“Per una rivoluzione democratica basata sulla Costituzione”

A proposito del manifesto
“Per la rinascita dell’Italia attraverso l’economia reale e l’osservanza della Costituzione”

Far nascere una formazione politica che raccolga le spinte al cambiamento è un’esigenza che sta maturando in molti, anche se l’obiettivo non è così a portata di mano. Questa esigenza, seppure non facile da tradurre in progetto politico, sta incrociando una situazione oggettiva, dovuta alla crisi del coronavirus e allo smascheramento del ruolo dell’UE come portatrice di un meccanismo al servizio della finanza e dell’Europa liberista. Per coloro che da tempo conducono la battaglia per cambiare lo stato di cose presente è arrivato il momento di porsi al livello che la nuova situazione impone.

Per questo leggiamo con interesse il manifesto – pubblicato sui siti di “Sollevazione” [qui], “Programma101” [qui], “attuarelacostituzione” [qui] e ripreso anche da altri, per esempio [qui] – a firma di un gruppo di persone tra cui il costituzionalista Paolo Maddalena, in cui si definisce un programma di fase sul quale concordiamo largamente, attorno a cui aggregare una formazione politica che ne sappia portare avanti gli obiettivi.

A nostro parere però per andare oltre le dichiarazioni bisogna valutare bene il metodo con cui procedere e vanno anche integrati i contenuti del manifesto su alcune questioni che hanno un’importanza rilevante, non per una disputa tra iniziati, ma per coloro che chiamiamo a combattere assieme a noi.

Sui contenuti del manifesto notiamo infatti un’omissione importante per coloro che vogliono darsi una base politica costituzionale: l’applicazione dell’art.11 della Costituzione, che non è rilevante solo per le questioni relative alle guerre in cui l’Italia è coinvolta, ma anche per il futuro economico del nostro paese. Se pensiamo infatti di dare autonomia di sviluppo al nostro paese dobbiamo essere consapevoli che, rimanendo stretti nel circuito degli interessi della finanza e dell’economia occidentale, di cui l’UE è solo una parte, che ci impongono embarghi e guerre rispetto agli interlocutori con cui l’Italia può espandere su basi paritarie le proprie relazioni economiche, non potremo mai uscire veramente dalla situazione a cui l’attuale crisi internazionale ci ha portati anche indipendentemente dal coronavirus.

A prescindere però dalla questione dell’art.11 e, sempre rispetto al programma esposto nel manifesto, pur ritenendo importanti gli obiettivi indicati, crediamo che manchi una sintesi politica che renda chiaro il ruolo strategico che una nuova forza politica deve svolgere nella dialettica tra le forze in campo. Noi non dovremmo essere solo quelli che si impegnano a realizzare determinati risultati concreti, ma dovremmo far intendere a milioni di persone che in questa fase dominata dal liberismo sfrenato, siamo una formazione politica che mira a dare all’Italia un futuro di pace e di nuove relazioni internazionali, una direzione pubblica dell’economia e strumenti solidi di difesa dei diritti dei lavoratori e dei cittadini. Questi tre punti programmatici li abbiamo chiaramente indicati nel documento programmatico del Fronte politico costituzionale, mettendoli alla base dei nostri rapporti politici e del nostro agire pratico.

Quindi ben venga un manifesto politico su base costituzionale che abbia, in sintesi, lo scopo di combattere l’ordine liberista in politica interna e internazionale, ma non si commetta l’errore di pensare che questo sia patrimonio di un gruppo. Anzi, bisogna sperare che questa coscienza sia largamente diffusa e condivisa. Su questo punto bisogna lasciarsi alle spalle una cultura che tende a trasformare gli obiettivi in ideologia, invece di puntare a un consenso di massa politicamente condiviso.

Sulle questioni di metodo dobbiamo mettere in chiaro, nella discussione, che non si può definire un progetto solo con la buona volontà anche se il contenuto politico è condivisibile. Per questo chi ha in mente che iniziare un nuovo percorso sia un’operazione pubblicitaria, si mette sulla strada sbagliata, anche se animato dalle migliori intenzioni. La questione non implica un giudizio sulle persone, bensì riguarda la valutazione oggettiva della situazione e dei problemi politici da affrontare e la consapevolezza di come misurarsi con ciò che abbiamo di fronte.

Partiamo dalla questione oggettiva e domandiamoci: le esigenze che ci portano a lanciare una proposta di organizzare un nuovo movimento politico che basi hanno nell’immediato? Noi riteniamo che si sia solo all’inizio di un percorso che bisogna gestire con coerenza e determinazione per cui i promotori del progetto ne devono, in partenza, garantire la credibilità. Non è un giuramento di fede che si richiede, quanto la capacità di condurre analisi e dibattiti seri che ci portino al risultato, a una sintesi condivisa. Mettere il vino nuovo in una botte vecchia non pagherebbe. Quindi, per essere concreti, il lavoro da fare comincia nel momento in cui la proposta viene lanciata e rispettandone i tempi. Atteggiamenti ribellistici e di insofferenza ‘rivoluzionaria’ non sono compatibili con una proposta che vede come base i punti essenziali della Costituzione. I cambiamenti strutturali non si improvvisano e si misurano con i movimenti reali. Le rivoluzioni, anche quella che noi chiamiamo rivoluzione democratica per applicare la Costituzione, non possono essere virtuali.

Per questo dobbiamo anche tener conto di ciò che sta accadendo attorno a noi, sia nella vicenda UE e della sua crisi, che nella situazione interna italiana. In particolare, l’esigenza di cambiamento, che ci proponiamo di raccogliere con una proposta di rivoluzione democratica non può che partire da ciò che è avvenuto nel 2018 e che ha fatto saltare i vecchi equilibri liberisti.

E’ anche misurandosi con questa novità, per noi incarnata dal movimento 5 Stelle, oltre che dal sovranismo (fasullo) di destra della Lega che si misura la capacità di crescita di un nuovo movimento politico.

I compagni che stanno lavorando per la creazione di un Fronte politico costituzionale
8 aprile 2020

www.aginform.org

 

Leader di Hezbollah: fallimento morale del capitalismo. Il coronavirus annuncia la fine di un’epoca

In occasione della commemorazione della nascita dell’Imam al-Mahdi, il segretario generale del movimento di resistenza libanese, Hezbollah, Sayed Hassan Nasrallah ha analizzato le conseguenze future del coronavirus.

“Molte persone oggi parlano del coronavirus. È vero che ci sono sempre state epidemie che hanno devastato l’umanità, ma questo evento è unico in sé nell’umanità. Oggi 4 miliardi di eprsone sono confinati o messi in quarantena, intere città e regioni sono vuote … Questo non è mai successo nella storia. Le prospettive sono ancora sconosciute”, ha esordito il segretario generale del movimento di resistenza libanese, Hezbollah, Sayed Hassan Nasrallah.

Enumerando le varie cause attribuite a questa pandemia, ha assicurato che, comunque, questo evento annuncia la fine di un tempo e la nascita di una nuova era.

Inoltre, Nasrallah, a tal proposito ha ricordato che “anche i più grandi difensori del sistema capitalista liberale stanno rivedendo la loro ideologia. Guardate come Kissinger parla della nascita di un nuovo mondo, di come è diventato improvvisamente modesto ed esigente nella collaborazione tra uomini.

Secondo Nasrallah, eventi come il coronavirus causano il crollo di ideologie, civiltà e sistemi in atto.

“Il pensiero capitalista liberale si trova di fronte a una seria sfida umanitaria e morale … quando proponiamo in Gran Bretagna una soluzione per il coronavirus basato sulla teoria del gregge, sacrificando gli anziani, ciò costituisce una caduta morale e della civiltà, … Quando, come in Francia, i medici si offrono di testare gli africani, … e quando Trump è pronto a fare qualsiasi cosa per ottenere materiali e attrezzature esclusivamente per il suo popolo, a spese di altre persone, … tutto questo è un segno di una caduta culturale e morale ”.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-leader_di_hezbollah_fallimento_morale_del_capitalismo_il_coronavirus_annuncia_la_fine_di_unepoca/82_34124/

 

Russia e Cina aiutano membri NATO nella pandemia Covid-19 molto più della stessa alleanza

Segue articolo di George Szamuely, ricercatore presso il Global Policy Institute (Londra) e autore di Bombs for Peace: la guerra umanitaria della NATO in Jugoslavia. Account Twitter  @GeorgeSzamuely

La NATO, lottando per giustificare la sua esistenza, ha trovato un nuovo ruolo per se stessa – come combattente infaticabile contro la pandemia di Covid-19. Ma finora, ha contribuito in modo significativo a questa lotta rispetto ai suoi presunti rivali.

Durante una riunione dei ministri degli Esteri della NATO, tenutasi all’inizio di questo mese in una videoconferenza sicura, il segretario generale Jens Stoltenberg ha dichiarato : “La NATO è stata creata per far fronte alle crisi. Quindi possiamo aiutare e la nostra Alleanza sta facendo la sua parte.” La NATO è sul pezzo. Ma cosa stava facendo esattamente? Qui Stoltenberg è stato vago: apparentemente la NATO avrebbe offerto ” aiuti logistici, di trasporto e medici ” agli stati membri che combattono la pandemia.

La Russia e la Cina hanno ovviamente fornito “logistica, trasporti e assistenza medica ” in tutto il mondo per settimane, ma la NATO fa sembrare come se stesse facendo qualcosa da sola e si precipita a prendersi il merito per gli aiuti che in realtà non hanno nulla da fare con l’alleanza.

Il 30 marzo, un aereo cargo cinese è atterrato nella Repubblica Ceca per consegnare respiratori e maschere facciali. ” Questo è stato il terzo volo di trasporto di questo tipo dalla Cina alla Repubblica Ceca … ai sensi della Strategic Airlift International Solution supportata dalla NATO “, ha annunciato con orgoglio la NATO . Quindi, la Cina consegna attrezzature mediche e la NATO ne prende il merito?

Recentemente, lo stato membro della NATO, la Turchia, avrebbe dovuto fornire forniture mediche agli stati membri della NATO, Spagna e Italia. Ancora una volta la NATO si è affrettata a prendersi il merito. Stoltenberg era “orgoglioso di vedere gli alleati della NATO sostenersi a vicenda attraverso il nostro centro di soccorso in caso di calamità.”Comprensibilmente, Stoltenberg non ha risposto alla denuncia della Spagna secondo cui la Turchia aveva sequestrato centinaia di ventilatori e attrezzature sanitarie che la Spagna aveva già pagato. Secondo quanto riferito, i ventilatori erano stati fabbricati in Turchia per conto di un’azienda spagnola che acquistava i componenti dalla Cina. Successivamente, la Turchia ha ordinato a tutti i produttori nazionali di mascherine di produrre esclusivamente per lo stato turco.

La mancanza di cooperazione tra gli stati membri della NATO è diventata endemica. Negli Stati Uniti, l’amministrazione Trump ha ordinato alla società di attrezzature sanitarie 3M di smettere di esportare maschere respiratorie N95 in Canada e America Latina. In risposta, Justin Trudeau, il primo ministro canadese ha minacciato ritorsioni : “Abbiamo un numero enorme di prodotti essenziali per gli Stati Uniti nella loro lotta contro Covid-19.”

Nel frattempo, la Germania ha accusato gli Stati Uniti di impegnarsi nella “pirateria moderna ” deviando a Bangkok, in Thailandia, 200.000 mascherine destinati alla Germania. La Francia si è lamentato anche quando gli Stati Uniti hanno sequestrato una spedizione di maschere destinate alla Francia dalla Cina. “Le mascherine erano su un aereo all’aeroporto di Shanghai … quando gli acquirenti statunitensi si sono presentati e offerto tre volte quello che stavano pagando le loro controparti francesi “, ha riferito il Guardian .

La Germania, a sua volta, aveva inizialmente vietato l’esportazione di maschere mediche e altri dispositivi di protezione in Italia. Sebbene la Germania alla fine abbia ceduto, non vi è stato alcun affidamento sulla richiesta della Spagna, dell’Italia e della Francia di dividere il debito con il coronavirus sotto forma di Coronabond. Il rifiuto della Germania ha fatto infuriare così tanto gli italiani, che un gruppo di sindaci e politici italiani hanno acquistatouna pagina nella Frankfurter Allgemeine Zeitung per ricordare alla Germania che non era stato costretto a ripagare i suoi debiti dopo la seconda guerra mondiale.

In netto contrasto con la riluttanza degli Stati membri della NATO a fare molto gli uni per gli altri, Cina e Russia hanno fornito aiuti in tutto il mondo, compresi i paesi della NATO. La Russia ha inviato maschere e ventilatori negli Stati Uniti; e ventilatori, attrezzature mediche e virologi militari ed epidemiologi in Italia. La Russia ha anche inviato kit di test del coronavirus in Iran, Corea del Nord e Venezuela, nonché nelle ex repubbliche dell’URSS come Armenia, Azerbaigian e Bielorussia. La Russia ha anche inviato medici militari e specialisti in virologia ed epidemiologia in Serbia.

Anche la Cina è stata protagonista. Ha inviato kit di test del coronavirus nonché ventilatori, maschere e medici in Italia; kit di test per la Spagna; e maschere in Olanda. Ha anche fornito kit di test del coronavirus in Palestina e aiuti in Cambogia e Malesia.

La NATO è ormai inutile come nelle crisi del 2008 e del 2015 

Contrariamente a quanto sostiene Stoltenberg, la caratteristica più sorprendente della crisi del coronavirus è l’assenza di un contributo della NATO alla sua soluzione. Le pandemie sono antiche quanto l’umanità. Prima o poi, qualcosa come Covid-19 era destinato a venire. Tuttavia, nonostante tutte le risorse che la NATO aveva consumato nel corso degli anni, non ha intrapreso alcuna pianificazione di emergenza per una possibile pandemia o un attacco con armi biologiche. Le sue strutture militari, le decantate strutture di comando e le costanti esercitazioni militari sono inutili oggi come lo erano nel 2015, quando l’Europa dovette affrontare la sua ultima grave crisi.

Naturalmente, è stata la stessa NATO a scatenare la crisi migratoria del 2015. Il suo intervento sconsiderato per rovesciare il governo della Libia Muammar al-Gheddafi ha gettato nel caos il paese precedentemente stabile del Nord Africa e ha causato il massiccio flusso di migranti in Europa. La stessa sequenza seguì il successivo intervento delle principali potenze della NATO nella guerra civile in Siria.

Nel 2015 gli europei si sono svegliati scoprendo non solo che il loro problema di sicurezza più urgente non era la Russia, l’Ucraina e la Crimea (preoccupazione ossessiva della NATO), ma le frontiere aperte dell’Europa, un problema che la NATO non aveva fatto nulla per affrontare e, peggio, si era aggravato alimentando instabilità alla periferia dell’Europa. Eppure la NATO non ha fornito spiegazioni sul perché i confini dell’Europa fossero rimasti così porosi per decenni. Allo stesso modo, di fronte a una serie di attacchi terroristici in Europa nel 2015, la NATO non è stata in grado di spiegare perché, dopo aver presumibilmente combattuto il terrorismo per la parte migliore di due decenni, abbia fatto così poco per proteggere l’Europa dal flagello del terrorismo.

In un discorso pronunciato a Wellington, in Nuova Zelanda, il 5 agosto 2019, pochi mesi prima dell’epidemia di Covid-19, Stoltenberg aveva dichiarato che la più grande sfida che l’Occidente doveva affrontare era “una maggiore competizione tra grandi potenze ” e che ” un più assertivo La Russia sta mettendo sotto pressione l’ordine basato sulle regole.”

La Russia era ovunque, una minaccia per tutti, “cercando di intromettersi e minare la fiducia nelle istituzioni democratiche “. E poi c’è stata ” l’ascesa della Cina.” Cina e Russia, aveva avvertito Stoltenberg,” rappresentano sfide per tutti noi, sia alleati della NATO che … molti altri paesi. ”
Quindi eccolo. Pochi mesi prima dell’inizio di una pandemia globale, le cui ramificazioni piene possiamo oggi appena comprendere, la NATO stava esprimendo allarme sulla Russia e sulla Cina, le due potenze che hanno fatto molto di più per aiutare i paesi della NATO durante questa pandemia rispetto alla stessa NATO ha fatto.

Nel frattempo, l’Europa e gli Stati Uniti si preparano a una catastrofe economica che ridurrà la crisi del 2008 di diversi ordini di grandezza. Il contributo della NATO alla risoluzione di tale crisi sarà inutile quanto il suo contributo alla risoluzione della crisi del 2008. Cosa sarà? Chiederà agli Stati membri di non lesinare sui loro contributi a un’organizzazione di sicurezza da cui non traggono sicurezza.

“No armi ma ospedali? Il perché di un tabù”

Dall’appello della Pastorale sociale del Piemonte alla “lettera nella tempesta” che arriva dal Sud, si moltiplicano gli inviti a cambiare rotta su politica per la salute pubblica. Ma si tratta di scelte strutturali finora rimosse in tempo di emergenza da coronavirus.

In provincia di Bologna la Siare Engineering International Group s.r.l. ha intensificato i turni ed è intervenuto l’esercito per poter produrre un numero maggiore di ventilatori polmonari. Macchinari necessari per i reparti di terapia intensiva. Non tutte le aziende, quindi, sono in crisi o costrette a fermarsi per il lockdown.

In un altro settore, e con fatturati decisamente superiori, anche Fincantieri, controllata dal ministero dell’Economia, non si ferma ed ha annunciato di aver ricevuto la conferma della commessa dalla nostra Marina Militare per due nuovi sommergibili U-212 dal costo iniziale di 1,3 miliardi di euro. «Anche adesso, mentre negli ospedali mancano i letti di terapia intensiva, noi facciamo affari con le armi». Secondo Gino Strada, si tratta di una scelta irresponsabile da parte di un Paese che si trova sotto assedio per la crisi economica e parte della popolazione non ha di che mangiare.

Il ragionamento sembra filare, ma è il medico chirurgo fondatore di Emergency ad avere le “idee confuse”, secondo alcuni esponenti politici. Strada, che ha aperto ospedali nelle zone di conflitto e conosce la guerra vera, insiste e afferma che ci troviamo davanti a un “tabù”: «In Italia si può parlare di tutto, ma non di spese militari».

 

Istanza minoritaria

Risulta, in effetti, di un argomento rimosso dai media e dal dibattito politico che conta. Ci provano, da anni, le campagne di pressione di Rete disarmo e Sbilanciamoci, ma si tratta di realtà attualmente minoritarie, dopo il grande movimento del 2003 contro la guerra in Iraq. Rimozione di una sconfitta della società civile che si è dedicata ad altro in questi anni.

Anche perché sembra un argomento troppo tecnico. Mentre, al contrario, nelle scuole di strategie militari si ripete il motto di Leone Trotski: «Tu puoi non essere interessato alla guerra, ma la guerra è interessata a te». E “quando meno te lo aspetti” si potrebbe aggiungere.  Eppure, incalzati dalle tragiche notizie dell’avanzare del virus, sembra muoversi qualcosa nell’ambito della coscienza civile.

Senza rimandare, come al solito, all’ipotetica fine dell’emergenza sanitaria, è arrivato l’appello a Mattarella, governo e Parlamento, da parte della Scuola di economia civile (assieme a Focolari, pax Christi e Banca etica) a mantenere chiuse le attività “incivili” delle armi.

L’intera Pastorale sociale del lavoro del Piemonte ha emesso un comunicato, condiviso dal vescovo di Torino, dove si afferma di «non voler tacere di fronte a questa ipocrisia. Diciamo no a lavori per la guerra, no alla produzione e allestimento degli F35, costosissimo progetto di aerei che possono trasportare bombe nucleari. Quanti posti letto si potrebbero ottenere con il costo anche di un solo aereo?».

Affermazioni che arrivano da un territorio legato non solo ai caccia F35, nell’aeroporto di Cameri, ma anche agli Euro Fighter che fanno parte della commessa di 28 aerei da caccia destinati all’aviazione del Kuwait. Una gara vinta, come capofila, da Leonardo Finmeccanica. Società controllata da capitale pubblico e che proprio a Torino è in procinto di ottenere 230 mila metri quadrati ad uso gratuito per la riqualificazione, nel settore della Difesa e Aerospazio, di aree produttive dismesse.

 

Una lettera nella tempesta

Arriva, inoltre, prevalentemente dal Sud del Paese una “lettera nella tempesta redatta da esponenti del mondo ecclesiale, con la firma di esponenti della cultura, religiose e religiosi, prevalentemente gesuiti, compreso il decano della facoltà teologica dell’Italia Meridionale, che prendono spunto dall’invocazione del papa del 27 marzo, nella piazza San Pietro vuota, per chiedere un cambiamento radicale, non solo morale, ma politico.

A partire da nuovi investimenti nella sanità pubblica,dopo anni di tagli, e da «una progressiva e incisiva riduzione delle spese militari, soprattutto per quello che riguarda l’acquisto di aerei da combattimento, navi da guerra, sistemi d’arma, nel quadro di un radicale ripensamento della stessa idea di difesa nazionale».

Istanze che arrivano, appunto, “nell’ora della tempesta” ma contrastano con le strategie di lungo termine adottate, finora, dai governi italiani, a prescindere dal colore politico.

Fincantieri, ad esempio, sta costruendo 7 navi da guerra per la Marina del Qatar per circa 4 miliardi di euro, e il suo amministratore delegato ha annunciato, come rivela il sempre ben informato sito di Analisi Difesa, di aver siglato «un’intesa con Barzan Holdings, società posseduta al 100% dal ministero della Difesa qatariota, con l’obiettivo di rafforzare la partnership strategica e la prospettiva di gestire l’intera flotta navale del Qatar».

È opportuno, inoltre, ricordare, per restare al Sud, il varo, nel maggio 2019 a Castellammare di Stabia (Napoli), della Trieste, portaelicotteri da assalto anfibio della Marina militare dotata dei più sofisticati sistemi di combattimento.

Un know how che diventa un biglietto da visita per la proiezione commerciale verso i mercati internazionali come conferma la direzione di Fincantieri con particolare attenzione ai clienti del Medio Oriente. Area dove esiste, come è noto, una notevole concorrenza. Anche di Paesi alleati, prima fra tutti la Francia.

Per restare nel quadrante dei conflitti in corso, merita ricordare che, dal 2014 al 2018, la Turchia figura come il primo Paese di esportazione delle armi italiane. Si tratta di un Paese della Nato, coinvolto in numerosi conflitti criticati formalmente nel nostro Paese.

 

Il tabù da sfatare

Ci troviamo perciò davanti a una grande contraddizione, a una “ipocrisia armamentista” come l’ha definita papa Francesco nella conferenza stampa del viaggio di ritorno, il 26 novembre 2019, dal Giappone: «Bisogna finirla con questa ipocrisia. Che una Nazione abbia il coraggio di dire: “Io non posso parlare di pace, perché la mia economia guadagna tanto con la fabbricazione delle armi”. Senza insultare e senza sporcare quel Paese, ma parlare come fratelli, fermiamoci ragazzi».

Una sfida esplicita che si potrà affrontare rimettendo al centro le scelte strategiche e strutturali a livello nazionale ed europeo. Una ridefinizione, ad esempio, della politica della difesa e le ricadute in termini di scelte industriali.

Gli appelli di parte della società civile sono il primo segnale di una presa di coscienza, che va poi declinata, per non restare sterile utopia, misurandosi con la complessità delle scelte politiche. Sembra proprio questo il “tabù” indicato da Gino Strada.

A tale sfida occorrerà pensare osservando le lenzuola bianche che la campagna per la difesa e il rilancio del servizio sanitario pubblico ha chiesto si esporre il 7 aprile. Bianco vuol dire il colore del mondo della sanità, della  pace. Non quello della resa, si spera.

Per approfondire cfr la sessione di economia disarmata del 6 aprile da Genova 

Il covid-19: un nuovo strumento per calpestare i diritti dei lavoratori del tessile 

La pandemia globale di COVID-19 continua a crescere e diffondersi. In questo momento, oltre un terzo della popolazione mondiale è interessato da una qualche forma di lock down o restrizione dei movimenti per controllare l’espansione del virus. Read More “Il covid-19: un nuovo strumento per calpestare i diritti dei lavoratori del tessile “

Non abbandonateci: per noi il tatto è fondamentale!

Superando.it

«Questa situazione sta mettendo a dura prova chi già aveva una vita difficile prima. La caratteristica di questo virus, infatti, è che si può trasmettere anche con il contatto delle mani e questo è atroce per chi come noi, persone sordocieche, attraverso il tatto si orienta e comunica con il mondo. Chiediamo quindi di non essere dimenticati»: a dirlo è Francesco Mercurio, presidente del Comitato delle Persone Sordocieche della Lega del Filo d’Oro, la nota organizzazione impegnata sin dalla fine degli Anni Sessanta in favore delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali
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L’Istituto Riabilitativo Montecatone non vuole lasciare solo nessuno
L’Istituto Riabilitativo Montecatone di Imola (Bologna), la nota struttura specializzata per la riabilitazione delle persone con lesione midollare e/o con grave cerebrolesione acquisita, ha dato vita all’iniziativa denominata “#nonlasciaresolonessuno”, per consentire a pazienti, caregiver, familiari e operatori sanitari del proprio territorio, di restare in contatto con gli specialisti dell’Istituto, tramite telefono, mail, Skype o Google Hangouts, nonostante la chiusura temporanea delle attività di day hospital e ambulatoriali, attuata per contrastare la diffusione del coronavirus
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Le opportunità e i rischi di Internet per le persone con disabilità e non solo
«Internet – scrive Zoe Rondini – rappresenta una grande risorsa per noi persone con disabilità: infatti, grazie alla rete siamo più autonomi nello studio, nel lavoro, nella possibilità di comunicare, nell’accesso ai servizi pubblici e alla cultura. Va però considerato anche che nel mondo virtuale si celano delle insidie, ancora più potenzialmente dannose per le persone con disabilità. E particolarmente vulnerabili a tali insidie appaiono le persone con disabilità cognitiva»
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L’emergenza, le donne, quelle con disabilità e il pensiero inclusivo
Per evitare che la crisi gravi in modo sproporzionato sulle donne, è fondamentale integrare le questioni di genere nelle politiche poste in essere per fronteggiare l’emergenza, che devono considerare anche ulteriori situazioni specifiche, come quelle riguardanti le donne con disabilità, le caregiver e quelle di chi deve scegliere se affrontare una maternità oppure no. Se le politiche di queste settimane non tengono conto di tali elementi, ciò non è dovuto alla situazione di emergenza, ma alla poca dimestichezza a pensare in modo realmente inclusivo di tutte le differenze anche prima di adesso
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Continuiamo a sostenere le persone ipovedenti di tutte le età
«Vogliamo comunicare che la nostra presenza e operatività prosegue a distanza, per dare un segnale di vicinanza e affetto a chi ha perduto gli abituali punti di riferimento, per informazioni generali o di supporto tecnico sugli ausili per ipovedenti, o “semplicemente” per una parola amica»: lo dicono dall’ANS (Associazione Nazionale Subvedenti), che in queste settimane ha promosso anche due iniziative speciali, la prima delle quali riguardante il supporto scolastico a distanza, la seconda “donando” dipinti di medici, nell’àmbito del proprio progetto di inclusione culturale “DescriVedendo”
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Didattica a distanza: ma quale farina stiamo mettendo nel sacco?
«Cosa fare in quest’epoca di didattica a distanza? – si chiede l’insegnante Francesco Pettinari -: arrenderci al mare magnum della fantasmagorica conoscenza in rete, a portata di click? Soccombere alla politica lassista del 6 politico? Continuare imperterriti ad assegnare esercizi? E se invece rivedessimo le nostre consegne? Se, per una volta, riuscissimo a mettere in discussione il portato assolutista della lezione frontale, che ci trasciniamo appresso anche dietro a uno schermo? Senza più chiederci “di chi è la farina nel sacco”, ma domandandoci, invece, quale farina stiamo mettendo!»
(continua…)

Per una Sanità Pubblica solida e solidale per tutte e tutti
«Da anni i sistemi sanitari degli Stati dell’Unione Europea subiscono forti attacchi, ciò che ne ha indebolito le campagne preventive su larga scala e limitato la capacità di sviluppare servizi di cura in situazioni di crisi»: lo scrivono da Medicina Democratica oggi, 7 Aprile, Giornata Mondiale della Salute, proponendo varie iniziative possibili, per manifestare il proprio favore a un sistema sanitario solido e solidale per tutte, nell’àmbito di quanto promosso a livello continentale dalla Rete Europea contro la Privatizzazione e la Commercializzazione della Salute e la Protezione Sociale
(continua…)

State vicini al vostro animale domestico (e soprattutto ai cani guida)
«I cani guida – scrive Maria Lucchet – sono maggiormente colpiti in questo periodo, sia come esseri viventi che come cani lavoratori o da assistenza. Consiglio a tutti coloro che ne possiedono uno, ma in generale a chi ha un cane, di stargli vicino, coccolarlo, farlo giocare, portarlo a fare qualche passeggiata, dandogli l’opportunità di socializzare con altri cani e di correre nelle aree predisposte, mantenendo la giusta distanza con le altre persone. E ricordo anche che i nostri animali domestici non sono veicolo di trasmissione del virus, quindi non vanno abbandonati per alcun motivo»
(continua…)

I Malati Rari chiedono di uscire dalla pandemia senza interrompere le terapie
«Di fronte al rischio coronavirus – si legge in un appello inviato da ventiquattro Associazioni di Malati Rari alla Commissione Igiene e Sanità del Senato – in alcune Regioni ci si costringe a scegliere tra il rischio di contagio e il rischio di peggiorare le nostre condizioni di salute per mancanza di aderenza terapeutica. Per questo sosteniamo quell’emendamento al Decreto Legge “Cura Italia” che va nella direzione di incentivare la terapia domiciliare in una cornice di regole chiare»
(continua…)

Dopo il Coronavirus quale visione per l’edilizia e le opere pubbliche?

Una lettera del Forum Salviamo il Paesaggio al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, pone l’accento sulla necessità di delineare ora e subito le sfide del dopo-emergenza e suggerisce una visione per collegare economia, occupazione, benessere sociale e tutela ambientale.

Illustre Presidente,

il Forum Salviamo il Paesaggio è una Rete civica nazionale formata da oltre mille tra associazioni e comitati e da decine di migliaia di singoli aderenti.

Facendo seguito ai Suoi interventi alle due Camere del Parlamento (25 – 26 marzo scorso) il Forum desidera esprimerLe, innanzitutto, apprezzamento per l’impegno complessivo sin qui messo in atto dal Governo; così come sottoporre – certi della Sua attenzione – alcuni elementi di riflessione su punti cruciali in vista delle future manovre per il “dopo emergenza.

Abbiamo apprezzato e condividiamo le scelte adottate per salvaguardare la salute della nostra popolazione attraverso azioni prioritarie, necessarie e urgenti.

Abbiamo apprezzato la volontà del Governo di mettere a disposizione degli italiani strumenti concreti per evitare che il momento emergenziale incida gravemente sulle condizioni economiche di persone, famiglie, aziende, lavoratori e dell’intera collettività.

Nei Suoi interventi, indicando le sfide del futuro, Ella ha detto che «i prossimi provvedimenti dovranno semplificare il nostro sistema, la nostra Pubblica Amministrazione, la nostra burocrazia, per dare impulso a investimenti pubblici e privati. Sarà cruciale superare le rigidità strutturali che hanno impedito di dispiegare tutto il potenziale del Paese, ad esempio nel settore dell’edilizia e delle opere pubbliche. È fondamentale garantire che il sistema Paese sia sempre più preparato a sostenere situazioni di emergenza».

Il Forum non può che condividere. Così come ritiene sia condivisibile la presa d’atto della necessità che le relative linee di azione debbano essere declinate ora e subito, onde evitare che il “dopo emergenza” si trasformi in un non pianificato progetto strategico in cui capitali e interessi soggettivi più o meno legittimi rischino di prevalere su ciò di cui oggi dobbiamo tenere in primaria considerazione: il Bene Comune.

Crediamo che la grande sfida della pandemia imponga il coraggio di mettere in discussione il nostro modello di sviluppo per attivare, sin d’ora, strumenti di rilancio economico basato sulle opere pubbliche realmente necessarie al nostro Paese (messa in sicurezza dell’esistente e rivitalizzazione delle aree abbandonate), un new deal che rispecchi i veri bisogni della collettività. Dopo questa crisi epocale, non potremo più continuare a seguire dinamiche economiche voraci, spietate, distruttive, ma piuttosto abbracciare una visione etica, l’unica che – suggeriscono grandi economisti come il Premio Nobel Amartya Sen – potrebbe davvero garantirci un futuro dignitoso e pacifico. E riteniamo che ogni forma di sburocratizzazione degli iter di spesa debba sempre tener conto della sicurezza dei lavoratori, della loro dignità, dell’applicazione dei CCNL e di una lotta serrata al caporalato e al lavoro nero.

Per questo riteniamo che la Sua dichiarazione «sarà cruciale superare le rigidità strutturali che hanno impedito di dispiegare tutto il potenziale del Paese, ad esempio nel settore dell’edilizia e delle opere pubbliche» debba tradursi nell’indirizzo di arrestare il consumo di suolo e orientare tutto il comparto edile verso il riuso dei suoli urbanizzati, l’unica chance possibile per collegare economia, occupazione, benessere sociale e tutela ambientale.

Per valutare l’urgenza improcrastinabile di tale indirizzo basti considerare che:

  • sul versante italiano in Senato le Commissioni congiunte Agricoltura e Ambiente hanno da tempo sospeso la trattazione di una necessaria definizione normativa formulata dal Forum mediante una Proposta di Legge, di cui vorrà trovare i punti salienti sintetizzati in calce alla presente lettera;
  • sul versante europeo la proposta di Direttiva per la protezione dei suoli è stata ufficialmente ritirata dalla Commissione nel maggio 2014 dopo ben otto anni di infruttuose negoziazioni.

Queste considerazioni chiariscono l’urgenza di voler portare alla Sua attenzione la necessità che le future deliberazioni nel settore dell’edilizia e delle opere pubbliche siano improntate ad alcuni prioritari obiettivi:

  • la messa in sicurezza e riqualificazione energetica degli edifici degli anni cinquanta e sessanta (e oltre);
  • la progettazione e l’avvio di un piano per il recupero delle migliaia di borghi e centri storici in via di abbandono (o già deserti);
  • la riconversione di aree industriali in nuovi quartieri urbanisticamente autonomi destinati prioritariamente alle classi sociali più deboli, attraverso l’adozione di un grande “piano casa” a consumo di suolo zero;
  • la sostituzione delle tante reti idriche “colabrodo” in un ambito strettamente pubblico della gestione dell’acqua;
  • la messa in sicurezza di ampie aree soggette a rischio idrogeologico, comprese demolizioni ove necessarie;
  • la bonifica delle migliaia di aree inquinate, trasformandole in boschi urbani;
  • la messa in sicurezza di strade, ponti e gallerie della rete principale e non;
  • l’attuazione di un grande piano di cablaggio dei territori pedemontani e montani;
  • il sostegno all’agricoltura ecocompatibile.

Se così fosse, allora tutte le “anime” che compongono il Forum nazionale saranno al Suo fianco, incoraggiando e sostenendo le Sue scelte con ogni mezzo a loro disposizione.

Siamo consapevoli che, passata l’emergenza, vivremo mesi e anni impegnativi: un tempo che dovremo, tutti assieme, definire attraverso una visione di lungo termine, capace di individuare le migliori strategie per coniugare progresso e benessere ambientale, sociale e economico; strategie nuove e sostenibili che guardino alla realtà odierna «con gli occhiali di oggi e non di 10 anni fa», come da Lei molto opportunamente ricordato in sede di Consiglio Europeo lo scorso 27 marzo riferendosi criticamente allo strumento del MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità.

Il nostro Paese è di nuovo chiamato a fare da “apripista”, mostrando con coraggio la capacità di visione per far sì che questa dolorosa esperienza, oltre i lutti e i danni economici, rechi frutti di nuovo benessere e coesione sociale a tutti i nostri connazionali, di oggi e di domani.

Le auguriamo buon lavoro, illustre Presidente, perché i difficili impegni di Governo possano essere portati avanti con forza e massima chiarezza.
Le saremo, infine, grati se vorrà disporre che il nostro Forum riceva ogni possibile conferma circa gli indirizzi che il Governo intenderà indicare alle forze economiche e sociali del nostro Paese.

Con considerazione e viva cordialità.

30.3.2020

A nome dell’intero Forum nazionale Salviamo il Paesaggio:
Cristiana Mancinelli Scotti e Alessandro Mortarino

NOTE:

Il suolo è da intendersi come lo strato superficiale della Terra, la pelle viva del pianeta Terra.
Una pellicola fragile. Nel suolo vivono miliardi di creature viventi, un quarto della biodiversità di tutto il pianeta. Il suolo è una risorsa finita non rinnovabile e per questo preziosa almeno al pari dell’acqua, dell’aria e del sole.

Per riportare un terreno compromesso (asportando il cemento o asfalto che lo ricopre per l’intervento dell’uomo) alla sua “naturalità” occorrono non anni, ma secoli: per formare 1 cm di suolo occorrono infatti dai 300 ai 400 anni e per raggiungere uno spessore utile ai fini agricoli occorrono 3 mila anni.

Secondo l’ISPRA-Istituto Superiore di Protezione Ambientale il consumo di suolo in Italia non conosce soste, pur segnando un importante rallentamento negli ultimi anni. Dopo aver toccato anche gli 8 metri quadrati al secondo negli anni 2000 (tra i 6 ed i 7 metri quadrati al secondo è la media degli ultimi 50 anni), il rallentamento iniziato nel periodo 2008-2013 a causa della crisi economica si è consolidato negli ultimi due anni con una velocità ridotta di consumo di suolo, che continua però, sistematicamente e ininterrottamente, a ricoprire aree naturali e agricole con asfalto e cemento, fabbricati residenziali e produttivi, centri commerciali, servizi e strade.

Il suolo consumato è passato dal 2,7% degli anni ’50 al 7,6% stimato per il 2017. In termini assoluti, il consumo di suolo si stima abbia intaccato ormai oltre 23.000 chilometri quadrati del nostro territorio: una superficie pari all’Emilia Romagna.

ISPRA evidenzia, inoltre, i costi generati dal consumo di suolo in termini di perdita di servizi ecosistemici (l’approvvigionamento di acqua, cibo e materiali, la regolazione dei cicli naturali, la capacità di resistenza a eventi estremi e variazioni climatiche, il sequestro del carbonio – valutato in rapporto non solo ai costi sociali ma anche al valore di mercato dei permessi di emissione – e i servizi culturali e ricreativi), solitamente non contabilizzati.
In sintesi il dato nazionale evidenzia che la perdita economica di servizi ecosistemici è compresa tra i 538,3 e gli 824,5 milioni di euro all’anno, che si traducono in una perdita per ettaro compresa tra i 36.000 e i 55.000 euro.

Secondo l’ISTAT nel nostro Paese sono presenti oltre 7 milioni di abitazioni non utilizzate, 700 mila capannoni dismessi, 500 mila negozi definitivamente chiusi, 55 mila immobili confiscati alle mafie.
“Vuoti a perdere” che snaturano il paesaggio e le comunità a contorno e ci spronano a intraprendere una politica anche di carattere fiscale in grado di incentivare la vendita/l’affitto degli alloggi inutilizzati su tutto il territorio nazionale.

Tutto ciò a fronte di un andamento demografico (dovuto essenzialmente dall’ingresso di nuova popolazione dall’estero) che indica una crescita debole, tanto è vero che nel triennio 2012-2016 le morti hanno superato le nascite; nel 2017 la popolazione italiana era pari a 60.579.000 persone, circa 86 mila in meno rispetto al 2016, e sostanzialmente stabile dal 2014.

Gran parte degli edifici di nuova costruzione oggi in vendita nel nostro Paese sono stati costruiti diversi anni fa e registrano nel 2015 un invenduto pari a 90.500 unità (abitazioni ancora in costruzione e non ancora sul mercato escluse), nel contempo sono presenti immobili vetusti e quasi inutilizzabili che avrebbero invece bisogno di essere ristrutturati e riqualificati con evidenti benefici sia economici e sia di decoro e senza gravare sul suolo libero.

La crisi economico-finanziaria di questi anni ha sedimentato in seno agli istituti bancari una grande quantità di immobili, pignorati in parte a cittadini “impoveriti” e, in prevalenza, alle imprese del settore impegnate in operazioni edilizie fallite per esubero di offerta. Non a caso i principali istituti di credito hanno aperto un filone “real estate” per smaltire un patrimonio in progressiva svalutazione che grava sui loro bilanci. Le principali sofferenze derivano dal comparto costruzioni e immobiliare, con il 41,7% dei prestiti deteriorati: una quota molto importante, che denuncia un’economia sbilanciata, troppo esposta su questo settore.

Il Ministero per le Politiche Agricole Alimentari e forestali ci ricorda, inoltre, che il nostro Paese è in grado, oggi, di produrre appena l’80-85% del proprio fabbisogno primario alimentare, contro il 92% del 1991. Significa che se, improvvisamente, non avessimo più la possibilità di importare cibo dall’estero, ben 20 italiani su 100 rimarrebbero a digiuno e che quindi, a causa della perdita di suoli fertili, il nostro Paese oggi non è in grado di garantire ai propri cittadini la sovranità alimentare. Tanto che la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) si è ridotta a circa 12,7 milioni di ettari con 1,7 milioni di aziende agricole, superficie che nel 1991 era quasi 18 milioni di ettari.
In Europa, nel periodo 1990-2006 il consumo di suolo è aumentato del 9%, un’area paragonabile alla superficie dell’Ungheria o ai due terzi dell’intera superficie italiana, con una perdita di produzione agricola equivalente a 6,1 milioni/anno di tonnellate/grano.

A livello globale il nostro Pianeta ha già perso un terzo del suo terreno coltivabile – a causa dell’erosione o dell’inquinamento – negli ultimi 40 anni, con conseguenze definite disastrose in presenza di una domanda globale di cibo che sale alle stelle: quasi il 33% del terreno mondiale adatto o ad alta produzione di cibo è stato perduto a un tasso che supera il ritmo dei processi naturali in grado di sostituire il suolo consumato.
E nel 2050 la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi di persone: risulta, pertanto, necessario incrementare la produzione agricola in Italia e nel mondo di almeno il 30%.

7.145 sono i comuni italiani (l’88,3 % del totale) interessati da qualche elemento di pericolosità territoriale; tra questi il 20,3 % (1.640 comuni) presentano aree ad elevato (P3) o molto elevato (P4) rischio frana, il 19,9 % (1.607 comuni) presentano aree soggette a pericolosità idraulica (P2) mentre il 43,2 % (3.893 comuni) presentano un mix dei rischi potenziali (P2, P3, P4).

Per queste considerazioni, il contrasto al consumo di suolo (parte integrante di un’azione di contrasto al cambiamento climatico) dev’essere considerato una priorità e diventare una delle massime urgenze dell’agenda parlamentare per i numerosi benefici indotti che ne derivano, di carattere sociale, ecologico ed economico.

Qui il testo della Proposta di Legge elaborata dal nostro Forum nazionale e in discussione al Senato.

 


Per un rilancio dell’Italia dopo l’emergenza

In una Lettera Aperta inviata da Italia Nostra al Presidente del Consiglio, la richiesta di definire come priorità l’arresto del consumo di suolo per rilanciare l’economia attraverso un progetto lungimirante; la new economy che può garantire l’indicatore BES-Benessere Equo e Sostenibile, favorire il PIL e capace di garantire il futuro delle nuove generazioni…

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Fillea Cgil e Legambiente lanciano un piano per fare ristrutturazioni energetiche a 1,2 milioni di condomini creando 430mila posti di lavoro

Entro il 2025 riconvertire 30.000 condomini all’anno dal punto di vista energetico. Che significa in numeri: 430mila posti di lavoro diretti, 37 miliardi di investimenti diretti e indiretti, 900 milioni di entrate per le casse previdenziali, un risparmio per le famiglie in bollette di circa 620 euro l’anno ad alloggio, un aumento dei valori immobiliari stimato tra un +5% e un +15%. E per l’ambiente, comporterebbe una riduzione delle emissioni di CO2 di 840.000 tonnellate annue e un taglio dei consumi di gas di 418,5 milioni di metri cubi l’anno. Il tutto senza appesantire di nemmeno un euro in più il debito pubblico italiano, visto che si tratta soltanto di migliorare, riorganizzare, rifinanziare e potenziare una serie di strumenti fiscali – i bonus ambientali e antisismici – già in vigore…

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Boschi e viali alberati hanno bisogno di noi

Di questi tempi nel nostro Bel Paese è sempre più comune imbattersi nel taglio di boschi. Capita sempre più spesso e per i motivi più vari: per esempio, può trattarsi di un taglio per ragioni di pericolo o sanitarie, perché si tratta di un bosco governato a ceduo ed è giunto il momento del taglio periodico… oppure siamo davanti a un taglio illecito. I consigli del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus per opporre un’azione civica concreta

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Verde urbano e salute: esce la Risoluzione del Convegno di San Rossore

Non c’era bisogno del coronavirus per stabilire le relazioni che corrono tra la salute umana, la qualità dell’aria e il verde urbano: lo dicevano già le Nazioni Unite nel 2014, con la Decisione XII/21 Biodiversity and human health (biodiversità e salute umana) nell’ambito della Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità biologica. Lo ha scritto varie volte l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sottolineando come le aree verdi aumentano la qualità degli ambienti urbani, migliorando la salute ed il benessere delle persone. Le proposte degli esperti….

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Informazioni dal nostro Gruppo Suolo Europa

Rigorosamente “a distanza precauzionale”, il Gruppo Suolo Europa (GSE) del nostro Forum Salviamo il Paesaggio ha pubblicato il nuovo numero del Bollettino degli Angeli del Suolo, giunto al suo settantesimo appuntamento con molti temi di rilievo

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Forum dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio
“SALVIAMO IL PAESAGGIO – DIFENDIAMO I TERRITORI”
www.salviamoilpaesaggio.it

 

 

 


“Ricostruire il mondo dopo la pandemia”: il documento di 60 organizzazioni che amano la Terra

Sessanta organizzazioni di base italiane (tra le quali i Disarmisti esigenti) hanno sottoscritto un appello, “Ricostruire il mondo dopo la pandemia”, che propone e chiede un modello diverso post-pandemia, per non ricadere negli stessi errori e per risollevarci dalla situazione drammatica in cui siamo finiti. Tra i principali promotori ci sono la Campagna Stop Ttip Italia, il Coordinamento nazionale No Triv, il Forum dei Movimenti per l’Acqua, Attac e A Sud onlus.

E’ il tipo di convergenza che vorremmo rubricare sotto la sigla “Si’-amo la Terra“. Il nostro contributo caratterizzante di ecopacifiti riguarda ovviamente il dirottamento delle spese militari verso la conversione ecologica.

Ecco sotto riportato il testo integrale della presa di posizione:

«Da quasi due mesi stiamo vivendo una crisi globale attesa, ma in una forma inconsueta che ha messo in crisi il quadro politico economico, istituzionale, amministrativo e valoriale nel nostro Paese. Di fronte al dolore e allo shock che sta investendo l’Italia, l’Europa e l’intero Pianeta, la narrazione di ciò che accade soccombe alle esigenze della cronaca e non lascia spazio a riflessioni più ampie e di prospettiva, che provino a fare tesoro dell’attuale situazione e della crisi economica, sociale e ambientale, per immaginare la ricostruzione del mondo all’indomani dell’epidemia.

L’Europa è epicentro di questa lotta tra pulsioni regressive-conservatrici e speranze di transizione-trasformazione, ma, se le prime sono ben rappresentate dai Governi centro-settentrionali, decisi a mantenere l’egemonia culturale, economica e politica dell’agenda UE, alcune istanze riformatrici sono sostenute senza convinzione dagli Stati dell’Europa mediterranea, che incapaci di pensare fuori dai paradigmi dominanti e atterriti all’idea di perdere terreno, se ne allontanano.

I movimenti sociali hanno avuto il merito di individuare e indicare strade diverse e possibili, in equilibrio tra lo sviluppo dei sistemi umani e la biosfera. Questa capacità di visione deve aiutarci anche adesso per organizzare l’uscita dalla crisi e ciò che verrà dopo. Dal dopoguerra ad oggi, forse, non abbiamo avuto una finestra di opportunità come questa per sovvertire la narrativa globale sul futuro. La pandemia sta mostrando la fragilità delle nostre società, delle forme di economia e democrazia. Di fronte a questa evidenza solare non possiamo accettare che le proposte avanzate da istituzioni, da parte del mondo scientifico e universitario e delle imprese, tentino di riportarci al fallimentare schema precedente. La risposta a questa crisi deve andare alla radice delle sue cause, prendendo di petto i fattori che rendono le nostre società così vulnerabili e inique.

L’Europa ha fatto evolvere il suo secolare dominio coloniale in una visione neoliberale, che dall’inizio del Novecento ha via via ridisegnato le istituzioni nazionali e internazionali con l’intento di proteggere il mercato dalle “irrazionalità” della democrazia. Questa operazione impedisce ai nostri Governi e Parlamenti di rispondere con la prontezza necessaria alle richieste di servizi, occupazione e transizione ecologica che vengono dalle comunità, per garantire diritti fondamentali e nuovi bisogni emersi con particolare urgenza in questa crisi.

Il regime di mercato che oggi regola l’esistenza e ha messo a profitto tutta la biosfera, mercificando e speculando sugli elementi alla base della vita stessa – ossigeno, idrogeno, carbonio e i loro composti – è un sistema che premia un ristretto numero di soggetti a spese della maggioranza.

Occorre invertire questa tendenza adesso. Noi chiediamo che i flussi economici mobilitati in queste ore e nel futuro siano sottoposti a rigorose e partecipate valutazioni d’impatto: vogliamo che inneschino e accompagnino una irrimandabile transizione ecologica, vincolando spese e investimenti al rafforzamento dei servizi pubblici essenziali (come la sanità, che solo in Italia ha subito tagli per 37 miliardi di euro in dieci anni) alla equa remunerazione e protezione dei lavoratori e alle produzioni non inquinanti. Siamo contrari all’ennesimo salvataggio indiscriminato delle grandi imprese insostenibili a scapito delle persone e dei territori, così come non accettiamo passivamente soluzioni securitarie non bilanciate da misure altrettanto energiche di prevenzione e cura. Non tolleriamo violazioni della privacy e sospensioni dello stato di diritto sull’onda dell’emergenza.

Gli interventi devono avere come priorità il supporto a chi soffre la fame, a chi è senza casa o vive in insediamenti informali, a chi non può accedere ai servizi igienico-sanitari e a tutte le fasce più vulnerabili della nostra società, che meno hanno gli strumenti materiali e immateriali per garantirsi una sopravvivenza dignitosa all’attuale pandemia e alla crisi che ne deriverà. I servizi pubblici devono essere intesi come beni comuni essenziali, sostenuti e potenziati.

C’è una cosa che questa crisi ha reso innegabile: l’irragionevolezza dell’austerity, della logica dei conti in ordine e dei pareggi di bilancio che trasformano le persone e le loro vite in numeri da far quadrare, secondo un dogma imposto da forze che hanno falsificato la narrazione sul futuro per cristallizzare i rapporti di potere del presente.

Le ricette per risollevare il sistema dalla crisi del 2008 hanno esacerbato la povertà e le diseguaglianze, ma una auspicabile e importante mobilitazione di risorse per contrastare il Coronavirus ci offre l’opportunità di cambiare strada: questa è forse l’ultima occasione per indirizzare gli sforzi verso la ricostruzione di una società equa ed ecologica, condizionando gli aiuti a profonde riforme del sistema scientifico, economico e produttivo per dotare le società di una maggiore resilienza rispetto alla crisi climatica e agli impatti connessi.

La risposta alla pandemia, per traghettarci verso un mondo più giusto, deve senza indugio assicurare:

– Una elaborazione e valutazione partecipata e trasparente di tutte le misure da introdurre per arginare le crisi vecchie e nuove emerse con il Covid-19, valorizzando le esperienze e le competenze dei movimenti, dei sindacati, delle associazioni, dei protagonisti e delle reti dell’economia trasformativa e dei territori, per evitare di percorrere le strade battute e sbagliate che ci hanno portato alla situazione attuale;
– un più forte spazio di contrattazione collettiva per i lavoratori, così che possano ottenere gli strumenti più adeguati per evitare l’impoverimento;
– misure innovative come il reddito di base contro la povertà e l’emarginazione, per uscire dalla crisi chiudendo quanto possibile la forbice delle diseguaglianze;
– un prelievo fiscale finalmente congruo sui profitti e rendite parassitarie delle imprese multinazionali, per evitare che scarichino il peso della ricostruzione sulle spalle delle persone e del pianeta;
– la ripubblicizzazione piena dei servizi fondamentali come acqua, energia, trasporti, sanità e istruzione;
– l’abbandono dei vincoli di spesa e di indicatori fallimentari o incompleti per stimare la performance economica dei paesi;
– la moratoria sui negoziati e la revisione di tutti gli accordi di liberalizzazione commerciale, che hanno finora contribuito a bloccare politiche economiche espansive in direzione della sostenibilità;
– il finanziamento immediato dei più ambiziosi obiettivi del Green deal europeo, attraverso ferree condizioni da imporre alle imprese destinatarie degli aiuti;
– il riorientamento delle spese militari a sostegno della transizione ecologica;
– la moratoria su trivellazioni e grandi opere, con la cancellazione dei sussidi dedicati, per spostare finalmente l’attenzione sulla decontaminazione e la bonifica dei luoghi devastati dall’estrazione di valore dalla natura;
– la liberazione del sistema scientifico dagli interessi privati e commerciali, per rafforzare la ricerca e orientarla all’interesse pubblico.

Questi sono alcuni dei nodi da portare alla luce in un nuovo dibattito pubblico che vogliamo il più ampio e partecipato possibile. Insieme possiamo fare tesoro di questa crisi, costruire una reazione decisa al cambiamento climatico, lavorare al rafforzamento delle democrazie e delle idee più progressive di cooperazione dell’umanità nella rete della vita».

ORGANIZZAZIONI – Coordinamento nazionale No Triv | Campagna Stop TTIP Italia | A Sud Onlus | Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua | Movimento No Tav | Attac Italia | Un Ponte Per | ISDE Italia | Fairwatch | Terra! | Navdanya International | Movimento Consumatori | Rete di Cittadinanza e comunità | Stop Biocidio | Partito Umanista | Cittadini e lavoratori liberi e pensanti di Taranto| Fridays For Future Pisa | Fridays For Future Parma | Fridays For Future Napoli | Movimento Cooperazione Educativa | Climate Save Italia | Fondazione Capta | No Scorie International | Disarmisti Esigenti | Transform! Italia | Associazione Botteghe del Mondo | Terra Nuova Edizioni | Comune Info | ReOrient Onlus | Cantiere delle Idee | Unione degli Studenti | Rete della Conoscenza | Link Coord. Universitario | Italia che cambia | Associazione Ambiente e Salute | Coordinamento Comitati Sardi | Abruzzo Beni Comuni | MAG4 Piemonte | Armonia degli Opposti | Associazione Bianca Guidetti Serra | Coordinamento Comitati No Triv del Val di Noto | Mamme di Marco No Tav | No Triv Lombardia | No Triv Sicilia | No Tunnel TAV Firenze | Coord. Comitati NO Cr-Mn e NO Ti-Bre | RES Lombardia (Rete dell’Economia Solidale lombarda) | RESS Roma | Consorzio siciliano Le Galline Felici | ES Martesana (Economia Solidale della Martesana) | Noi, Ambiente e Salute | CostituzioneBeniComuni | Salviamo il Paesaggio Calasco-Cremonese | UGI – Scaffale Ambientalista | Gruppo ecologico EI Muroon | WWF Cremona | Legambiente Cremona – Circolo Verde verde | Cittadini democrazia e partecipazione | Basta Veleni Brescia | R.AS.P.A. (Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l’Autotutela) | Associazione Irene | GAS del Parco di Milano | GAS Baggio | APS Amici della Ludoteca – Cassina de’ Pecchi (Mi) | Associazione Acqua Bene Comune Pistoia | Associazione Alleanza Beni Comuni Pistoia | Obiettivo Periferia | CSOA La Strada | Parents For Future Pisa, Melegnano, Salerno, Forlì, Castelfranco Emilia, Torino, Arezzo, Cernusco sul Naviglio, Bari, Val Nure

Prosegue il progetto “Noi ci siamo” a supporto degli animali

Nessun animale deve essere lasciato solo. Gli animali devono essere soccorsi! Proprio per questo Animalisti Italiani ha organizzato con il progetto “Noi ci siamo” una task force composta da volontari dell’associazione per fornire un aiuto concreto alle persone con animali colpite dall’emergenza coronavirus.

Vi raccontiamo alcune delle situazioni che stiamo affrontando.
Il telefono degli Animalisti Italiani squilla, dall’altra parte della cornetta c’è S., una donna malata oncologica a cui deve essere asportato in tempi rapidi il cancro, disperata perché non sa dove lasciare il suo Pantaleo, un cagnolino di 19 anni, cieco e con problemi di incontinenza. I volontari si sono presentati a casa della signora, si fanno consegnare il cane e lo affidano alla nostra Ramona che lo sta tenendo nel suo appartamento circondato d’affetto e cure in attesa che la sua mamma umana venga dimessa e se lo riprenda.

Ramona e Poldo

Stavolta a chiamarci è il COC (Centro operativo Comunale di Roma) per segnalarci la necessità di intervento in zona Eur dove si trova il cane di una coppia di coniugi, entrambi affetti da Covid-19. La coraggiosa volontaria Emanuela, coordinatrice della stessa task force degli Animalisti Italiani, non ha esitato a recuperarlo per portarlo al sicuro, in attesa che la sua famiglia guarisca.

Emanuela

E poi c’è il cane Ettore che Chiara porta in passeggiata quotidianamente perché la sua famiglia è in quarantena. Ricordiamo anche R., 77 anni, cardiopatica e portatrice di pacemaker che segnala il suo cagnolino Poldo, il quale da qualche giorno non mangiava più. La nostra Angela lo ha portato immediatamente dal veterinario anche se a causa di un grave massa tumorale alla milza e di un’emorragia interna in corso purtroppo non ce l’ha fatta.

Walter Caporale, Presidente degli Animalisti Italiani dichiara: “Tantissime le storie toccanti che potremmo raccontarvi in questi giorni e che non ci hanno lasciato indifferenti. Abbiamo deciso di scendere in campo, di “sporcarci le mani” per cooperare al bene. Questa è la mission dell’associazione, nata oltre 20 anni fa, che si caratterizza per la sua forte connotazione operativa. Così, abbiamo creato in primis un help desk dedicato al Covid-19 e organizzato un contest social #IORESTOACASACONLORO, tuttora in corso, coinvolgendo sia gli italiani che numerosi vip nel lanciare dei videomessaggi informativi per contrastare l’infondata paura che gli animali trasmettano il coronavirus. C’è un grande bisogno di informazioni, chiarimenti su molti aspetti che riguardano la corretta gestione degli animali nell’emergenza in corso. Al crescente numero di richieste di aiuto abbiamo risposto inoltre con l’ulteriore creazione di una task force di volontari in sinergia con Enpa e LAV“.

Carmine
Carmine

Aggiunge Emanuela Bignami, Responsabile Nazionale Randagismo: “Con i municipi VII (Cinecittà-Appio), XII (Monteverde-Gianicolense), XV (Tor di Quinto-Foro Italico) e da poco anche VIII (Appio Latino – Castel di Leva) Animalisti Italiani ha attivato un servizio di assistenza agli animali in famiglia di persone immunodepresse, in isolamento domiciliare, in quarantena e ricovero ospedaliero al fine di venire incontro, grazie alla disponibilità di una squadra dei nostri volontari, alle diverse esigenze dei cittadini. Sono tante le richieste di supporto che abbiamo preso in carico, tante le storie che ci hanno commosso e che ogni giorno ci spingono a fare del nostro meglio per rafforzare la rete di solidarietà. Ma adesso abbiamo anche bisogno del sostegno economico degli italiani alla nostra raccolta fondi nata per dare una risposta alle necessità di chi è in difficoltà, di chi ha perso il lavoro e non più sfamare la propria famiglia e i propri pet. Con le vostre donazioni acquisteremo cibo per i loro animali e forniremo cure mediche urgenti. Ogni spesa ovviamente sarà documentata”.

Aiutaci ad alimentare l’amore, a rendere possibile questa rete di solidarietà affinché nessuno venga lasciato da solo. Aderisci alla raccolta fondi sulla nostra Pagina Facebook oppure dona con bonifico bancario su conto corrente intestato ad Animalisti Italiani
IBAN IT 23 R 02008 05041 000110085946, causale “emergenza coronavirus”.

Se hai bisogno di aiuto gli Animalisti Italiani ci sono! Contattaci: emergenzacoronavirus@animalisti.it, romaemergenzaanimali@gmail.com oppure ☎️ 351.8172883

Grazie per il vostro sostegno

  • 7 Aprile 2020

Leggi anche:

Roma, attivata una Task Force di volontari per le emergenze relative agli animali

[Torino] Intervista all’avvocato Valentina Colletta, difensore di Nicoletta Dosio

Lunedì 30 marzo con un post sui social il Movimento No TAV ha pubblicato la notizia dell’uscita di Nicoletta dosio dal carcere delle Vallette di Torino per scontare la pena ai domiciliari, nella sua casa di Bussoleno in Val Susa.

Una scelta sofferta per Nicoletta che, come simbolo della lotta contro il TAV, ha avanzato la richiesta spinta e supportata dai militanti del Movimento, che hanno visto nel propagarsi del Coronavirus un pericolo concreto per la vita della compagna. La situazione nelle carceri è infatti allo stremo e la gestione dell’emergenza da parte del Governo risulta insufficiente a prevenire il contagio sia tra la popolazione carceraria che tra polizia penitenziaria, infermieri, avvocati e magistrati, che entrando e uscendo dalle carceri diventano potenziali vettori dell’infezione.

Pubblichiamo quindi solo oggi l’intervista rilasciata dall’avvocato Valentina Colletta, difensore della Dosio, perché avrebbe anticipato la notorietà della richiesta di Nicoletta di essere sottoposta alla detenzione domiciliare, presentata il 20 marzo, e di cui ancora il movimento No TAV non aveva diffuso la notizia.

Con la rabbia di chi ha lasciato tra le mura del carcere tante compagne di detenzione a cui il governo nega il diritto a mettersi in salvo dal virus, Nicoletta prosegue da casa la sua battaglia per il riconoscimento pieno dei diritti dei detenuti costretti ad una realtà fatta di intollerabile oppressione e repressione sociale.

A Nicoletta e agli altri attivisti ci uniamo nella lotta per pretendere l’attuazione immediata di misure urgenti come l’amnistia sociale per ridurre il sovraffollamento carcerario, per la salvaguardia e la salute dei detenuti e del personale penitenziario, sanitario e giudiziario con cui entrano in contatto.

***

Quali sono le condizioni di Nicoletta e come è cambiata la vita all’interno del carcere a seguito del diffondersi dell’epidemia da Covid-19?

Nicoletta è in carcere ormai da tre mesi e, se nel primo periodo – nonostante le difficoltà connesse alla drastica perdita di ogni libertà, alla sua lunga collocazione ai “nuovi giunti” e ai suoi problemi di carattere sanitario – è riuscita comunque a mantenersi serena e propositiva, oggi la situazione è cambiata. Nicoletta si è infatti da subito attivata per comprendere le dinamiche che caratterizzano i rapporti interpersonali all’interno del carcere, si è messa a disposizione delle altre detenute, ha cercato faticosamente di interagire in maniera costruttiva con il personale di Polizia penitenziaria affinché venissero riconosciuti e garantiti i diritti suoi e delle sue compagne, si è occupata della biblioteca della sezione dove si trova, ha mantenuto costanti rapporti epistolari con l’esterno e si è mantenuta informata. Con il dilagare della pandemia in corso molte delle sue attività sono state ulteriormente limitate a causa del divieto di ingresso di volontari e personale che rendevano agibile la biblioteca, così come altri servizi. Nicoletta, come le altre detenute, non ha più diritto ai colloqui visivi parentali e non può più ricevere pacchi alimentari. Inoltre respira quotidianamente un clima particolarmente teso, alimentato dalle scarse e poco chiare notizie che le giungono. Tutti i detenuti hanno contezza, sebbene non ufficialmente, dell’ingresso del virus in carcere e lei, come le sue compagne, vivono con ansia l’assenza di presidi sanitari e la promiscuità a cui sono costrette.

Come è arrivata alla decisione di richiedere misure alternative alla detenzione in carcere?

Il dilagare del virus ha portato in molti a chiedere a Nicoletta di accedere alle misure alternative a cui avrebbe diritto. Il Movimento NO TAV l’ha pubblicamente invitata a considerare la richiesta quanto meno della detenzione domiciliare. Le è dunque giunta la forte e generalizzata preoccupazione per le sue condizioni di salute che, in caso di contagio, la esporrebbero a conseguenze potenzialmente letali ed alcuni giorni fa ha quindi avanzato richiesta di detenzione domiciliare. La sua è stata una decisione sofferta che ha dovuto assumere per rispetto di quanti le hanno chiesto di salvaguardare sé stessa e la valenza che ha per le molte lotte che ha sposato, in primis quella del Movimento NO TAV. La decisione che ha preso l’ha d’altra parte esposta al patimento di provare a sottrarsi ad un ambiente, quello carcerario che, sebbene sia fonte di inestinguibile dolore, le ha consentito di conoscere e condividere una realtà contro cui da sempre si espone in quanto inumana, inutilmente degradante ed emblema di quell’intollerabile controllo sociale che marginalizza gli ultimi e reprime quanti per loro si battono ancora. Qualora la magistratura di sorveglianza ne consentisse la scarcerazione Nicoletta continuerà a dedicare ogni sua energia alle lotte sociali e ai detenuti.

Qual è il ruolo di Nicoletta nella lotta contro la drammatica situazione del sistema carcerario e quali sono le misure prese per contrastare la diffusione del virus tra detenuti e personale?

Nicoletta decise di non chiedere misure alternative al carcere per riportare l’attenzione di tutti sulle tematiche che da sempre le sono care: le lotte ambientali, quelle per la casa ed il lavoro, le distorsioni di un sistema capitalistico ed individualista che delega alla magistratura la violenta repressione di chi non si piega. Nicoletta in questo modo ha cercato di rimettere sotto i riflettori le ragioni della lotta sua e dei suoi compagni e, non ultimo, le drammatiche condizioni in cui versa l’intero sistema carcerario. In effetti dopo il suo arresto numerose sono state le realtà che hanno cominciato ad invocare provvedimenti che consentissero la scarcerazione non solo di coloro che sono stati condannati per aver preso parte alle lotte sociali, ma anche di quanti si trovano ristretti per reati per lo più bagatellari e dettati da condizioni di necessità o indigenza. La pandemia ha tuttavia interrotto tale movimento che ora, necessariamente, si è concentrato sulla richiesta di misure, magari meno strutturate ma più urgenti, per contenere quello che si teme potrà essere un inarrestabile contagio all’interno degli istituti penitenziari con conseguenze drammatiche e, almeno in parte, imprevedibili. Continuo a frequentare regolarmente la Casa Circondariale di Torino e la paura di quanto potrà avvenire è palpabile sia nella popolazione detenuta che nel personale di Polizia penitenziaria. Sia ai detenuti che al personale che lavora in carcere non è stato fornito alcun presidio di protezione personale e il sovraffollamento e la conseguente promiscuità non consentono a nessuno di rispettare neppure quel minimo di distanza interpersonale prescritto a tutti gli altri cittadini. Il nervosismo e la sensazione di vivere e lavorare in un mondo dimenticato da tutti sono evidenti e si manifestano in un maggiore nervosismo ed in un’ansia che mina i rapporti interpersonali. Il perdurare di una sovraesposizione alla paura rende le persone meno disponibili e sensibili alle sofferenze e ai bisogni altrui anche in carcere. Per il momento continua ad essere consentito l’ingresso agli avvocati, ai quali viene misurata la febbre e fornita una mascherina. Ogni finestra del carcere è e resta aperta per consentire la più ampia areazione possibile ed i detenuti hanno freddo ma sopportano. In difetto di un approvvigionamento alimentare tramite i pacchi dei parenti, gli acquisti all’interno del carcere sono divenuti più onerosi e non tutti possono permetterselo.

Come si è mosso il Governo per limitare il dilagare dell’epidemia all’interno delle carceri?

Il Governo ha reagito all’allarme da più parti gridato con un provvedimento che affronta il tema con due miseri articoli che non potranno che incidere tardivamente e inefficacemente. Il decreto ricalca le disposizioni della legge c.d. svuotacarceri ponendo tuttavia ulteriori limiti alla sua già ridotta applicabilità. In difetto di altri immediati e più radicali provvedimenti lo Stato dovrà assumersi la responsabilità di quanto appare drammaticamente inevitabile: il dilagare della pandemia all’interno degli istituti penitenziari con le conseguenze che questo significa in un ambiente in cui vivono ammassati uomini, donne, vecchi, bambini, malati e miserabili.

[Torino] Intervista all’avvocato Valentina Colletta, difensore di Nicoletta Dosio

 

Paolo Maddalena: “Si usi il Golden Power per ricostituire il patrimonio pubblico nazionale”

Ieri si è svolto nel tardo pomeriggio il Consiglio dei ministri che ha deliberato due importanti provvedimenti: la concessione di un prestito con garanzia statale di 400 miliardi di euro a piccole, medie e grandi imprese (ciò consentirà ai nostri imprenditori di superare l’attuale blocco di attività e di incrementare, e qui si vedrà la loro capacità, la produzione nazionale di beni); e un decreto legge (immediatamente esecutivo, ma da approvare entro 60 giorni da parte delle Camere) che conferisce al governo il così detto “Golden Power”, cioè i pieni poteri, oltre che nelle materie già previste dalla legge del 2012, anche in materia sanitaria e alimentare che sono asset strategici del made in Italy. È un’ottima soluzione per proteggere l’italianità dei nostri prodotti.

Per quanto riguarda l’Europa

Per quanto riguarda i rapporti con l’Europa, il Consiglio dei ministri ha tenuto ferma la posizione di chiedere soltanto gli Eurobond, cioè dei prestiti garantiti dal bilancio dell’Unione europea, evitando del tutto l’attuazione del Mes (come da noi richiesto con la seguente petizione: http://chng.it/wZvzDtGN).

Se passasse questa linea, e ci sono al riguardo buone probabilità (sono contrari Germania, Olanda,Austria e Finlandia, mentre sono favorevoli oltre a Italia, Francia e Spagna altri 11 paesi dell’Unione), sarebbe una bella vittoria di chi sostiene la solidarietà in Europa su chi la osteggia in nome del del peggior contabilismo del sistema economico predatorio neoliberista.

A tal proposito invitiamo il governo a essere ferreo nei confronti dei paesi dissidenti, poiché qui si tratta dell’esistenza o non della stessa Unione europea.

In conclusione

In conclusione, secondo noi, oltre a esser forti con l’Europa, dobbiamo assolutamente ricostituire il nostro patrimonio pubblico. E a tal fine la giusta attribuzione di pieni poteri al governo dovrebbe comportare anche il ricorso alle nazionalizzazioni delle industri strategiche, dei servizi pubblici essenziali e delle fonti di energia, le quali costituiscono una fonte di ricchezza nazionale di inestimabile valore, che indebitamente è stata ceduta a singoli faccendieri privati e a fameliche multinazionali.

E si ricordi che tali fonti di produzione di ricchezza, ai sensi dell’articolo 43 della Costituzione, devono essere in mano pubblica o di comunità di lavoratori o di utenti.

Sarebbe questa, secondo noi, la via più sicura per assicurare un reale sviluppo economico della nostra Italia.

di Paolo  Maddalena (Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”)

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-paolo_maddalena_si_usi_il_golden_power_per_ricostituire_il_patrimonio_pubblico_nazionale/82_34089/

 

Irragionevole e immorale attribuire alla Cina la diffusione dell’epidemia di Covid-19

Secondo quanto riportato recentemente da alcuni media britannici, la Henry Jackson Society, un think-tank neo-conservatore con sede a Londra ha pubblicato un rapporto nel quale ha criticato la Cina per “aver nascosto le informazioni sull’epidemia di Covid-19” e per aver “aver violato le norme sanitarie internazionali”. Il rapporto chiede alla Cina di “assumersi la responsabilità per la diffusione dell’epidemia”, ha invitato la comunità internazionale a svolgere indagini sulla Cina e a chiedere un risarcimento.

Si tratta di un’affermazione totalmente assurda. In realtà la Cina ha fatto enormi sacrifici istituendo una prima linea di difesa per la prevenzione e il controllo dell’epidemia guadagnando tempo prezioso per tutto il mondo. Il governo cinese ha comunicato con tempestività le informazioni sull’ epidemia e ha condiviso senza riserve le esperienze di prevenzione, controllo e trattamento con l’Oms e la comunità internazionale, dalla quale il Paese ha ricevuto ampio riconoscimento ed apprezzamento. La cosiddetta affermazione di “fare in modo che la Cina si assuma le sue responsabilità e risarcisca per la diffusione dell’epidemia di Covid-19” è totalmente irragionevole e immorale.

L’intera umanità è vittima dell’epidemia. Non vi sono casi nella storia in cui è stato chiesto un risarcimento ad una nazione per un incidente che riguarda la sanità pubblica, poiché questo avrebbe inevitabilmente suscitato ondate di odio in tutto il mondo contro un determinato gruppo etnico, creando i presupposti per una tragedia. L’idea di chiedere alla Cina di assumersi la responsabilità dello scoppio di questa epidemia e di risarcire i danni provocati dal Covid-19 è sostanzialmente dettata da una posizione razzista che ha oltrepassato ogni limite in termini di moralità.

Attualmente, sono stati segnalati in tutto il mondo oltre 1,2 milioni di casi accertati, il primo ministro britannico Boris Johnson è stato trasferito in una unità di terapia intensiva a causa del peggioramento della sua situazione clinica. Nel momento in cui il mondo si trova ad affrontare l’emergenza della lotta contro il coronavirus, alcuni politici ed organizzazioni europee ed americane hanno supportato politiche razziste e hanno attribuito alla Cina la responsabilità della diffusione dell’epidemia. In questo modo hanno messo in luce i loro malsani obiettivi politici ed ostacolato la cooperazione sulle misure di profilassi e controllo dell’epidemia a livello globale. Quelli che sono chiamati ad assumersi la responsabilità per la diffusione del virus in Europa e negli Stati Uniti sono persone immorali che continuano a creare caos nel mondo.

di Radio Cina Internazionale

 

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-irragionevole_e_immorale_attribuire_alla_cina_la_diffusione_dellepidemia_di_covid19/82_34098/

 

“Nato per vivere”. Pablo e la Pasqua dell’agnello felice

Come sempre, anche quest’anno, denunceremo la mattanza degli agnelli con una campagna in loro difesa: “Nato per vivere”, perché ogni essere vivente che nasce, ha diritto di crescere e vivere, un diritto imprescindibile, sotto tutti i punti di vista. Read More ““Nato per vivere”. Pablo e la Pasqua dell’agnello felice”

Quella sensazione di “dolore anticipato”, ora condivisa da tutti

Superando.it

«Il mondo è cambiato – scrivono le Famiglie e gli Operatori della Fondazione Oltre il Labirinto-Per l’Autismo – e ogni cosa sarà diversa. La perdita di normalità, la paura del pedaggio economico, un nuovo modo di vivere le relazioni: non è un semplice dolore, è un “dolore anticipato”, quel sentimento che si prova per ciò che potrà riservare il futuro, quando questo è particolarmente incerto. Per chi ha un figlio con autismo è una sensazione ben nota, fin dal momento della diagnosi: la mente va verso il futuro e immagina il peggio. Per calmarsi, è necessario vivere nel presente e accettarlo»
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Assistenti educativi all’autonomia e alla comunicazione: la Torre di Babele
«Perché creare tante condizioni ostative – scrive Paola Di Michele – agli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, come sta accadendo in queste settimane? Non bisogna infatti dimenticare che nell’attuale “Torre di Babele” che ci riguarda, chi ci rimetterà, oltre a noi lavoratori, con stipendi decurtati all’80%, saranno soprattutto i bambini con disabilità, di cui caparbiamente molti si stanno già occupando in maniera “informale”, con i propri mezzi, sentendo l’obbligo etico di non lasciarli soli con le loro famiglie»
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Raccomandazioni Covid-19 e malattie neuromuscolari
Si chiama così il documento elaborato dalla Commissione Medico-Scientifica della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), che raccoglie varie indicazioni rivolte soprattutto alle persone con malattie neuromuscolari (distrofie, atrofia muscolare spinale, miotonie ecc.). Oltre alle raccomandazioni fornite dal Ministero della Salute, il testo propone rassicurazioni e consigli sull’assunzione di farmaci, sull’interruzione della fisioterapia, sulla ventilazione, nonché su altri aspetti fondamentali per chi ha una malattia neuromuscolare, ma anche per i familiari e i caregiver
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Evitare che le strutture residenziali diventino tutte focolai di coronavirus
«I Centri Residenziali sono “bombe ad orologeria” pronte a scoppiare», era stato scritto una decina di giorni fa sulle nostre pagine. Purtroppo, a dar corpo a quel timore, oltre a quanto da noi raccontato, ad esempio, sulla situazione dell’Oasi Maria Santissima di Troina (Enna), vi sono altre notizie drammatiche che si diffondono, come quella di una struttura per persone con disabilità a Cocquio Trevisago (Varese), dove ben 65 ospiti su 78 sono risultati positivi al Covid-19. Anche in questo àmbito, dunque, per evitare il moltiplicarsi di casi del genere, bisogna fare meglio e fare subito!
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Un seminario internazionale in rete sulle discriminazioni nelle cure urgenti
Vladimir Cuk, direttore esecutivo dell’IDA (International Disability Alliance), Catherine Naughton, direttore esecutivo dell’EDF (European Disability Forum) e Luisella Bosisio Fazzi, altra componente del Direttivo dell’EDF, oltreché di quello del FID (Forum Italiano sulla Disabilità) e della Giunta Nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap): tra poche ore, ed esattamente alle 18 di oggi, 6 aprile, saranno loro i protagonisti del webinar internazionale (seminario in rete) sul tema “Disabilità e coronavirus: discriminazioni nelle cure urgenti”
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Disabilità e coronavirus: fare (molto) meglio, fare presto!
«Tra provvedimenti largamente insufficienti, e in parte ancora lettera morta, se non causa di ulteriori disparità, attendiamo la conversione in legge, da parte del Parlamento, del Decreto “Cura Italia”. Da parte nostra abbiamo proposto solidi investimenti per la disabilità e la non autosufficienza, sui quali ci auguriamo vi sia una convergenza bipartisan. Al Governo chiediamo coraggio, determinazione e investimenti congruenti: serve cambiare rotta, fare meglio e fare presto!»: lo dichiara Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap)
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La Puglia agisce per la distribuzione dei dispositivi medici monouso
Come segnala con soddisfazione Francesco Diomede, presidente della FINCOPP (Federazione Italiana Incontinenti e Disfunzioni del Pavimento Pelvico) – organizzazione che insieme a molte altre impegnate in favore delle persone incontinenti, stomizzate e laringectomizzate, avevano denunciato le gravi difficoltà riscontrate nell’ottenere i dispositivi medici monouso (sacche, placche, cateteri e altri) – la Regione Puglia si è caratterizzata come la prima in Italia ad agire formalmente per la distribuzione di quei dispositivi
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La scuola a distanza, l’inclusione e la buona volontà delle persone
«Come si fa a pensare – scrive Giovanni Maffullo – che un’intera categoria di lavoratori sia obbligata a “fare scuola” a distanza, senza che l’Amministrazione abbia effettuato un adeguato investimento in termini di formazione? E tuttavia, nonostante una serie di notevoli criticità, i docenti, nel complesso, stanno dimostrando di saper sostenere la formazione degli studenti anche in situazione emergenziale. Ma credo anche che fino a quando la realizzazione dell’inclusione scolastica e sociale si identificherà con la seppur meritoria buona volontà delle persone, essa rimarrà ancora un miraggio»
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Molte cose da fare e con urgenza, insieme e in favore del Terzo Settore
«Temiamo che questa crisi renda ancora più debole la nostra società. Più deboli e indifese le persone in difficoltà materiale e in marginalità sociale. Più deboli e rarefatte le relazioni sociali, più debole la coesione e il capitale sociale del Paese. Per questo bisogna agire subito e la Cabina di Regia Interministeriale, prevista dalla Legge sul Terzo Settore, costituisce la sede per una rapida concertazione di interventi immediati e per impostare le azioni di rilancio per il dopo crisi»: lo dichiara Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore
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Il Piano per l’Emergenza Socio-Economica della Campania
«Il contributo economico va bene come sostegno, ma allo stesso tempo gli Enti Locali devono dare supporto alle persone con disabilità e alle famiglie, dando priorità all’attivazione dei servizi a domicilio»: lo ha dichiarato Daniele Romano, presidente della FISH Campania (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), subito dopo la presentazione del Piano per l’Emergenza Socio-Economica della Regione Campania, rispetto al quale Romano ha chiesto anche di estendere il sostegno economico a tutte le persone con disabilità grave che non hanno accesso ad alcun servizio o beneficio
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Servirà un tavolo congiunto permanente, per una “nuova epoca”
«Oggi abbiamo la convinzione – scrivono ai propri Amministratori Regionali i Presidenti delle componenti del Friuli Venezia Giulia di FISH, ANFFAS e SIMFER – che, terminata l’emergenza, forse non tutto riprenderà come in precedenza. Ma proprio su alcune situazioni di estrema difficoltà riscontrate in questo periodo, ci sentiamo pronti nel rivedere forme, modalità operative e protocolli che hanno dimostrato elementi a volte di forte criticità. Servirà quindi l’attivazione di un tavolo congiunto permanente, finalizzato a una programmazione comune, con forti elementi di proiezione futura»
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Una Circolare per i lavoratori della Pubblica Amministrazione
Dopo l’INPS, che lo aveva fatto per i dipendenti del settore privato, interviene anche il Ministro per la Pubblica Amministrazione, sul tema delle agevolazioni per i lavoratori del settore pubblico, con la Circolare 2/20, che pone maggiore attenzione agli aspetti organizzativi derivanti dall’attuazione del lavoro agile (“smart working”). Secondo il Servizio HandyLex.org, «si tratta di una reale sfida organizzativa per la macchina della “Pubblica Amministrazione” che non in tutti i suoi comparti riesce agevolmente ad usare le nuove tecnologie e soprattutto le nuove logiche»
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