La battaglia di Stalingrado per spiegare che comunismo e nazismo non sono equiparabili

Il 2 febbraio ricorre l’anniversario della vittoria dell’Armata Rossa a Stalingrado. Con una gigantesca e sbalorditiva manovra a tenaglia, l’esercito sovietico completava l’annientamento della sesta armata nazista del feldmaresciallo Paulus. Read More “La battaglia di Stalingrado per spiegare che comunismo e nazismo non sono equiparabili”

75 anni fa l’Armata Rossa liberava Auschwitz

Nel documento diffuso dal Partito Comunista Portoghese, il lucido ricordo del ruolo fondamentale svolto dall’Unione Sovietica nella liberazione del campo di sterminio di Auschwitz e dei comunisti di tutta Europa nella sconfitta del mostro nazifascista insieme alla denuncia delle vergognose speculazioni che accomunano le destre fasciste e reazionarie e la “sinistra imperiale” (di cui fa parte anche il gruppo europarlamentare del PD firmatario di un’immonda risoluzione all’insegna del più sfacciato revisionismo storico) tendenti a mettere sullo stesso piano le belve hitleriane e i loro collaborazionisti, responsabili della guerra e degli immani massacri di ebrei, rom, soldati dell’Armata Rossa, comunisti e altri oppositori politici, e chi, con il sacrificio di decine di milioni di suoi soldati e civili, ha contribuito in modo decisivo alla vittoria della civiltà contro la barbarie del fascismo e dei suoi crimini. (MG) 

Sono passati 75 anni dalla liberazione da parte dell’esercito sovietico del campo di concentramento nazista di Auschwitz, dove più di un milione e centomila esseri umani furono assassinati sistematicamente – nelle camere a gas, per fame e malattie, con fucilazioni e torture.

Nel celebrare questa data, il PCP ricorda il ruolo decisivo e indimenticabile dell’URSS, del popolo sovietico e della sua Armata Rossa, nella sconfitta di Hitler e del nazi-fascismo, l’espressione storica più violenta e terroristica del capitalismo. Gli epici sacrifici del popolo sovietico nella Seconda Guerra Mondiale – con i suoi oltre 20 milioni di morti -, che portarono alla liberazione dei popoli e dei lavoratori dalla barbarie nazifascista, non saranno mai dimenticati.

Nei campi di concentramento nazisti furono sterminati milioni di esseri umani, per lo più prigionieri di guerra e civili sovietici, ebrei, slavi, tra gli altri. Ma i campi di concentramento nazisti erano anche campi di lavoro forzato al servizio dei grandi monopoli tedeschi – IG Farben, Krupp, Siemens, AEG e altri – che avevano giocato un ruolo decisivo nell’ascesa di Hitler e del nazismo al potere. Campi in cui lo sfruttamento del lavoro umano è stato portato all’estremo – fino alla morte – e dove quelli ritenuti inadatti al lavoro sono stati crudelmente eliminati.

Nessuna campagna di menzogne ??e falsificazione storica potrà mai cancellare il ruolo decisivo dell’Unione Sovietica e dei Comunisti, che hanno guidato la Resistenza e la lotta che ha sconfitto il nazifascismo a costo di indicibili sacrifici.

Lotta contro il fascismo, in cui si inserisce la lotta del Partito Comunista Portoghese per la libertà e la democrazia, contro la dittatura fascista in Portogallo, che ha oppresso il popolo portoghese per quasi mezzo secolo, ha liquidato le libertà più elementari, ha condannato il nostro paese all’arretratezza e alla miseria, ha represso, torturato e assassinato, ha condotto guerre coloniali criminali.

I comunisti furono le prime vittime del fascismo. E’ stato in nome dell’anticomunismo che gran parte della classe dominante ha concepito e sostenuto l’ascesa e la brutalità del fascismo, e non solo, nei paesi – come il Portogallo – dove è salito al potere. Una connivenza che aveva un chiaro segno di classe, inseparabile dal desiderio di vedere il nazifascismo schiacciare il movimento operaio e i partiti comunisti, salvare il capitalismo da una profonda crisi e attaccare e distruggere l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Le responsabilità dei gruppi monopolistici e delle potenze occidentali nell’ascesa del fascismo e nello scoppio della Seconda Guerra Mondiale sono evidenti nel tradimento della Repubblica democratica spagnola, nell’abbandono alla loro sorte dei popoli che furono le prime vittime delle aggressioni fasciste – come l’Etiopia, la Cina e l’Austria – o alla Conferenza di Monaco del settembre 1938, con la collaborazione aperta del Regno Unito e della Francia con Hitler e Mussolini nello smembramento della Cecoslovacchia. Ciò ha avuto una sua espressione anche nella resa e nel collaborazionismo della Francia di Vichy.

La connivenza del grande capitale con il fascismo è continuata, dopo la seconda guerra mondiale, con la promozione di un’alleanza anticomunista guidata dagli Stati Uniti – di cui è esempio la trasformazione del Portogallo fascista in un alleato e membro fondatore della NATO -, con l’obiettivo di contenere e far regredire i progressi storici ottenuti nella liberazione sociale e nazionale dai popoli nel dopoguerra. Migliaia di nazifascisti e di loro collaboratori sono stati messi al servizio di campagne anticomuniste e reti di sovversione e terrorismo – come “Gladio” – create dall’imperialismo statunitense e dai suoi alleati in tutto il mondo. In numerosi paesi, come la Repubblica Federale Tedesca, costoro sono stati collocati in importanti posizioni di potere. È con questi mezzi e con il sostegno aperto e nascosto dell’imperialismo che le forze che emergono oggi, in diversi paesi dell’Europa orientale – come in Ucraina o nelle repubbliche baltiche – riabilitano il fascismo e glorificano apertamente i collaboratori con il nazismo, mentre distruggono i monumenti e la memoria delle truppe sovietiche, mettono fuorilegge i partiti comunisti e perseguitano i comunisti e gli altri democratici.

Come dimostra la storia, dietro l’anticomunismo si nascondono le concezioni e le intenzioni più reazionarie e antidemocratiche.

La riabilitazione del fascismo e dei suoi crimini non è nuova, come attesta, ad esempio, la visita del presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, e del cancelliere della Repubblica Federale di Germania, Helmut Kohl, al cimitero delle “SS” (truppe d’assalto naziste) a Bitburg, nel 1984. Ma le campagne per imbiancare il fascismo, banalizzare l’ideologia fascista, la menzogna e la falsificazione storica, ottengono oggi una dimensione senza precedenti – di cui è parte la vergognosa risoluzione anticomunista adottata dal Parlamento europeo lo scorso settembre o l’inaccettabile iniziativa di creare in Portogallo un “museo” dedicato al dittatore Salazar.

Queste campagne dimostrano che, come nel XX secolo, settori del grande capitale stanno ora scommettendo nuovamente sull’attacco alle libertà, alla democrazia, alla sovranità, con la violenza e la guerra, per cercare di superare la crisi strutturale del capitalismo e fermare l’inevitabile resistenza del lavoratori e popoli di fronte all’assalto di questo brutale sistema di oppressione e sfruttamento. Particolarmente cinica e perversa è la campagna per cercare, in nome della giusta condanna della crudele persecuzione nazista nei confronti degli ebrei, di giustificare i crimini del regime sionista israeliano contro il popolo palestinese e l’occupazione violenta e illegale dei territori palestinesi.

In un momento in cui l’umanità si trova di nuovo di fronte alla minaccia del fascismo e della guerra, il PCP, alzando lo stendardo della pace e della verità, della lotta contro le menzogne ??e la falsificazione storica, contro il fascismo e la guerra, fa appello alla coscienza e alla mobilitazione dei democratici e degli antifascisti perché mai più si ripetano Auschwitz e gli orrori del nazifascismo e della guerra.

Nota dell’Ufficio Stampa del Partito Comunista Portoghese

da http://www.pcp.pt

Traduzione di Mauro Gemma per Marx21.it

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-75_anni_fa_larmata_rossa_liberava_auschwitz/82_32898/

Raccolta fondi per aiutare Rosalba Romano per ricorrere in Cassazione contro condanna

Partecipa alla raccolta di fondi per sostenere le ingenti spese a cui è stata condannata Rosalba che di mestiere fa l’infermiera precaria, non ha “santi in paradiso”….

Sostenere il ricorso alla Corte di Cassazione e le ingenti spese a cui Rosalba è stata condannata.

La Corte di Cassazione deve annullare il processo contro Rosalba Romano e porre rimedio a una vergognosa e pericolosa violazione della Costituzione

Il 25 settembre 2019 la Corte di Appello di Milano ha confermato la condanna contro Rosalba Romano già emessa in Primo Grado il 30 marzo 2018. Il processo contro Rosalba è nato dalla denuncia da parte di un poliziotto che in passato ha fatto parte del famigerato VII Reparto Mobile di Bologna (uno dei “corpi speciali” di macellai impiegati nel G8 di Genova nel 2001) che si è sentito diffamato da un appello, pubblicato sul sito Vigilanza Democratica, per lo smantellamento del Reparto coinvolto in gravi e documentati episodi di abusi di polizia, tra cui la carica immotivata e sproporzionata che nel 2005 ha reso invalido a vita Paolo Scaroni, ultras del Brescia.
Il dibattimento e le sentenze, tanto del Primo quanto del Secondo Grado, sono state una lampante dimostrazione dell’uso politico della Magistratura: la Procura di Milano ha emesso una condanna esemplare contro Rosalba per affermare che in questo paese la Polizia può agire al di sopra della legge e per intimorire tutti coloro che si attivano e si mobilitano contro la repressione, contro gli abusi in divisa, per la trasparenza nella catena di comando, per il codice identificativo delle forze dell’ordine, in sintesi per l’attuazione della Costituzione a partire dall’Articolo 52 (“L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”) e dall’Articolo 21 (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”).
Anziché tutelare chi promuove l’attuazione della Costituzione, la Procura di Milano ne è diventata il persecutore. I giudici (nel processo di Primo Grado Paola Maria Braggion, nel frattempo promossa nel CSM, nel processo di Appello Fabio Paparella, Simona Improta e Patrizia Re) si sono distinti per aver con consapevolezza stravolto fatti e circostanze e per aver abusato del loro potere nell’interpretazione delle leggi, violando palesemente quella Costituzione di cui dovrebbero invece essere interpreti. In particolare:
– il processo di Primo Grado si è concluso con una condanna per un fatto diverso rispetto a quello descritto nell’imputazione (nelle motivazioni della sentenza è persino incerto il fatto per cui Rosalba è stata condannata): è stato in questo modo leso il diritto alla difesa (articolo 24 della Costituzione);
– il processo di Secondo Grado, in mancanza di prove sul fatto che Rosalba abbia pubblicato o scritto l’articolo incriminato, ha confermato la condanna per concorso nella diffamazione facendo riferimento a una recente sentenza della Corte di Cassazione che ha sancito la responsabilità penale dell’amministratore di un sito web o blog rispetto ad articoli pubblicati anche da terzi, qualora essi vengano coscientemente mantenuti on line una volta appresa la loro portata diffamatoria. Nel caso di Rosalba, però, il fatto non è mai stato oggetto di dibattimento e quindi neppure mai dimostrato;
– con un pretestuoso gioco di parole, la Corte di Appello ha “frainteso” il significato dell’espressione “condividere un articolo”: da “rendere fruibile al pubblico” lo ha scambiato per “sostegno alle tesi sostenute nell’articolo”. In questo modo, mettendo una toppa peggiore del buco nelle motivazioni della sentenza, ha introdotto anche il reato di opinione (violando l’articolo 21 della Costituzione).
– sia nelle motivazioni del Primo che del Secondo Grado i giudici avvalorano unilateralmente le dichiarazioni rese dal poliziotto, nonostante esse non siano sostenute da nessuna prova e da nessun riscontro.
Dato il ruolo della Corte di Cassazione, se essa non annullerà questa sentenza “che fa giurisprudenza”, sottoscriverà e avallerà un obbrobrio giuridico e spianerà la strada ad altre violazioni sostanziali e formali della Costituzione.

La conferma della condanna a Rosalba, inoltre, è una manifestazione particolarmente odiosa della disparità di trattamento fra ricchi e poveri, oltre che una vergogna giuridica: condannare una lavoratrice precaria a pagare migliaia di euro (fino anche a decine di migliaia di euro) è ben diverso che condannare un ricco, un politico, uno speculatore, un giornalista prezzolato. E’ uno strangolamento che rovina la vita.
Rosalba è una infermiera a Partita IVA, nel suo caso (come nel caso di tutte le partite IVA) il debito non viene rateizzato e detratto con un quinto dallo stipendio, ma è preteso il saldo immediato, pena il blocco dei conti e il pignoramento dei beni. Pertanto Rosalba si trova nella condizione di non poter lavorare legalmente, non avere un conto bancario ed è ad affidarsi ad amici e compagni per sopravvivere.

In un paese in cui attivisti politici e sociali vengono perseguitati senza tregua né ritegno (vedi Nicoletta Dosio che affronterà il carcere nonostante l’età, a dimostrazione della persecuzione di cui è oggetto lei e tutto il movimento NO TAV), in cui lavoratori che lottano per i diritti e il rispetto dei contratti vengono manganellati, arrestati e sottoposti a fogli di via e costretti a pagare avvocati e spese legali (vedi i lavoratori iscritti al SI COBAS), in cui i comitati per il diritto alla casa vengono trattati come “associazioni a delinquere” e subiscono montature poliziesche e giudiziarie (vedi il Comitato autonomo abitanti Barona, a Milano) una lavoratrice precaria subisce un processo farsa e viene condannata alla miseria.

Solo la solidarietà e il sostegno popolare possono impedire una deriva antidemocratica che fa carta straccia della Costituzione e si accanisce contro i lavoratori, i giovani e tutti coloro che si attivano e si mobilitano per denunciare e contrastare i politicanti, gli speculatori e i grandi criminali che stanno conducendo il paese alla rovina.

Chiediamo a singoli cittadini, organismi, personaggi politici, del mondo delle associazioni e della società civile di firmare questo appello, che sarà inviato alle principali istituzioni e autorità che hanno giurato sulla Costituzione a partire dal Presidente della Repubblica, e di prendere pubblicamente posizione affinché la Corte di Cassazione annulli il processo contro Rosalba.

Partecipa alla campagna in solidarietà a Rosalba Romano:
• attraverso dichiarazioni pubbliche (testi, video);
• attraverso fotografie con cartelloni tipo “Io sto con Rosalba. La Cassazione deve annullare il processo politico contro Vigilanza Democratica!”;
• portando il caso nelle istituzioni;
• partecipando alla raccolta di fondi per sostenere il ricorso alla Corte di Cassazione e le ingenti spese a cui Rosalba è stata condannata (Postepay intestata a Gemmi Renzo n. 5333 1710 9377 5704).

Partecipa alla campagna in solidarietà a Rosalba Romano
FIRMA E FAI FIRMARE
Appello – petizione.
La Corte di Cassazione deve annullare il processo contro Rosalba Romano e porre rimedio a una vergognosa e pericolosa violazione della Costituzione
Firma su: https://www.change.org/p/sergio-mattarella-presidente-della-repubblica-e-alfonso-bonafede-ministro-della-giustizia-la-corte-di-cassazione-deve-annullare-il-processo-contro-rosalba-romano
Scaricalo qui >
http://www.mediafire.com/file/jlo81yudfgb6xvl/VD_appello_-_Cassazione.pdf/file
e invialo a carc@riseup.net / fax. 02.26.30.64.54 / FB: Vigilanza Democratica

>>> Leggi anche Sulla condanna in Appello a Rosalba Romano <<<
https://www.carc.it/2019/10/14/sulla-condanna-in-appello-a-rosalba-romano-la-vigilanza-democratica-non-si-processa-e-non-si-condanna/

Evento Facebook: https://www.facebook.com/donate/1756182791183356/

 

Coronavirus, il noto epidemiologo Walter Lipkin elogia l’operato della Cina

Impazzano le fake news sul coronavirus per screditare l’immagine internazionale della Cina. Nonostante esperti di fama mondiale smentiscano le voci fatte circolare ad arte su una Cina negligente e riluttante nel condividere le notizie sulla diffusione del virus.

Uno di questi è Walter Ian Lipkin. Epidemiologo di fama internazionale della Mailman School of Public Health della Columbia University.

Lipkin si trova in Cina da 17 anni, si recò nel gigante asiatico già per combattere la SARS. Come primo scienziato al mondo che ha usato metodi molecolari per diagnosticare batteri patogeni, Lipkin ha addestrato diversi membri del personale medico in Cina durante l’epidemia di SARS.

Lipkin, noto anche come “cacciatore di virus” nel campo dell’epidemiologia, ha affermato, che rispetto alla SARS, il controllo epidemico nazionale cinese dell’infezione da coronavirus ha fatto due importanti progressi. In primo luogo, la probabilità di rilevazione di virus è migliorata non solo in termini di tecnologia, ma anche in termini di formazione professionale del personale medico. In secondo luogo, c’è una maggiore trasparenza nella diffusione delle informazioni.

Dalla SARS, alla MERS al virus del Nilo occidentale e dal virus dell’Ebola, Lipkin è stato in prima linea nelle epidemie mondiali. Negli ultimi anni ha lavorato a stretto contatto con scienziati e funzionari cinesi per rafforzare i sistemi sanitari pubblici e proteggere le persone dallo scoppio di malattie infettive.

La sera del 29 gennaio è arrivato a Guangzhou, nella provincia del Guangdong e ha discusso con l’epidemiologo cinese Zhong Nanshan sui progressi dell’epidemia e sulla sua prevenzione. Insieme, il 1° febbraio sono volati a Pechino e hanno discusso i risultati con le loro controparti cinesi.

“Rispetto alla SARS, il tasso di mortalità del coronavirus è inferiore, ma la trasmissione è più ampia”, ha detto Lipkin. “Il tasso di trasmissione e il numero di aree infette sono probabilmente superiori a quelli della SARS, e la ragione non è ancora chiara”.

Lipkin ritiene, attualmente, che il numero di pazienti confermati sia probabilmente sottostimato mentre il numero di mortalità è sopravvalutato poiché è probabile che alcune persone siano infette senza mostrare alcun sintomo.

“Alcuni esperti prevedono che potrebbe esserci una tendenza al ribasso dell’infezione dopo la metà di febbraio. Tuttavia, ci saranno più casi confermati perché ci vorrà del tempo prima che i sintomi si manifestino”, ha detto Lipkin, aggiungendo che attualmente i nuovi vaccini contro il coronavirus sono in fase di sviluppo.

Fonte: Global Times

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-coronavirus_il_noto_epidemiologo_walter_lipkin_elogia_loperato_della_cina/82_32940007/

 

Animalisti: “Sindaco Raggi revochi incarico a delegata per benessere animale”

Varie associazioni animaliste scrivono al Sindaco di Roma Virginia Raggi per chiedere un dietro front sulla scelta della referente per la tutela del benessere e i diritti degli animali del Comune. Read More “Animalisti: “Sindaco Raggi revochi incarico a delegata per benessere animale””

Rapporto Pendolaria di Legambiente, analisi annuale del trasporto ferroviario in Italia

Nel Lazio la miglior percentuale di rete a doppi binari, solo il 25,8% a binario unico, ma ancora sotto la media nazionale la percentuale di investimenti sul trasporto su ferro, lo 0,24% del bilancio regionale. 

Condizione critica della rete su ferro a Roma: sistema di metropolitane scarsamente esteso e frequenze più basse delle altre capitali europee, tram più vecchi d’Italia con 34 anni di media a convoglio

Secondo il rapporto Pendolaria presentato stamattina a Palermo da Legambiente, nel Lazio ci sono 545.000 pendolari ogni giorno, numero aumentato tra il 2011 o il 2018 dello 0,9%. Con gli investimenti e un contratto di servizio appena sottoscritto, con scadenza nel 2035, il Lazio è una delle Regioni dove sono entrati in servizio nuovi treni e dove si è migliorata la qualità dei viaggi. Per capire quanto sia fondamentale basta osservare che le nuove risorse in aumento, hanno già portato alla messa in servizio di 24 nuovi treni Jazz, 27 Vivalto e 26 nuovi locomotori, con l’obiettivo di rinnovare tutta la flotta anche grazie all arrivo di 65 nuovi treni Rock. Il Piano degli investimenti prevede, nel 2020, l’acquisto di 12 treni tipo Rock a 5 casse e, nel 2021, 20 treni Rock a 6 casse e 2 due treni bi-modali. La Regione però, ha ancora ha una bassa percentuale di stanziamento procapite per la cura del ferro, considerando gli stanziamenti 2018 di 58,6 mln di euro, che in rapporto al bilancio regionale sono dello 0,28% della spesa, e considerando anche che tra 2009 e 2018 l’investimento per ogni abitante è stato di soli 6,14 euro all’anno; entrambi dati sotto la media nazionale.

Lo stato di salute delle ferrovie laziali non si ferma qui, dal rapporto emerge come il Lazio abbia il record di doppio binario rispetto all’estensione della rete: sono 1.350 i Km totali, con 229 stazioni o fermate, 1.002 km sono a doppio binario e 348 km a binario semplice, con il 25,8% il Lazio è quindi la regione con percentuale più bassa di binario unico in Italia. Anche l’elettrificazione della rete è molto ampia con 1.247 km elettrifica e 103 no, con il 7,6% il Lazio è terza regione in percentuale e a fronte di una media nazionale del 31,3% di tratta non elettrificata. Nonostante gli ultimi investimenti però, è ancora alta l’età media del materiale rotabile con 17,9 anni di età per i treni (15,4 la media nazionale) e oltre la metà dei 200 treni regionali, ha più di 15 anni. Emerge dal dossier anche che il costo a km è tra i più bassi d’Italia, mentre è tra i più alti il numero di abbonati pari a 321.473.

“Nella nostra Regione si è fatto molto, con investimenti e miglioramento del servizio ferroviario ma la strada da percorrere è ancora lunga – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -. Da una parte c’è il contratto di servizio che sta garantendo nuovi convogli e miglioramento delle condizioni di viaggio, dall’altro, gli investimenti possono e devono aumentare, puntando a dare a più persone la possibilità di muoversi su ferro abbandonando l’auto privata. Riaprire tutte le tratte sospese, aumentare l’intermodalità, rafforzare i nodi di scambio, riportare il treno in città da dove è scomparso, concludere tutti i raddoppi e l’elettrificazione di ogni metro di binari, realizzare progetti che attendono da decenni, tutto ciò deve essere prioritario nell’agenda delle amministrazioni locali. Di fronte a questa situazione, è evidente che la difficoltà più grande perché la cura del ferro abbia un impatto concreto, in termini di abbattimento delle emissioni climalteranti e di miglioramento della qualità della vita, sta per gran parte nella mobilità immobile di Roma. Nella Capitale ci sono le metropolitane peggiori d’Italia e d’Europa, i tram più vecchi d’Italia, progetti come l’anello ferroviario che tutti vogliono fare ma nessuno realizza concretamente, o addirittura la scomparsa di intere tratte tramviarie o di ferrovie metropolitane, in nome di ammodernamenti infrastrutturali che rischiano di lasciare a piedi, centinaia di migliaia di persone. Proprio in tal senso, resta altissima la nostra attenzione sullo stato delle tre ferrovie ex-concesse Roma Lido, Roma Nord e Termini Giardinetti, le prime due perché è giustissimo progettarne l’ammodernamento ma che per realizzarlo si chiuda la tratta extra-urbana per più di un anno, come sembra dovrà avvenire alla Roma Nord, è impensabile; mentre sul trenino Termini Giardinetti assistiamo al racconto di un progetto che mira a prolungarne la tratta ma di concreto c’è la sola certezza che, ora, non ci sarà alcun ritorno dei treni oltre l’attuale capolinea di Centocelle”

Nell’area Metropolitana di Roma, secondo il report di Legambiente, il tasso di motorizzazione è di 68,1 auto ogni 100 abitanti e il 19% sono gli spostamenti effettuati su trasporto pubblico, la Capitale soffre di un gap infrastrutturale enorme nei confronti delle altre città italiane ed europee per i servizi su ferro. Nella Capitale sono solo 60,6 i km di metro, e le frequenze sono tutt’altro che efficaci: metro B e C chiaramente non sono all’altezza, la B e B1 ha una frequenza tra 4 a 15 minuti, la C ha visto scendere la frequenza a 9 minuti (12 negli orari di morbida) ma ancora è poco visto che in tutte le altre Capitali europee come Londra, Parigi, Madrid e Berlino le metropolitane, oltre ad un’estensione di gran lunga superiore, hanno frequenze tutte tra i 2 ed i 4 minuti negli orari di punta e tra i 7 ed i 9 minuti negli orari di morbida. Gravissima per il trasporto pubblico è la situazione dei tram romani, tutti con più di 15 anni di età, una media di 34 anni, di gran lunga la flotta tranviaria più vecchia d’Italia.

Questo e tanto altro nel dossier nazionale Pendolaria, scaricabile al link

Ufficio Stampa Legambiente Lazio

COMUNICATO STAMPA – 03/02/2020

 

“La misteriosa fine del killer di Soleimani”

La notizia, se fosse confermata, è di quelle che fanno sobbalzare. L’”Ayatollah Mike”, soprannome di Michael D’Andrea, il killer del generale iraniano Qassem Soleimani e Bin Laden, capo della Cia in Medio Oriente, sarebbe rimasto ucciso nell’aereo Usa abbattuto in Afghanistan il 27 gennaio. Ecco chi era.

La notizia, se fosse confermata, è di quelle che fanno sobbalzare. L’”Ayatollah Mike”, soprannome di Michael D’Andrea, il killer del generale iraniano Qassem Soleimani e Bin Laden, capo della Cia in Medio Oriente, sarebbe rimasto ucciso nell’aereo Usa abbattuto in Afghanistan il 27 gennaio. L’informazione è stata passata da fonti dell’intelligence russa, ripresa da diversi media ma per ora non è stata né smentita né confermata.

Washington ammette soltanto l’abbattimento di un velivolo accompagnato da un rigido silenzio. Trump è ormai in piena campagna elettorale e certe verità vengono rivelate con il contagocce, al punto che solo dopo molti giorni dalla rappresaglia iraniana sulle basi militari Usa in Iraq il Pentagono ha ammesso che vi sono stati almeno una cinquantina di feriti fra le proprie truppe dopo aver negato per settimane qualsiasi conseguenza.

Lunedì scorso un Bombardier dei quattro in dotazione alla Cia nella base afghana di Kandahar è stato colpito e abbattuto da un missile terra-aria. Chi sia stato è difficile dirlo: la colpa potrebbe essere attribuita ai Talebani che recentemente hanno fatto fuori quattro elicotteri e due droni ma alla guerriglia afghana mancano i mezzi bellici per colpire un aereo che comunque volava a notevole altitudine.

A bordo dell’apparecchio si sarebbe trovato Mike D’Andrea che nel 2017 era stato nominato a capo dell’Iran Mission Center dell’Agenzia e aveva messo a punto il piano dell’uccisione di Soleimani, oltre ad essere stato in passato uno dei cacciatori di Osama Bin Laden nonché uno dei maggiori responsabili di massacri di civili in tutta l’area mediorientale tanto da meritarsi soprannomi come “Principe delle tenebre” o Ayatollah Mike”.

D’Andrea si era guadagnato questi appellativi come capo della campagna della Cia di attacchi con i droni che in Afghanistan hanno ucciso migliaia di militanti islamici ma anche centinaia di civili.

Ayatollah Mike veniva descritto come un fumatore incallito e soprattutto come un convertito all’Islam. Michael D’Andrea dalla primavera del 2017 aveva ricevuto un nuovo incarico. Guidare le operazioni iraniane della Cia: fu questo il primo segnale importante che l’amministrazione Trump stava imboccando la linea dura contro l’Iran promessa durante la campagna elettorale e seguita poi dalla cancellazione dell’accordo sul nucleare del 2015 voluto da Barack Obama. Il nuovo ruolo assegnato a D’Andrea era una delle numerose mosse all’interno dell’agenzia di spionaggio che segnalavano un approccio più muscolare per le operazioni segrete sotto la guida di Mike Pompeo, allora capo della Cia e poi nominato segretario di Stato.

Il Principe delle Tenebre era sicuramente un duro. Secondo un articolo del “New York Times” negli anni successivi all’11 settembre, D’Andrea è stato profondamente coinvolto nel programma di detenzione e interrogatorio che ha portato alla tortura di un certo numero di prigionieri, condannato in un ampio rapporto del Senato nel 2014 come disumano e inefficace. L’amministrazione Trump ha iniziato a restituire al Congresso soltanto alcune parti di questo documento di 6.700 pagine (non soggetto al Freedom of Information Act) sollevando la concreta prospettiva che non verrà mai reso pubblico.

D’Andrea aveva assunto il comando del Centro antiterrorismo della Cia all’inizio del 2006 e aveva trascorso i successivi nove anni a dirigere la caccia ai militanti di tutto il mondo. I suoi agenti avevano svolto un ruolo fondamentale nel 2008 nell’uccisione di Imad Mugniyah, il capo delle operazioni internazionali per Hezbollah, il movimento sciita appoggiato dall’Iran con base in Libano. Lavorando con gli israeliani, la Cia aveva usato un’autobomba per uccidere Mugniyah mentre tornava a casa a Damasco.

Allo stesso tempo D’Andrea aveva accelerato il programma dei droni in Pakistan. I droni diventarono così lo strumento antiterrorismo preferito dal presidente Obama, che approvò personalmente gli attacchi contro i leader islamici radicali.

Quando D’Andrea subentrò come capo dell’antiterrorismo la Cia in Pakistan contava soltanto su una mezza dozzina di droni. Nel 2010, quando la campagna dei droni arrivò al culmine, la Cia aveva già lanciato 117 attacchi contro i militanti di Qaeda e altri jihadisti che si rifugiavano nelle aree tribali lungo il confine nord-occidentale del Pakistan con l’Afghanistan, il famigerato ”Af-Pak”.

Nella carriera dell’Ayatollah Mike però non ci sono stati soltanto successi. Nel gennaio 2015 uno dei suoi droni colpì un covo di Al Qaeda in Pakistan dove, all’insaputa della Cia, i jihadisti tenevano due ostaggi: Warren Weinstein, un consulente economico americano, e l’italiano Giovanni Lo Porto, 37 anni. Lo Porto era stato rapito nel 2012 mentre lavorava presso la Ong tedesca Welt Hunger Hilfe. Entrambi gli uomini furono uccisi nell’attacco ordinato dal Principe delle Tenebre. La magistratura aprì un fascicolo per indagare sulle reali cause del decesso di Lo Porto ma nel 2017 fu disposta l’archiviazione “per assenza di collaborazione da parte delle autorità americane”. Ora il Principe delle Tenebre si è portato via i suoi segreti.

di Alberto Negri

02/02/2020

https://edicola.quotidianodelsud.it/quotidianodelsud/pageflip/swipe/quotidianodelsud/20200131quotidianodelsud

 

Nuovi impianti a Salto di Quirra per le Star War made in Italy

Altro che programmi di bonifica e disinquinamento, risanamento socio-ambientale e riconversione a scopi civili di una delle più devastate e devastanti infrastrutture di guerra della Sardegna. All’interno del maxi Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze di Salto di Quirra (PISQ), utilizzato da oltre 60 anni dalle forze armate nazionali, Nato ed extra-Nato e dal complesso militare industriale transnazionale per le “prove sperimentali” di sistemi missilistici e sofisticati armamenti, saranno insediati due nuovi impianti per testare motori a liquido (LRE – Liquid rocket engines) e realizzare componenti in carbon-carbon per i vettori aerospaziali.

Il progetto SPTF – Space Propulsion Test Facility è stato presentato ieri in Sardegna nel corso di una conferenza stampa a cui hanno partecipato i manager della società proponente, Avio S.P.A., e le maggiori autorità militari e civili dell’Isola. “SPTF prevede il coinsediamento degli interventi denominati Banco prova LRE e Impianto CC presso il sito Sa Figu, in un’area di 6,5 ettari posta all’interno del poligono sperimentale del Salto di Quirra, nel comune di Perdasdefogu (Nuoro)”, ha spiegato l’amministratore delegato di Avio, Giulio Ranzo. “I due impianti, pur risultando coinsediati sotto il profilo squisitamente dell’occupazione del territorio, sono distinti dal punto di vista industriale e di processo, e non risultano tecnicamente connessi tra loro in quanto operano in ambiti tecnologici, di prodotti e di servizio differenti. La necessità di avere un tale impianto di prova entro i confini nazionali permetterà di ridurre i tempi di sviluppo dei motori e i rischi associati alla divulgazione all’estero di informazioni e dati di interesse strategico. Questa struttura diventerà uno dei punti di eccellenza e di riferimento del settore spaziale europeo”.

“Oggi siamo qui per testimoniare la rilevanza di un progetto che nasce da una forte sinergia tra la Difesa, l’industria nazionale e le istituzioni locali”, ha spiegato il generale dell’Aeronautica militare Michele Oballa, comandante del PISQ di Salto di Quirra. “Si tratta di un progetto di altissimo valore tecnologico che punta a sviluppare, nel pieno rispetto degli standard ambientali, significative finalità nel campo della ricerca che potranno essere utili per lo sviluppo di motori spaziali e componenti a propulsione liquida, ma potenzialmente anche per numerose applicazioni in campo civile con interessanti ricadute occupazionali”.

Per l’insediamento industriale destinato alle attività di Avio S.p.A. saranno investiti 30 milioni di euro. “Nei primi tre anni di attività è previsto l’impiego di 21 persone che arriveranno, a regime, fino a 35 unità; parte integrante del Progetto SPTF sarà anche l’attività di ingegneria che continuerà ad essere svolta nella sede di Villaputzu”, spiegano i manager della società aerospaziale. Quando lo Space Propulsion Test Facility era stato presentato alla stampa la prima volta, il 6 giugno 2018, si era parlato invece di un investimento di 26 milioni di euro. “Come stabilito dal Ministero dello Sviluppo economico, il finanziamento pubblico è pari a poco più di 8 milioni e 700mila euro (la Regione Sardegna parteciperà con 790mila euro, ovvero il 3% dell’investimento complessivo, mentre il Mise con il resto”, riportò allora l’agenzia Ansa. “L’infrastruttura sarà realizzata da Avio, azienda leader nel settore, in partnership con Asi (Agenzia Spaziale Italiana), Dass (Distretto Aerospaziale della Sardegna), Regione e Comune di Villaputzu. Nell’infrastruttura, oltre a portare avanti ricerca e test di prodotti spaziali, saranno prodotti scudi termici interni ed esterni per la famiglia dei lanciatori Vega, lanciati in Guyana Francese per portare nello spazio satelliti”. Allo sviluppo del Progetto SPTF contribuiranno inoltre le ricerche avviate nell’ambito del programma Generazione E per la “sperimentazione di materiali, sistemi diagnostici e di controllo ambientale per i veicoli di trasporto spaziale di generazione evoluta”, coordinato dal Dass – Distretto aerospaziale della Sardegna, in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria meccanica, chimica e dei materiali dell’Università di Cagliari, il Centro italiano ricerche aerospaziali (Cira), la società Innovative Materials S.r.l. di Sestu (Cagliari), il Centro ricerca aerospaziale dell’Università la Sapienza di Roma, il Distretto tecnologico nazionale sull’energia (Ditne) dell’Università del Salento, la Sophia High Tech S.r.l. di Sant’Anastasia (Napoli), il Dipartimento di Ingegneria civile e ambientale dell’Università di Perugia e, ovviamente, Avio S.p.A.. Generazione E ha una durata di 30 mesi e costi per 4 milioni di euro circa, due dei quali coperti dal MIUR, il Ministero dell’Istruzione, l’Università e la Ricerca, attraverso il bando di “ricerca industriale e sviluppo sperimentale aerospaziale”.

Tutta da verificare la sostenibilità degli impatti socio-ambientali che il progetto industriale di Avio genererà nell’area del Poligono sperimentale interforze di Salto di Quirra, già ultracontaminato da centinaia di test militari di testate (anche all’uranio impoverito), propellenti chimici, ecc.. Per conseguire l’autorizzazione alla realizzazione degli impianti destinati a svolgere le attività di banco prova dei motori a liquido e produzione di componenti in carbon-carbon, nonché ad ospitare “le aree per lo stoccaggio pressurizzato di gas inerti (azoto, elio, ecc.)”, Avio S.p.A. dovrà acquisire dalle autorità regionali i pareri positivi di compatibilità ambientale, previa procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. “Per la procedura di VIA è stato elaborato lo Studio d’impatto ambientale da parte del proponente, poi presentato alla Regione Autonoma della Sardegna con la comunicazione del 28 giugno 2019”. spiega Avio in un report sulla SPTF – Space Propulsion Test Facility, pubblicato il 5 settembre 2019. Il report, in particolare, sintetizza gli esiti dello studio sui presumibili impatti sull’ambiente e il territorio.

“Durante la fase di cantiere le emissioni in atmosfera sono riconducibili alla produzione di polveri per la movimentazione dei terreni e alle emissioni dei mezzi impiegati per la costruzione del banco”, scrivono gli estensori dello Studio ambientale. “Gli inerti necessari per la realizzazione dello strato di sottofondo delle pavimentazioni stradali nonché i materiali idonei alla formazione dei rilevati saranno reperiti presso le cave attive disponibili sul territorio circostante l’area di intervento, in un raggio compreso fa 35 e 70 km; tali materiali saranno trasportati via autocarro: serviranno complessivamente circa 784 viaggi in andata e ritorno, corrispondenti in media a 1,4 viaggi/giorno. Le emissioni prodotte durante la fase di cantierizzazione associati all’approvvigionamento dei materiali hanno un impatto trascurabile (…)  La distanza del cantiere dall’abitato, sito a circa 3 km dallo stesso, e la posizione dello stesso in un’area priva di insediamenti sparsi consente di valutare come nulli gli impatti sulla componente atmosfera e salute umana”.

“I risultati dell’attività previsionale dimostrano che per i diversi inquinanti le concentrazione in aria associate alle ricadute derivanti dalle emissioni degli impianti in esame sono ampiamente inferiori (tutti i corsivi sono nostri, NdA) ai limiti normativi previsti per la qualità dell’aria”, aggiunge lo Studio. “Le ricadute associate alle emissioni inquinanti dello scenario di progetto, comunque già estremamente contenute nell’intorno immediato, risulteranno trascurabili a distanze superiori a 300 m dal sito (…) Il principale impatto generato sulla componente suolo e sottosuolo riguarda l’impermeabilizzazione di una superficie attualmente vegetata corrispondente a circa il 20% della superficie d’uso totale, per complessivi 15.300 mq. L’impatto cumulativo in termini di modifiche morfologiche che si stima sulla componente suolo e sottosuolo è di valore medio, circoscritto all’area di intervento e caratterizzato da un ambiente naturale scarsamente popolato….”.

Tutt’altro che inesistenti anche gli  impatti potenziali sull’ambiente idrico. “Essi sono riconducibili a modifiche del drenaggio superficiale ed emissioni di inquinanti e polveri in atmosfera che, per ricaduta, potrebbero alterare lo stato chimico-fisico dei corpi idrici superficiali”, ammette Avio S.p.A.. “Le opere civili previste per il progetto comporteranno una modifica del drenaggio idrico superficiale correlata alla realizzazione di rilevati e alle pavimentazioni per complessivi 15.300 mq. La perturbazione sarà circoscritta alle sole aree di progetto e di entità limitata, generando un impatto sul naturale deflusso delle acque superficiali di valore medio, in quanto, seppur di natura irreversibile, le acque in uscita dalla rete di drenaggio saranno convogliate nello stesso punto di chiusura del Bacino”. Non certo migliore lo scenario per l’ecosistema, la flora e la fauna. “I principali impatti attesi sono quelli riferiti alle modifiche dell’assetto floristico-vegetazionale e al disturbo della fauna per emissioni sonore e vibrazioni”, spiega lo Studio d’impatto ambientale. “La realizzazione delle opere richiede la rimozione parziale della vegetazione presente, per una superficie complessiva di circa 44.679 mq. Le aree da sottoporre a decespugliamento sono state localizzate nella porzione più montana dove è prevalente la presenza del Cistus monspeliensis, specie arbustiva non di pregio. Al fine di tutelare e garantire la conservazione delle specie di pregio quali fillirea, olivastro e lentisco, il Progetto prevede la rimozione e il trapianto in un’altra aerea all’interno del lotto. Durante la fase di cantiere le emissioni sonore e le vibrazioni prodotte potrebbero costituire seppur limitati elementi di disturbo per la fauna e generare un temporaneo allontanamento di alcune specie faunistiche presenti nell’area immediatamente limitrofa, limitato a poche centinaia di metri dall’area del sito. L’impatto cumulativo sulla fauna connesso a tali fattori di perturbazione può essere considerato basso, in quanto di lieve entità, a breve termine, spazialmente esteso ad un limitato intorno dell’area di progetto. Durante la fase di esercizio dell’Impianto C-C lo studio previsionale d’impatto acustico ha evidenziato valori di immissione sonora contenuti e ampiamente inferiori ai limiti normativi (65 dBA). L’esecuzione dei test del Banco Prova LRE potrebbe comportare una modifica del clima acustico nei dintorni del sito tale da disturbare la fauna selvatica determinando un temporaneo allontanamento di alcune specie faunistiche presenti nell’area limitrofa per poche centinaia di metri dall’area del sito, fino a ritrovare le condizioni di non disturbo. Sulla base delle considerazioni sopra riportate, l’impatto sulla fauna connesso a tale fattore di perturbazione può essere considerato basso, in quanto di bassa entità, spazialmente esteso alla sola area di progetto”.

“I principali fattori di perturbazione generati potrebbero determinare un’alterazione della qualità del paesaggio, legate all’alterazione visiva del paesaggio”, conclude lo Studio. “La perdita della naturalità del contesto territoriale risulta mitigata nella sua percezione in quanto la destinazione d’uso dell’area non consente l’ordinaria fruizione alla popolazione. La realizzazione delle opere non comporterà impatti negativi diretti sulla comunità locale, poiché gli impatti indotti saranno circoscritti alle aree di intervento. Di contro, la realizzazione delle opere genererà impatti positivi al contesto economico locale, poiché in fase di cantiere potrà essere coinvolta la comunità locale per la fornitura di materiali e eventuale manodopera con ripercussioni positive sull’occupazione locale, ed in fase di esercizio sarà generato un indotto significativo sul territorio legato alla presenza di personale per servizi e altro”. Affermazioni del tutto discutibili e non solo dal punto di vista “scientifico”, paesaggistico e ambientale.

Avio S.p.A. è un’azienda aerospaziale che opera nel settore dei lanciatori e della propulsione applicata a sistemi satellitari. Oltre ad aver progettato e prodotto i lanciatori spaziali Vega, ha sviluppato i sistemi propulsivi a propellente solido e liquido per i lanciatori Ariane 5 e Ariane 6 e per diverse tipologie di satelliti ad uso civile e militare. In Italia Avio è presente nella sede operativa principale di Colleferro (Roma) e in altri insediamenti in Campania, Piemonte e Sardegna. Filiali sono presenti all’estero, in Francia (Parigi) e Guyana Francese (Kourou).

di Antonio Mazzeo

gennaio 30, 2020

 

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