La dislessia, le tecnologie e la didattica: un accordo tra l’AID e Microsoft

Superando.it

È in programma per il 6 dicembre a Roma il primo appuntamento – rivolto ai docenti delle scuole – promosso nell’àmbito di un protocollo d’intesa siglato tra l’AID (Associazione Italiana Dislessia) e Microsoft Italia, che prevede iniziative congiunte di formazione e sensibilizzazione per insegnanti e famiglie, volte a promuovere l’utilizzo della tecnologia da parte degli studenti con DSA (distrubi specifici dell’apprendimento), affinché riescano ad esprimere il loro pieno potenziale, grazie a strumenti pensati appositamente per aiutarli a superare le loro difficoltà
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Autismo: così è scattata l’Ora Blu in tanti supermercati
Via il segnale acustico alle casse, abbassata la luce, eliminata la musica e riservata una cassa privilegiata: è il progetto “Scatta l’Ora Blu”, con il quale il Gruppo Unicomm – comprendente grandi marchi della distribuzione alimentare, quali Famila, Emisfero, A&O e altri – ha deciso di creare in tutti i propri punti vendita, a cadenza mensile, un ambiente adeguato alle persone con autismo nel fare la spesa. Qualche giorno fa a Bassano del Grappa, per informare gli adulti e far giocare i bimbi, c’erano l’ANGSA Veneto, Autismo Triveneto e le operatrici dello Sportello Autismo di Vicenza
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Turismo, mobilità, sport: due giornate tutte dedicate all’accessibilità
Una due giorni che offrirà una panoramica completa sui prodotti e i servizi rivolti alle diverse disabilità, spaziando dal turismo accessibile alla mobilità, fino allo sport inclusivo. E in parallelo un convegno durante il quale si discuterà di accessibilità a trecentosessanta gradi, centrando l’attenzione sui più svariati temi. Sarà questo “Accessibilità in fiera”, evento organizzato dalla Proloco di Follonica e dallo Sportello H Follonica Città Ospitale, in collaborazione con l’Associazione Handy Superabile, in programma per domani, 30 novembre e domenica 1° dicembre, a Follonica (Grosseto)
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Quel che dev’essere la Giornata del 3 Dicembre
«Il 3 Dicembre – scrive Giovanni Laiolo, presidente dell’UICI di Torino – la comunità umana è chiamata a riflettere sulla condizione delle persone con disabilità. Si tratta certamente di un prezioso momento di incontro e di dialogo. Guai, però, se tutto si riducesse a qualche discorso celebrativo e a un paio di interventi di facciata. Una giornata come questa ha davvero valore solo se riesce a lasciare un segno, contribuendo ad abbattere le barriere di ogni tipo che ancora ostacolano il pieno inserimento delle persone con disabilità nel tessuto sociale»
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A parlar d’arte, insieme a persone con e senza disabilità visiva
«Questo non è un progetto “per disabili”, ma un progetto rivolto a tutti, con alcuni elementi di attenzione pensati per le persone cieche e ipovedenti, quali tavole tattili e altri materiali da toccare»: viene presentato così il ciclo di appuntamenti di approfondimento sui temi dell’arte moderna e contemporanea, intitolato “A parlar d’arte. Percorsi ed esperienze multisensoriali nell’arte moderna e contemporanea”, che prenderà il via oggi, 29 novembre, a Torino, a cura del Dipartimento Educativo della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, dell’Associazione Tactile Vision e dell’UICI di Torino
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Parlare di donne con disabilità è parlare di vita
È questo il potente messaggio che si ricava dall’immagine scelta – e qui da noi pubblicata – a corredo del materiale riguardante il convegno su “Donne e disabilità”, in programma per il 3 dicembre a Pisa, nella Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, un incontro voluto soprattutto per ricordare che le donne con disabilità sono esposte alla discriminazione multipla, di essere donne e persone con disabilità, un tipo di discriminazione che può essere contrastato efficacemente solo considerando insieme la variabile del genere e quella della disabilità
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Due libri parlanti realizzati dagli studenti di Piacenza
Un proficuo percorso formativo improntato alla sensibilizzazione sul mondo degli ipovedenti e non vedenti, che ha visto per protagonisti l’UICI di Piacenza, insieme agli studenti e ai docenti del Liceo Respighi di Piacenza, ha portato alla produzione di due audilibri (“I promessi sposi” e il racconto originale “A domani!”), che verranno ufficialmente consegnati il 2 dicembre, nel corso di uno specifico evento, a a Katia Caravello, responsabile nazionale del Libro Parlato per l’UICI
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La Musica per Tutti, Tutti per la Musica
È questo il motto di AMI (Attività Musicale Inclusiva), progetto nato a Udine nell’àmbito della Scuola di Musica Ritmea, che insieme a un ospite d’eccellenza quale l’Orchestra AllegroModerato di Milano, e mettendo assieme musicisti con e senza disabilità, sarà tra i protagonisti di un concerto in programma per il 1° dicembre nella città friulana, promosso dal Comune di Pagnacco per la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità. Un evento quanto mai interessante, che potrebbe essere il primo passo verso la costituzione di un’Orchestra Sinfonica Inclusiva del Friuli Venezia Giulia
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Vi auguriamo una buona lettura!

Un cordiale saluto

La redazione di Superando.it

Superando.it è un servizio di informazione sulla disabilità promosso dalla FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e gestito da Agenzia E.Net s.c.a.r.l.

 

Tania Diaz: “Adesso parlano i popoli: una costituente globale per l’umanità”

Tania Diaz, vicepresidente dell’Assemblea Nazionale Costituente, si divide, instancabile, tra gli impegni istituzionali e quelli della commissione Agitazione Propaganda e Comunicazione (APC) del PSUV, dove ricopre l’incarico di vicepresidenta.  La incontriamo nel salone Bicentenario dell’Hotel Alba, dove dirige una piccola ciurma agguerrita che sta preparando il Congresso internazionale della Comunicazione per i giorni 2,3 e 4. Un gran lavoro organizzativo, che la macchina del PSUV dispiega secondo uno schema già consolidato, messo in moto dal XXV Foro di Sao Paolo (dal 25 al 28 luglio). Da allora, si sono svolti diversi altri congressi internazionali (dei lavoratori e delle lavoratrici, delle donne, dei popoli indigeni e afrodiscendenti, delle comunas), che hanno coinvolto tutti i settori della rivoluzione bolivariana. Uno straordinario laboratorio di esperienze e resistenze che sta riaprendo la strada al socialismo per questo secolo 21.

“Adesso parlano i popoli”. Cosa significa questo slogan, che connota il Congresso internazionale della comunicazione e com’è stato pensato?

Il nostro Congresso realizza un altro capitolo dell’agenda stabilita durante il Foro di Sao Paolo, il penultimo. Dà conto di un tema trasversale a ognuno dei precedenti incontri, durante i quali è emersa l’esigenza di una piattaforma internazionale, di una rete internazionale della comunicazione popolare che consenta un’articolazione comune a livello globale. La congiuntura regionale mostra una realtà di repressione, criminalizzazione, giudiziarizzazione delle espressioni popolari scese in campo per la difesa dei propri diritti negati. Un risveglio da cui emerge, come risposta all’agenda bellicista del capitalismo, una bandiera comune, quella di una costituente globale per la vita e per l’umanità.  Stiamo realizzando un incontro per dar voce a questi temi, per discuterne e trovare soluzioni comuni. Una finestra che trascende le frontiere regionali dell’America Latina per arrivare alle altre regioni del mondo, accompagnando i partiti, i sindacati, i movimenti sociali, le organizzazioni popolari che hanno partecipato al Foro di Sao Paolo e altri che si sono aggiunti successivamente.

Come sarà organizzato il Congresso?

Si prevede la presenza di circa 1.000 delegati, tra internazionali e nazionali. L’idea è però che il Congresso si apra alla città e alle regioni. L’incontro con il potere popolare avverrà in 7 spazi di Caracas, nelle regioni dove la forza della guerriglia comunicativa è più presente e in alcuni scenari più grandi, con la presenza di invitati internazionali. Per questo, si sono attivate le varie istanze delle organizzazioni popolari, che hanno inviato i propri rappresentanti e che faranno vivere i contenuti del congresso nelle diverse realtà. Vi sono portavoce dei 335 municipi che conta il paese, delle donne, del Congresso dei popoli, a cui aderiscono 57 movimenti, le strutture giovanili del PSUV, del Frente Francisco de Miranda e del collettivo Robert Serra, dei CLAP, i Comitati di rifornimento e produzione che hanno i propri media comunitari… Tutta la guerriglia comunicativa e creativa, compresi i circoli di lettura del settimanale del partito, il Cuatro F che ha realizzato per l’occasione due edizioni speciali. All’Hotel Alba, per iniziare, diamo conto di cinque scenari di guerra che si sono verificati nei momenti più critici di questo anno e dai quali siamo riusciti a uscire capovolgendo il racconto mediatico dominante, lo scenario di guerra simbolica, culturale, comunicativa che l’imperialismo voleva imporci. Di questo si discuterà con alcuni noti teorici della comunicazione alla luce del contesto internazionale. In sintesi, stiamo proseguendo nella linea stabilita dai tre tavoli tematici organizzati dal Foro di Sao Paolo sulla comunicazione, che ci hanno fornito alcuni parametri, ulteriormente sviluppati nelle Brigate internazionali della comunicazione solidale (BRICS), nei vari incontri dei media popolari e alternativi. Il nostro partito, che organizza questo congresso, si è proposto la messa a punto del progetto di una università della comunicazione popolare, inizialmente pensata a livello regionale, ma che, in un secondo momento, probabilmente si estenderà oltre il Latinoamerica. L’elaborazione del documento finale sarà soprattutto un piano d’azione per un’agenda concreta a livello internazionale, a partire da una giornata mondiale di azione, in vista degli scenari politici che verranno nel 2020. Un piano che accompagnerà il congresso dei partiti politici previsto per gennaio e che metterà a frutto le diverse elaborazioni teoriche inviate nei precedenti congressi.

Un progetto simile deve però misurarsi con la guerra economica. Come si fa a competere – chiedevano le donne al presidente Maduro già l’8 marzo dell’anno scorso –se i costi elevatissimi non ti consentono neanche un cellulare con il whatsap?

La controrivoluzione possiede mezzi giganteschi, un intero apparato mediatico e culturale che non possiamo contrastare per decreto o in un congresso. Dobbiamo però partire da quel che abbiamo realizzato con i nostri cellulari rattoppati e le nostre batterie claudicanti. Per questo abbiamo deciso di esporre gli scenari di guerra di cui ti parlavo prima. Il 23 febbraio scorso, alla frontiera tra Colombia e Venezuela, ci siamo trovati di fronte tutto l’apparato della controrivoluzione: c’erano il vicepresidente nordamericano, i presidenti di Colombia, Paraguay, Cile, l’Organizzazione degli Stati Americani, c’erano i paramilitari del gruppo Los Rastrojos, c’erano camion carichi di armi e famosissimi musicisti latinoamericani per il mega-concerto dell’opposizione. 
E dall’altra parte della frontiera c’eravamo noi, con il nostro concerto, con i nostri giovani organizzati, con la polizia bolivariana. E siamo riusciti a fermare la loro agenda di guerra che pretendeva non solo di penetrare la nostra frontiera e di aggredire il paese, ma di dare inizio a uno scontro tra Colombia e Venezuela com’era nei piani del Pentagono. Lo abbiamo fatto con i pochi mezzi tecnologici che avevamo, con i nostri cellulari riparati, con il potere popolare. Non bisogna sopravvalutare le nuove tecnologie. Certo, come diceva Ignacio Ramonet nell’incontro antimperialista a Cuba, le nuove tecnologie hanno cambiato la nostra maniera di comunicare. Dallo stesso apparato ti arriva sia la voce della mamma che l’informazione filtrata e la cultura di largo consumo. Una comunicazione che ti avvicina e ti allontana al contempo. Ma non bisogna pensare che sia l’unica via. Il Venezuela è un paese in cui, pur con qualche difetto, esiste una democrazia partecipativa in cui il popolo è davvero protagonista e dove sono presenti tutte le forme di comunicazione, non solo quella digitale. Arrivano messaggi forti e chiari dalle rivolte popolari in Cile, dalla resistenza in Bolivia e persino da Haiti, un paese che non ha il servizio elettrico nel 90% della capitale Port-au-Prince. Per questo, dire “Adesso parlano i popoli” indica la direzione in cui volgere lo sguardo, alle lotte che rompono la censura usando la piattaforma tecnologica del nemico e che sorprendono. E anche in questo congresso ci saranno alcune sorprese…

Una nuova internazionale dei popoli nella società globalizzata come voleva Chavez?

Un capitalismo in crisi terminale tira colpi a tutto spiano, vuole assassinare l’energia vitale dei popoli, gli stati nazione, le culture, le identità. Vuole imporre la cultura della morte, della segregazione, dell’esclusione, facendo emergere la parte peggiore dell’essere umano. Sta a noi dar voce a quell’altra parte dell’essere umano che in essenza siamo, e che vediamo nelle rivolte di massa che chiedono un’Assemblea Nazionale Costituente. Lo dico con molta umiltà, però ci sentiamo orgogliosi di aver aperto la strada. Chavez, un grande comunicatore che ha anticipato i tempi su molte cose, ha rotto tutti i vecchi schemi della comunicazione. Quando girava per le strade, sempre dava voce al popolo. Nei programmi a reti unificate, lasciava il microfono aperto a una donna, a un lavoratore, a un contadino, a uno studente che lo interpellava per strada. E dovunque andasse dava valore alla cultura locale, al cibo, alle canzoni, agli eroi, ce li faceva conoscere e amare. Così ha unificato il sentimento nazionale, la nostra identità di popolo: il nostro sentimento patriottico, si deve dire, anche se la parola può non piacere altrove perché non ha lo stesso significato che da noi. Chavez ci ha unificato intorno al concetto di Patria. E quando ha preso commiato da noi, tornando da Cuba, a dicembre del 2012, ci ha lasciato impresse le sue parole. Ha detto: “Non mancheranno quelli che cercheranno di approfittare della congiuntura difficile per riportare il capitalismo, il neoliberismo e per farla finita con la Patria”. Ci ha lasciato come antidoto la consegna: “Unità, lotta, battaglia e vittoria”. Ha cantato “Patria querida”, che, da allora, si è trasformata in un secondo inno nazionale. Era la canzone del Battaglione Bravo de Apure, dov’era militare e che dice “Patria cara, tu sei la luce, tu sei il mio sole”. Un collante forte che identifica la nostra storia, la nostra cultura, la nostra identità e che continua a essere un orientamento. Per questo, il nemico cerca con ogni mezzo di distruggere la nostra bandiera. Per questo, in Bolivia, i golpisti bruciano la bandiera dello stato plurinazionale, la wipala, obbligano le donne indigene a togliersi gli abiti tradizionali. I golpisti riportano in Bolivia la Bibbia dei colonizzatori. Di questo, e della funzione delle multinazionali religiose come strumento di oppressione neocoloniale si discuterà a fondo nel nostro Congresso.

Tra il Pentagono e la Casa Bianca non c’è accordo su come proseguire nella strategia di attacco al Venezuela. Intanto, cosa accade nell’opposizione venezuelana dopo il vostro ritorno nel Parlamento “in ribellione”?

Ho molta fiducia nel tavolo di dialogo. Sono vent’anni che cerchiamo di ricondurre nell’ambito istituzionale un’opposizione golpista che ora sembra però diventata impresentabile anche per i suoi stessi referenti. In molti hanno capito di essere stati usati per niente in un crescendo di menzogna, corruzione, aggressione e fallimento. Vedo configurarsi un nuovo tipo di opposizione, un combinato di forze della IV repubblica e di settori emergenti, pronto a raccogliere questo scontento e a tornare al gioco politico nazionale. Per loro, le prossime elezioni parlamentari sono un importante banco di prova nel quale dovranno conquistarsi il favore degli elettori nei loro circuiti territoriali. Io sono nella commissione che raccoglie le proposte per esempio sulle possibili modifiche alla legge elettorale per quanto riguarda la soglia di sbarramento, che permetterebbe anche ai piccoli partiti di avere maggior partecipazione. Ci sono alcune formazioni che si sono allontanate dal chavismo ma che, di fronte alla nuova situazione, forse si troveranno a dover rispolverare il proprio antimperialismo. Ora c’è una delegazione parlamentare di oltre 8 partiti in visita ai diversi parlamenti nel mondo. La nostra proposta è chiara: il socialismo bolivariano per il XXI secolo, definito dal Plan de la Patria e portato avanti prima da Chavez e poi dai due mandati di Nicolas Maduro. Sta agli altri definire la loro, e su questo ci confronteremo.

di Geraldina Colotti

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-tania_diaz_adesso_parlano_i_popoli_una_costituente_globale_per_lumanit/5496_31956/

 

Il controllo del litio della Bolivia e la lotta di classe esplosa in tutta l’America Latina

I numerosi focolai che si sono accesi nel 2019 lungo tutto il continente Sudamericano “si caratterizzano per una forte connotazione di classe”. Lo sottolinea l’economista Luciano Vasapollo, intervenuto a Roma, nel centro sociale Intifada, a un dibattito promosso dalla Rete dei Comunisti, sulla situazione politica che attraversa il Sudamerica.
Nella sua articolata e approfondita relazione politica di apertura, Vasapollo ha individuato nella centralità dell’attuale momento storico la dinamica, i soggetti e gli strumenti del conflitto di classe che in Sud America indicano il divenire storico dell’antimperialismo, osservando che l’anticapitalismo liberal-borghese si rivela inefficace (alla lunga) per l’instaurazione della democrazia socialista. Ed ha chiarito come sia corretto parlare di “lotta di classe” perché “il conflitto è direttamente collegato alle necessità di accumulazione che il modo di produzione capitalistico si trova ad affrontare dinanzi alla crisi sistemica che colpisce il modello di produzione, sempre desideroso di nuovi rendimenti, ma anche alle prese con la pretesa di aggiornare gli strumenti dell’espropriazione in una versione apparentemente green, eco-sostenibile. Da qui, la centralità strategica delle riserve di litio o di coltan che si trovano in enorme quantità in Bolivia e in Cile, elementi decisivi per la transizione dai combustibili fossili all’elettrico soprattutto per il rifornimento di energia del trasporto mondiale su gomma, un affare colossale da quasi un miliardo di mezzi”.

“Così come fu per il ribaltamento della società feudale da parte della borghesia, anche la resistenza o la controffensiva rispetto a questi interessi, oggi rappresentati dagli oligopoli transnazionali, richiede – ha affermato Vasapollo – uno sforzo duro e di lunga durata, non privo di arretramenti, ma che deve vedere impegnate tutte le forze progressiste consapevoli che ogni velleità di compatibilità con l’attuale sistema (a tutti livelli, politico, economico, culturale ecc.) è un freccia carica nell’arco del nemico di classe”.

Su questo, si è espressa però fiducia rispetto allo svolgimento degli eventi in quasi tutti i paesi del continente (Bartolomei, Risorgimento socialista), da anni protagonista di una partecipazione degli strati meno abbienti alla vita politica, coadiuvata non solo dalle tradizionali forze comuniste o socialdemocratiche, ma anche dai movimenti cattolici, protagonismo che inizia a far sentire le sue “sirene” anche a nord del Rio Bravo.

Che di movimenti potenzialmente di rottura si tratta è confermato dal ruolo assunto dai lavoratori (Renda, Sinistra classe e rivoluzione), i quali, solo nelle ultime settimane, sono stati protagonisti di scioperi (Cile e Colombia) o di mobilitazioni (Venezuela) generali che hanno messo in evidenza l’incompatibilità di un certo di tipo di organizzazione produttiva con la volontà di emancipazione e del raggiungimento del benessere collettivo.

Tuttavia, tutto questo – si è sottolineato più volte nel dibattito – nei circuiti tradizionali dell’informazione è stato raccontato, quando non proprio silenziato, in maniera distorta e confusionaria, impedendo un’onesta valutazione degli eventi in corso al di là dell’Atlantico (Papacci, Italia-Cuba e Rosso Fiorentino, Pap).

La controinformazione dunque si rivela passo necessario ma non sufficiente per tutte le forze comuniste e progressiste che agiscono lontano dal luogo fisico di scontro, ma che ambiscono ad avere una funzione nel rivolgimento dell’attuale organizzazione sociale, anche nei cosiddetti “anelli forti della catena”, facendo sempre attenzione a tutti quegli elementi di disturbo che minano l’unità d’intenti della classe lavoratrice con elementi di compatibilità con lo status quo (Della Croce, Pci).

 

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-luciano_vasapollo__il_controllo_del_litio_della_bolivia_e_la_lotta_di_classe_esplosa_in_tutta_lamerica_latina/5694_31949/

 

Trump ordina la crociata contro la Cina. Fratelli di Italia, Radicali e PD eseguono

I fascisti di “Fratelli d’Italia” insieme ai loro sodali del Partito Radicale stanno guidando una ossessiva campagna che ha come obiettivo il deterioramento (e anche la cancellazione) delle relazioni con la Repubblica Popolare Cinese. E giustamente l’ambasciata della RPC ha reagito a questa provocazione che ormai ha assunto toni incredibili, di assoluta subalternità al clima della guerra ibrida scatenata dagli Stati Uniti.

In questo contesto, che rischia di pregiudicare uno dei pochi aspetti positivi della politica estera italiana dopo la firma del memorandum con la Cina, arriva puntuale come un orologio svizzero anche il sostegno a Meloni e Bonino del Partito Democratico, che, come i fascisti certificati, non ha alcuna vergogna a sostenere un terrorista a libro paga del Dipartimento di Stato USA, quale è Joshua Wong .
E i media tutti a ruota, con naturalmente a guidare la cagnara la rete finanziata da Urbano Cairo, con gli appelli  insistenti e sopra le righe di Enrico Mentana che probabilmente vuole anche la rottura delle relazioni diplomatiche e l’emarginazione definitiva delle voci più ragionevoli che, all’interno del governo, sembrano essere consapevoli dell’importanza strategica per il nostro paese di relazioni costruttive e reciprocamente vantaggiose con la Cina. Voci che si intende isolare e ridurre al silenzio, anche contando su appoggi come quello dell’attuale Presidente della Camera e le sue indignazioni a senso unico.

Io mi auguro che almeno dai comunisti (dovunque collocati) venga una risposta decisa a questa provocazione intollerabile per qualsiasi democratico e amico della pace.

di Mauro Gemma

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-trump_ordina_la_crociata_contro_la_cina_fratelli_di_italia_radicali_e_pd_eseguono/82_31957/