Il governo golpista della Bolivia emette decreto di cattura contro Evo Morales

La procura di La Paz ha emesso un mandato di arresto mercoledì contro il leader boliviano Evo Morales, attualmente rifugiato in Argentina, dopo essere stato destituito da un colpo di Stato, con l’accusa di sedizione e terrorismo.

Sulla base di tale ordine, la polizia procederà al rispetto del requisito giudiziario, ha riferito il maggiore colonnello Luis Fernando Guarachi, capo della polizia anti-crimine della capitale boliviana, all’emittente televisiva Unitel.

Il mandato d’arresto “può essere eseguito in qualsiasi momento e giorno lavorativo (e) se necessario, chiedere aiuto alla forza pubblica”, afferma la risoluzione di una commissione di pubblici ministeri.

La orden de “aprehension” contra Evo Morales fue difundida por Min. Gobierno en su cuenta de tuiter y la atribuye a una “comisión de fiscales”.

— Freddy Morales (@FreddyteleSUR) December 18, 2019
Il capo della divisione di corruzione pubblica della polizia boliviana, Luis Fernando Guarachi, ha confermato ai giornalisti di La Paz che l’ordine è stato emesso.

“Il mandato di arresto è stato emesso nei confronti di Juan Evo Morales Ayma (…) per illeciti indagati nella denuncia ufficiale avviata dalla Procura Generale“.

Secondo un documento, pubblicato su Twitter da vari media, il leader del partito del Movimento per il Socialismo (MAS) deve essere arrestato per “presunte accuse di sedizione, terrorismo e finanziamento del terrorismo”, reati previsti dagli articoli 123 e 133 del codice penale.

Il mandato d’arresto è stato firmato dal procuratore di Cochabamba, Jhimmy Almanza, e approvato dalla Procura speciale per la lotta alla corruzione e la legittimazione di profitti illeciti, dogane e crimini fiscali della Procura di La Paz.

Morales è stato vittima di un assalto golpista, dopo aver vinto le elezioni presidenziali in ottobre, compiuto dall’opposizione di destra appoggiata dall’esercito e dalla polizia in un’azione sostenuta dall’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) e dal governo degli Stati Uniti.

Il 10 novembre Morales ha annunciato la sua partenza dalla Bolivia per evitare un “bagno di sangue” nel paese sudamericano e il giorno dopo, la senatrice Jeanine Áñez ha assunto in maniera fraudolenta la presidenza di fatto del paese andino.

Evo Morales ha sempre rifiutato di fare appelli all’insurrezione e ritiene che le autorità golpiste inventino ora “accuse di terrorismo, sedizione, tuttavia, le persone unite e organizzate rimarranno mobilitate per il bene della democrazia”.

“Con così tanti morti, la comunità internazionale sa che c’è un massacro. Ci sono crimini contro l’umanità, quindi non può esserci impunità”, ha aggiunto in un’intervista in Messico, prima di partire per l’Argentina, dopo un breve soggiorno a Cuba.

Il ministro del governo, Arturo Murillo, qualche giorno fa ha intentato una causa penale contro Morales per aver presumibilmente promosso i violenti scontri che hanno causato 35 morti.

El respaldo de Trump a Áñez es una prueba más de que Estados Unidos organizó el golpe de Estado en #Bolivia. Si Trump condena la violencia, Áñez, Camacho y Mesa deberían acatar y acabar con la represión y persecución política.

— Evo Morales Ayma (@evoespueblo) December 18, 2019

Fonte: teleSUR

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_governo_golpista_della_bolivia_emette_decreto_di_cattura_contro_evo_morales/5694_32229/

 

Il governo Maduro riconosciuto come unico rappresentante del Venezuela presso l’ONU

L’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha accettato le credenziali del governo bolivariano come unico rappresentante del Venezuela davanti all’organizzazione multilaterale più rappresentativa del mondo, composta da 193 paesi, nonostante i continui attacchi degli Stati Uniti e dei suoi alleati per delegittimare il governo costituzionale del presidente Nicolás Maduro.

“Le credenziali del Venezuela accettate oggi sono una garanzia di pace, perché il governo fantoccio creato dagli Stati Uniti non ha le credenziali necessarie per invocare l’uso della forza contro la nostra nazione”, ha affermato l’ambasciatore e unico rappresentante della Repubblica Bolivariana del Venezuela alle Nazioni Unite, Samuel Moncada, durante l’esame del “Rapporto del Comitato di verifica delle credenziali dell’Assemblea generale”.

1/2 El reconocimiento del gobierno bolivariano por parte del más importante organismo internacional del mundo, la ONU, revela el patético papel que juega la OEA al servicio de los EEUU. Solo en la OEA se puede violar el derecho de los estados sin consecuencias.

— Samuel Moncada (@SMoncada_VEN) December 18, 2019
2/2 La OEA es el instrumento de EEUU para ejecutar golpes de estado en Latinoamérica. Solo la OEA cree que un grupo de asalariados coloniales representa la voluntad del pueblo venezolano. Ninguna otra organización ha caído tan bajo.

— Samuel Moncada (@SMoncada_VEN) December 18, 2019
3/3 Al reconocer al l Gobierno Bolivariano como único representante en la ONU queda claro que Venezuela no es parte del TIAR y éste no puede ser usado en su contra alegando un falso consentimiento del Estado venezolano.

¡La propaganda colonial de EEUU en la ONU fracasó!

— Samuel Moncada (@SMoncada_VEN) December 18, 2019
Il diplomatico venezuelano ha sottolineato che ancora una volta il progetto criminale sostenuto da potenze straniere viene sconfitto al fine di dominare la popolazione attraverso la fame e le malattie per saccheggiare le risorse naturali.

Fallisce la propaganda coloniale degli Stati Uniti alle Nazioni Unite

L’ambasciatore Samuel Moncada ha affermato che l’intenzione degli Stati Uniti di trasformare il Venezuela in un protettorato coloniale come Puerto Rico, è stata respinta dalle Nazioni Unite perché contraria al diritto internazionale. Ha anche affermato che il trattato interamericano di assistenza reciproca (TIAR), essendo subordinato all’ONU, deve rispettare la decisione della comunità internazionale e non rivendicare un falso consenso dello Stato venezuelano per invadere il Venezuela.

“I membri del TIAR devono rispettare ciò che l’ONU determina. Il Venezuela non appartiene al TIAR e gli Stati Uniti non possono inventare un governo fantoccio per fingere che il Venezuela stia invocando un’invasione sostenuta dal TIAR”.

Il riconoscimento del governo bolivariano è un trionfo per la pace e il diritto internazionale, nonché un precedente per altri Stati per far valere la loro sovranità e indipendenza dalle azioni straniere che riconoscono le minoranze politiche come governi fantoccio per ignorare la volontà dei loro popoli.

La realtà smentisce le fake news

Ancora una volta la realtà provvede a smentire la martellante propaganda del circuito mediatico mainstream che voleva accreditare la narrazione mendace di un governo parallelo, quello dell’autoproclamato Guaidò, pronto per traghettare il Venezuela verso la democrazia.

Le misure che avrebbero posto in essere i golpisti venezuelani se fossero giunti al potere le vediamo sotto i nostri occhi in Bolivia. Dove si avviano a privatizzare le risorse naturali, guastare un’economia in grande salute grazie alle politiche implementare da Evo Morales – la Bolivia era il paese con il maggior tasso di crescita della regione – a far rientrare gli strozzini del Fondo Monetario Internazionale, e riportare il paese in una stato di vassallaggio nei confronti di Washington. Il tutto mentre viene realizzata una feroce repressione nei confronti del MAS, il partito del presidente deposto Evo Morales.

Fonte: Correo del Orinoco

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_governo_maduro_riconosciuto_come_unico_rappresentante_del_venezuela_presso_lonu/82_32232/

 

“Bisogna nazionalizzare immediatamente Alitalia”

Il governo italiano continua a spendere 1,1 milioni di euro al giorno per far funzionare Alitalia. È un assurdo, le rotte aeree, nelle compagnie ben organizzate, producono fior di quattrini e Alitalia invece, con i suoi commissari di governo, fa perdere agli italiani più di un milione al giorno. A questo punto è questione di tempo, bisogna nazionalizzare immediatamente la nostra compagnia di bandiera. È inutile e dannoso cercare partner europei e non, perdendo i profitti di un servizio pubblico essenziale che sarebbero senz’altro molto alti e remunerativi per gli italiani (l’articolo 43 della Costituzione riserva allo Stato, a Enti pubblici o a comunità di lavoratori e di utenti le imprese che si riferiscono ai servizi pubblici essenziali, come il servizio aereo).

D’altronde lo sperpero di questo denaro buttato al vento potrebbe facilmente configurarsi come aiuto di Stato vietato dai Trattati europei, i quali, lo ripetiamo per l’ennesima volta, non vietano le nazionalizzazioni. Insomma ottusamente l’Italia sperpera il denaro, contraddice il diritto europeo e impoverisce la nazione con un’azione di vero e proprio mal governo. Si tenga presente che il denaro speso per non risolvere nulla avrebbe ampiamente consentito la nazionalizzazione di Alitalia già da molto tempo, se non ci foste stata l’incuria e la poca diligenza dei nostri governi.

di Paolo Maddalena

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-bisogna_nazionalizzare_immediatamente_alitalia/82_32233/

 

“Non potevamo permettere che la Siria diventasse una nuova Libia”

Intervista di Maurizio Vezzosi alla diplomatica russa Maria Chodinskaja-Golneahiva

«Una parte della comunità curda è stata illusa dalle promesse degli Stati Uniti», le parole della diplomatica e arabista russa Maria Chodinskaja-Golenisheva intervistata dal giornalista Maurizio Vezzosi per Treccani, riassumono bene la situazione che si è venuta a creare in Siria.

Sulla cosiddetta questione curda si è così espressa la diplomatica russa, che ha trascorso sette anni trascorsi alla rappresentanza permanente della Federazione Russa presso la sede ONU di Ginevra, mentre adesso si occupa delle questioni del Vicino Oriente a Mosca presso il ministero degli Affari esteri della Federazione Russa: «La questione curda è oggi molto complessa, così come lo è stata nel passato, e credo vada affrontata come quella delle altre minoranze che vivono in Siria. Una parte della comunità curda è stata illusa dalle promesse degli Stati Uniti: senza la piena integrazione della comunità curda nel processo politico in corso nel Paese è assai difficile risolvere la crisi siriana. In questo senso la Federazione Russa ha sempre sostenuto la necessità di far partecipare le rappresentanze curde alle discussioni che si sono svolte a Ginevra sotto l’egida delle Nazioni Unite. Non è un segreto che rispetto a questo le maggiori difficoltà siano state quelle prodotte dalla posizione della Turchia.

Credo che la problematica vada risolta con il dialogo tra la comunità curda e Damasco: un’opzione alternativa non esiste, ma capisco che non sia semplice. Damasco crede che una parte della comunità curda abbia ambizioni separatiste: una parte della comunità curda crede di essere stata l’unica a combattere contro l’Isis, e che Damasco non abbia fatto abbastanza in questo senso.

Penso sia necessario uscire da questa narrazione e insistere sul dialogo politico, soprattutto nella consapevolezza che presto o tardi il controllo sul territorio siriano verrà ripristinato nella sua interezza».

Altrettanto chiara è stata Maria Chodinskaja-Golenisheva quando ha spiegato i motivi che hanno spinto la Russia ad intervenire in Siria: «Nel 2015, quando è stata assunta la decisione di intervenire in Siria, sul campo si trovavano già alcune migliaia di jihadisti in armi arrivati dalla Federazione Russa e dalle altre repubbliche dell’ex Unione Sovietica: questo fatto costituiva e costituisce tuttora una minaccia reale e concreta alla sicurezza nazionale russa. È molto importante comprendere questo. Con le guerre del Caucaso, a partire dagli anni Novanta, il nostro Paese ha conosciuto a proprie spese le conseguenze del terrorismo con gli attacchi agli edifici residenziali, alla metropolitana di Mosca, al teatro della Dubrovka, alla scuola di Beslan ed altri. Per queste ragioni la nostra società non accetta alcuna forma di tolleranza o di debolezza nei confronti del terrorismo. Intervenire militarmente in Siria, dunque, ha avuto tra i suoi obiettivi quello di impedire alle migliaia di jihadisti provenienti dal mondo ex sovietico di nuocere alla Federazione Russa.

Oltre a questo, non potevamo permettere che la distruzione avvenuta in Libia ed in Iraq finisse per verificarsi anche in un Paese come la Siria: nel 2015, anno in cui l’intervento è stato deciso, erano già stati compiuti crimini mostruosi contro le minoranze etniche e religiose ? inclusi i cristiani ? e Damasco stava rischiando di cadere sotto il controllo delle milizie jihadiste. L’intervento militare della Federazione Russa ha avuto ? ed ha ? tra i suoi obiettivi il sostegno alle forze armate siriane e la difesa dell’integrità territoriale del Paese, non quello di intromettersi nella sua politica».

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-non_potevamo_permettere_che_la_siria_diventasse_una_nuova_libia/82_32234/

 

Un Comune e una Società di trasporto locale condannati per discriminazione

Superando.it

«Questa vittoria restituisce dignità a tutte le persone con disabilità motoria cui viene impedito di accedere incondizionatamente ai mezzi di trasporto di Sabaudia»: così, dall’Associazione Luca Coscioni, viene commentato il provvedimento con cui il Tribunale di Latina ha accolto il ricorso intentato dalla stessa, insieme a un cittadino con disabilità, condannando il Comune di Sabaudia (Latina) e la Società Bianchi, che effettua il servizio di trasporto locale, per condotta discriminatoria nei confronti delle persone con disabilità, a causa della mancata accessibilità degli autobus
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Avviati gli sportelli del progetto “PLUS” per l’inclusione lavorativa
Dopo l’apprendimento teorico e l’avvio della fase di formazione pratica, con oltre cinquanta persone con disabilità impegnate all’interno di imprese, cooperative ed enti pubblici, vengono avviati in queste settimane gli sportelli di accoglienza e ascolto nell’àmbito del progetto “PLUS”, con il quale l’Associazione UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) aveva vinto il primo “Bando Unico” previsto dalla Riforma del Terzo Settore e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
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“Bambini per sempre” e “Attraverso lo specchio show”
Doppio appuntamento prenatalizio promosso dalla Cooperativa Sociale di inclusione lavorativa, sociale e culturale Matrioska, costituita a Roma da persone con e senza disabilità, italiane e bielorusse, come ipotesi di percorso di cittadinanza attiva e di superamento dell’istituzionalizzazione psichiatrica: domani, 19 dicembre, un incontro sull’adultità negata per tante persone con disabilità o in situazione di disagio sociale, venerdì 20, invece, una serata teatrale dedicata ad “Attraverso lo specchio”, il primo varietà sociale della televisione italiana, che andò in onda dal 2013 al 2018
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Un modello d’intervento sulle priorità delle persone con disabilità in emergenza
Il Comune calabrese di Frascineto, in provincia di Cosenza, è uno dei primi in Italia, se non il primo, ad avere adottato un Atto che ha posto le basi per la gestione delle emergenze a tutela delle persone con disabilità, con la definizione di una scala di priorità, in base alle specifiche situazioni di gravità, il tutto recependo i contenuti di un documento prodotto dalla Federazione FISH Calabria e fatto proprio anche dalla Federazione FAND Calabria, dall’Associazione SSB (Soccorso Senza Barriere) e dal Forum del Terzo Settore Calabria
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Si installi comunque l’ascensore: un’interessante Sentenza della Cassazione
Il principio di solidarietà condominiale impone di facilitare l’eliminazione delle barriere architettoniche. Ne consegue, dunque, che un condòmino con disabilità può installare l’ascensore esterno al fabbricato anche se riduce la veduta di alcuni e non rispetta le distanze dalle proprietà contigue. L’opera realizzata in tal modo deve pertanto ritenersi legittima: questo ha deciso una recente Sentenza della Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione, destinata certamente a costituire un interessante precedente
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Perché tutto ciò che ruota attorno alla disabilità dev’essere ridotto a terapia?
«Bisogna usare tutte le proprie abilità – scrive Simone Fanti – per diventare il più possibile autonomi e iniziare a vivere da persone “normali”, lontani dal mondo della terapia, per essere considerati come gli altri. Nel bene e nel male. Solo così si potrà superare l’idea per la quale tutto ciò che ruota attorno alla disabilità dev’essere, per forza, ridotto a terapia: “arte terapia” se si dipinge o scolpisce, “ippoterapia” se si vuole fare una passeggiata a cavallo, “terapia occupazionale” se si “fa un giro per negozi”…»
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I talenti spesso nascosti e trascurati delle persone adulte con autismo
«Questi manufatti raffinati ed eleganti, che rappresentano il lavoro collettivo di molti, dimostrano inequivocabilmente che le persone con autismo, se messe nelle giuste condizioni, possono esprimere talenti, molte volte nascosti e trascurati, che i più non si aspettano da loro»: lo dicono dalla Fondazione Bambini e Autismo di Pordenone a proposito dell’“Omaggio a Gustav Klimt”, mostra di mosaici realizzati presso l’Officina dell’Arte, il Centro lavorativo per persone con autismo adulte della Fondazione stessa. Dopo le uscite di Pordenone e Udine, toccherà ora il 20 dicembre a Trieste
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Le regole di Franco Bomprezzi per informare bene sulla disabilità
Proprio oggi, 18 dicembre, sono passati cinque anni da quando non è più con noi Franco Bomprezzi, direttore responsabile di «Superando.it» fino al giorno della sua scomparsa. Per ricordarlo, abbiamo scelto di riproporre ai Lettori uno dei tanti suoi testi che a distanza di anni continuano ad essere di stringente attualità, indicando la strada in questo caso a chi si occupa di informazione e comunicazione sulla disabilità e non solo. «Purtroppo!», direbbe forse Franco, aggiungendo magari che «essere ancora attuali con un testo scritto nel 2014 significa che i problemi stanno ancora tutti lì»
(continua…)

Vi auguriamo una buona lettura!

Un cordiale saluto

La redazione di Superando.it

Superando.it è un servizio di informazione sulla disabilità promosso dalla FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e gestito da Agenzia E.Net s.c.a.r.l.

 

UE “agisca per porre fine alla sofferenza delle persone in cammino alla frontiera orientale”

In occasione della Giornata internazionale dei migranti, Amnesty International ha chiesto alla nuova Commissione europea di agire con urgenza per proteggere i diritti dei migranti e dei rifugiati abbandonati a sé stessi lungo la rotta del Mediterraneo orientale.

Le persone in cerca di salvezza lungo le pericolose rotte marine e terrestri tra Turchia e Grecia e i Balcani occidentali stanno affrontando rischi mortali mentre nevica e le temperature scendono sotto lo zero. Nel 2019, quasi 70.000 persone hanno raggiunto la Grecia, 14.000 delle quali attraverso la frontiera terrestre.

Dai sovraffollati campi per rifugiati delle isole greche agli accampamenti improvvisati della Bosnia dove migliaia di persone dormono per terra o versano in condizioni inumane e indegne, le persone che cercano riparo affrontano filo spinato, sentieri pericolosi e un rigido inverno.

I leader europei hanno ora l’opportunità di porre fine alle precedenti pericolose politiche e di dare alle persone che fuggono verso l’Europa la salvezza e la dignità di cui sono alla ricerca e che la legge prevede.

Rischiare la morte attraversando un fiume
Sulla base dell’accordo tra l’Unione europea e la Turchia del marzo 2016, la maggior parte delle persone che arrivano sulle isole greche restano bloccate lì per lunghi periodi di tempo prima di essere trasferite sulla terraferma o essere rimandate in Turchia. Ma un numero sempre maggiore di persone cerca un modo diverso per ottenere protezione in Europa, tentando di attraversare il fiume Evros, alla frontiera settentrionale terrestre tra Turchia e Grecia, per poi iniziare un viaggio pericoloso lungo i Balcani occidentali.

Dal 2016 gli arrivi via terra hanno visto un notevole incremento, da 4000 fino a 14.000 alla fine del 2019, nonostante i respingimenti e le violenze nei confronti dei richiedenti asilo nella regione dell’Evros, una prassi denunciata ampiamente negli anni scorsi e anche di recente ma mai contrastata dalle autorità di Atene.

Negli ultimi giorni, lungo il percorso dal confine dell’Evros verso l’interno della Grecia, sei persone sono morte di ipotermia, evidenziando l’urgente bisogno di proteggere coloro che intraprendono questo tragitto sempre più pericoloso. Il governo greco, tuttavia, non sta facendo niente per aiutarle. Al contrario, dichiara di voler sigillare le frontiere, anche attraverso l’installazione di sistemi di sorveglianza per scoraggiare l’attraversamento del confine.

Amnesty International teme che queste ulteriori misure repressive abbandoneranno ancora una volta a sé stesse persone che hanno bisogno di percorsi legali e sicuri d’ingresso.

La Bosnia di fronte a una crisi umanitaria
Nel frattempo nei Balcani occidentali la polizia della Croazia continua a respingere violentemente le persone che cercano di entrare nell’Unione europea attraverso i suoi confini, provocando una crescente crisi umanitaria in Bosnia ed Erzegovina. Nonostante le schiaccianti prove sull’operato illegale e violento della polizia di Zagabria, la Commissione europea ha chiuso gli occhi e ha raccomandato che la Croazia acceda all’accordo di Schengen.

Nella prima settimana di dicembre, è iniziato uno sciopero della fame dei migranti e dei rifugiati del campo di Vucjak. Prima che ne venisse annunciata la chiusura, quasi 800 persone vivevano in una tendopoli situata su terreni contaminati di una discarica senza acqua corrente e privi di servizi igienico-sanitari e fonti di riscaldamento adeguate. Circa 3000 degli 8000 migranti e rifugiati che si trovano in Bosnia non riescono a trovare un posto nei campi, a causa del sovraffollamento, e dormono a cielo aperto affrontando temperature sotto zero. Altre migliaia di persone vivono altrove nella regione, come in Serbia, in condizioni di permanente incertezza.

Le conseguenze mortali del trattenimento sulle isole greche
Sulle isole greche, in condizioni agghiaccianti, si trovano attualmente oltre 40.000 persone di cui 13.800 minorenni. Molte di esse dormono in tende precarie o in container dalle pareti sottili che non forniscono protezione rispetto al clima invernale.

L’estremo sovraffollamento ha causato molte vittime. Il 6 dicembre una donna è morta nell’incendio del suo container nel campo di Kara Tepe, sull’isola di Lesbo. Secondo Medici senza frontiere sull’isola di Moria, da agosto, sono morti tre bambini uno dei quali, appena nato, per grave disidratazione.

La politica di trattenere i rifugiati e i richiedenti asilo sulle isole greche e di fortificare le frontiere esterne dell’Unione europea significa che migliaia di persone restano bloccate per mesi in condizioni squallide. Le vite delle persone in cammino lungo l’Europa orientale restano in un limbo, sospese tra la prospettiva di un trattenimento a tempo indeterminato in campi indegni e insicuri e quella di essere rimandate in un paese non sicuro.

I leader europei devono riconoscere il costo umano delle politiche di esternalizzazione del controllo delle migrazioni e della protezione dei rifugiati alle sue zone periferiche o persino a stati terzi dove i diritti dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati sono costantemente messi in pericolo.

Incoraggiare la deterrenza col pugno di ferro alla frontiera orientale mostra l’ambiguità dell’Unione europea rispetto ai suoi valori costituenti e le conseguenze delle sue politiche attuali, che causano sofferenze su scala massiccia e creano instabilità altrove.

Similmente ai tentativi in corso di arrivare a un sistema equo e attivabile di sbarchi e ricollocamenti delle persone che fuggono attraverso il Mediterraneo, l’Unione europea dovrebbe assumere un atteggiamento solidale e agire con urgenza per proteggere i diritti delle persone in cammino alla frontiera orientale, anche attraverso la creazione di un meccanismo obbligatorio di distribuzione che aiuti gli stati maggiormente esposti.

Amnesty International ha sollecitato l’Unione europea a essere all’altezza dei suoi valori costituenti e di ripensare le attuali politiche basate sull’impedire gli ingressi a ogni costo, per assicurare che questo sarà l’ultimo inverno che i migranti e i rifugiati passeranno rischiando di perdere la vita all’addiaccio.

Roma, 18 dicembre 2019