L’inconfutabile fallimento dei ‘competenti’

A Piazza Pulita Concita De Gregorio – ex direttrice dell’Unità – ha spiegato in breve il senso del pensierino espresso l’altro giorno dal caposardina Santori: “Politica con la P maiuscola significa delegare a qualcuno che è competente.”

Secondo Concita, il tema del MES (come dunque tutti quelli in generale di pari complessità dei trattati con l’UE et similia) dovrebbe essere lasciato ai ‘competenti’ (come Elsa Fornero, indicata in studio). Questa sarebbe l’essenza della democrazia: il popolo manda qualcuno ‘di cui si fida’ a trattare a suo nome (segue applauso scrosciante).

Ora, è parte fondamentale del mondo moderno, con un’elevata divisione del lavoro, il fatto che non tutti possano occuparsi di tutto, e che sia necessario dare fiducia di volta in volta a persone che nei rispettivi ambiti di specializzazione ne sanno più di noi. Tutto ciò è fisiologico e naturale, e nessuno lo mette in discussione.

Ma come si fa razionalmente a ‘delegare a qualcuno di cui ci si fida’? Si valuta se si presenta bene? Se non dice parolacce? Quali sono le competenze specifiche che dovrebbero essere attribuite ad un ceto politico?

Ecco, idealmente un ceto politico capace dovrebbe avere:

1) la capacità di scegliere e valutare gli specialisti cui delegare, in modo che operino nel migliore interesse del paese;

2) la capacità di comprendere le linee essenziali di ciò che fanno gli specialisti e di spiegarle alla popolazione, facendo da mediatori.

Bene, e quali sono le comptenze specifiche che dovrebbe avere l’elettorato, il popolo, per mandare quel ceto politico a fare il suo lavoro?

Idealmente il popolo dovrebbe essere in grado di valutare:

1) l’efficacia con cui il ceto politico ha delegato agli specialisti per fare gli interessi del paese;

2) il modo in cui è riuscito a farsi capire intorno a cosa si stava facendo e perché.

Alla luce di queste considerazioni come dobbiamo valutare le considerazioni di Concita De Gregorio?

Beh, la valutazione non sembra difficile.

Negli ultimi 30 anni il ceto politico che Concita sostiene è quello che ha scommesso le sue carte sull’UE, sulla disciplina dei conti, sull’austerità espansiva, sul rispetto dei trattati, e sulle soluzioni europee relativamente a crescita, debito, immigrazione, riduzione della diseguaglianza sociale, e promozione di ricerca e sviluppo.
E si tratta di un ceto che ha sistematicamente, massivamente ed inequivocabilmente fallito.
Dati inoppugnabili alla mano, in tutti questi ambiti l’Italia ha gravemente peggiorato le sue performance rispetto a prima.
Inoltre, gli stessi dati ci dicono che l’intera Eurozona ha perso comparativamente terreno nel mondo, aggravando le situazioni già critiche e creandone di nuove (a ridere sono solo la Germania e un paio di stati satellite, punto).

E tutto ciò è avvenuto senza che né il ceto politico italiano (né peraltro giornalisti come la nostra) spiegassero cosa stava succedendo: l’unica cosa che abbiamo avuto il piacere di sentire erano lezioncine su quanto eravamo ‘choosy’, quanto avevamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, ecc. ecc.

Tanto basti quanto ai ‘competenti’ (tipo la Fornero, la competente di cui stiamo ancora cercando di risolvere l’incastro degli esodati; o il rassicurante ministro Gualtieri, quello che va a trattare le sottigliezze del diritto comunitario e della finanza internazionale, forte della sua laurea in lettere moderne.)

Però infine Concita forse ha davvero ragione.
Il popolo non sa proprio fare il suo mestiere.
Se fosse davvero competente a fare ciò che gli spetta, a giudicare chi li ha governati in base ai risultati, avrebbe spazzato via questo intero ceto dirigente da tempo.
E invece ce lo troviamo ancora là a farci la lezione, insieme alla stessa Concita (che la sua di competenza l’ha dimostrata portando il giornale che dirigeva al fallimento).

di Andrea Zhok (Professore di Filosofia Morale all’Università di Milano)

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-linconfutabile_fallimento_dei_competenti/82_32047/

 

Edward Snowden: La Guerra degli Usa contro Assange “un altro passo” verso l’autoritarismo

Edward Snowden, ex contractor della National Security Agency, ha rivelato gli sforzi globali di sorveglianza di massa utilizzati dagli Stati Uniti e da alcuni dei suoi più stretti alleati

Edward Snowden ha difeso Julian Assange, collega informatore che ha subito l’ira delle autorità statunitensi per la fuga di informazioni dannose.

Mercoledì scorso, Snowden è apparso a Stoccolma tramite collegamento video da Mosca di fronte a un pubblico dal vivo ai Right Livelihood Awards, soprannominato l’alternativa “Premio Nobel” e assegnato a persone e organizzazioni che difendono i diritti umani.

“Morirei in prigione”

Snowden stesso ha vinto il premio nel 2014 per aver rivelato una serie di dati classificati dalla National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti sulle pratiche di sorveglianza illegale perseguite segretamente dalla NSA e dai suoi partner nella Five Eyes Intelligence Alliance.

“Certamente non c’è dubbio da parte di alcun esperto legale o anche di un opinionista politico sul fatto che ciò che devo affrontare negli Stati Uniti è un processo straordinario di ciò che ritengo internazionalmente riconosciuto come una persecuzione piuttosto che un procedimento giudiziario”, ha affermato in diretta streaming. “La potenziale e probabile condanna per aver detto la verità, che il governo non contesta è ciò che è successo qui, è che morirei in prigione”.

Gli è stato quindi chiesto di commentare i casi di Chelsea Manning e Julian Assange. Entrambi sono stati accusati negli Stati Uniti (Manning condannato e Assange che ora combatte per evitare l’estradizione dalla Gran Bretagna) per aver trafugato documenti militari e diplomatici altamente classificati che esponevano crimini statunitensi in Iraq e Afghanistan, nonché la detenzione indefinita di prigionieri a Guantanamo.

Le carte del Pentagono

Snowden ha affermato che la repressione americana degli informatori è iniziata nei primi anni ’70, quando l’analista militare Daniel Ellsberg ha fatto trapelare alla stampa uno studio top-secret del Pentagono sul coinvolgimento degli Stati Uniti in Vietnam, noto come Pentagon Papers.

Quel rapporto mostrava che il governo degli Stati Uniti aveva segretamente contribuito a rovesciare il presidente del Vietnam del Sud, Ngo Dinh Diem, nel 1963, e aveva nascosto la portata reale dei suoi bombardamenti sul Vietnam del Nord, nonché gli attacchi nella vicina Cambogia e Laos. Ellsberg fu accusato di spionaggio, furto e cospirazione, che alla fine furono respinti.

Tutti loro – Snowden, Assange, Manning ed Ellsberg – furono accusati dello stesso Espionage Act del 1917 . “Questa è una legge speciale che esclude assolutamente qualsiasi tipo di processo equo risalente agli anni ’70”, ha affermato Snowden.

Inoltre, ha raccontato: “Quando Ellsberg ha cercato di dire alla giuria perché ha fatto quello che ha fatto, il suo avvocato gli ha chiesto: ‘Mr. Ellsberg, perché hai copiato i Pentagon Papers? – che era la storia segreta del vero coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam – il procuratore del governo disse: “Obiezione! Questo non è qualcosa che la giuria può ascoltare.

“E il giudice è stato d’accordo. Ha messo a tacere Ellsberg. E ha messo a tacere la nostra capacità di sentire il perché di queste cose, e per la giuria di considerare non solo questo era legale, ma era morale.

Snowden ha continuato: “E penso che questa sia la triste storia della relazione del governo degli Stati Uniti con la stampa nell’ultimo decennio. Si sono sempre più preoccupati di ciò che è legale [piuttosto che di ciò che è morale ”.

“Una guerra al giornalismo”

Snowden ha ripetutamente criticato l’Espionage Act per aver spogliato gli informatori della possibilità di citare il valore pubblico delle loro informazioni a loro difesa.
“E ora sotto l’amministrazione Trump, abbiamo fatto un altro passo”, ha aggiunto. “Siamo passati dalla guerra del governo degli Stati Uniti agli informatori fino ad ora una guerra al giornalismo con l’accusa di Julian Assange per quello che anche il governo stesso ammette sia stato un lavoro legato al giornalismo”.

“E questa penso sia una cosa pericolosa, pericolosa, non solo per noi, non solo per Julian Assange, ma per il mondo e il futuro. Se permettiamo alle democrazie sviluppate di imprigionare i loro critici politici e dissidenti, le persone che mettono in discussione la legalità, la correttezza e la moralità delle loro politiche e il perseguimento delle loro guerre, incoraggeremo i regimi più autoritari sulla Terra.”

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-edward_snowden_la_guerra_degli_stati_uniti_contro_julian_assange_un_altro_passo_verso_lautoritarismo/82_32054/

MED, Lavrov a Roma: “Gli europei sono inaffidabili”

In un MED – annuale evento organizzato da Ispi e Farnesina a Roma con focus Mediterraneo – che parla solo inglese e che lascia poco spazio ai soliti diktat Nato, Usa e Ue, a rompere gli schemi – e non solo perché sceglie di parlare in russo nonostante il suo inglese perfetto – è solo il ministro degli esteri russo, Sergey Lavrov.

Tanti i temi affrontati da Lavrov nei suoi 45 minuti all’Hotel Parco dei Principi. A domanda dei due giornalisti (Corriere della Sera e Rai 3), rigorosamente in inglese, Lavrov risponde, rigorosamente, in russo. Una lezione per gli organizzatori.

Tanti i temi toccati da Lavrov dicevamo. A partire dalle relazioni con la NATO. “Abbiamo avuto relazioni lavorative normali con la Nato e non siamo stato noi a deteriorarle, ci sono stati incontri regolari per decenni e abbiamo anche raggiunto risultati nella lotta al terrorismo. Gli europei come partner non sono molto affidabili; le decisioni prese dagli Usa non voglio commentarle, seguono logiche interne del Paese”.

Lunghi poi i passaggi di Lavrov sulle manifestazioni in corso in diversi paesi. “Strumentalizzare le proteste popolari in paesi come Iran, Iraq, Libano o Venezuela per influenzare la situazione geopolitica e’ “irresponsabile e controproducente. “Invece della stabilita’, otteniamo sotto il nome della democrazia il caos e il crollo degli Stati, profughi e terrorismo”. Particolare attenzione sull’area del Mediterraneo: “Ritengo sia molto importante difendere la costruzione dello Stato in Libano, che non dovrebbe essere cambiata. La stessa cosa vale per l’Iran: ci sono problemi molto seri perche’ gli americani, andando contro il diritto, hanno imposto delle sanzioni uscendo dall’accordo sul programma nucleare”, ha aggiunto Lavrov, definendo “surreale” il fatto che Washington abbia “costretto” alcuni firmati dell’accordo a seguire il regime sanzionatorio contro Teheran. “La situazione e’ abbastanza simile anche in Venezuela: Caracas viene accusato di tutti i mali del mondo, ma nello stesso tempo viene imposto un embargo economico. Noi sosteniamo che la soluzione di tutti i problemi debba passare attraverso un dialogo inclusivo. Per quanto riguarda il caso del Libano, credo che alla fine preverra’ la ragionevolezza libanese”.
Al giornalista del Corriere della Sera Franco Venturini che gli chiedeva dei presunti mercenari russi in Libia, Lavrov risponde in modo sarcastico: “Quando accade qualcosa viene subito accusata la Russia. Ora dicono che in Francia e’ stata trovata una cellula di spie russe, ma in realta’ non sono affatto spie. Sembra che ormai la Russia sia coinvolta in qualsiasi cosa, ma tutti quelli che sanno leggere e scrivere sanno che non e’ cosi'”.
Non si è certo tirato indietro sulla Libia, il ministro russo. “la Nato ha svolto una avventura pericolosa che ha portato risultati negativi sull’economia e sulla sicurezza del Paese. Solo con il dialogo inclusivo e a livello internazionale si può risolvere la crisi libica”, ha aggiunto, dicendosi convinto che sia necessario “coinvolgere tutti gli attori in Libia, da (il premier Fayez, ndr) al-Serraj a (il generale Khalifa, ndr) Haftar”. La mancanza di dialogo “e la decisone di spodestare Gheddafi” ha portato a conseguenze che la Libia “sta pagando ancora adesso”.
Infine, ampio spazio alla Siria dopo un colloquio avuto a margine del Med con l’inviato speciale delle Nazioni Unite Pedersen. Il “sostegno della Russia al comitato costituzionale siriano è totale. Il processo del comitato costituzionale è un processo lento che è appena iniziato. Ma la Russia non li lascerà da soli. Pedersen mi ha spiegato che le parti si stanno abituando le une alle altre. Parallelamente va avanti il “processo di Astana, iniziato quando nessun altro processo funzionava”, ha proseguito LAVROV ricordando la riunione che si terrà i prossimi 10 e 11 dicembre nella capitale del Kazakistan. “Ci auguriamo che il Consiglio costituzionale in Siria promosso dalle Nazioni Unite abbia successo. Per noi e’ molto importante che si creino le condizioni per favorire il ritorno dei profughi nelle loro case”.
Infine un messaggio ai curdi: “La Russia spera che le ultime azioni degli Stati Uniti convinceranno i curdi del Nord della Siria che non ci è altra via se non trovare un accordo con Damasco”.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-med_lavrov_a_roma_gli_europei_sono_inaffidabili_i_rapporti_con_la_nato_si_sono_rovinati_non_per_colpa_nostra/82_32058/

 

Un convegno accessibile a tutte le persone con disabilità uditiva

Superando.it

Già di per sé interessante per i temi trattati, il convegno “L’ospedale che ascolta. Dalle richieste dei cittadini ai percorsi di umanizzazione”, in programma per domani, 6 dicembre, all’Ospedale delle Molinette di Torino, sarà arricchito da un servizio che lo renderà realmente accessibile a tutte le persone con disabilità uditiva, compresi coloro che sono portatori di apparecchio acustico e/o di impianto cocleare, grazie a una meritoria iniziativa promossa dall’APIC (Associazione Portatori Impianto Cocleare)
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Oggi la realtà della sclerosi multipla si può affrontare positivamente
«A seguito delle notizie diffuse dai media nazionali – si legge in una nota dell’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) -, riguardanti il noto rapper Fedez, che ha dichiarato di “avere un rischio di sclerosi mutipla”, moltissime persone hanno cercato informazioni sul nostro sito». «Oggi – dichiara a tal proposito Mario Alberto Battaglia, presidente della Fondazione FISM – la sclerosi multipla è una patologia che si può affrontare positivamente, grazie alla rete di assistenza, alla rete sociale, ai farmaci. Oggi, insomma, si può vivere la propria vita oltre la sclerosi multipla»
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Disabilità e Cooperazione Internazionale: partecipazione e inclusione
Nel biennio 2016-2017 l’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo) ha sostenuto oltre 100 progetti nel settore della disabilità in ben 26 Paesi, con particolare attenzione a quelli del Mediterraneo, del Vicino e Medio Oriente e dell’Africa: è quanto emerge dalla ricerca “Disabilità e Cooperazione Internazionale: partecipazione e inclusione. L’esperienza della Cooperazione Italiana 2016-2017”, resa pubblica in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità e realizzata anche con strumenti innovativi, come il cosiddetto “marker disabilità”
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Un punto di riferimento, per rendere accessibile a tutti l’offerta culturale
«Il nostro “Manifesto per l’accessibilità e la fruizione in autonomia del patrimonio culturale cinematografico” – scrivono da +Cultura Accessibile-Cinemanchìo – tratteggia linee guida per arrivare all’accessibilità del cinema ed è un punto di riferimento per tutti gli altri settori dell’offerta culturale. Milioni di famiglie sanno che l’esperienza culturale condivisa consente di raggiungere traguardi importanti su altri fattori di benessere (qualità dei servizi, intervento sociale, scuola). Sul diritto all’inclusione culturale si gioca quindi una partita decisiva per l’inserimento sociale»
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Chiediamo di porre in primo piano i problemi delle persone con disabilità
Lo si legge in un appello inviato a tutti i partiti politici che parteciperanno alle prossime Elezioni Regionali dell’Emilia Romagna, in programma per il 26 gennaio del nuovo anno, da parte delle componenti regionali di FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) e FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). «In particolare – vi si legge ancora – chiediamo attenzione sui temi dell’istruzione, del lavoro, dell’assistenza sanitaria e sociale, della mobilità e della qualità della vita, dell’inclusione sociale e dei diritti»
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Tutti diversi nessuno escluso
«Questo incontro sarà una bella opportunità per riflettere e far guardare con occhi diversi la disabilità, in quanto forza e valore aggiunto per sé e per gli altri»: viene presentata così la serata-evento intitolata “Tutti diversi nessuno escluso. Nella diversità il valore della bellezza”, promossa dalla Consulta della Disabilità del Comune di Verona per domani, venerdì 6 dicembre, nella città scaligera, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità e in collaborazione con l’Associazione GALM (Gruppo Animazione Lesionati Midollari)
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Per un’informazione corretta e plurale sull’autismo
«Mai come in questo momento storico – scrive Gianfranco Vitale – la comunicazione rappresenta un vero e proprio nervo scoperto. Dobbiamo esserne consapevoli anche quando parliamo di autismo, di una problematica – cioè – dove innegabile è il bisogno di contare su un’informazione corretta e plurale, senza la quale non può esserci conoscenza». «E senza mai dimenticare – aggiunge – che l’autismo non è un unicum e che ciascuna Persona autistica è diversa, per caratteristiche e funzionamento, dall’altra»
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L’abitare inclusivo, condizione necessaria per l’autonomia e l’indipendenza
«L’abitare in chiave inclusiva è una condizione necessaria a garantire una vita autonoma e indipendente, pensando a tutte quelle persone giovani, adulte e anziane, con problemi di salute o con disabilità che ne limitano l’autonomia nelle attività di base e strumentali»: partiranno da questo assunto di base i lavori del convegno internazionale “Abitare inclusivo. Il progetto per una vita autonoma e indipendente”, in programma per domani, 6 dicembre, a Udine
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L’inclusione lavorativa (e sociale) resta ancora un traguardo lontano
«A 20 anni dalla legge sul collocamento mirato (Legge 68/99), l’inclusione lavorativa e sociale delle persone con disabilità resta ancora un traguardo lontano da raggiungere nel nostro Paese»: lo si legge in un rapporto presentato in questi giorni dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, basato sui dati ministeriali resi per la prima volta disponibili, riguardanti la dichiarazione che i datori di lavoro pubblici e privati con più di quattordici dipendenti sono tenuti a trasmettere, per comunicare la propria situazione occupazionale rispetto alle assunzioni di persone con disabilità
(continua…)

Vi auguriamo una buona lettura!

Un cordiale saluto

La redazione di Superando.it

Superando.it è un servizio di informazione sulla disabilità promosso dalla FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e gestito da Agenzia E.Net s.c.a.r.l.

 

Enel aumenta investimenti in Cile. Per questo il governo italiano tace sugli abusi di Piñera?

Enel aumenta i suoi investimenti in Cile. Poche ore fa la società ha un annunciato1 un aumento della propria partecipazione nella controllata Enel Chile, per un massimo del 3% del capitale, sull’attuale 69%. Un’operazione, specifica l’azienda in un comunicato, perfettamente “in linea” con il Piano Strategico per il biennio 2020-20222, presentato il 26 novembre.

Un piano da 2,5 mld di dollari per la decarbonizzazione del Paese e la digitalizzazione delle reti, l’11,5% in più rispetto al biennio 2019-20213.

Nonostante il crollo del pesos cileno ai minimi storici su dollaro e euro e nonostante la fuga dei capitali, l’ad di Enel, Francesco Starace non teme la congiuntura economica e la crisi politica del Paese. Piuttosto minimizza: “è un anno di cambiamenti costituzionali che sono sempre un momento in cui le società si uniscono per concordare un terreno comune. Era ora”.

“Il Cile non ha debito – prosegue – Hanno mezzi per affrontare le preoccupazioni della popolazione. I fondamentali ci sono, è strano pensare che un paese con queste capacità non possa risolvere” Insomma, Enel non vede alcuna ragione che impedisca l’aumento di investimenti in Cile. Nè la crisi politica ed economica la preoccupa né le violenze e gli abusi delle forze armate, costate un’accusa costituzionale per violazione dei diritti umani all’ex ministro degli Interni Andres Chadwick Piñera, fratello di Herman, attuale presidente di Enel Chile e cugino del Presidente della Repubblica Sebastian Piñera.

La presentazione del piano di investimenti di Enel in Cile è stata preceduta da un viaggio tenuto in sordina del viceministro degli Esteri, Marina Sereni (PD). La visita a Santiago, avvenuta dal 5 al 7 novembre, all’indomani della rimozione dello stato di emergenza e del coprifuoco, è stata commentata dalla Sereni con una lettera4 al Mercurio, il principale quotidiano cileno. Nella lettera non si legge nessuna condanna al governo cileno, al contrario si danno garanzie sul fatto che “L’Italia starà – come lo è sempre stata – al fianco del Cile”.

La viceministro non ha ravvisato alcun problema con le violazioni dei diritti umani, certificate dai rapporti INDH, Amnesty International e Human Rights Watch.

Ha piuttosto trovato “terreno fertile”:

  • sia per una “conversazione” tra Italia e Cile sul “modello di economia sociale di mercato, con esperienze significative nel campo delle pensioni, educazione pubblica e salute”ovvero proprio quel modello contro cui il popolo cileno si è sollevato, e che invece la Sereni considera un “punto di riferimento importante”;
  • sia per “portare avanti sfide comuni” come quella per lo sviluppo sostenibile e green.

Semaforo verde, quindi per gli investimenti di riconversione ecologica di Enel. Le relazioni fra Italia e Cile, un Paese che tortura il suo popolo, sono e saranno distese. Dove ci sono investimenti italiani e occidentali da tutelare, non ci sono violazioni dei diritti umani sanzionabili.

Enel Chile, la società presieduta dal fratello del ministro indagato per violazioni dei diritti umani e cugino di Piñera, detiene la maggior parte delle concessioni di energia elettrica in Cile e dallo scorso luglio fornisce AngloAmerican5, multinazionale mineraria che sfrutta il sottosuolo cileno. Il rogo dell’edificio Enel sull’Alameda di Santiago ha dato il via alle rivolte, il 18 ottobre 2019.

di Clara Statello

1https://www.ilsole24ore.com/art/enel-aumentera-3percento-partecipazione-enel-chile-AC5dIU3

2https://quifinanza.it/finanza/enel-nel-piano-investimenti-per-287-miliardi-la-meta-e-green/330272/

3http://www.nuevamineria.com/revista/enel-chile-eleva-su-millonario-plan-de-inversiones-para-chile-pese-a-situacion-de-inestabilidad/?fbclid=IwAR1QvOn5XhpxOjwEyJAL9CTrsPSYugjk4pmoLWUVXi2g13m01P8FtyoU-tk#.Xd1CrADy72k.twitter

4https://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/interviste/sereni-vicinanza-el-mercurio.html?fbclid=IwAR2i_sfAggwFjN3204YTsHipdAfW8kwUQBFSTSjb-rlsIMS2LsYH7ugJ-fg

5https://energiaoltre.it/cile-enel-energia/

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-enel_aumenta_i_suoi_investimenti_in_cile_per_questo_il_governo_italiano_tace_sugli_abusi_di_piera/82_32045/

I muri e le statue che cadono in Cile

È dalla metà di ottobre, quando il governo ha dichiarato lo stato di emergenza e avviato una repressione di inaudita violenza, che il Cile vive una lunga e drammatica rivolta contro le abissali disuguaglianze del paese, le discriminazioni di classe, il razzismo contro le popolazioni indigene e l’oppressione quotidiana e sanguinosa del patriarcato. Raúl Zibechi ci racconta questa grande e strenua lotta per l’affermazione della dignità attraverso due simboli tangibili: i 450 mila metri quadrati di muri dipinti che “sporcano Santiago”, secondo la definizione della stampa reazionaria, e le più di 30 statue di militari e conquistadores coloniali che sono state simbolicamente colpite dalla protesta

La centrale Plaza de la Dignidad, nome con il quale la rivolta cilena ha ribattezzato Plaza Italia, sembra una zona di guerra. Nei paraggi i commerci sono chiusi per vari isolati, ornati da scritte multicolori che denunciano la repressione, incitano alla rivolta e affrontano le più diverse oppressioni. I giovani e le giovani non la vogliono abbandonare, anche se ne rimangono di meno, perché sostengono che il giorno in cui la protesta abbandonerà la strada, tutto sarà perduto. Una logica implacabile, ma difficile da sostenere dopo 40 giorni di protesta.

La maggioranza delle centinaia di migliaia di scritte che si trovano su ogni muro in tutto il Cile, denunciano la violenza dei Carabinieri. “Ci violentano e ci uccidono”. “Non più abusi”. “Poliziotti assassini”. “Poliziotto maledetto” e così all’infinito. Su una lacrima di sangue, si può leggere: “Vivere in Cile costa un occhio della faccia”. Sarebbero necessarie migliaia di pagine per registrarle tutte.

Il quotidiano La Tercera afferma che ci sono 450 mila metri quadrati di muri dipinti che, dice uno dei portavoce della destra, “sporcano Santiago”. Come di solito succede, la destra concede maggiore importanza alle perdite materiali che ai 230 occhi accecati dai pallini e alle quasi tre decine di assassinati, fatto che svela una concezione del mondo che non ha posto negli esseri umani, riconvertiti dal neo-colonialismo in bestie da soma come nei peggiori tempi del colonialismo.

Abbondano anche i muri femministi, dove si attacca frontalmente la violenza machista e il patriarcato. Graffiti in toni violetti e lilla che si mescolano con le giaculatorie contro la repressione. “La colpa non era mia, né dove stavo, né come vestivo. Il violentatore sei tu”, accusano i muri.

Mi colpisce il cartello che ha collocato una comunità di abitanti sull’Avenida Grecia: “Torniamo ad essere popolo”. Così semplice come profondo, giacché denuncia il neoliberalismo cileno che ha trasformato la gente, a malapena, in consumatori e consumatrici. Tutto un programma politico e un’etica di vita in quattro parole.

Le statue sono un tema a parte. Si dice che siano più di 30 le statue di militari e conquistatori che sono state graffite, da Arica alla frontiera con il Perù fino al sud mapuche. In Plaza de la Dignidad, la statua equestre del generale Baquedano è stata dipinta e coperta parzialmente. La storiografia di quelli in alto lo considera un “eroe” della guerra del Pacifico contro il Perù e la Bolivia, nella quale la seconda perse il suo accesso al mare.

Ad Arica hanno distrutto una scultura in pietra di Colombo, che stava da più di un secolo sul posto. A La Serena, è rotolata la statua del colonizzatore e militare Francisco de Aguirre e al suo posto hanno collocato la scultura di una donna diaguita (indigeni del nord del Cile, ndt). A Temuco hanno rimosso il busto di Pedro de Valdivia e la testa è stata appesa alla mano del guerriero mapuche Caupolicán.

Pedro de Valdivia è nell’occhio dei manifestanti. Il militare che accompagnò Pizarro nella guerra di conquista e sterminio, fondò alcune delle principali città del Cile, da Santiago e La Serena fino a Concepción e Valdivia. È una delle figure più odiate dalla popolazione.

La sua statua è stata sul punto di essere abbattuta nella centrale Plaza de Armas. Ma il fatto più simbolico è avvenuto a Concepción, 500 chilometri a sud di Santiago. Centinaia di giovani si sono riuniti nella Plaza de la Independencia, dove hanno abbattuto la statua di Valdivia il giorno stesso in cui si commemorava il primo anniversario dell’assassinio del comunero mapuche Camilo Catrillanca.

Fu assassinato il 14 novembre 2018 da un commando dei Carabinieri, specializzato nella repressione del popolo mapuche. Il crimine suscitò un’ampia reazione popolare in 30 città del paese. In alcuni quartieri di Santiago ci furono blocchi stradali e le pentole e le casseruole sono state battute per più di 15 giorni. La dignità mapuche spiega che la bandiera più sventolata nell’esplosione è quella mapuche e che le teste dei genocidi rotolano al suolo di fronte al fracasso popolare.

di Raúl Zibechi

05 Dicembre 2019

Foto: Gerardo Magallón

Fonte: Desinformémonos

Traduzione: Comitato Fonseca