente e Renovate Italy oggi, 18 febbraio 2020, hanno inviato una lettera indirizzata a: Stefano Patuanelli, Ministro dello sviluppo economico, Alessandro Manuel Benvenuto, Presidente dell’8° Commissione della Camera (Ambiente, territorio e lavori pubblici), Barbara Saltamartini, Presidente della 10° Commissione della Camera (Attività produttive, commercio e turismo), gianni pietro Girotto, Presidente della 10° Commissione del Senato (Industria, commercio, turismo), Vilma Moronese, Presidente della 13° Commissione del Senato (Territorio, ambiente, beni ambientali).

Nella lettera le Associazioni scrivono “abbiamo letto la bozza di recepimento con grandi aspettative, che però, alla lettura dell’articolo 5, si sono trasformate in delusione”.

“Tale articolo è quasi completamente aderente al testo della direttiva, tranne che per alcuni passaggi fondamentali. – si legge ancora nella lettera – In particolare la bozza prevede che la prima versione della strategia conterrà (cfr. art. 5.1.d)) “proposte di politiche e azioni volte a stimolare le ristrutturazioni importanti” e (cfr. art. 5.1.e)) “la proposta di politiche e azioni rivolte ad accelerare la qualificazione energetica degli edifici pubblici” mentre (cfr. art. 5, comma 4) solo nelle versioni successive saranno riportati ‘i dettagli relativi all’attuazione della strategia stessa, ivi comprese le politiche e le azioni in essa previste’. Riteniamo che ciò sia un errore: senza le politiche e le azioni che verranno messe in campo, la strategia si limita ad essere un documento di indirizzo che contiene mere ipotesi”.

Infine, si legge “abbiamo riscontrato un approccio simile anche in merito ad altre decisioni che il nostro Paese deve prendere per rispondere alla sfida della nuova EPBD. Questa infatti recita (cfr. art. 7.5) ‘gli Stati membri … prendono in considerazione le questioni del benessere termo-igrometrico degli ambienti interni, della sicurezza in caso di incendi e dei rischi connessi all’intensa attività sismica’. La bozza di recepimento invece recita che (cfr. art. 5.1.f)) la strategia di ristrutturazione a lungo termine conterrà ‘un’analisi della possibile integrazione degli interventi di efficientamento energetico degli edifici con gli interventi per la riduzione del rischio sismico e di incendio, volta ad ottimizzare la sicurezza, i costi di investimento e la durata degli edifici’.

Per il recepimento tanto dell’art. 2 bis, quanto dell’art. 7.5 dell’EPBD, riteniamo che il nostro paese non abbia bisogno di decisioni dilatorie ma di scelte coraggiose e pertanto chiediamo che il recepimento avvenga correttamente, nei contenuti (aderentemente al testo della Direttiva), nei modi (tramite convocazione degli stakeholder, alla quale saremo felici di portare i nostri contributi) e nei tempi (almeno entro la fine del presente anno).”.

Comunicato stampa
Roma, 18 febbraio 2020   

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Ufficio stampa e Comunicazione
www.kyotoclub.org

 

Incontro-dibattito a Chiavari per il diritto all’informazione, per la liberazione di Assange

Per il diritto all’informazione! Per la liberazione di Julian Assange, giornalista colpevole solo di aver rivelato la verità! Incontro-dibattito sabato 22 febbraio 2020 a Chiavari. Read More “Incontro-dibattito a Chiavari per il diritto all’informazione, per la liberazione di Assange”

OPS! Studenti universitari e cura dell’attesa in Pronto Soccorso, tra umanizzazione e sicurezza

A partire dai risultati del progetto di ricerca azione “OPS! – Ospitalità in Pronto Soccorso” del Centro Antartide che ha coinvolto studenti universitari nelle sale di attesa dei 3 principali Pronto Soccorso bolognesi, il 26 febbraio nella sede della Regione Emilia-Romagna Bologna si confrontano diverse esperienze di accoglienza e cura dell’attesa nei PS italiani: una riflessione sugli esiti del percorso sperimentale e un confronto tra diverse figure impiegate in questi spazi in cui si incontrano necessità sanitarie e sociali

Le sale di attesa dei Pronto Soccorso sono spazi di assoluta peculiarità: la grandissima varietà dei loro occupanti, la compresenza dei tempi dilatati dell’attesa (spesso acuita da condizioni di ansia e disagio fisico) con i tempi frenetici dell’efficienza degli operatori sanitari, la presenza di utenti propri e “impropri”. Sono luoghi in cui emergono in maniera a volte molto forte le necessità sanitarie e sociali dei pazienti, quelle non meno rilevanti dei loro accompagnatori ma anche i bisogni di infermieri, OSS e medici che si trovano a lavorare in condizione di estrema pressione e in assenza di quel rapporto di fiducia che gli utenti hanno con i propri professionisti di riferimento. Per questo, quello che sembra uno spazio vuoto è in realtà ricco di complessità e sono sempre di più le Aziende e le Regioni italiane che decidono di agire su di esso con progetti e azioni dedicati, considerandolo sempre più come parte integrante del percorso di cura in ottica di umanizzazione, facendosi cioè sempre più carico degli aspetti non solo fisici della malattia.
Su questi temi arriva a Bologna il 26 febbraio dalle 9.30 alle 13.00 il convegno “OPS! Studenti universitari e cura dell’attesa in Pronto Soccorso, tra umanizzazione e sicurezza”, che si svolgerà presso la sede della Regione Emilia-Romagna in via Aldo Moro 18 a Bologna. L’appuntamento giunge a conclusione di un progetto sperimentale di ricerca-azione, promosso dal Centro Antartide – Università Verde di Bologna, che ha coinvolto negli ultimi 12 mesi studenti universitari dei corsi di Sociologia, Antropologia e Scienze della Formazione che nelle ore di tirocinio curricolare che svolgono attività di ricerca, cura dell’attesa, accoglienza e ascolto nei tre principali Pronto Soccorso di Bologna. Il progetto si intitola OPS! Ospitalità in Pronto Soccorso, si svolge con la collaborazione dell’Agenzia sanitaria e sociale regionale – Regione Emilia-Romagna e vede la partecipazione di Azienda USL di Bologna, Azienda Ospedaliero Universitaria di Bologna – Policlinico S. Orsola Malpighi, Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna e Università di Bologna con il contributo della Fondazione Carisbo.
Il percorso di ricerca ha mostrato diversi elementi di grande interesse ed efficacia non solo per l’impatto positivo sull’utenza migliorando il “clima” durante l’attesa ma anche sulla stessa struttura ospedaliera grazie all’inserimento di punti di vista giovani ed esterni, ma competenti; senza dimenticare l’aspetto professionalizzante per i tirocinanti che in questo contesto dalle necessità così varie si trovano a potenziare competenze non solo di osservazione e raccolta dati ma soprattutto di ascolto empatico e relazione.
L’evento sarà l’occasione per restituire un racconto a più voci del percorso e analizzando il suo impatto a partire dai dati raccolti, mettendo a disposizione l’esperienza svolta per valutare come implementarne gli elementi positivi con continuità. Si intende in questo senso confrontarsi con i rappresentati di altre esperienze virtuose nazionali su questo tema (GAPS Piacenza ma anche esperienze della ASL 3 Liguria e dell’ASST Ovest Milanese), in una tavola rotonda dedicata, approfondendo gli aspetti dell’umanizzazione per arrivare a valutare gli impatti sulla riduzione della conflittualità, analizzando anche le particolarità delle diverse figure, professionali o volontarie, impiegate in questo particolare spazio per i bisogni non sanitari nelle esperienze in essere.

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Il primo video racconto del progetto OPS! – La sperimentazione al Policlinico Sant’Orsola

 

Evo Morales: “In soli 3 mesi il governo Anez ha distrutto tutto ciò che abbiamo costruito con il popolo”

Il presidente della Bolivia destituito dopo un golpe militare e ora in esilio politico in Argentina, Evo Morales, ha denunciato attraverso il suo account Twitter, che il regime de facto a La Paz “in 3 mesi” ha distrutto tutti gli enormi risultati “che abbiamo costruito in unità con il popolo durante il nostro governo”.

Per quel che riguarda l’istruzione, ha sottolineato Evo, non ci sono fondi nel budget del 2020. “È la solita politica delle privatizzazioni”, ha denunciato Morales, che ha poi sottolineato, per quel che riguarda la sanità, come “l’espulsione dei medici cubani ha avuto come conseguenza che gli ospedali sono ora al collasso”.

L’attuale amministrazione de facto ha poi paralizzato diverse grandi opere che prevedevano finanziamenti a budget, come una linea del treno metropolitano di Cochabamba e la costruzione di diverse autostrade.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-evo_morales_in_soli_3_mesi_il_governo_di_fatto_di_anez_ha_distrutto_tutto_ci_che_abbiamo_costruito_con_il_popolo/5694_33123/

 

Sostegno alla battaglia dei 5 Stelle e gli obiettivi del Fronte Politico Costituzionale

Sabato 15 eravamo anche noi presenti alla manifestazione dei 5 Stelle con il manifesto che abbiamo pubblicato su questo sito nei giorni precedenti. Lo striscione che accompagnava il nostro intervento diceva Resistere, Resistere, Resistere riferendosi appunto a quei punti del programma 5 Stelle che riteniamo necessario sostenere e che una sinistra miope si ostina a ignorare.

In piazza abbiamo anche illustrato i tre punti del programma del Fronte relativi all’art.11 della Costituzione, al controllo pubblico dell’economia e ai diritti dei lavoratori e dei cittadini.

Due cose ci hanno colpito favorevolmente nel corso della manifestazione: l’approvazione dello slogan Resistere, che dimostra che i grillini in piazza non si vogliono arrendere, e le centinaia di fotografie scattate ai nostri manifesti. Un segnale interessante.

Aginform

 

Cargo saudita carico di armi in transito al porto di Genova, Pax Christi: “Non si può tacere!”

Il Presidente di Pax Christi mons.Giovanni Ricchiuti interviene sul caso del cargo Saudita ‘Bahri Yanbu’. Read More “Cargo saudita carico di armi in transito al porto di Genova, Pax Christi: “Non si può tacere!””

Giornalisti da tutto il mondo condannano l’azione giudiziaria contro Julian Assange

1200 giornalisti di 98 paesi hanno rilasciato oggi una dichiarazione congiunta in difesa dell’editore di Wikileaks Julian Assange, in vista della procedura di estradizione verso gli Stati Uniti da parte di un tribunale britannico. Read More “Giornalisti da tutto il mondo condannano l’azione giudiziaria contro Julian Assange”

Quando il “Dopo di Noi” e l’amministrazione di sostegno si incontrano

Superando.it

Nell’àmbito del ciclo di incontri legati al progetto “NEAR: vicinanza e sostegno. L’amministrazione di sostegno per le persone fragili”, è in programma per il 19 febbraio a Milano il seminario “Gli strumenti dell’amministrazione di sostegno per il progetto di vita delle persone con disabilità intellettiva”, incontro promosso dall’Associazione InCerchio, in collaborazione con l’Associazione Il Gabbiano – Noi come gli altri, centrato, in sintesi, sull’“incontro” tra il cosiddetto “Dopo di Noi” per le persone con disabilità intellettiva e l’istituto dell’amministrazione di sostegno
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Importante novità sullo screening neonatale esteso ad altre patologie
Poco più di un anno fa era stato approvato un emendamento alla Legge di Bilancio per il 2019, che avrebbe permesso di estendere lo screening neonatale – già attuato per oltre malattie metaboliche rare – ad altre patologie, come le malattie neuromuscolari genetiche, le immunodeficienze congenite severe e le malattie da accumulo lisosomiale, ma il relativo iter amministrativo risulta a tutt’oggi incompleto. A sbloccare ora la situazione è arrivato un emendamento al cosiddetto “Decreto Milleproproghe”, approvato nei giorni scorsi
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Scrivo, leggo e comunico grazie al Braille
«Grazie al Braille i ciechi sono in grado di scrivere, leggere e comunicare. Il Braille è, per il non vedente, condizione essenziale di una piena autonomia e di un’efficace integrazione nel tessuto sociale, scolastico, lavorativo e culturale»: è questo un concetto costante nelle argomentazioni dell’UICI, le cui varie componenti saranno anche quest’anno impegnate a fondo per la Giornata Nazionale del Braille del 21 febbraio. Tra le altre iniziative promosse per l’occasione, vi sarà anche un convegno organizzato per il 22 febbraio, dal Presidio UICI di Sant’Anastasia e Paesi Vesuviani (Napoli)
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Questo si attendono le famiglie di 300.000 alunni con disabilità
Bene l’attenzione all’inclusione da parte del Ministero dell’Istruzione, nell’Atto di indirizzo politico-istituzionale per il 2020 e tuttavia, su numerose questioni «sono necessari quanto prima – scrive Salvatore Nocera – una serie di provvedimenti rapidi e particolarmente urgente risulta l’emanazione dei regolamenti applicativi dei Decreti Legislativi 66/17 e 96/19 sull’inclusione scolastica, il cui imperdonabile ritardo impedisce l’attuazione di princìpi fondamentali per l’inclusione, quale la continuità didattica»
(continua…)

I limiti non spaventano Francesco D’Amico
Sarà Francesco D’Amico, giovane attore sordo dalla nascita, già confrontatosi con attori professionisti udenti e non udenti, il protagonista del nuovo appuntamento del 21 febbraio a Siena, intitolato “I limiti non mi spaventano”, nell’àmbito dei “Venerdì del Pendola”, il tradizionale ciclo di incontri organizzati dalla ONLUS MPDF (Mason Perkins Deafness Fund), con il patrocinio dell’ENS locale (Ente Nazionale Sordi), per dare spazio e visibilità alle storie e alla professionalità di esponenti della comunità sorda e segnante
(continua…)

La sessualità “ingabbiata” delle persone con disabilità cognitiva e mentale
«Vorrei – scrive Elena Improta – che ogni tanto si parlasse del vero dramma esistenziale legato alle persone con disabilità cognitiva e mentale cui è realmente negato anche il mondo della sessualità e dell’eros. Ci sono infatti disabilità “ingabbiate” e forse bisognerebbe cominciare a renderle libere anche e soprattutto nell’affettività e nella sessualità»
(continua…)

Supereremo finalmente le “classi pollaio”?
«Va salutato con favore – scrive Gianluca Rapisarda – un emendamento approvato dalle competenti Commissioni della Camera, che arriverà in questi giorni in Aula, riguardante le cosiddette “classi pollaio”, intervento normativo che renderebbe finalmente “strutturale” e non più aleatoria l’inderogabilità di un massimo di 20 alunni per classe, in presenza di ragazzi o ragazze con disabilità. Il tutto con la convinzione che questa novità possa costituire un’ulteriore conquista di civiltà per il nostro sistema inclusivo»
(continua…)

Autismo ed epilessia: due facce della stessa medaglia?
L’Istituto Serafico di Assisi ha confermato il proprio impegno in occasione della Giornata Internazionale dell’Epilessia del 10 febbraio, illuminandosi di viola – colore-simbolo dell’evento – ma anche organizzando insieme alla LICE (Lega Italiana Contro l’Epilessia) il convegno “Autismo ed epilessia: due facce della stessa medaglia?”, allo scopo di mettere in luce i punti di contatto tra queste due patologie, per migliorarne la comprensione e la gestione, approfondendo gli aspetti clinici e farmacologici utili ad effettuare ulteriori protocolli di ricerca e orientare le scelte terapeutiche
(continua…)

Riorganizzazione A.D.I., la Regione Lazio fa un passo indietro

E’ stato modificato con Decreto del Commissario ad Acta n. 2273 del 17 febbraio lo schema di riorganizzazione e riqualificazione delle cure domiciliari (A.D.I. – Assistenza Domiciliare Integrata) adottato dalla Regione Lazio con DCA 525  del 30 dicembre 2019, fermamente criticato dalle organizzazioni rappresentative dei destinatari degli interventi a causa delle misure fortemente restrittive previste rispetto alla precedente disciplina. Il Decreto del 30 dicembre aveva infatti determinato una drastica riduzione degli interventi e dei servizi a danno di persone ad alta intensità assistenziale, interessate da compromissioni che colpiscono funzioni vitali primarie e da instabilità clinica che richiede un monitoraggio costante da parte di operatori competenti in diverse aree cliniche, anche rispetto all’utilizzo di ausili e presidi salvavita. In particolare il DCA di revisione intende ‹‹stabilire che le Aziende sanitarie continueranno a mantenere i PAI in essere e ad erogare le cure  domiciliari, per i pazienti ad alta complessità ed elevata intensità assistenziale, alle condizioni contrattuali assicurate precedentemente all’entrata in vigore del DCA 525/2019 o a condizioni migliorative […]›› e ‹‹precisare che le modalità per i PAI quivi previste per i pazienti già in carico saranno le medesime per i nuovi pazienti ad alta complessità che la ASL dovesse prendere in carico, in rapporto al bisogno effettivo di assistenza››

La Federazione e le altre associazioni partecipanti avevano rappresentato le numerose criticità che sarebbero derivate dall’applicazione del DCA 525, adottato senza una preventiva valutazione del reale bisogno delle persone interessate, in un incontro presso la Regione Lazio svoltosi lo scorso 12 febbraio, in cui erano presenti, tra gli altri, l’Assessore alla Sanità e Integrazione Socio-Sanitaria Alessio D’Amato, il vicepresidente della Commissione consiliare Sanità, politiche sociali, integrazione sociosanitaria e welfare Paolo Ciani, sempre attento a tematiche così sensibili, e la consigliera Michela Di Biase.

“Apprezziamo il dietrofront della Regione Lazio – commenta Daniele Stavolo, presidente FISH Lazio – rispetto ad una Regolamentazione che dovrebbe offrire tutele adeguate in termini di assistenza materiale, fornitura dei presidi necessari e interventi di natura specialistica per i beneficiari, evitando la standardizzazione delle prestazioni che vanno a mortificare il loro diritto alla Salute, e causano una inevitabile perdita della qualità della vita per l’intero nucleo famigliare. Al fine di assicurare i necessari criteri di appropriatezza delle cure domiciliari – conclude Stavolo – esortiamo l’Assessorato competente ad aprire da subito un confronto con le organizzazioni di rappresentanza dei destinatari sulle misure da adottare attraverso una nuova disciplina di riferimento.”

Roma, 17 febbraio 2020


Ufficio stampa Fish Lazio
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